Curiosita' × news
Da bambini è tutta un'altra cosa. Capita che Mario Balotelli e Davide Santon tifano per il Milan, ma capita anche che Carlo Ancelotti pianga (avete letto bene, pianga) per l'Inter. La "rivincita" nerazzurra dopo la simpatica polemica della scorsa settimana scatenata dai due talenti interisti non si è fatta attendere.
TIFOSO 'COMPRATO' - Carlo Ancelotti, una vita in rossonero prima da calciatore e poi da allenatore, ai microfoni di Sky rivela infatti di essere stato, da piccolo, supporter dell'Inter, di avere avuto Sandro Mazzola come idolo e di aver addirittura pianto per l'Inter. "Sì, da ragazzino ero tifoso dell'Inter. Il mio idolo era Mazzola - spiega il tecnico del Chelsea -. Ero stato comprato, diciamo, da tifoso, perché avevo mio cugino che viveva a Milano e mi aveva portato un completo dell'Inter, con la maglia e i pantaloncini, e da quel giorno ero diventato tifoso dell'Inter".
IL GIORNO DEL PIANTO - "Forza Inter adesso è impossibile da dire", assicura Ancelotti, ma "per l'Inter ho anche pianto e questo lo posso dire, perché una volta, l'unico modo per poter veder l'Inter era a Mantova. L'Inter - racconta - andò a Mantova a giocare ma purtroppo non riuscimmo a trovare i biglietti, però, con astuzia mi sono messo davanti a un cancello a piangere per 45 minuti e alla fine, a furia di vedermi piangere, lo steward mi lasciò entrare a vedere il secondo tempo". "Mi ricordo - conclude Ancelotti - che nel secondo tempo l'Inter fece 5 gol e vinse 6 a 1 quella partita. E' stata l'unica volta che ho visto l'Inter dal vivo".
repubblica.it
TIFOSO 'COMPRATO' - Carlo Ancelotti, una vita in rossonero prima da calciatore e poi da allenatore, ai microfoni di Sky rivela infatti di essere stato, da piccolo, supporter dell'Inter, di avere avuto Sandro Mazzola come idolo e di aver addirittura pianto per l'Inter. "Sì, da ragazzino ero tifoso dell'Inter. Il mio idolo era Mazzola - spiega il tecnico del Chelsea -. Ero stato comprato, diciamo, da tifoso, perché avevo mio cugino che viveva a Milano e mi aveva portato un completo dell'Inter, con la maglia e i pantaloncini, e da quel giorno ero diventato tifoso dell'Inter".
IL GIORNO DEL PIANTO - "Forza Inter adesso è impossibile da dire", assicura Ancelotti, ma "per l'Inter ho anche pianto e questo lo posso dire, perché una volta, l'unico modo per poter veder l'Inter era a Mantova. L'Inter - racconta - andò a Mantova a giocare ma purtroppo non riuscimmo a trovare i biglietti, però, con astuzia mi sono messo davanti a un cancello a piangere per 45 minuti e alla fine, a furia di vedermi piangere, lo steward mi lasciò entrare a vedere il secondo tempo". "Mi ricordo - conclude Ancelotti - che nel secondo tempo l'Inter fece 5 gol e vinse 6 a 1 quella partita. E' stata l'unica volta che ho visto l'Inter dal vivo".
repubblica.it
news
L'Inter ha ripreso quest'oggi la preparazione, dopo il giorno di riposo concesso da José Mourinho, in vista del match di campionato in programma domenica contro la Fiorentina. Allenamento di 90 minuti per i nerazzurri, divisi in due gruppi, terminato con la classica partitella. Terapie e fisioterapia per Wesley Sneijder: l'olandese sta lavorando sodo per essere a disposizione almeno per il match di Champions contro il Rubin Kazan, anche se in casa Inter contano di recuperarlo per la sfida alla Juventus. Contro la Fiorentina sarà ancora Dejan Stankovic ad agire come vertice alto del rombo di centrocampo. Si sono allenati a parte Obi e Santon.
sport.repubblica.it
sport.repubblica.it
Moratti
Massimo Moratti ha aspettato un giorno per parlare, probabilmente anche per sbollire un po' amarezza e rabbia. Ma anche a mente fredda, dopo 24 ore di silenzio, non può che essere critico il suo commento sulla brutta prova dell'Inter al Nou Camp di Barcellona, dove gli uomini di Mourinho sono stati nettamente sconfitti, nel risultato ma soprattutto nel gioco, dai campioni d'Europa.
UNA PARTITA PESSIMA - "E' stata una partita pessima nel momento sbagliato. Sono dispiaciuto più che altro perché siamo rimasti a Milano - sottolinea il presidente nerazzurro all'uscita dagli uffici della Saras -, è stato un viaggio inutile. Mi sembra che abbiamo solo assistito alla gara. E' una cosa che metterei come episodio, non è mai successa una cosa così e credo finisca lì. Una partita, seppure importante, non cancella la bontà del gioco delle altre partite, la continua crescita, e l'ottima stagione fin qui disputata". E' deluso il patron interista, ma non è (ancora) tempo di sfuriate o ultimatum. "Sono andato negli spogliatoi a fine partita ma non come è successo a Manchester, arrabbiato o a fare certi discorsi - precisa Moratti -. Sono andato solo per parlare, non era tempo di fare sceneggiate".
MOURINHO? PIENA FIDUCIA - Nessun problema neanche con Josè Mourinho, anche se il presidente nerazzurro dissente con il tecnico portoghese sulla valutazione dell'organico delle due squadre. Ovvero sul fatto che il Barcellona fosse superiore all'Inter, almeno martedì. "Stamattina leggevo che c'è del freddo... Assolutamente no, non ci siamo sentiti ieri perché era libero ma la fiducia è la stessa. Mourinho - continua Moratti - analizzerà la partita sia sul fatto dei giocatori che da un punto di vista tattico, ma c'è piena fiducia verso chi ha dimostrato di saper rispondere alla fiducia. Comunque l'altro giorno secondo me era l'Inter superiore, visto che a loro ne mancavano alcuni (Ibrahimovic e Messi, ndr)".
NON SBAGLIARE CON IL RUBIN - Da buon dirigente, però, il numero uno del club milanese non si attacca a queste diversità di vedute e guarda avanti. "Non è quello il problema e non può essere quello. Lo sconforto - precisa Moratti - fa dire qualsiasi cosa, adesso serve una presa di responsabilità giusta per risalire e sono sicuro che Mourinho ce l'ha". Dunque nell'ordine Fiorentina, Juventus e Rubin Kazan: tre incroci chiave per le ambizioni di Zanetti e compagni. "Sarà importante col Rubin, le altre sono di campionato", conclude Moratti.
repubblica.it
UNA PARTITA PESSIMA - "E' stata una partita pessima nel momento sbagliato. Sono dispiaciuto più che altro perché siamo rimasti a Milano - sottolinea il presidente nerazzurro all'uscita dagli uffici della Saras -, è stato un viaggio inutile. Mi sembra che abbiamo solo assistito alla gara. E' una cosa che metterei come episodio, non è mai successa una cosa così e credo finisca lì. Una partita, seppure importante, non cancella la bontà del gioco delle altre partite, la continua crescita, e l'ottima stagione fin qui disputata". E' deluso il patron interista, ma non è (ancora) tempo di sfuriate o ultimatum. "Sono andato negli spogliatoi a fine partita ma non come è successo a Manchester, arrabbiato o a fare certi discorsi - precisa Moratti -. Sono andato solo per parlare, non era tempo di fare sceneggiate".
MOURINHO? PIENA FIDUCIA - Nessun problema neanche con Josè Mourinho, anche se il presidente nerazzurro dissente con il tecnico portoghese sulla valutazione dell'organico delle due squadre. Ovvero sul fatto che il Barcellona fosse superiore all'Inter, almeno martedì. "Stamattina leggevo che c'è del freddo... Assolutamente no, non ci siamo sentiti ieri perché era libero ma la fiducia è la stessa. Mourinho - continua Moratti - analizzerà la partita sia sul fatto dei giocatori che da un punto di vista tattico, ma c'è piena fiducia verso chi ha dimostrato di saper rispondere alla fiducia. Comunque l'altro giorno secondo me era l'Inter superiore, visto che a loro ne mancavano alcuni (Ibrahimovic e Messi, ndr)".
NON SBAGLIARE CON IL RUBIN - Da buon dirigente, però, il numero uno del club milanese non si attacca a queste diversità di vedute e guarda avanti. "Non è quello il problema e non può essere quello. Lo sconforto - precisa Moratti - fa dire qualsiasi cosa, adesso serve una presa di responsabilità giusta per risalire e sono sicuro che Mourinho ce l'ha". Dunque nell'ordine Fiorentina, Juventus e Rubin Kazan: tre incroci chiave per le ambizioni di Zanetti e compagni. "Sarà importante col Rubin, le altre sono di campionato", conclude Moratti.
repubblica.it
news
La media degli spettatori nei campionati di calcio di serie A e B è in linea con quella della passata stagione. E l'Inter ottiene la palma d'oro di squadra italiana seguita dal maggior numero di sostenitori con 51.372 tifosi a partita. L'analisi della Lega Calcio calcola in 24.022 unità la media degli spettatori per le gare della massima serie, 5.350 per quella cadetta. Con questo trend, a fine campionato, sarà superata la soglia di 9 milioni di tifosi stagionali, oltrepassata solo nel 2004/2005 e nel 2008/2009, prendendo in considerazione gli ultimi dieci anni. Dopo l'Inter, è il Milan la squadra più seguita con 44.110 a gara. Attenzione, però, perchè la graduatoria cambia se viene considerata la percentuale di occupazione degli stadi, con la Juventus che riempie l'Olimpico per l'85,86% dei posti disponibili. Anche per quanto riguarda gli ascolti televisivi sui canali Sky, è la Juventus il club con il maggior numero di tifosi incollati allo schermo (oltre 910mila). Inter e Milan completano il podio.
radiolombardia.it
radiolombardia.it
Bandiere × Champion's
Quello di Samuel Eto'o non è stato l'unico grande ritorno ieri sera al Camp Nou. In tribuna era infatti presente Luis Figo, nelle vesti di ambasciatore mondiale dell'Inter.
L'ex fuoriclasse portoghese ha commentato: "Il gioco del Barça ha un'identità ben definita, che viene dal suo passato e da Guardiola. Per il bene del calcio italiano e spagnolo, devono passare il girone di Champions League sia l'Inter che il Barcellona".
calciomercato.com
L'ex fuoriclasse portoghese ha commentato: "Il gioco del Barça ha un'identità ben definita, che viene dal suo passato e da Guardiola. Per il bene del calcio italiano e spagnolo, devono passare il girone di Champions League sia l'Inter che il Barcellona".
calciomercato.com
Champion's
La qualificazione dell'Inter agli ottavi di Champions è un rompicapo. Se i nerazzurri batteranno il 9 dicembre prossimo in casa il Rubin, saranno promossi, a prescindere dall'esito di Dinamo Kiev-Barcellona, come viceversa l'Inter sarà fuori se dovesse perdere.
In caso di pareggio con i russi, l'Inter dovrà sperare che il Barcellona esca imbattuto da Kiev. In tal caso, l'Inter si qualificherebbe con lo 0-0 e con l'1-1. All'andata a Kazan fu 1-1 e dunque, a parità di punti e differenza reti negli scontri diretti, si privilegiano i gol segnati in trasferta nei confronti diretti (ecco perchè l'Inter andrebbe agli ottavi con lo 0-0). In caso di 1-1 entrerebbe in ballo la differenza reti generale (-1 per entrambe) e poi i gol segnati nel girone intero, che sarebbero a quel punto 6 per l'Inter e 5 per i russi. In caso di pareggio da 2-2 in su, Inter fuori.
ilmessaggero.it
In caso di pareggio con i russi, l'Inter dovrà sperare che il Barcellona esca imbattuto da Kiev. In tal caso, l'Inter si qualificherebbe con lo 0-0 e con l'1-1. All'andata a Kazan fu 1-1 e dunque, a parità di punti e differenza reti negli scontri diretti, si privilegiano i gol segnati in trasferta nei confronti diretti (ecco perchè l'Inter andrebbe agli ottavi con lo 0-0). In caso di 1-1 entrerebbe in ballo la differenza reti generale (-1 per entrambe) e poi i gol segnati nel girone intero, che sarebbero a quel punto 6 per l'Inter e 5 per i russi. In caso di pareggio da 2-2 in su, Inter fuori.
ilmessaggero.it
Champion's
L'Inter cade a Barcellona e rinvia agli ultimi 90 minuti della fase a gironi l'appuntamento con la qualificazione, mentre la Fiorentina batte il Lione per 1-0 staccando il pass per ottavi di finale di Champions League. Inter seconda nel girone - A Barcellona, dove i catalani al fischio d'inizio hanno sorprendentemente lasciato in panchina l'ex nerazzurro Zlatan Ibrahimovic (seduto anche l'acciaccato Leo Messi), l'Inter di Josè Mourinho è stata sconfitta per 2-0 dai campioni d'Europa con i gol di Gerard Pique al 10' e Pedro Rodriguez al 26'. I campioni d'Italia hanno così mancato la possibilità di qualificarsi per gli ottavi di finale rimandando all'ultima giornata il traguardo del passaggio alla seconda fase. In virtù del risultato del Camp Nou, e dello 0-0 di Kazan tra i russi del Rubin e gli ucraini della Dinamo Kiev, il Barcellona - non ancora certo del passaggio del turno - è primo in classifica con 8 punti, uno in più rispetto a Inter e Rubin, che si affronteranno a Milano nell'ultima giornata. La Dinamo Kiev è ultima a quota 5 ma può ancora sperare nella qualificazione. Accedono agli ottavi le prime due classificate.
