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I Mondiali di Inter Campus Trecento bambini in Toscana

C'è un Mondiale di calcio in cui non ci saranno sconfitti, ma 20 coppe per 20 squadre. Ci sono delle squadre in cui i giocatori non sono stati scelti scartando i più deboli, ma premiando chi, nella vita, aveva dovuto faticare di più. Ci sono giocatori che non sono star viziate e abituate alla business class, ma bambini che non avevano mai abbandonato il proprio campetto, e che mai erano saliti su un aereo. C'è un altro calcio, dal 18 al 29 settembre in Toscana: è quello di " Toscana 2009 - Coppa del Mondo Inter Campus".

PRIMA EDIZIONE — E' alla prima edizione, si terrà fra Firenze, Siena e Milano: sarà un campionato mondiale, un raduno di delegazioni provenienti da tutti i Paesi in cui opera Inter Campus, un programma lanciato nel 1997 che ha creato scuole calcio nei luoghi più "difficili" del pianeta. Non per recrutare nuovi talenti, ma usando il pallone come come strumento educativo per restituire a 10.000 bambini bisognosi (tra gli 8 e i 14 anni) il diritto al gioco. Di questi 10mila, 300 (tutti fra gli 11 e i 12 anni) passeranno una decina di giorni in Italia, vivranno insieme a Figline Valdarno, giocheranno sui campi di Coverciano, visiteranno Milano e faranno un giro d'onore a San Siro prima di Inter-Napoli. Partita che vedranno da vicino, conoscendo gli idoli visti, al massimo, in tivù.

VENTI DELEGAZIONI, 300 BAMBINI — Le delegazioni arrivano dai 20 paesi in cui opera Inter Campus: Angola, Argentina, Bolivia, Bosnia Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Camerun, Cina, Colombia, Cuba, Iran, Libano, Marocco, Messico, Paraguay, Polonia, Romania, Slovenia, Uganda, a cui si aggiunge una congiunta Israele-Palestina, segnale forte di unione in un'area drammaticamente divisa. Ogni "squadra" è composta da quattordici bambini, scelti favorendo chi vive in situazioni di abbandono (perché ha perso i genitori) o di grande disagio. Saranno accompagnati da operatori, istruttori, psicologi ed educatori e saranno accolti in Italia dai loro coetanei delle scuole medie di Firenze e Siena. Ogni classe "adotterà" una o più squadre, da tempo lavora per studiare cultura, tradizioni e folklore del loro paese, attraverso lezioni e giochi.

LE PAROLE DI MORATTI — Massimo Moratti, presidente dell'Inter, è intervenuto oggi ala presentazione dell'iniziativa. Ha così descritto Inter Campus: "Inter Campus non nasce da cose complicate, ma dal fatto che se conosci situazioni di grande povertà, viene istintivo voler fare qualcosa. Il calcio in questo ha la possibilità di fare molto di più degli altri: è amato, offre un contatto diretto con grand club, attraverso il calcio si fanno cose bellissime. Siamo partiti con le favelas in Brasile, siamo intervenuti durante la guerra in Kosovo, siamo stati in Israele e poi siamo andati in tanti Paesi, con la stessa, bellissima risposta da parte dei bambini, che hanno vissuto e vivono questa esperienza come una cosa che gli arrivava inaspettata. Si sentivano considerati, avevano trovato un 'amico', si sentivano importanti, con la maglia. Da qui l'idea di Massimo Moretti (presidente di Inter Campus ndr) di vivere un sogno non sognato, con la Coppa del Mondo. L'Italia per loro era un Paese spettacolare, ma anche per noi è spettacolare vedere questi bambini felici. Questa Coppa del Mondo è un premio, per i bambini, e anche per noi"

AMBASCIATORI E PREMIATI — Una fusione totale fra ragazzi italiani e stranieri, provenienti da zone "difficili" del Mondo, che ha, nelle intenzioni di Inter Campus e dei partner (la Fondazione Monte dei Paschi e la Regione Toscana), un doppio intento: far passare giorni felici giocando a pallone, e portare da noi ambasciatori di mondi lontani e talvolta soggetti a pregiudizi. Poi, ci sarebbe anche il torneo di calcio: partite sui campi di Coverciano, e alla fine anche dei vincitori. Che saranno preiati nella serata del 25, quando sarà proiettato il documentario di Gabriele Salvatores “Viaggio nel mondo di Inter Campus”, già presentato al Festival Internazionale del film di Locarno 2008. Le coppe delle prime tre classificate si distingueranno dalle altre per una targhetta sul piazzamento. Ma stavolta, davvero, i risultati e i fattori tecnici sono marginali.

Valerio Clari
gazzetta.it
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