DEDICA POLEMICA — “Ringrazio tutti i tifosi argentini e dedico questa vittoria a chi ha sempre remato contro e criticato gratuitamente”. Nei primi commenti Maradona non dimentica nessuno, sia nel bene che nel male, con parole di elogio per i giocatori e un’invettiva contro la stampa, trasformando il dopopartita in un'occasione di rivincita. “La squadra ha vinto e si è qualificata senza l’aiuto di nessuno. Adesso è il momento di godersi questo momento, ma io non dimentico chi mi ha voluto male, e a loro dico che possono continuare a rosicare”, il concetto espresso da un risentito Maradona con parole in realtà ben più scurrili (nel caso specifico, "continuare a succhiare..."), tanto da spingere il conduttore di Fox Sports a chiedere scusa al pubblico in ascolto. A spalleggiare il c.t. anche il presidente dell’AFA, Julio Grondona, “curioso di vedere cosa s’inventeranno adesso i giornalisti per destabilizzare la Seleccion”. Allo sdegno della stampa, unanime su tutti i quotidiani, pare però si sia aggiunto anche quello dei tifosi, almeno secondo il risultato del sondaggio immediatamente lanciato da Clarin. L’80% dei circa 22mila votanti ritiene infatti che Maradona meriti una multa per gli insulti pronunciati nel dopo partita. Fatte le dovute proporzioni, un parere condiviso dai tifosi italiani, che al nostro sondaggio sull'invettiva di Lippi, la ritengono ingiustificata.
LA CONSACRAZIONE — Tra attacchi ai giornalisti e ringraziamenti a famiglia e giocatori, nelle parole di Maradona c’è anche spazio per l’autocelebrazione. “Sono profondamente onorato di aver condotto la Seleccion alla qualificazione. Oggi il gruppo mi ha consacrato come allenatore”, ha dichiarato con orgoglio. Tutto perfetto nella magica notte di Montevideo, che scongiura il fantasma di un Mondiale senza una delle principali protagoniste e consegna forse a Maradona quel leader che la squadra ancora cercava (e che erroneamente aveva inizialmente individuato in Messi, ancora una volta la controfigura del fenomeno apprezzato nel Barcellona): Juan Sebastian Veron, esaltato dallo stesso c.t. e vero demiurgo del gioco albiceleste, capace di prendere in mano la squadra, fare ordine e dettare i tempi. “Veron è un fenomeno. Ha resistito tutta la partita con un dobermann costantemente alle costole", ha elogiato Maradona.
Sebastian Veron (sin) si fa coinvolgere dai festeggiamenti. Poi ammetterà che c'è poco da festeggiare e molto da correggere. Reuters
VERON IN CONTROTENDENZA — Se può non sorprendere la reazione risentita della stampa in generale, divisa tra il sollievo per la qualificazione e lo sdegno per gli insulti, a far discutere sono le dichiarazioni a caldo di Veron, poi incensato da un Maradona ancora all'oscuro. In controtendenza rispetto all'euforia generale, la Brujita ha preferito fare autocritica e lasciare da parte i trionfalismi. “Non c’è nulla da festeggiare in una qualificazione ottenuta in questo modo. Non dobbiamo nascondere i problemi sotto il tappeto, ma lavorare parecchio, perché ci sono tantissime cose che non vanno, da Grondona in giù”, ha affermato.
gazzetta.it
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