Sorride, invece, la Fiorentina. I viola si sono qualificati per gli ottavi di finale battendo il Lione per 1-0 a Firenze nella penultima giornata del Gruppo E. La Fiorentina, ora prima nel raggruppamento con 12 punti contro i 10 dei francesi, si è imposta grazie ad un calcio di rigore trasformato al 29' da Juan Vargas. Il successo dei toscani elimina il Liverpool dalla corsa alla seconda fase. Il Lione è certo del passaggio del turno e nell'ultima giornata contenderà alla squadra di Cesare Prandelli il primato nel girone.
diariodelweb.it
Sorride, invece, la Fiorentina. I viola si sono qualificati per gli ottavi di finale battendo il Lione per 1-0 a Firenze nella penultima giornata del Gruppo E. La Fiorentina, ora prima nel raggruppamento con 12 punti contro i 10 dei francesi, si è imposta grazie ad un calcio di rigore trasformato al 29' da Juan Vargas. Il successo dei toscani elimina il Liverpool dalla corsa alla seconda fase. Il Lione è certo del passaggio del turno e nell'ultima giornata contenderà alla squadra di Cesare Prandelli il primato nel girone.
diariodelweb.it
Champion's
Martedì di Champions. Tiene banco Barcellona-Inter. Jose Mourinho è convinto che ad entrare in campo con «più pressione addosso» domani sera al Camp Nou sarà il Barcellona e non la sua Inter. Alla vigilia del match valido per la quinta giornata del Gruppo F, il tecnico nerazzurro ha infatti spiegato che «domani dopo la partita sicuramente l’Inter non sarà eliminata, mentre c’è una piccolissima possibilità che il Barcellona lo sia». La cortissima classifica del girone vede infatti l’Inter al comando con 6 punti davanti al Rubin Kazan e ai catalani (5), con la Dinamo Kiev ultima a quota 4. «Poi noi avremo l’ultima partita in casa con il Rubin Kazan, che arriverà carico dal nuovo titolo russo», ha detto Mourinho. Mourinho non dà troppo peso alle possibili assenze di Ibrahimovic (ancora in dubbio) e Messi (assente quasi certo) tra le fila azulgrana: «Il loro medico lo conosco bene, è un mago, ma sarà comunque una partita vera». La Fiorentina si prepara ad affrontare il Lione, nella partita più importante della stagione. Questo il pensiero del suo tecnico, Cesare Prandelli, che si trova così davanti a una sfida cruciale per il destino europeo della sua squadra. Con il Lione, infatti, la Fiorentina potrebbe strappare (in caso di vittoria) la qualificazione agli ottavi con un turno di anticipo. Un risultato storico. Domani si comincia alle ore 18.30 con Rubin Kazan-Dinamo Kiev. Alle ore 20.45 in campo Barcellona-Inter, Fiorentina-Lione, Debreceni-Liverpool, Arsenal-Standard Liegi, Rangers-Stoccarda, Unirea Urziceni-Siviglia e AZ Alkmaar-Olympiacos.
ilsecoloxix.ilsole24ore.com
ilsecoloxix.ilsole24ore.com
Champion's
Marco Tronchetti Provera piuttosto scaramantico alla vigilia di Barcellona-Inter: "Dirò poco o nulla, perchè si parla dopo le partite e mai prima - afferma il presidente della Pirelli, principale sponsor del club nerazzurro, ai microfoni de 'La Politica nel Pallone' su Gr Parlamento -. E' comunque una sfida d'altissimo livello che spero porti emozioni positive. Non dico altro, farò di tutto per esserci al Camp Nou. Ibrahimovic? Di certo è un grandissimo campione - conclude -, sia che giochi nell'Inter o nel Barcellona è un giocatore in grado di affascinare chi ama il calcio".
repubblica.it
repubblica.it
Champion's
Tifosi con il fiato sospeso a Barcellona alla vigilia della partitissima di Champions con l'Inter sulle condizioni della star blaugrana Lionel Messi. "Sperando nel miracolo" titola in prima pagina oggi Sport, auspicando che 'Lio' infortunatosi sabato a Bilbao domani sera possa essere in campo. Crescono invece le speranze di avere in campo Zlatan Ibrahimovic, pure infortunato, per la partita con gli ex-compagni nerazzurri. "Il suo miglioramento invita all'ottimismo per la partita con l'Inter", scrive l'altro sportivo catalano, El Mundo Deportivo. La stampa sportiva di Madrid mette invece in guardia contro il rischio di mandare in campo Messi contro l'Inter martedì e appunto il Real domenica. Marca lo sconsiglia perchè "correrebbe un forte rischio di rompersi" e in caso di ricaduta potrebbe fermarsi due mesi.
sport.repubblica.it
sport.repubblica.it
Serie A
Bologna-Inter 1-3
Bologna: Viviano; Raggi, Portanova, Britos, Lanna; Valiani (24' st Mudingayi), Guana (40' st Zenoni), Mingazzini; Adailton; Zalayeta (25' st Osvaldo), Di Vaio. A disp. Colombo, Bombardini, Vigiani, Marazzina. All. Colomba.
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta; Stankovic (30' st Vieira); Milito (35' st Mancini), Balotelli (1' st Etòo). A disp. Toldo, Cordoba, Materazzi, Khrin. All. Mourinho.
Arbitro: Rosetti.
Marcatori: 22' pt Milito, 23' pt Zalayeta, 42' pt Balotelli, 27' st Cambiasso.
Ammoniti: Balotelli, Thiago Motta.
Espulso: Maicon
calciomercato.com
Ecco i riflessi firmati di questa splendida vittoria dell'Inter
Bologna: Viviano; Raggi, Portanova, Britos, Lanna; Valiani (24' st Mudingayi), Guana (40' st Zenoni), Mingazzini; Adailton; Zalayeta (25' st Osvaldo), Di Vaio. A disp. Colombo, Bombardini, Vigiani, Marazzina. All. Colomba.
Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Cambiasso, Thiago Motta; Stankovic (30' st Vieira); Milito (35' st Mancini), Balotelli (1' st Etòo). A disp. Toldo, Cordoba, Materazzi, Khrin. All. Mourinho.
Arbitro: Rosetti.
Marcatori: 22' pt Milito, 23' pt Zalayeta, 42' pt Balotelli, 27' st Cambiasso.
Ammoniti: Balotelli, Thiago Motta.
Espulso: Maicon
calciomercato.com
Ecco i riflessi firmati di questa splendida vittoria dell'Inter
Champion's
Il Barcellona rischia di dover rinunciare anche a Rafael Marquez in occasione del match di Champions League in programma martedì contro l'Inter. Il club catalano ha fatto sapere che il difensore messicano potrebbe avere contratto il virus dell'influenza A. Nel Barcellona sono già stati contagiati il difensore francese Eric Abidal ed il centrocampista ivoriano Yaya Touré. I tre giocatori influenzati rinunceranno sicuramente al match di campionato in programma oggi contro l'Athletic Bilbao e rischiano di saltare anche l'Inter ed il successivo 'clasico' contro il Real Madrid.
sport.virgilio.it
sport.virgilio.it
Serie A
Josè Mourinho si è alzato dalla panchina ed è uscito dal campo quando la partita con il Bologna non era ancora terminata: non voleva rischiare che mancasse l’occasione per ricordarsi di lui dopo una vittoria per 3-1 piatta e indiscutibile, una delle meno contrastate tra le dieci che l’Inter ha ottenuto in campionato. Mou ci ha messo ancora un po’ del suo per salire alla ribalta, quando ha provato inutilmente a stimolare la discussione e il sospetto sul cartellino rosso a Maicon, che aveva mandato per due volte a quel paese il guardalinee Ayroldi: «Mi viene il dubbio quando vedo che comportamenti identici non producono decisioni identiche: ci sono giocatori che per la stessa cosa non vengono neppure ammoniti».
Il portoghese ha perfettamente ragione: infatti Balotelli nel primo tempo ha tirato un “vaffa” in favore di telecamere all’arbitro Rosetti che non se ne è accorto. A usare un certo metro andava espulso pure lui e chissà cosa avrebbe detto Mourinho, invece di bollare il gesto per quello che è: una idiozia, soprattutto quando la si commette agli sgoccioli di una partita vinta e mai tesa, come ha fatto Maicon.
A Bologna i nerazzurri dovevano riprendere la corsa verso lo scudetto dopo il pari con la Roma e la sosta per le Nazionali. Missione compiuta con grande semplicità: hanno dominato nel gioco il primo tempo, perchè i rossoblù non provavano a controllare la partita ma cercavano il colpo a caso che è riuscito loro soltanto nell’azione del gol di Zalayeta. Secondo tempo senza eccessi, neppure un rischio corso dall’Inter in difesa e con la rete di Cambiasso a rafforzare il vantaggio, caso mai nel finale ci fosse stata la pressione disperata del Bologna a complicare le cose. C’era troppa differenza, innanzitutto nel fisico.
Ogni calcio d’angolo era un pericolo per Viviano. I primi due gol venivano proprio dal corner perché la massa degli interisti in area era doppia di quella degli emiliani, più bassotti e leggeri di fronte ad atleti come Thiago Motta, Lucio, Milito, Stankovic. Milito sbatteva in porta un assist di testa di Motta per l’1-0, Balotelli andava direttamente a colpire di testa per il raddoppio al 41’ e zittiva il pubblico che pure qui lo ha beccato a ogni ruzzolone: ormai è diventata una moda, come fischiare Lippi nelle partite della Nazionale. Il ragazzo un po’ se le cerca. È un indisponente naturale, nel senso che non ci mette malizia nel compiere esattamente quel gesto che fa indispettire il pubblico: gli viene per natura.
Persino la rete che ha sbagliato su assist di Motta al 29’, cercando la conclusione a effetto, aveva tutto per stimolare la suburra: quando Milito nella ripresa ha fallito il gol da pochi passi, sparando un tiro fortissimo contro la traversa invece di appoggiare in porta, è risuonato nello stadio un urlo di rispetto, quando Balotelli non segna piovono i fischi di scherno. Ci sarà una ragione ma sarebbe bello che si smettesse, anche perchè Balotelli è uno dei rari capitali che il calcio italiano deve amministrare.
Il Bologna, con Adailton rifinitore, il più intraprendente dei suoi, ha scalfito l’Inter in una sola occasione. Non era passato un minuto dalla rete di Milito: Adailton lanciava in verticale Zalayeta, il cross superava Samuel, il Panterone mandava a vuoto Lucio e beffava l’uscita di Julio Cesar. Sarebbe rimasta l’unica grande giocata dell’ex juventino e il solo fremito dei bolognesi timidi e sovrastati a centrocampo anche se il loro pubblico alla fine sembrava rinfrancato dall’aver perso quasi di misura: evidentemente non si è capito che è stata l’Inter a non insistere, più che il Bologna a reggere il confronto. Stankovic colpiva due pali con un solo tiro, nella ripresa la bravura di Eto’o negli spazi stretti si misurava con l’eccellenza di Milito, prova generale di quanto l’attacco dell’Inter dovrà esporre martedì a Barcellona.
Mourinho l’ha definito quello al Camp Nou «il vero test sulla maturità di questa squadra» ed è un giudizio sorprendente per chi è sulla strada verso il quarto scudetto consecutivo oltre a quello di carta. Mourinho però è anche intelligente, oltre che narciso. Cerca la maturità internazionale che ha avvicinato forse soltanto nella ripresa di Kiev contro la Dinamo. Per battere il Bologna e la maggioranza delle rivali in campionato basta molto meno.
lastampa.it
Il portoghese ha perfettamente ragione: infatti Balotelli nel primo tempo ha tirato un “vaffa” in favore di telecamere all’arbitro Rosetti che non se ne è accorto. A usare un certo metro andava espulso pure lui e chissà cosa avrebbe detto Mourinho, invece di bollare il gesto per quello che è: una idiozia, soprattutto quando la si commette agli sgoccioli di una partita vinta e mai tesa, come ha fatto Maicon.
A Bologna i nerazzurri dovevano riprendere la corsa verso lo scudetto dopo il pari con la Roma e la sosta per le Nazionali. Missione compiuta con grande semplicità: hanno dominato nel gioco il primo tempo, perchè i rossoblù non provavano a controllare la partita ma cercavano il colpo a caso che è riuscito loro soltanto nell’azione del gol di Zalayeta. Secondo tempo senza eccessi, neppure un rischio corso dall’Inter in difesa e con la rete di Cambiasso a rafforzare il vantaggio, caso mai nel finale ci fosse stata la pressione disperata del Bologna a complicare le cose. C’era troppa differenza, innanzitutto nel fisico.
Ogni calcio d’angolo era un pericolo per Viviano. I primi due gol venivano proprio dal corner perché la massa degli interisti in area era doppia di quella degli emiliani, più bassotti e leggeri di fronte ad atleti come Thiago Motta, Lucio, Milito, Stankovic. Milito sbatteva in porta un assist di testa di Motta per l’1-0, Balotelli andava direttamente a colpire di testa per il raddoppio al 41’ e zittiva il pubblico che pure qui lo ha beccato a ogni ruzzolone: ormai è diventata una moda, come fischiare Lippi nelle partite della Nazionale. Il ragazzo un po’ se le cerca. È un indisponente naturale, nel senso che non ci mette malizia nel compiere esattamente quel gesto che fa indispettire il pubblico: gli viene per natura.
Persino la rete che ha sbagliato su assist di Motta al 29’, cercando la conclusione a effetto, aveva tutto per stimolare la suburra: quando Milito nella ripresa ha fallito il gol da pochi passi, sparando un tiro fortissimo contro la traversa invece di appoggiare in porta, è risuonato nello stadio un urlo di rispetto, quando Balotelli non segna piovono i fischi di scherno. Ci sarà una ragione ma sarebbe bello che si smettesse, anche perchè Balotelli è uno dei rari capitali che il calcio italiano deve amministrare.
Il Bologna, con Adailton rifinitore, il più intraprendente dei suoi, ha scalfito l’Inter in una sola occasione. Non era passato un minuto dalla rete di Milito: Adailton lanciava in verticale Zalayeta, il cross superava Samuel, il Panterone mandava a vuoto Lucio e beffava l’uscita di Julio Cesar. Sarebbe rimasta l’unica grande giocata dell’ex juventino e il solo fremito dei bolognesi timidi e sovrastati a centrocampo anche se il loro pubblico alla fine sembrava rinfrancato dall’aver perso quasi di misura: evidentemente non si è capito che è stata l’Inter a non insistere, più che il Bologna a reggere il confronto. Stankovic colpiva due pali con un solo tiro, nella ripresa la bravura di Eto’o negli spazi stretti si misurava con l’eccellenza di Milito, prova generale di quanto l’attacco dell’Inter dovrà esporre martedì a Barcellona.
