Mescolando immaginazione e memoria, li rivedo tutti in mezzo al campo a gioire, in una specie di furore dionisiaco capace di abbattere ogni barriera, sociale, culturale, materiale. C’è Mario che da tanti anni viene allo stadio in bicicletta da Rho, c’è Alberto ragazzino che sbircia dal cielo alto, c’è la marcia dei campioni di sempre. La storia di F.C. Internazionale Milano è stata anche questo, per vocazione.
Un solo pallone è al centro del campo. Un solo pallone per tutti: tifosi, presidente, società, allenatori, giocatori. Fino ad oggi, forse, abbiamo giocato sempre e solo la stessa partita, mentre la vita ci prendeva a schiaffi o ci accarezzava; per continuare a scrivere bene la nostra storia serve gioco di squadra, il rispetto verso chi ci ha preceduto e il coraggio di superare quel che di buono è stato fatto, la saggezza di cento anni e l’ingenuità di un nuovo giorno.
L’augurio che ti faccio, cara Inter, è che l’urlo del “Giuseppe Meazza” e della tua gente sia sempre nella corsa in campo del capitano e dei suoi compagni, che questo amore resti sempre acceso. Da Manchester. Per sempre.
fonte: Gianfelice Facchetti
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