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La faccia felice e la faccia triste...

Una Supercoppa Italiana già in tasca. Terzo posto in campionato, davanti a Milan, Juve e Roma. In testa al proprio girone di Champions assieme alla rivelazione Anorthosis. Questa è la faccia felice (quella dei risultati e delle classifiche) della nuova Inter di Mourinho.

Poi cè quella un pò meno entusiasta, che parla di sette gol subiti in otto gare (se si conta anche la Supercoppa), di una brutta sconfitta nel Derby della Madunina, di successi solo con squadre di secondo piano (leggi Catania, Torino e Lecce), di un attaco che segna poco con gli uomini di reparto (per ora in rete solo Ibra, Mancini e Cruz) e di un gioco che stenta a decollare.

Insomma, l'armata nerazzurra di manciniana memoria sembra ancora lontana e nel cantiere, il direttore-lavori Josè Mourniho sta cercando di dare le giuste indicazioni ai "manovali di lusso", agli "ingenieri titolati" e agli "architetti di talento" che Patron Moratti gli ha dato in mano per costruire il più grande grattacielo nella storia interista.

Per ora, i più e i meno si eguagliano alla perfezione. La squadra, dopo un precampionato convincente, aveva iniziato alla grande con il successo ai rigori sulla Roma. Un gara dominata per buona parte dei novanta minuti (soprattutti nei primi 45') ma che aveva già fatto storcere il naso per quel doppio vantaggio sfumato.

Vantaggio che l'inter si era crata anche a Genova contro la Doria, ma il calo fisico (ai tempi si dava la "colpa" alla preparazione ancora in corso) aveva regalato l'1-1 ai ragazzi di Mazzarri. Poi i chiari scuri dei successi interni contro Catania e Lecce, inframezzati dalle ottime prestazioni in casa di Toro e Panathinaikos alla prima in Champions. Quindi qualcosa si è sgonfiato. La sconfitta nel derby e l'ennesimo vantaggio bruciato (ieri in casa contro il Werder) hanno fatto piovere i primi timidi fischi del pubblico del "Mezza".

"I tifosi hanno sempre ragione" ha dichiarato ieri sera il tecnico nerazzurro. Ma cerchiamo di capire se è davvero così: Il 4-3-3 del Portoghese ancora non funziona al meglio. Ibra non può giocare sempre da prima punta, a meno che non lo si voglia vedere con la lingua a terra già a Dicembre. Adriano, sulla via del recupero, si sbatte e ci mette l'anima, ma ha bisogno di gol per riappropriarsi della massima fiducia nei proprio mezzi.

L'acquisto di Quaresma (ben 30 milioni al Porto) ha tolto spazio ad un Balotelli che sembra quasi svogliato. Dalla sua il portoghese dalle origini gitane, non sta per nulla convincendo tifosi ed addetti ai lavori. Timido in campo, poche volte salta l'uomo per creare qualcosa di pericoloso. Meno male che sull'altra fascia c'è Mancini, che quando è in serata (ed è giusto sottolinearlo) è sempre fra i milgiori in campo per quantità e qualità.

La mediana sempre il reparto più solido dei campioni d'Italia. La costanza di Zanetti, l'acume tattico di un Cambiasso immenso e la grinta di Muntari o Vieira, danno le maggiori sicurezza a Mourinho. Spostandoci qualche decina di metri più indietro le cose sembrano intristirsi di nuovo. Sette reti subite in otto gare sono molte, soprattutto per un tecnico come Mourinho che non ha mai preso tanti gol alla guida delle sue squadre.

Maicon è l'unico vero valore aggiunto del pacchetto arretrato, assieme ad un Cordoba che piano piano sta riprendendo la forma giusta. Ma vuoi per gli infortuni, vuoi per le squalifiche, la coppia centrale si è sempre alternata, con Chivu, Materazzi e Burdisso che ancora devono arrivare al loro top. Maxwell sulla sinistra fa il suo, ma sembra che il destino di Julio Cesar quest'anno sia quello di sporcarsi un pochino di più i guantoni rispetto agli anni passati.

Insomma, il progetto è grande e ambizioso, ma c'è bisogno di braccia forti e cuori impavidi, per levare dalle scatole, dal cantiere nerazzurro, quell'ingombrante cartello con la dicitura: "Work in progress".
(Fonte realsports.it)
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