Mourinho l’ha definito quello al Camp Nou «il vero test sulla maturità di questa squadra» ed è un giudizio sorprendente per chi è sulla strada verso il quarto scudetto consecutivo oltre a quello di carta. Mourinho però è anche intelligente, oltre che narciso. Cerca la maturità internazionale che ha avvicinato forse soltanto nella ripresa di Kiev contro la Dinamo. Per battere il Bologna e la maggioranza delle rivali in campionato basta molto meno.
lastampa.it
Mourinho
«Balotelli? Se lui tifa Milan, Pato allora è interista... Scherzi a parte, credo che Mario non sia responsabile per questo tipo di cose che io definisco naif...». Josè Mourinho, allenatore dell’Inter, con una battuta sdrammatizzante ha così commentato le simpatie rossonere di SuperMario alle telecamere di Inter Channel. Domani Bologna-Inter apre alle ore 18 la 13ªgiornata di campionato.
ilgiornale.it
ilgiornale.it
allenatori × Mourinho
E' uno Josè Mourinho a tutto tondo, quello che ha risposto alle consuete domande che ogni mese gli vengono poste su Inter Channel dai tifosi nerazzurri.
Il tecnico di Setubal ha parlato del suo rapporto con l'Inter ed ha ribadito il suo pensiero riguardo le sue parole riportate dal Times: "Gli inglesi sono bravi in giochi di parole - si legge sul sito ufficiale dell'Inter - Quello che mi è dispiaciuto è che io non ho mai rilasciato un'intervista a quel giornale, ma ho parlato con un giornalista che sta scrivendo un libro sulla carriera di Sir Alex Ferguson. Pensavo di parlare per un suo libro ma uel colloquio è stato trasformata in una vera e propria intervista, su un giornale inglese molto importante, ma non c'è storia".
Mourinho giura dunque fedeltà ai colori nerazzurri, ma ritiene quasi impossibile un'avventura all'Inter simile a quella ultradecennale che sta vivendo Ferguson al Manchester Utd: "Ho firmato un contratto con l'Inter per altri 3 anni, il problema è la nostra cultura. In questo momento c'è un empatia molto forte tra me e i tifosi, credo sia facile capire come vivo il mio lavoro all'Inter e anche per me facile capire il tipo di rapporto che ho con i tifosi. Ma voi credete sia possibile che se io non vinco per due anni consecutivi qualcosa qui all'Inter, il rapporto con i tifosi sarebbe uguale? Guardiamo Arsene Wenger che adesso sta attraversando un momento difficile con l'Arsenal eppure è ancora su quella panchina, nonostante dal 2004 al 2010 non abbia vinto niente. Nella nostra cultura è importante pensare a quello che accade oggi e a quello di domani, no al quello che accade tra 10 o 15 anni".
Infine una battuta sulle dichiarazioni di Raiola che non ha escluso un ritorno di Ibrahimovic all'Inter: "Non commento mai le parole dei procuratori perchè quella del procuratore è una figura fuori dal mio ambiente. Riprendere Ibra? Bisogna innanzitutto capire dove vuole arrivare il suo procuratore pronunciando queste parole. Ibra è un giocatore che farà parte della storia dell'Inter, e in quella mia personale di allenatore, e gli auguro tutto ciò che c'è di positivo nel Barcellona".
goal.com
Il tecnico di Setubal ha parlato del suo rapporto con l'Inter ed ha ribadito il suo pensiero riguardo le sue parole riportate dal Times: "Gli inglesi sono bravi in giochi di parole - si legge sul sito ufficiale dell'Inter - Quello che mi è dispiaciuto è che io non ho mai rilasciato un'intervista a quel giornale, ma ho parlato con un giornalista che sta scrivendo un libro sulla carriera di Sir Alex Ferguson. Pensavo di parlare per un suo libro ma uel colloquio è stato trasformata in una vera e propria intervista, su un giornale inglese molto importante, ma non c'è storia".
Mourinho giura dunque fedeltà ai colori nerazzurri, ma ritiene quasi impossibile un'avventura all'Inter simile a quella ultradecennale che sta vivendo Ferguson al Manchester Utd: "Ho firmato un contratto con l'Inter per altri 3 anni, il problema è la nostra cultura. In questo momento c'è un empatia molto forte tra me e i tifosi, credo sia facile capire come vivo il mio lavoro all'Inter e anche per me facile capire il tipo di rapporto che ho con i tifosi. Ma voi credete sia possibile che se io non vinco per due anni consecutivi qualcosa qui all'Inter, il rapporto con i tifosi sarebbe uguale? Guardiamo Arsene Wenger che adesso sta attraversando un momento difficile con l'Arsenal eppure è ancora su quella panchina, nonostante dal 2004 al 2010 non abbia vinto niente. Nella nostra cultura è importante pensare a quello che accade oggi e a quello di domani, no al quello che accade tra 10 o 15 anni".
Infine una battuta sulle dichiarazioni di Raiola che non ha escluso un ritorno di Ibrahimovic all'Inter: "Non commento mai le parole dei procuratori perchè quella del procuratore è una figura fuori dal mio ambiente. Riprendere Ibra? Bisogna innanzitutto capire dove vuole arrivare il suo procuratore pronunciando queste parole. Ibra è un giocatore che farà parte della storia dell'Inter, e in quella mia personale di allenatore, e gli auguro tutto ciò che c'è di positivo nel Barcellona".
goal.com
Champion's
L'attaccante del Barcellona Zlatan Ibrahimovic è in dubbio per la partita di Champions di martedì prossimo contri i suoi ex-compagni dell'Inter. Lo conferma questa sera un comunicato diffuso dallo staff medico del club catalano.
Ibra, vittima ieri di uno stiramento alla coscia sinistra in allenamento, di sicuro salterà la partita di Liga sabato contro l'Atletic Bilbao. Poi verrà riesaminato dai medici, che decideranno se potrà o meno giocare il 24 novembre contro l'Inter e il 29 in Liga contro il Real Madrid, che per l'occasione recupererà dopo quasi due mesi di infortunio Cristiano Ronaldo. "Il giocatore presenta uno stiramento alla coscia sinistra, per il quale non potrà giocare la partita di sabato contro l'Athletic", precisa nel comunicato lo staff medico del Barca, dopo gli esami cui è stato sottoposto questo pomeriggio lo svedese. "A seconda dell'evoluzione della situazione si valuterà la disponibilità del giocatore per le partite successive".
sport.repubblica.it
Ibra, vittima ieri di uno stiramento alla coscia sinistra in allenamento, di sicuro salterà la partita di Liga sabato contro l'Atletic Bilbao. Poi verrà riesaminato dai medici, che decideranno se potrà o meno giocare il 24 novembre contro l'Inter e il 29 in Liga contro il Real Madrid, che per l'occasione recupererà dopo quasi due mesi di infortunio Cristiano Ronaldo. "Il giocatore presenta uno stiramento alla coscia sinistra, per il quale non potrà giocare la partita di sabato contro l'Athletic", precisa nel comunicato lo staff medico del Barca, dopo gli esami cui è stato sottoposto questo pomeriggio lo svedese. "A seconda dell'evoluzione della situazione si valuterà la disponibilità del giocatore per le partite successive".
sport.repubblica.it
calciomercato × Serie A
Siamo ormai quasi ad un terzo della stagione. Il campionato della crisi economica. Quello in cui, alla fine del mercato, ha visto Inter e Milan, solite spendere mucchi di soldi, avere i migliori saldi attivi. Quello in cui i bilanci hanno avuto un'importanza decisiva nelle scelte dei giocatori da comprare o da cedere. Vediamo chi, fino a questo momento, ha avuto più o meno ragione, guardando i soldi spesi, o guadagnati, in estate ed i risultati ottenuti in queste prima dodici giornate di campionato. Ecco la classifica del mercato:
INTER 8
È al comando anche di questa classifica. 37 milioni di attivo, grazie alla cessione di Ibrahimovic, ed una supremazia ancora netta in campionato. Frutto sicuramente di tutti i soldi spesi negli anni passati e di una rosa molto più completa rispetto a quelle delle più dirette avversarie. Però la decisione di tenere un occhio di riguardo verso il bilancio non ha intaccato i risultati della squadra di Mourinho. E gli arrivi di Milito, Motta, Eto'o e Sneijder per ora sono stati degli affari.
MILAN 7
Ha l'utile maggiore di tutta la serie A, 55 milioni, grazie alle cessioni di Kakà e Gourcuff e ad un mercato in entrata che è stato molto attento ai conti, nel quale l'operazione più onerosa è stata quella che ha portato Huntelaar, costato 15 milioni. Sul campo, l'inizio di campionato è stato deludente, si è parlato addirittura di esonero per Leonardo, che però nelle ultime settimane ha risistemato un po' le cose, riportando i rossoneri al terzo posto. Per il momento va bene così, ma manca la riprova su quale sia il vero Milan tra i due visti finora.
FIORENTINA 7
Ha ceduto Semioli, ha ceduto Kuzmanovic, ma soprattutto ha ceduto Felipe Melo. 45 milioni di ricavi solo in parte reinvestiti. E infatti a fine estate il saldo attivo era di circa 27 milioni. Inizio di stagione tra lo scetticismo e invece l'accoppiata Corvino-Prandelli ancora una volta sta avendo ragione. La formazione viola continua a stare in zona Champions e dimostra una continua crescita.
BARI 7
Una vera sorpresa. Una squadra rigirata come un calzino rispetto a quella che ha conquistato la promozione, tutta nuova, costata poco più di 7 miliardi, che poi è il passivo di fine mercato estivo. E invece Ventura sta compiendo davvero una bella impresa. Lanciando giovani, come Ranocchia e Bonucci, e recuperando giocatori in difficoltà, come Almiron e Donati.
JUVENTUS 6,5
I soldi spesi in estate sono tanti, con una differenza tra entrate ed uscite di poco più di 37 milioni. L'andamento della squadra è altalenante, ma nonostante questo mantiene il secondo posto. Quindi a livello di classifica le cose stanno andando bene. Meno bene il distacco dall'Inter. Considerando che la squadra e gli investimenti sono stati fatti per diventare la principale entagonista, ed anche qualcosa di più, della formazione nerazzurra. Mentre i cinque punti di distacco sono forse troppi.
CAGLIARI 6,5
I milioni di passivo sono 6, non molti, se si pensa ai risultati che sta ottenendo la squadra. Il Cagliari di Allegri è una delle piacevoli sorprese di questa prima parte di stagione, ha già conquistato 19 punti e se ne sta bello tranquillo nelle zone di centro-alta classifica. Nonostante non ci sia più Acquafresca.
CHIEVO 6,5
Non c'è niente da fare. Il Chievo, con i suoi piccoli numeri, 2,5 milioni di uscite e 400.000 euro di entrate, alla fine è sempre lì, a fare il suo più che onesto campionato. In mezzo alla classifica, lontano dalle zone calde.
PARMA 6,5
Il Parma ha speso abbastanza, ha un disavanzo di circa 8 milioni, però sono soldi che sono stati investiti bene. La formazione di Guidolin è un'altra delle sorprese di questo campionato e si trova proprio a ridosso della Champions League. Assolutamente impensabile a fine agosto.
SAMPDORIA 6,5
Con un passivo di appena 2 milioni, la Sampdoria ecco che se ne sta tra le grandi, al quarto posto appaiata alla Fiorentina, dopo essere stata anche più su. Un mercato attento, oculato, come nella migliore tradizione del dg Marotta, che sta dando ottimi risultati. Con l'acquisto di Mannini, 2 milioni per la comproprietà, che si sta rivelando un vero affare. E con Del Neri che sta facendo il resto.
UDINESE 6
Quando c'è da parlare di conti in positivo l'Udinese è sempre in prima linea. Ed anche quest'anno non è da meno. Ormai il trend è sempre lo stesso. Privarsi di un pezzo pregiato alla volta. Nell'ultima estate è stato il turno di Quagliarella. Più qualche altra cessione ed ecco che l'attivo ammonta a circa 27 milioni. Però quest'anno i risultati non sono all'atezza, se guardiamo gli ultimi inizi di stagione, dove i bianconeri sono sempre stati tra i protagonisti, salvo poi calare alla distanza. La speranza dell'Udinese quest'anno è quella di fare il contrario. Ma per adesso vale una classifica piuttosto deficitaria.
GENOA 6
E' stata una delle squadre che ha movimentato di più il mercato estivo. Tra le cessioni di Milito e Motta ed i numerosi arrivi. Il passivo di bilancio si aggira intorno ai 35 milioni di euro, considerando che quest'estate è stata tra le società che ha speso di più. I risultati sono discreti, con la Champions a portata di mano, ma dopo l'ottimo inizio c'è stata una flessione che hanno bloccato il volo. Con i soldi spesi, l'obiettivo non può che essere arrivare al quarto posto.
LIVORNO 6
Il bilancio dell'ultimo mercato è in attivo. E di circa 6 milioni, grazie al sacrificio di Diamanti. La squadra non è esattamente il massimo, le difficoltà non sono poche, tra cui anche il cambio di allenatore, ma il Livorno per ora è lì che se la gioca, anche se in questo momento è al terz'ultimo posto con l'Atalanta.
PALERMO 5,5
Un passivo di quasi 9 milioni che per ora non sta ripagando nella maniera adeguata. Il Palermo di Zenga è formazione da poter stare in zona Uefa e invece per il momento se ne sta a centroclassifica. Le attese erano sicuramente migliori, anche se nulla è compromesso.
ATALANTA 5,5
Alla fine del mercato sembrava potesse disputare un campionato più che tranquillo. Persi due giocatori importanti come Floccari e Cigarini, ne sono arrivati altri con buone credenziali come Acquafresca, Tiribocchi e Barreto. Insomma, un mercato di qualità con un saldo attivo di circa 5 milioni. Non male. Gregucci parte però malissimo, perdendo subito quattro partite su quattro. Sostituito da Conte, le cose sono migliorate e l'Atalanta sta cercando di recuperare il gap iniziale.
BOLOGNA 5,5
I soldi spesi in estate dai Menarini non sono pochi. Alla fine dei conti, dalle casse della società, sono usciti quasi 11 milioni. Non si tratta certo di spiccioli. Anche se in questa cifra vanno compresi i soldi dell'acquisto di Osvaldo, arrivato a gennaio, ma pagato in estate. Investimento importante che al momento non ha dato grandi risultati. Comunque la squadra alla fine sta andando meglio del previsto.
ROMA 5
I conti estivi, ma solo quelli, della Roma sono positivi, con un utile di circa 18 milioni, che arrivano quasi tutti dal sacrificio di Aquilani. Ma i risultati latitano. Lo scossone delle dimissioni di Spalletti ed il conseguente arrivo di Ranieri non ha migliorato le cose. Ed anche i numerosi infortuni sono un bel problema. Fatto sta che per adesso il campionato della Roma è assolutamente anonimo. Non va però dimenticato che la società giallorossa è impossibilitata a comprare giocatori.
SIENA 5
A livello economico i conti tornano, con un 4,8 tra acquisti e cessioni. Cosa che però ha portato via due tra gli elementi migliori dello scorso campionato, Zuniga e Kharja. Nonostante questo l'ultimo posto in classifica è forse troppo. L'ultima beffa è il rifiuto di Beretta, che non è tornato a guidare i bianconeri.
CATANIA 4,5
I risultati della scorsa stagione sono solo un ricordo. In estate sono stati spesi molti soldi: circa 13,5 milioni a fronte di 1 milione arrivato dalle cessioni. Bilancio dunque altamente negativo. Nonostante questo la squadra non gira ed il penultimo posto in classifica lo testimonia. La società ha cercato l'azzardo puntando su Atzori in panchina, ma finora la scelta non è stata delle più felici.
LAZIO 4
Sul bilancio della Lazio pesano i riscatti di Zarate e Matuzalem, un fardello complessivo di 26 milioni. In più c'è da aggiungere il milione di Eliseu. Il passivo è così vicino ai 16 milioni. Ed i risultati sono assolutamente negativi. Il discorso in questo caso è particolare. Perché praticamente tutti i soldi spesi non sono andati a rinforzare la formazione, visto che Zarate e Matuzalem erano già in rosa lo scorso anno. Quindi è evidente che la forbice tra passivo di bilancio e risultati sul campo è molto ampia. Nonostante questo, Ballardini sta ottenendo risultati assolutamente peggiori alle aspettative, con i casi Pandev e Ledesma ancora non risolti.
NAPOLI 4
Altra formazione che per adesso ha deluso le aspettative dopo un mercato che l'ha visto tra i grandi protagonisti. De Laurentiis non ha badato a spese. Tra entrate e uscite la differenza è un bel - 48 milioni. Un'enormità, considerando l'andamento medio dell'ultima campagna acquisti. Tipico esempio di come non sia automatico ottenere i risultati spendendo molto. Il Napoli era atteso come protagonista del torneo, formazione da zona Champions, e invece per ora sta a centro classifica. Di questa situazione ne hanno fatto le spese il direttore generale Marino ed il tecnico Donadoni.
repubblica.it
INTER 8
È al comando anche di questa classifica. 37 milioni di attivo, grazie alla cessione di Ibrahimovic, ed una supremazia ancora netta in campionato. Frutto sicuramente di tutti i soldi spesi negli anni passati e di una rosa molto più completa rispetto a quelle delle più dirette avversarie. Però la decisione di tenere un occhio di riguardo verso il bilancio non ha intaccato i risultati della squadra di Mourinho. E gli arrivi di Milito, Motta, Eto'o e Sneijder per ora sono stati degli affari.
MILAN 7
Ha l'utile maggiore di tutta la serie A, 55 milioni, grazie alle cessioni di Kakà e Gourcuff e ad un mercato in entrata che è stato molto attento ai conti, nel quale l'operazione più onerosa è stata quella che ha portato Huntelaar, costato 15 milioni. Sul campo, l'inizio di campionato è stato deludente, si è parlato addirittura di esonero per Leonardo, che però nelle ultime settimane ha risistemato un po' le cose, riportando i rossoneri al terzo posto. Per il momento va bene così, ma manca la riprova su quale sia il vero Milan tra i due visti finora.
FIORENTINA 7
Ha ceduto Semioli, ha ceduto Kuzmanovic, ma soprattutto ha ceduto Felipe Melo. 45 milioni di ricavi solo in parte reinvestiti. E infatti a fine estate il saldo attivo era di circa 27 milioni. Inizio di stagione tra lo scetticismo e invece l'accoppiata Corvino-Prandelli ancora una volta sta avendo ragione. La formazione viola continua a stare in zona Champions e dimostra una continua crescita.
BARI 7
Una vera sorpresa. Una squadra rigirata come un calzino rispetto a quella che ha conquistato la promozione, tutta nuova, costata poco più di 7 miliardi, che poi è il passivo di fine mercato estivo. E invece Ventura sta compiendo davvero una bella impresa. Lanciando giovani, come Ranocchia e Bonucci, e recuperando giocatori in difficoltà, come Almiron e Donati.
JUVENTUS 6,5
I soldi spesi in estate sono tanti, con una differenza tra entrate ed uscite di poco più di 37 milioni. L'andamento della squadra è altalenante, ma nonostante questo mantiene il secondo posto. Quindi a livello di classifica le cose stanno andando bene. Meno bene il distacco dall'Inter. Considerando che la squadra e gli investimenti sono stati fatti per diventare la principale entagonista, ed anche qualcosa di più, della formazione nerazzurra. Mentre i cinque punti di distacco sono forse troppi.
CAGLIARI 6,5
I milioni di passivo sono 6, non molti, se si pensa ai risultati che sta ottenendo la squadra. Il Cagliari di Allegri è una delle piacevoli sorprese di questa prima parte di stagione, ha già conquistato 19 punti e se ne sta bello tranquillo nelle zone di centro-alta classifica. Nonostante non ci sia più Acquafresca.
CHIEVO 6,5
Non c'è niente da fare. Il Chievo, con i suoi piccoli numeri, 2,5 milioni di uscite e 400.000 euro di entrate, alla fine è sempre lì, a fare il suo più che onesto campionato. In mezzo alla classifica, lontano dalle zone calde.
PARMA 6,5
Il Parma ha speso abbastanza, ha un disavanzo di circa 8 milioni, però sono soldi che sono stati investiti bene. La formazione di Guidolin è un'altra delle sorprese di questo campionato e si trova proprio a ridosso della Champions League. Assolutamente impensabile a fine agosto.
SAMPDORIA 6,5
Con un passivo di appena 2 milioni, la Sampdoria ecco che se ne sta tra le grandi, al quarto posto appaiata alla Fiorentina, dopo essere stata anche più su. Un mercato attento, oculato, come nella migliore tradizione del dg Marotta, che sta dando ottimi risultati. Con l'acquisto di Mannini, 2 milioni per la comproprietà, che si sta rivelando un vero affare. E con Del Neri che sta facendo il resto.
UDINESE 6
Quando c'è da parlare di conti in positivo l'Udinese è sempre in prima linea. Ed anche quest'anno non è da meno. Ormai il trend è sempre lo stesso. Privarsi di un pezzo pregiato alla volta. Nell'ultima estate è stato il turno di Quagliarella. Più qualche altra cessione ed ecco che l'attivo ammonta a circa 27 milioni. Però quest'anno i risultati non sono all'atezza, se guardiamo gli ultimi inizi di stagione, dove i bianconeri sono sempre stati tra i protagonisti, salvo poi calare alla distanza. La speranza dell'Udinese quest'anno è quella di fare il contrario. Ma per adesso vale una classifica piuttosto deficitaria.
GENOA 6
E' stata una delle squadre che ha movimentato di più il mercato estivo. Tra le cessioni di Milito e Motta ed i numerosi arrivi. Il passivo di bilancio si aggira intorno ai 35 milioni di euro, considerando che quest'estate è stata tra le società che ha speso di più. I risultati sono discreti, con la Champions a portata di mano, ma dopo l'ottimo inizio c'è stata una flessione che hanno bloccato il volo. Con i soldi spesi, l'obiettivo non può che essere arrivare al quarto posto.
LIVORNO 6
Il bilancio dell'ultimo mercato è in attivo. E di circa 6 milioni, grazie al sacrificio di Diamanti. La squadra non è esattamente il massimo, le difficoltà non sono poche, tra cui anche il cambio di allenatore, ma il Livorno per ora è lì che se la gioca, anche se in questo momento è al terz'ultimo posto con l'Atalanta.
PALERMO 5,5
Un passivo di quasi 9 milioni che per ora non sta ripagando nella maniera adeguata. Il Palermo di Zenga è formazione da poter stare in zona Uefa e invece per il momento se ne sta a centroclassifica. Le attese erano sicuramente migliori, anche se nulla è compromesso.
ATALANTA 5,5
Alla fine del mercato sembrava potesse disputare un campionato più che tranquillo. Persi due giocatori importanti come Floccari e Cigarini, ne sono arrivati altri con buone credenziali come Acquafresca, Tiribocchi e Barreto. Insomma, un mercato di qualità con un saldo attivo di circa 5 milioni. Non male. Gregucci parte però malissimo, perdendo subito quattro partite su quattro. Sostituito da Conte, le cose sono migliorate e l'Atalanta sta cercando di recuperare il gap iniziale.
BOLOGNA 5,5
I soldi spesi in estate dai Menarini non sono pochi. Alla fine dei conti, dalle casse della società, sono usciti quasi 11 milioni. Non si tratta certo di spiccioli. Anche se in questa cifra vanno compresi i soldi dell'acquisto di Osvaldo, arrivato a gennaio, ma pagato in estate. Investimento importante che al momento non ha dato grandi risultati. Comunque la squadra alla fine sta andando meglio del previsto.
ROMA 5
I conti estivi, ma solo quelli, della Roma sono positivi, con un utile di circa 18 milioni, che arrivano quasi tutti dal sacrificio di Aquilani. Ma i risultati latitano. Lo scossone delle dimissioni di Spalletti ed il conseguente arrivo di Ranieri non ha migliorato le cose. Ed anche i numerosi infortuni sono un bel problema. Fatto sta che per adesso il campionato della Roma è assolutamente anonimo. Non va però dimenticato che la società giallorossa è impossibilitata a comprare giocatori.
SIENA 5
A livello economico i conti tornano, con un 4,8 tra acquisti e cessioni. Cosa che però ha portato via due tra gli elementi migliori dello scorso campionato, Zuniga e Kharja. Nonostante questo l'ultimo posto in classifica è forse troppo. L'ultima beffa è il rifiuto di Beretta, che non è tornato a guidare i bianconeri.
CATANIA 4,5
I risultati della scorsa stagione sono solo un ricordo. In estate sono stati spesi molti soldi: circa 13,5 milioni a fronte di 1 milione arrivato dalle cessioni. Bilancio dunque altamente negativo. Nonostante questo la squadra non gira ed il penultimo posto in classifica lo testimonia. La società ha cercato l'azzardo puntando su Atzori in panchina, ma finora la scelta non è stata delle più felici.
LAZIO 4
Sul bilancio della Lazio pesano i riscatti di Zarate e Matuzalem, un fardello complessivo di 26 milioni. In più c'è da aggiungere il milione di Eliseu. Il passivo è così vicino ai 16 milioni. Ed i risultati sono assolutamente negativi. Il discorso in questo caso è particolare. Perché praticamente tutti i soldi spesi non sono andati a rinforzare la formazione, visto che Zarate e Matuzalem erano già in rosa lo scorso anno. Quindi è evidente che la forbice tra passivo di bilancio e risultati sul campo è molto ampia. Nonostante questo, Ballardini sta ottenendo risultati assolutamente peggiori alle aspettative, con i casi Pandev e Ledesma ancora non risolti.
NAPOLI 4
Altra formazione che per adesso ha deluso le aspettative dopo un mercato che l'ha visto tra i grandi protagonisti. De Laurentiis non ha badato a spese. Tra entrate e uscite la differenza è un bel - 48 milioni. Un'enormità, considerando l'andamento medio dell'ultima campagna acquisti. Tipico esempio di come non sia automatico ottenere i risultati spendendo molto. Il Napoli era atteso come protagonista del torneo, formazione da zona Champions, e invece per ora sta a centro classifica. Di questa situazione ne hanno fatto le spese il direttore generale Marino ed il tecnico Donadoni.
repubblica.it
calciomercato
"Non escludo un ritorno in Italia. Con Zlatan non si può escludere niente". Ilprocuratore di Zlatan Ibrahimovic, Mino Raiola, risponde così alle domande sull'ipotesi di un ritorno in Italia di Ibra. "Lui è un ragazzo onesto, ha sempre detto che non gioca in un club per tutta la sua carriera. Magari se si stanca del Barcellona un giorno...", dice Raiola a Radio Radio. "Se dovesse tornare? Tra Juve e Inter, sarebbe più facile il ritorno all'Inter", conclude il procuratore.
sport.repubblica.it
sport.repubblica.it
Calciatori
Dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico Davide Santon: l'infortunio occorsogli ieri sera con l'Under 21 contro il Lussemburgo è infatti piuttosto serio, visto che i controlli clinico-strumentali da parte dello staff medico nerazzurro diretto dal professor Franco Combi hanno evidenziato una lesione del menisco esterno del ginocchio destro. Lo staff medico nerazzurro, come rende noto il sito del club, procederà con un intervento da programmare d'accordo con il professor Franco Benazzo presso il reparto di radiologia del Policlinico 'San Matteo' di Pavia-Fondazione IRCCS. Quello rimediato da Santon è lo stesso infortunio capitato ad agosto al compagno di squadra Esteban Cambiasso, che ha impiegato circa un mese per tornare in campo.
sport.repubblica.it
sport.repubblica.it
calciomercato
Domenica torna il campionato ma in casa Lazio a tenere banco è nuovamente un mercato diviso tra sogni, quello di riuscire a rinforzare una squadra indebolita e illusa dalla vittoria in Supercoppa Italiana, e speranze, quelle di piazzare Ledesma e Pandev prima che sia troppo tardi.
Ballardini ha chiesto a Lotito un paio di rinforzi e le attenzioni del presidente sono tutte per la difesa, anche se ieri da Milano è trapelata una clamorosa indiscrezione: l'Inter, infatti, sarebbe più che mai intenzionata a far rientrare nell'acquisto di Pandev anche Kolarov, vero pallino di Mourinho. Una mega operazione che potrebbe portare nelle casse biancocelesti oltre 20 milioni di euro, ma che costringerebbe Lotito ad acquistare un altro terzino sinistro.
calciomercato.com
Ballardini ha chiesto a Lotito un paio di rinforzi e le attenzioni del presidente sono tutte per la difesa, anche se ieri da Milano è trapelata una clamorosa indiscrezione: l'Inter, infatti, sarebbe più che mai intenzionata a far rientrare nell'acquisto di Pandev anche Kolarov, vero pallino di Mourinho. Una mega operazione che potrebbe portare nelle casse biancocelesti oltre 20 milioni di euro, ma che costringerebbe Lotito ad acquistare un altro terzino sinistro.
calciomercato.com
news
Sette partite in 4 settimane tra cui le trasferte da bollino rosso con Barca e Juve: e' il ruolino di marcia che attende l'Inter fino a Natale. In ottica scudetto i nerazzurri proveranno a scrollarsi l'avversario al momento piu' insidioso. Ora i punti di vantaggio sulla Juve sono 5: contro Bologna e Fiorentina l'imperativo e' quanto meno mantenerli intatti, e se possibile aumentarli. Domani Mourinho ricomincera' a lavorare con i primi reduci dagli impegni con le Nazionali. Ancora assente Sneijder.
borsaitaliana.it
borsaitaliana.it
calciomercato
Anche l’Inter in Brasile è di ca sa. E il Brasileirao nelle scor se settimane è stato setacciato dal braccio destro di Marco Branca, Piero Ausilio. Abbiamo detto di Hernanes e della possibi lità di ingaggiare un derby con il Milan. Ma l’altro nome della squadra paulista su cui si sono concentrate le attenzione della società campione d’Italia è quel lo del difensore centrale Joao Mi randa. Ricorderemo, nella scorsa estate la corsa al giocatore ingag giata da Lazio e Fiorentina. Il club viola arrivò a formulare una offerta di sette milioni che venne respinta, ora Corvino ha mollato la presa e pensa a Munoz. Tra l’altro il giocatore era arrivato ad una frizione forte con la sua so cietà per la mancata cessione ad un club europeo. Ora tutto sem bra sopito, in attesa di capire se il San Paulo si laureerà campione del Brasile, ma il fronte Miranda si riaprirà inesorabilmente. E l’Inter vuole farsi trovare pronta perché ha visionato più volte il giocatore e lo ritiene molto inte ressante.
L'ALTERNATIVA E' FERNANDES - C’è un altro difensore nel Gre mio che piace ed è Mario Fernan des, 19 anni, per il quale in Bra sile danno il club di Moratti mol to vicino all’accordo: la cifra che vuole il Gremio però si aggira sui 13-14 milioni, non sembrano po chi. Per lo stesso ruolo c’è anche Douglas, il terzino sinistro del Goias, anche lui al Mondiale Un der 20: ha una quotazione più bassa, intorno agli 8 milioni. Nel Gremio occhi nerazzurri anche su Douglas Costa, centrocampi sta centrale nella missione mon diale Under 20. Tutto questo aspettando Cou tinho, il trequartista diciassetten ne del Vasco da Gama, che l’Inter ha prenotato pagandolo 3,8 milio ni di euro. Un investimento su cui i dirigenti nerazzurri ragioneran no più avanti vedendo intanto se il ragazzo crescerà secondo le grandi aspettative che nel suo Paese ripongono sul suo talento da due anni: non va dimenticato che fu causa di un pesantissimo litigio Fifa Real Madrid-Vasco, con tanto di ammonizione dell’or ganizzazione mondiale al club spagnolo, allora gestito da Calde ron, che secondo i brasiliani ave va tentato un approccio diretto con la famiglia del ragazzo.
corrieredellosport.it
L'ALTERNATIVA E' FERNANDES - C’è un altro difensore nel Gre mio che piace ed è Mario Fernan des, 19 anni, per il quale in Bra sile danno il club di Moratti mol to vicino all’accordo: la cifra che vuole il Gremio però si aggira sui 13-14 milioni, non sembrano po chi. Per lo stesso ruolo c’è anche Douglas, il terzino sinistro del Goias, anche lui al Mondiale Un der 20: ha una quotazione più bassa, intorno agli 8 milioni. Nel Gremio occhi nerazzurri anche su Douglas Costa, centrocampi sta centrale nella missione mon diale Under 20. Tutto questo aspettando Cou tinho, il trequartista diciassetten ne del Vasco da Gama, che l’Inter ha prenotato pagandolo 3,8 milio ni di euro. Un investimento su cui i dirigenti nerazzurri ragioneran no più avanti vedendo intanto se il ragazzo crescerà secondo le grandi aspettative che nel suo Paese ripongono sul suo talento da due anni: non va dimenticato che fu causa di un pesantissimo litigio Fifa Real Madrid-Vasco, con tanto di ammonizione dell’or ganizzazione mondiale al club spagnolo, allora gestito da Calde ron, che secondo i brasiliani ave va tentato un approccio diretto con la famiglia del ragazzo.
corrieredellosport.it
Calciatori
Antonio Caliendo, agente di Maicon, da' per fatto il rinnovo con l'Inter: 'Si, ma ormai e' cosa fatta'. Il futuro del Brasiliano, tentato dalle sirene inglesi e spagnole (Real Madrid e le due squadre di Manchester sono sempre alla finestra), sembra ormai deciso: restera' a Milano fino al 2014, come il suo connazionale Julio Cesar. 'Praticamente e' gia' stato fatto. In linea di massima e' quello che noi abbiamo rispettato e l'Inter ha avuto un'attenzione particolare verso di lui'. Caliendo, intervenuto ai microfoni di Calcionews24.net, parla anche di Ederson, altro suo assistito, spesso accostato all'Inter durante il mercato estivo. 'Per adesso diciamo che e' incedibile. L'allenatore non lo vuole cedere, soprattutto finche' il Lione sara' coinvolto nelle Coppe. Tuttavia, e' un discorso che poi si potra' affrontare di nuovo in futuro. Poteva andare all'Inter? Si', ma anche il Milan ha avuto un occhio di riguardo nei suoi confronti'.
ilsole24ore.com
ilsole24ore.com
allenatori
La nazionale? 'Mi piacerebbe' allenare gli azzurri. A dirlo Roberto Mancini, ex allenatore dell'Inter e senza contratti da oltre un anno. Per la sua formazione ideale, vede 'Buffon, Zambrotta, Nesta, Barzagli, Grosso, Pirlo, De Rossi, Gattuso, Cassano, Toni, Totti'. Nell'11 ideale un posto lo trova anche il talento della Samp: 'Cassano e' un fuoriclasse. Avevo chiesto anche a Moratti di comprarlo'. E su dove gli piacerebbe allenare, Mancini non esita: 'In Premier'.
borsaitaliana.it
borsaitaliana.it
calciomercato
Peccato che Massimo Morat ti abbia deciso di non commentare le pa role che Laporta gli ha dedicato nell’in tervista concessa al nostro giornale. Era no parole molto belle, divertenti, rilascia te a pochi giorni da una sfida complicata come quella del Camp Nou. Parole nel segno della distensione, mentre l’Inter sta preparando il viaggio a Barcellona. Ha perso un’occasione, nono stante il prodigarsi del l’ufficio stampa e comu nicazione dell’Inter. Ma fra Moratti e Lapor ta i contatti proseguiranno lo stesso. Co me ha detto il presidente del Barça nella stessa intervista: «Se saranno interessan ti per entrambe le parti, in futuro ci sa ranno sicuramente altre operazioni tra Inter e Barcellona, tra me e Massimo Moratti» . E l’occasione potrebbe arriva re addirittura in anticipo rispetto alle previsioni del presidente catalano. Yaya Tourè sembra clamorosamente vicino ad un addio al pianeta blaugrana. E, tenuto conto degli straordinari rapporti che le gano Laporta e Massimo Moratti, c’è da scommettere che, qualora l’ivoriano do vesse davvero essere ceduto, allora la prima squadra ad essere interpellata sa rebbe proprio l’Inter.
Ma per ché si è arrivati a questa situazione? Colpa di una serie di esclusioni decise da Pep Guardiola che hanno infastidito il centrocampista e quindi il suo entourage, che non ha trovato di meglio che ren dere pubblico il malcontento. «Se il Bar ca non vuole più Yaya allora troveremo un'altra squadra tra le più grandi al mon do - ha dichiarato, senza mezzi termini, Dimitri Seluk l’agente di Tourè -. Capi sco che in una grande squadra ci sia tur nover, ma come è possibile che sia sem pre lo stesso giocatore a restare fuori? Perché Keita ha già giocato 10 partite e Yaya solo 5 (nella Liga, ndr)? Pochi me si fa abbiamo firmato il rinnovo del con tratto. Non contesto le legittime scelte del tecnico, ma allora perché hanno voluto che Yaya prolungasse?».
corrieredellosport.it
Ma per ché si è arrivati a questa situazione? Colpa di una serie di esclusioni decise da Pep Guardiola che hanno infastidito il centrocampista e quindi il suo entourage, che non ha trovato di meglio che ren dere pubblico il malcontento. «Se il Bar ca non vuole più Yaya allora troveremo un'altra squadra tra le più grandi al mon do - ha dichiarato, senza mezzi termini, Dimitri Seluk l’agente di Tourè -. Capi sco che in una grande squadra ci sia tur nover, ma come è possibile che sia sem pre lo stesso giocatore a restare fuori? Perché Keita ha già giocato 10 partite e Yaya solo 5 (nella Liga, ndr)? Pochi me si fa abbiamo firmato il rinnovo del con tratto. Non contesto le legittime scelte del tecnico, ma allora perché hanno voluto che Yaya prolungasse?».
corrieredellosport.it
L'ex centrocampista del Portogallo, Sergio Conceição, ha annunciato, tramite il sito del PAOK Salonicco, club greco con il quale gioca, che smetterà di giocare per diventare direttore sportivo del club.
Conceiçao, 35 anni domani, ha dunque accettato l'offerta del presidente del club, Vasileios Pagonis. In carriera ha giocato anche per Porto, Lazio, Parma e Inter.
calciomercato.com
Conceiçao, 35 anni domani, ha dunque accettato l'offerta del presidente del club, Vasileios Pagonis. In carriera ha giocato anche per Porto, Lazio, Parma e Inter.
calciomercato.com
calciomercato
L'Inter continua a vincere, ma non rinuncia a pensare al futuro. Gli uomini di mercato nerazzurri sembrano infatti molto attivi, focalizzati sull'obiettivo già inseguito quest'estate: ringiovanire una rosa la cui età media inizia a essere abbastanza elevata. Obiettivo non troppo raggiunto con l'arrivo di giocatori importanti, ma certo non giovanissimi, come Lucio e Milito, o di altri già logorati da una carriera segnata da infortuni vari, come Thiago Motta.
IL NUOVO SAMUEL - Da questo punto di vista, la priorità è senz'altro la difesa, sulla cui tenuta pesano gli anni di giocatori come il già citato Lucio, Cordoba e Samuel. Gli occhi di Branca e soci sono puntati in particolare su Nicolas Otamendi, 21 anni, difensore del Velez Sarsfield, attualmente sesto nella classifica del Torneo di Apertura, a 5 punti dalla coppia di testa formata da Banfield e Newell's Old Boys. Giocatore dal fisico imponente e dai piedi raffinati, può giocare sia centrale che a destra, e sta vivendo un'altra stagione importante che l'ha già portato a vestire la maglia della Nazionale di Maradona. Tanto da essere nel mirino di molti club, in particolare spagnoli. Il Real avrebbe già strappato un'opzione per la prossima stagione, senza spaventarsi troppo di fronte alla richiesta di 15 milioni avanzata dal presidente del Velez, Raffaini. Gli emissari nerazzurri però non disperano, sicuri di poter contare sul pressing operato sul giovane difensore dalla colonia argentina già insediata a Milano. Ruolo importante in tal senso potrebbe avere Samuel, da sempre idolo del giovane Otamendi.
FARI PUNTATI ANCHE SUL BRASILE - L'altro nome seguito dagli emissari di Moratti, per il reparto arretrato, è quello di Miranda, già dato per vicino alla Fiorentina la scorsa estate. Il centale del San Paolo, 25 anni, ha un prezzo più abbordabile rispetto al collega argentino, attorno ai 10 milioni di euro, e quelle capacità tecniche in fase di costruzione dell'azione che tanto piacciono a Mourinho. Sempre nel San Paolo, si guarda con attenzione anche a Hernanes, talentuoso fantasista del San Paolo già seguito dal Milan. L'età, 24 anni, è quella giusta per ringiovanire un reparto che fa i conti con l'anagrafe di Zanetti, Vieira e Stankovic, e le bocciature ormai definitive di Quaresma e Mancini. Il costo potrebbe aggirarsi sui 15 milioni di euro, cifra non mostruosa per chi lo scorso anno venne nominato miglior giocatore del campionato brasiliano
PER PANDEV E' FATTA? SI', PERO'... - Per l'attacco, il nome più immediato è sempre quello di Goran Pandev. L'operazione è data ormai per chiusa, con un accordo tra le due società che prevede il pagamento di 4 milioni, più qualche comproprietà da definire, per il cartellino del macedone, in arrivo a gennaio. Nelle ultime ore si registra però un intoppo burocratico che potrebbe far slittare i tempi. Ieri, infatti, il presidente del collegio arbitrale nominato presso la Lega calcio, Sergio De Felice, chiamato a dirimere la vertenza tra il giocatore e la società di Lotito, ha rinunciato all'incarico. Colpa dell'allungamento dei tempi del processo dovuta all'assenza, nella seduta fissata per lunedì scorso, dell'arbitro nominato dalla Lazio. Si riparte quindi da capo, con l'esigenza di trovare innanzi tutto un nuovo presidente. Con i tempi della giustizia nel nostro paese, il processo potrebbe quindi riprendere fra una settimana, ma anche fra un mese, facendo così slittare la data prevista per la fine del contenzioso, fine anno. E se il tutto non si chiudesse entro metà gennaio, l'Inter potrebbe essere costretta a guardare altrove per trovare il sostituto di Eto'o, atteso a gennaio dalla Coppa d'Africa.
it.eurosport.yahoo.com
IL NUOVO SAMUEL - Da questo punto di vista, la priorità è senz'altro la difesa, sulla cui tenuta pesano gli anni di giocatori come il già citato Lucio, Cordoba e Samuel. Gli occhi di Branca e soci sono puntati in particolare su Nicolas Otamendi, 21 anni, difensore del Velez Sarsfield, attualmente sesto nella classifica del Torneo di Apertura, a 5 punti dalla coppia di testa formata da Banfield e Newell's Old Boys. Giocatore dal fisico imponente e dai piedi raffinati, può giocare sia centrale che a destra, e sta vivendo un'altra stagione importante che l'ha già portato a vestire la maglia della Nazionale di Maradona. Tanto da essere nel mirino di molti club, in particolare spagnoli. Il Real avrebbe già strappato un'opzione per la prossima stagione, senza spaventarsi troppo di fronte alla richiesta di 15 milioni avanzata dal presidente del Velez, Raffaini. Gli emissari nerazzurri però non disperano, sicuri di poter contare sul pressing operato sul giovane difensore dalla colonia argentina già insediata a Milano. Ruolo importante in tal senso potrebbe avere Samuel, da sempre idolo del giovane Otamendi.
FARI PUNTATI ANCHE SUL BRASILE - L'altro nome seguito dagli emissari di Moratti, per il reparto arretrato, è quello di Miranda, già dato per vicino alla Fiorentina la scorsa estate. Il centale del San Paolo, 25 anni, ha un prezzo più abbordabile rispetto al collega argentino, attorno ai 10 milioni di euro, e quelle capacità tecniche in fase di costruzione dell'azione che tanto piacciono a Mourinho. Sempre nel San Paolo, si guarda con attenzione anche a Hernanes, talentuoso fantasista del San Paolo già seguito dal Milan. L'età, 24 anni, è quella giusta per ringiovanire un reparto che fa i conti con l'anagrafe di Zanetti, Vieira e Stankovic, e le bocciature ormai definitive di Quaresma e Mancini. Il costo potrebbe aggirarsi sui 15 milioni di euro, cifra non mostruosa per chi lo scorso anno venne nominato miglior giocatore del campionato brasiliano
PER PANDEV E' FATTA? SI', PERO'... - Per l'attacco, il nome più immediato è sempre quello di Goran Pandev. L'operazione è data ormai per chiusa, con un accordo tra le due società che prevede il pagamento di 4 milioni, più qualche comproprietà da definire, per il cartellino del macedone, in arrivo a gennaio. Nelle ultime ore si registra però un intoppo burocratico che potrebbe far slittare i tempi. Ieri, infatti, il presidente del collegio arbitrale nominato presso la Lega calcio, Sergio De Felice, chiamato a dirimere la vertenza tra il giocatore e la società di Lotito, ha rinunciato all'incarico. Colpa dell'allungamento dei tempi del processo dovuta all'assenza, nella seduta fissata per lunedì scorso, dell'arbitro nominato dalla Lazio. Si riparte quindi da capo, con l'esigenza di trovare innanzi tutto un nuovo presidente. Con i tempi della giustizia nel nostro paese, il processo potrebbe quindi riprendere fra una settimana, ma anche fra un mese, facendo così slittare la data prevista per la fine del contenzioso, fine anno. E se il tutto non si chiudesse entro metà gennaio, l'Inter potrebbe essere costretta a guardare altrove per trovare il sostituto di Eto'o, atteso a gennaio dalla Coppa d'Africa.
it.eurosport.yahoo.com
Calciatori
Più di un dribbling di Ronaldinho o un faccia a faccia con Zidane, c’è solo una domanda che lascia un po’ di imbarazzo in Marco Materazzi: “Motociclista o calciatore: quale delle due è una vita più spericolata?”. Matrix ci pensa, riflette qualche secondo in più, poi risponde: “Andare in moto è molto più spericolato sia di giocare a calcio che di vivere in questo mondo che pure va velocissimo”.
VORREI MA NON POSSO — Materazzi arriva alla Fiera del motociclo di Milano subito dopo l’ora di pranzo. Ospite al padiglione numero 2, nello stand di Mv Agusta. Marco è molto più di un appassionato di moto: “Dire che ho la passione per le due ruote è poco – spiega all’interno del box di Mv Agusta – sono affascinato dal mondo dei motori, e dalle due ruote in particolare”. Il feeling con Mv Agusta è nato dopo la vittoria al Mondiale in Germania nel 2006: la casa motociclistica italiana regalò a lui, e a tutti i calciatori campioni del Mondo, una Brutale modello Italia. Nel garage di casa Materazzi non è l’unica moto parcheggiata: c’è anche una Mv Agusta Brutale 1078, due Harley-Davidson e un prototipo da strada della Yamaha con cui vale vince in pista. Firmata proprio da Valentino Rossi. “Le moto mi piacciono, le guardo, le ammiro, vorrei salirci, ma per ora non posso: per motivi contrattuali. Posso solo collezionarle”. Materazzi fa il giro dello stand Mv Agusta, e apprezza la nuova F4, unica moto sulla quale si siede e si fa fotografare. “E’ bellissima, me gusta!”, commenta. Matrix non si nasconde, e svela: “Quando smetterò di giocare a calcio, inizierò a andare in moto. Nonostante sia bello grosso, e non piccoletto come i piloti professionisti, mi vedo in futuro a girare in pista. Ma senza agonismo, almeno all’inizio. Vedremo cosa si prova”.
SENZA FRENI — Materazzi va a tutto gas. E non solo sull’argomento moto. Anche quando parla di calcio. Se gli chiedi chi è più forte tra la Juventus e l’Inter per la corsa allo scudetto, lui risponde così: “Sicuramente la Juve – usa l’arma dell’ironia e lo si capirà dopo pochi secondi –. Loro hanno più qualità, più fantasia, ma vinceremo tutto noi”. Torna subito serio: “Scherzo, naturalmente l’Inter è molto più forte, poi gli altri dicano quello che vogliono”. Non c’è solo Juve, Materazzi risponde a distanza anche all’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, che negli ultimi giorni aveva dichiarato: “Non capisco come un titolo nazionale possa essere più importante di uno europeo”. Il riferimento è evidente al derby dei titoli, giocato a distanza, tra Inter e Milan. Materazzi replica: “Se la pensano così, ci diano allora qualche scudetto: me li prenderei volentieri. Per me tutto è importante, ogni titolo vinto ha la sua importanza: anche la coppa Italia è molto importante”.
PENSIERI D'AZZURRO — In mezzo alle moto, tutti lo chiamano. Fan ovunque che chiedono autografi e foto con lui. E’ uno degli eroi di Berlino: nessuno che ricordi i suoi gol nell’avventura mondiale, ma tutti a complimentarsi per la testata di Zidane. Oggi Materazzi è fuori dal gruppo azzurro, un’esperienza, quella della Nazionale, ormai chiusa. “Non faccio più parte del gruppo – dice – è naturale che non posso farne parte, perché mi manca il presupposto fondamentale: giocare nel mio club. Con la Nazionale è stato bellissimo, ma questo gruppo che sta costruendo Lippi è altrettanto forte e vedrete che in Sudafrica saprà farsi valere, e difendere il titolo mondiale”.
gazzetta.it
VORREI MA NON POSSO — Materazzi arriva alla Fiera del motociclo di Milano subito dopo l’ora di pranzo. Ospite al padiglione numero 2, nello stand di Mv Agusta. Marco è molto più di un appassionato di moto: “Dire che ho la passione per le due ruote è poco – spiega all’interno del box di Mv Agusta – sono affascinato dal mondo dei motori, e dalle due ruote in particolare”. Il feeling con Mv Agusta è nato dopo la vittoria al Mondiale in Germania nel 2006: la casa motociclistica italiana regalò a lui, e a tutti i calciatori campioni del Mondo, una Brutale modello Italia. Nel garage di casa Materazzi non è l’unica moto parcheggiata: c’è anche una Mv Agusta Brutale 1078, due Harley-Davidson e un prototipo da strada della Yamaha con cui vale vince in pista. Firmata proprio da Valentino Rossi. “Le moto mi piacciono, le guardo, le ammiro, vorrei salirci, ma per ora non posso: per motivi contrattuali. Posso solo collezionarle”. Materazzi fa il giro dello stand Mv Agusta, e apprezza la nuova F4, unica moto sulla quale si siede e si fa fotografare. “E’ bellissima, me gusta!”, commenta. Matrix non si nasconde, e svela: “Quando smetterò di giocare a calcio, inizierò a andare in moto. Nonostante sia bello grosso, e non piccoletto come i piloti professionisti, mi vedo in futuro a girare in pista. Ma senza agonismo, almeno all’inizio. Vedremo cosa si prova”.
SENZA FRENI — Materazzi va a tutto gas. E non solo sull’argomento moto. Anche quando parla di calcio. Se gli chiedi chi è più forte tra la Juventus e l’Inter per la corsa allo scudetto, lui risponde così: “Sicuramente la Juve – usa l’arma dell’ironia e lo si capirà dopo pochi secondi –. Loro hanno più qualità, più fantasia, ma vinceremo tutto noi”. Torna subito serio: “Scherzo, naturalmente l’Inter è molto più forte, poi gli altri dicano quello che vogliono”. Non c’è solo Juve, Materazzi risponde a distanza anche all’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, che negli ultimi giorni aveva dichiarato: “Non capisco come un titolo nazionale possa essere più importante di uno europeo”. Il riferimento è evidente al derby dei titoli, giocato a distanza, tra Inter e Milan. Materazzi replica: “Se la pensano così, ci diano allora qualche scudetto: me li prenderei volentieri. Per me tutto è importante, ogni titolo vinto ha la sua importanza: anche la coppa Italia è molto importante”.
PENSIERI D'AZZURRO — In mezzo alle moto, tutti lo chiamano. Fan ovunque che chiedono autografi e foto con lui. E’ uno degli eroi di Berlino: nessuno che ricordi i suoi gol nell’avventura mondiale, ma tutti a complimentarsi per la testata di Zidane. Oggi Materazzi è fuori dal gruppo azzurro, un’esperienza, quella della Nazionale, ormai chiusa. “Non faccio più parte del gruppo – dice – è naturale che non posso farne parte, perché mi manca il presupposto fondamentale: giocare nel mio club. Con la Nazionale è stato bellissimo, ma questo gruppo che sta costruendo Lippi è altrettanto forte e vedrete che in Sudafrica saprà farsi valere, e difendere il titolo mondiale”.
gazzetta.it
calciomercato
MILANO, 11 novembre - Sarà probabilmente Goran Pandev il pezzo forte del mercato invernale dell’Inter. Un attaccante seguito e inseguito da tempo, un bomber di razza e di... ritorno che dovrà contribuire allo sprint nerazzurro di fine stagione verso il doppio traguardo scudet to- Champions League. Non sarà facile, però, scardinare l’ostruzio ne della Lazio che attende con an sia (per fine dicembre) ma anche ottimismo la sentenza del Collegio arbitrale riguardo al ruvido contenzioso con lo stesso attaccante macedone che la scorsa estate ha chiesto la rescissione del contrat to in scadenza il 30 giugno 2010. Qualunque sia il verdetto del l’aula del tribunale sportivo, è chiaro che Pandev non conclude rà mai (a dire il vero non l’ha nem meno iniziata...) la sua sesta sta gione consecutiva alla Lazio. An che perchè il presidente Lotito, a maggior ragione se il Collegio Ar bitrale dovesse dargli ragione, si metterebbe nelle condizioni di vendere Pandev già a gennaio per evitare di perderlo definitivamen te il prossimo 30 giugno.
ARNAUTOVIC NON ANDRA' ALLA LAZIO - L’Inter, che a quanto risulta avrebbe già raggiunto da tempo l’accordo con lo stesso Pandev, potrebbe accet tare anche una trattativa per por tarlo subito a Milano. La società nerazzurra è disposta a pagare a quella biancoceleste un indennizzo massimo di 5 milioni di euro con l’aggiunta del prestito di qualche buon giovane. Difficil mente la Lazio potrà ottenere Ar nautovic che l’Inter, prima di po terne disporre anche a livello mercantile, dovrà acquistare a ti tolo definitivo dal Twente versan do 9 milioni di euro al club olande se. Ma Mourinho non appare af fatto convinto (non lo è mai stato, fin dall’annuncio dell’arrivo del bomber austriaco...) di questo ac quisto. Piuttosto Pandev sarà il rinforzo giusto, insieme all’utilizzo quasi a tempo pieno di Balotelli, per compensare la partenza di Eto’o destinato (dal 10 al 31 gen naio) alla Coppa d’Africa con la sua Nazionale camerunense.
GUTI NEL MIRINO - Da Madrid giunge invece notizia che il centrocampista blanco Guti (33 anni), scontento della gestione di Pellegrini, avrebbe telefonato al suo ex-collega Sneijder per inter cedere presso Moratti che qual che anno fa si era interessato a lui. Ma difficilmente Mourinho acco glierebbe nel suo organico un gio catore con un’età così importante. Seguito Galloppa, ma il Parma non sembra propenso a disfarse ne. Quello del prossimo gennaio sa rà per l’Inter un mercato intenso anche sul fronte delle cessioni. Il deludente Quaresma si è final mente reso conto che non c’è più posto per lui. Il suo score persona le di questa prima parte della sta gione è davvero mortificante: nel le ultime otto partite (fra campio nato e Champions League) ha collezionato solo una panchina e il computo generale registra tre so le presenze per un minutaggio di 100' esatti. Lo vogliono Atletico Madrid, Porto e Manchester City.
corrieredellosport.it
ARNAUTOVIC NON ANDRA' ALLA LAZIO - L’Inter, che a quanto risulta avrebbe già raggiunto da tempo l’accordo con lo stesso Pandev, potrebbe accet tare anche una trattativa per por tarlo subito a Milano. La società nerazzurra è disposta a pagare a quella biancoceleste un indennizzo massimo di 5 milioni di euro con l’aggiunta del prestito di qualche buon giovane. Difficil mente la Lazio potrà ottenere Ar nautovic che l’Inter, prima di po terne disporre anche a livello mercantile, dovrà acquistare a ti tolo definitivo dal Twente versan do 9 milioni di euro al club olande se. Ma Mourinho non appare af fatto convinto (non lo è mai stato, fin dall’annuncio dell’arrivo del bomber austriaco...) di questo ac quisto. Piuttosto Pandev sarà il rinforzo giusto, insieme all’utilizzo quasi a tempo pieno di Balotelli, per compensare la partenza di Eto’o destinato (dal 10 al 31 gen naio) alla Coppa d’Africa con la sua Nazionale camerunense.
GUTI NEL MIRINO - Da Madrid giunge invece notizia che il centrocampista blanco Guti (33 anni), scontento della gestione di Pellegrini, avrebbe telefonato al suo ex-collega Sneijder per inter cedere presso Moratti che qual che anno fa si era interessato a lui. Ma difficilmente Mourinho acco glierebbe nel suo organico un gio catore con un’età così importante. Seguito Galloppa, ma il Parma non sembra propenso a disfarse ne. Quello del prossimo gennaio sa rà per l’Inter un mercato intenso anche sul fronte delle cessioni. Il deludente Quaresma si è final mente reso conto che non c’è più posto per lui. Il suo score persona le di questa prima parte della sta gione è davvero mortificante: nel le ultime otto partite (fra campio nato e Champions League) ha collezionato solo una panchina e il computo generale registra tre so le presenze per un minutaggio di 100' esatti. Lo vogliono Atletico Madrid, Porto e Manchester City.
corrieredellosport.it
Calciatori × calciomercato
Il momento complicato di Mario Balotelli e Davide Santon, i due giovanissimi talenti dell'Under 21, è l'argomento del giorno in casa Inter. "Parliamo di due ragazzi molto giovani che sono a inizio carriera e che hanno già dimostrato di poter stare ad alti livelli - commenta a Sky Sport Gabriele Oriali, consulente di mercato nerazzurro -. Stanno attraversando un momento di crescita professionale e umana. Gli interventi da parte nostra e da parte dell'allenatore ci sono per farli crescere, sono ragazzi di prospettiva molto importanti sui quali puntiamo, bisogna che stiano tranquilli e che si meritino di giocare a certi livelli con l'Inter. Consigli? Questo non è un problema, siamo sempre a disposizione per dare consigli che fino a oggi loro accettano molto più che volentieri da gente più esperta. Non c'è nessun problema, non siamo allarmati per quanto sta succedendo".
sport.repubblica.it
sport.repubblica.it
calciomercato
Goran Pandev all’Inter in cambio di Marko Arnautovic e di qualche milione di euro. E’ questa l’idea avanzata oggi dal Corriere dello Sport che sottolinea quale sia la strategia di calciomercato di Claudio Lotito da proporre ai nerazzurri.
Pandev, si sa, vuole ritornare a Milano e ci sarebbe già un accordo di massima tra il giocatore e la società. Ora però si dovrà aspettare l’esito del Collegio Sindacale che sta vagliando l'istanza del macedone. Se Lotito potrà cedere a gennaio il cartellino del giocatore, verrà sicuramente trovata una soluzione con Massimo Moratti, e lungo la direttrice opposta potrebbe muoversi Arnautovic. I rapporti tra le società sono ottimali e difficilmente il patron nerazzurro farà "sgarri" alla Lazio, anche nel caso Pandev riesca a rescindere con i biancocelesti prima di gennaio. Tutto è in divenire ma le prossime settimane saranno decisive per chiudere l’operazione di calciomercato.
ilsussidiario.net
Pandev, si sa, vuole ritornare a Milano e ci sarebbe già un accordo di massima tra il giocatore e la società. Ora però si dovrà aspettare l’esito del Collegio Sindacale che sta vagliando l'istanza del macedone. Se Lotito potrà cedere a gennaio il cartellino del giocatore, verrà sicuramente trovata una soluzione con Massimo Moratti, e lungo la direttrice opposta potrebbe muoversi Arnautovic. I rapporti tra le società sono ottimali e difficilmente il patron nerazzurro farà "sgarri" alla Lazio, anche nel caso Pandev riesca a rescindere con i biancocelesti prima di gennaio. Tutto è in divenire ma le prossime settimane saranno decisive per chiudere l’operazione di calciomercato.
ilsussidiario.net
nazionale
Nel nome di Balotelli, Mourinho potrebbe perdere la panchina dell’Inter e Lippi sprecare un mondiale. Ieri il ct l’ha detta giusta: «Non parlo della sua maturità. Ma quando entra in campo, Balotelli fa cose importanti». Bene, l’ha capito perfino lui. E allora perché non provarlo? Ovvia la risposta: serve alla under 21. Altrettanto banale la replica: non si è mai visto che un giocatore da nazionale sia stato sacrificato alla under, se non per motivi di forza maggiore.
Insomma, sarebbe bene non prendersi in giro. Lippi non ama i tipi alla Cassano e alla Balotelli. Ma, guarda caso, questi sono i giocatori che possono fare la differenza per una squadra monocorde nel gioco e quindi nelle divagazioni d’autore. Mourinho, perlomeno, riesce ad essere coerente nella crociata contro SuperMario e Santon. E quando Moratti gli molla qualche sberletta («Usa Mario come salvataggio») se la prende, ma non te la conta diversa.
Lippi è drasticamente più furbo e te la racconta a modo suo: un elogio ai bamboccioni (condivisibile), ma poi tutti a casa quando ci sono le partite che contano. Ha sprecato il torneo in Sud Africa, cavandone la peggior figura possibile, e oggi si aggrappa a Bearzot («Sostiene cose in sintonia con il mio modo di pensare»), dimenticando che il “vecio” è stato ct di un calcio di quasi trent’anni fa e, quando andò a difendere il titolo mondiale in Messico, fallì per troppo attaccamento alla vecchia guardia e poca fiducia nella gioventù. Sarebbe bello e intrigante che l’odierno ct fosse consequenziale nel parlare, ma spesso gli è riuscito difficile.
È più forte di lui. Considerato che dopo il mondiale lascerà la nazionale e smetterà di allenare, resta poco tempo per vedere e per credere: ovvero credere nella sua fiducia verso i giovani, credere che Balotelli sia nei suoi pensieri di tecnico più che di suiveurs calcistico. Probabilmente lo convocherebbe, ma solo per una squadra virtuale.
Ieri il nostro uomo ha fatto sapere che i giochi sono quasi fatti e che sta tirando le somme del gruppo da portare in Sud Africa: alcune esclusioni sono definitive (Cassano), altre quasi (Quagliarella?), i bamboccioni saranno pochi e, comunque, dovranno giocare nelle rispettive squadre (Santon può solo chiedere di cambiare società). Spiega, allargando i confini del discorso, che se i giovani non sono pronti, va addossata colpa a chi non li ha voluti, nel calcio come nella vita. Nel calcio è l’ulteriore bacchettata al Mourinho-pensiero, ma anche a se stesso. Inutile propinare numeri e nomi: l’Italia torna al mondiale con la difesa di quattro anni fa. E Chiellini, al posto di Nesta, non è garanzia assoluta. Il centrocampo molto simile, l’attacco quasi. I giovani saranno pochi e con predisposizione alla panca.
Se Lippi non racconta storie, convochi Balotelli e lo faccia giocare o se lo tenga per momenti importanti. In Italia il talento che fa la differenza lo possiedono in pochi. Tutti conoscono nomi e qualità. Se poi il ct vuol raccontare la favola di Calimero e i sette nani, faccia pure. Ma non prenda in giro i giovani.
ilgiornale.it
Insomma, sarebbe bene non prendersi in giro. Lippi non ama i tipi alla Cassano e alla Balotelli. Ma, guarda caso, questi sono i giocatori che possono fare la differenza per una squadra monocorde nel gioco e quindi nelle divagazioni d’autore. Mourinho, perlomeno, riesce ad essere coerente nella crociata contro SuperMario e Santon. E quando Moratti gli molla qualche sberletta («Usa Mario come salvataggio») se la prende, ma non te la conta diversa.
Lippi è drasticamente più furbo e te la racconta a modo suo: un elogio ai bamboccioni (condivisibile), ma poi tutti a casa quando ci sono le partite che contano. Ha sprecato il torneo in Sud Africa, cavandone la peggior figura possibile, e oggi si aggrappa a Bearzot («Sostiene cose in sintonia con il mio modo di pensare»), dimenticando che il “vecio” è stato ct di un calcio di quasi trent’anni fa e, quando andò a difendere il titolo mondiale in Messico, fallì per troppo attaccamento alla vecchia guardia e poca fiducia nella gioventù. Sarebbe bello e intrigante che l’odierno ct fosse consequenziale nel parlare, ma spesso gli è riuscito difficile.
È più forte di lui. Considerato che dopo il mondiale lascerà la nazionale e smetterà di allenare, resta poco tempo per vedere e per credere: ovvero credere nella sua fiducia verso i giovani, credere che Balotelli sia nei suoi pensieri di tecnico più che di suiveurs calcistico. Probabilmente lo convocherebbe, ma solo per una squadra virtuale.
Ieri il nostro uomo ha fatto sapere che i giochi sono quasi fatti e che sta tirando le somme del gruppo da portare in Sud Africa: alcune esclusioni sono definitive (Cassano), altre quasi (Quagliarella?), i bamboccioni saranno pochi e, comunque, dovranno giocare nelle rispettive squadre (Santon può solo chiedere di cambiare società). Spiega, allargando i confini del discorso, che se i giovani non sono pronti, va addossata colpa a chi non li ha voluti, nel calcio come nella vita. Nel calcio è l’ulteriore bacchettata al Mourinho-pensiero, ma anche a se stesso. Inutile propinare numeri e nomi: l’Italia torna al mondiale con la difesa di quattro anni fa. E Chiellini, al posto di Nesta, non è garanzia assoluta. Il centrocampo molto simile, l’attacco quasi. I giovani saranno pochi e con predisposizione alla panca.
Se Lippi non racconta storie, convochi Balotelli e lo faccia giocare o se lo tenga per momenti importanti. In Italia il talento che fa la differenza lo possiedono in pochi. Tutti conoscono nomi e qualità. Se poi il ct vuol raccontare la favola di Calimero e i sette nani, faccia pure. Ma non prenda in giro i giovani.
ilgiornale.it
Calciatori
Julio Cesar ha rinnovato con l'Inter fino al 30 giugno 2014. Lo ha annunciato il club nerazzurro. "E adesso voglio festeggiare con tante nuove vittorie", dice il portiere brasiliano sul sito dell'Inter al termine della riunione con il vice presidente Rinado Ghelfi e il direttore tecnico Marco Branca. L'accordo formalizzato oggi sará depositato ni prossimi giorno negli uffici della Lega. "Sono molto contento e ringrazio il presidente Moratti e tutta la societá", prosegue Julio Cesar, in partenza dall'Italia per rispondere alla convocazione della nazionale brasiliana. "Con l'Inter ho giá vinto tanto, ma la nostra forza è continuare a lavorare per raggiungere tanti nuovi traguardi".
IN CERCA DEL SUDAFRICA — Nell'Inter, intanto, c'è chi cerca il pass mondiale, c'è chi si rifugia fra le braccia del c.t. per sfuggire a un clima piuttosto teso con l'allenatore, c'è chi starà attento a non farsi male e chi a convincere il selezionatore che fino ad oggi si era davvero sbagliato. Tredici nerazzurri in giro per il mondo per gli impegni con le nazionali. Qualcuno sarà sotto stretta osservazione. Il discorso non coinvolge la nazionale di Lippi (nessun convocato nerazzurro), ma in questo doppio turno c'è chi ancora cerca un biglietto per il Sudafrica. E' il caso di Sameul Eto'o, che sabato sarà in Marocco per l'ultima gara del girone A africano: dovrà difendere un punto di vantaggio in classifica sul Gabon, a sua volta impegnato in Togo. Il tutto magari senza ricadute sul piede infortunato. Ma anche nei playoff europei c'è una rappresentanza interista: è quella di René Khrin, classe 1990 ma nel gruppo della Slovenia che proverà a opporre resistenza alla Russia di Hiddink (sabato a Mosca, mercoledì a Maribor). Krhin ha debuttato lo scorso settembre in amichevole e giocato uno spezzone della gara di qualificazione contro San Marino, a metà ottobre. Non parte fra i titolari, ma essere lì, a 19 anni, è già un bel segnale. Gara di qualificazione anche per Muntari (Ghana-mali, domenica), ma le Black Stars sono già qualificate.
IN CERCA DI RISCATTO — Per qualcuno la sosta è arrivata provvidenziale: è il caso di Mario Balotelli e Davide Santon. I due "bambini" per motivi diversi sono recentemente finiti fra i "cattivi" nelle liste di Mourinho. Con l'Under 21 di Casiraghi, che in due partite (in Ungheria e Lussemburgo) ha bisogno di sei punti per credere all'Europeo 2011, ritornano centrali nel progetto e "fondamentali" per l'allenatore. Ora tocca a loro rispondere sul campo: anche Mou si rallegrerà di ritrovare i due con fiducia e morale rinfrancati.
IN CERCA DI UNA MAGLIA — Può sembrare una assurdità, ma Esteban Cambiasso deve ancora convincere qualcuno: in particolare Diego Armando Maradona, che lo ha chiamato per la prima volta nella sua gestione (ok, ha contribuito anche qualche infortunio) e che inizialmente non lo vedeva fra i convocabili per il Mondiale (così come Javier Zanetti). Complice l'assenza di Veron, Cambiasso potrebbe anche partire titolare contro la Spagna (a Madrid): si gioca con Gago una maglia, vicino all'intoccabile Mascherano.
EVITARE INFORTUNI — Per gli altri, gli impegni sono meno "pregnanti" e si tratterà soprattutto di evitare infortuni. E' il caso soprattutto di Wesley Sneijder, impegnato contro gli azzurri sabato e poi in Olanda contro il Paraguay. In casa interista si spera che il c.t. van Marwijk non abusi dei muscoli dell'eroe di Kiev. Sotto osservazione anche Chivu, non al meglio ma fra i romeni impegnati con l Polonia. Remunerativa (per la federazione) tournée araba per i brasiliani Julio Cesar, Maicon e Lucio (con l'Inghilterra a Doha, poi in Oman contro i locali), lavoro in vista del Sudafrica per Stankovic (Irlanda del Nord-Serbia) e Suazo (Honduras-Lituania e Honduras-Perù).
La Gazzetta dello Sport
IN CERCA DEL SUDAFRICA — Nell'Inter, intanto, c'è chi cerca il pass mondiale, c'è chi si rifugia fra le braccia del c.t. per sfuggire a un clima piuttosto teso con l'allenatore, c'è chi starà attento a non farsi male e chi a convincere il selezionatore che fino ad oggi si era davvero sbagliato. Tredici nerazzurri in giro per il mondo per gli impegni con le nazionali. Qualcuno sarà sotto stretta osservazione. Il discorso non coinvolge la nazionale di Lippi (nessun convocato nerazzurro), ma in questo doppio turno c'è chi ancora cerca un biglietto per il Sudafrica. E' il caso di Sameul Eto'o, che sabato sarà in Marocco per l'ultima gara del girone A africano: dovrà difendere un punto di vantaggio in classifica sul Gabon, a sua volta impegnato in Togo. Il tutto magari senza ricadute sul piede infortunato. Ma anche nei playoff europei c'è una rappresentanza interista: è quella di René Khrin, classe 1990 ma nel gruppo della Slovenia che proverà a opporre resistenza alla Russia di Hiddink (sabato a Mosca, mercoledì a Maribor). Krhin ha debuttato lo scorso settembre in amichevole e giocato uno spezzone della gara di qualificazione contro San Marino, a metà ottobre. Non parte fra i titolari, ma essere lì, a 19 anni, è già un bel segnale. Gara di qualificazione anche per Muntari (Ghana-mali, domenica), ma le Black Stars sono già qualificate.
IN CERCA DI RISCATTO — Per qualcuno la sosta è arrivata provvidenziale: è il caso di Mario Balotelli e Davide Santon. I due "bambini" per motivi diversi sono recentemente finiti fra i "cattivi" nelle liste di Mourinho. Con l'Under 21 di Casiraghi, che in due partite (in Ungheria e Lussemburgo) ha bisogno di sei punti per credere all'Europeo 2011, ritornano centrali nel progetto e "fondamentali" per l'allenatore. Ora tocca a loro rispondere sul campo: anche Mou si rallegrerà di ritrovare i due con fiducia e morale rinfrancati.
IN CERCA DI UNA MAGLIA — Può sembrare una assurdità, ma Esteban Cambiasso deve ancora convincere qualcuno: in particolare Diego Armando Maradona, che lo ha chiamato per la prima volta nella sua gestione (ok, ha contribuito anche qualche infortunio) e che inizialmente non lo vedeva fra i convocabili per il Mondiale (così come Javier Zanetti). Complice l'assenza di Veron, Cambiasso potrebbe anche partire titolare contro la Spagna (a Madrid): si gioca con Gago una maglia, vicino all'intoccabile Mascherano.
EVITARE INFORTUNI — Per gli altri, gli impegni sono meno "pregnanti" e si tratterà soprattutto di evitare infortuni. E' il caso soprattutto di Wesley Sneijder, impegnato contro gli azzurri sabato e poi in Olanda contro il Paraguay. In casa interista si spera che il c.t. van Marwijk non abusi dei muscoli dell'eroe di Kiev. Sotto osservazione anche Chivu, non al meglio ma fra i romeni impegnati con l Polonia. Remunerativa (per la federazione) tournée araba per i brasiliani Julio Cesar, Maicon e Lucio (con l'Inghilterra a Doha, poi in Oman contro i locali), lavoro in vista del Sudafrica per Stankovic (Irlanda del Nord-Serbia) e Suazo (Honduras-Lituania e Honduras-Perù).
La Gazzetta dello Sport
Moratti × Serie A
Massimo Moratti non ci sta. E alle accuse di Ranieri all'Inter di aver picchiato un po' troppo e all'arbitro di aver tollerato i «falli sistematici dei nerazzurri» replica: «Ho sentito al volo qualche dichiarazione di Ranieri - spiega il patron nerazzurro - sembra un po' uno sfogo così, un po' strano... però non ritengo che sia stata una partita di questo genere. È un'accusa un po' antipatica perchè vuole dare una caratteristica che non abbiamo». LA PARTITA - Poi Moratti si è focalizzato sulla gara di domenica: «Non è un risultato pessimo, vista la partita. Credo ci sia stata un po' di stanchezza in tutte e due le squadre, non è stata una grande partita». Il presidente dell'Inter poi aggiunge: «Dispiace non aver vinto ma per com'è andata la partita credo sinceramente sia stato un punto normale, poi è un po' di anni che non vinciamo contro la Roma e poi ci dice bene alla fine quindi..». C'è anche un po' di scaramanzia nel numero uno nerazzurro, che poi spiega le dichiarazioni di Mourinho, il quale domenica, nel dopo partita, ha criticato la prestazione del giovane attaccante Balotelli: «Magari psicologicamente per lui è una specie di salvataggio - dice sorridendo Moratti - comunque credo che lo faccia sempre per mettere in condizione Balotelli di capire, e lo ha detto anche, che col talento che ha può fare molto di più». Massimo Moratti assolve comunque l'attaccante: «Comunque ha fatto quel che bisognava fare nel secondo tempo per vivacizzare un po' l'attacco».
TOTTI - A smorzare le accuse di Ranieri all'Inter è però intervenuto il capitano della Roma Francesco Totti per il quale l gioco dell'Inter domenica è stato duro, «ma questo fa parte del calcio». «Sì, rivedendo la partita, ci sono stati parecchi falli abbastanza duri - ha detto ancora Totti ai microfoni di Sky -. Però, questo fa parte del calcio. Sappiamo che quando giochiamo contro le grandi squadre può succedere di tutto». Per il capitano giallorosso il campionato «è sempre stato aperto, anche perchè ci sono ancora tantissime partite a disposizione. Anche se l'Inter avesse vinto contro di noi, penso che il campionato sarebbe sempre stato aperto. Siamo riusciti a fermare una delle pretendenti allo scudetto e siamo contenti della prestazione».
TOTTI - A smorzare le accuse di Ranieri all'Inter è però intervenuto il capitano della Roma Francesco Totti per il quale l gioco dell'Inter domenica è stato duro, «ma questo fa parte del calcio». «Sì, rivedendo la partita, ci sono stati parecchi falli abbastanza duri - ha detto ancora Totti ai microfoni di Sky -. Però, questo fa parte del calcio. Sappiamo che quando giochiamo contro le grandi squadre può succedere di tutto». Per il capitano giallorosso il campionato «è sempre stato aperto, anche perchè ci sono ancora tantissime partite a disposizione. Anche se l'Inter avesse vinto contro di noi, penso che il campionato sarebbe sempre stato aperto. Siamo riusciti a fermare una delle pretendenti allo scudetto e siamo contenti della prestazione».
news
Il campionato italiano è "sempre insidioso" e la lotta per lo scudetto "è sempre aperta" ma Luciano Spalletti continua a pensare che l'Inter "è la squadra più forte di tutte". A Milano per partecipare al consiglio dell'Assoallenatori, l'ex tecnico della Roma ha fatto solo elogi anche a Josè Mourinho che "è un grande allenatore che trasmette cose importanti e la sua squadra rispecchia la sua personalità". Per quanto riguarda il suo futuro, Spalletti ha ribadito di aver ricevuto "un'offerta importante" dallo Zenit San Pietroburgo ma "il campionato in Russia sta ancora finendo, c'è un allenatore che sta lavorando e quindi vediamo. Io sto bene così - ha proseguito - se posso allenerò ancora per tre-quattro anni ma posso anche stare a guardare".
sport.repubblica.it
sport.repubblica.it
Serie A
L' Inter viene bloccata 1-1 a San Siro da un'ottima Roma e consente a Juventus e Milan di mantenere viva la classifica. I bianconeri hanno travolto 5-2 'Atalanta nell'anticipo a Bergamo e i rossoneri 2-1 all'Olimpico sulla Lazio. La Sampdoria cede di schianto a Cagliari e viene raggiunta al quarto posto dalla Fiorentina, vittoriosa a Udine. Salgono Parma e Genoa, vincenti su Chievo e Siena. Bene anche il Bari (battuto il Livorno) che affianca il Napoli (pari a Catania nell'anticipo). Nella zona bassa della classifica tre punti importanti del Bologna che ha superato il Palermo. Si torna in campo sabato 21 e domenica 22, dopo la pausa per le amichevoli della Nazionale.
L'INTER. Nonostante le assenze, alle quali si somma De Rossi che esce al 34' della prima frazione per infortunio (frattura allo zigomo destro dopo un contatto con Vieira, dovrà essre operato), la Roma disputa un'ottima partita a San Siro e ferma l'Inter sull'1-1. In gol Vucinic, con un preciso colpo di testa al 13' che batte Julio Cesar, pareggio di Eto'o al 3' della ripresa.
IL MILAN E LE ALTRE. E questa volta non solo sui campi da gioco d'Europa, nella giornata in cui sono stati usati i nuovi palloni Total 90 Ascente Hi-Vis della Nike, un gol di Thiago Silva e uno di Pato condannano la Lazio e, salvo sorprese, segnano il destino di Davide Ballardini, la cui panchina in questo momento è appesa ad un filo sottilissimo, che rischia di spezzarsi da un momento all'altro. In auge anche la Fiorentina, che aggancia una Sampdoria in vistoso calo, sconfitta a Cagliari dal micidiale uno-due firmato Conti-Matri. I doriani non solo non riescono più a vincere, ma si stanno abituando alle sconfitte. Un chiaro segnale di stanchezza della squadra di Gigi Del Neri che comunque rimane al quarto posto. Del Neri lamenta torti arbitrali e chiarisce: "Nelle ultime tre partite in trasferta abbiamo giocato a lungo in inferiorità numerica. La mia squadra, mi sembra evidente, è penalizzata". I viola di Prandelli, invece, vincono ad Udine grazie ancora una volta al peruviano Vargas, giocatore prima solo duttile, adesso anche decisivo in diverse circostanze. Vola anche il Parma che rinuncia per infortunio a Paloschi, ma trova due bomber d'eccezione come Zaccardo e Lanzafame. La sfida del Tardini fra Guidolin e l'ex allievo nel Vicenza, Mimmo Di Carlo, è avvincente fino alla fine (per merito degli scaligeri), ma alla fine va al più forte. Se una genovese piange, in vista del derby della Lanterna, un'altra ride: è il Genoa di Gasparini che ha demolito il Siena già nel primo tempo e nella ripresa gli ha rifilato il colpo del ko. A Marassi finisce 4-2, ed è la partita finora più prolifica di una domenica ricca di gol: in attesa di Inter-Roma, e compresa la goleada Juve di ieri, la serie A ha infilato in rete già 26 volte il nuovo Total 90 della Nike, pallone ufficiale del campionato che ha fatto il suo esordio oggi. Anche il Bari continua a stupire, e stavolta basta un gol: ne sa qualcosa il Livorno di Cosmi che si è arreso alla formazione di Ventura, sempre pimpante ed in grado di offrire scampoli di bel gioco. Respira il Bologna, che ridimensiona il Palermo di Zenga, rifilandogli un 3-1 in memoria del suo attaccante degli anni '70. Stefano Chiodi. I felsinei compiono un bel passo avanti in classifica in chiave-salvezza e riprendono a sperare.
unionesarda.ilsole24ore.com
L'INTER. Nonostante le assenze, alle quali si somma De Rossi che esce al 34' della prima frazione per infortunio (frattura allo zigomo destro dopo un contatto con Vieira, dovrà essre operato), la Roma disputa un'ottima partita a San Siro e ferma l'Inter sull'1-1. In gol Vucinic, con un preciso colpo di testa al 13' che batte Julio Cesar, pareggio di Eto'o al 3' della ripresa.
IL MILAN E LE ALTRE. E questa volta non solo sui campi da gioco d'Europa, nella giornata in cui sono stati usati i nuovi palloni Total 90 Ascente Hi-Vis della Nike, un gol di Thiago Silva e uno di Pato condannano la Lazio e, salvo sorprese, segnano il destino di Davide Ballardini, la cui panchina in questo momento è appesa ad un filo sottilissimo, che rischia di spezzarsi da un momento all'altro. In auge anche la Fiorentina, che aggancia una Sampdoria in vistoso calo, sconfitta a Cagliari dal micidiale uno-due firmato Conti-Matri. I doriani non solo non riescono più a vincere, ma si stanno abituando alle sconfitte. Un chiaro segnale di stanchezza della squadra di Gigi Del Neri che comunque rimane al quarto posto. Del Neri lamenta torti arbitrali e chiarisce: "Nelle ultime tre partite in trasferta abbiamo giocato a lungo in inferiorità numerica. La mia squadra, mi sembra evidente, è penalizzata". I viola di Prandelli, invece, vincono ad Udine grazie ancora una volta al peruviano Vargas, giocatore prima solo duttile, adesso anche decisivo in diverse circostanze. Vola anche il Parma che rinuncia per infortunio a Paloschi, ma trova due bomber d'eccezione come Zaccardo e Lanzafame. La sfida del Tardini fra Guidolin e l'ex allievo nel Vicenza, Mimmo Di Carlo, è avvincente fino alla fine (per merito degli scaligeri), ma alla fine va al più forte. Se una genovese piange, in vista del derby della Lanterna, un'altra ride: è il Genoa di Gasparini che ha demolito il Siena già nel primo tempo e nella ripresa gli ha rifilato il colpo del ko. A Marassi finisce 4-2, ed è la partita finora più prolifica di una domenica ricca di gol: in attesa di Inter-Roma, e compresa la goleada Juve di ieri, la serie A ha infilato in rete già 26 volte il nuovo Total 90 della Nike, pallone ufficiale del campionato che ha fatto il suo esordio oggi. Anche il Bari continua a stupire, e stavolta basta un gol: ne sa qualcosa il Livorno di Cosmi che si è arreso alla formazione di Ventura, sempre pimpante ed in grado di offrire scampoli di bel gioco. Respira il Bologna, che ridimensiona il Palermo di Zenga, rifilandogli un 3-1 in memoria del suo attaccante degli anni '70. Stefano Chiodi. I felsinei compiono un bel passo avanti in classifica in chiave-salvezza e riprendono a sperare.
unionesarda.ilsole24ore.com
Calciatori × Serie A
Dejan Stankovic, centrocampista dell'Inter, commenta l'1-1 con la Roma. "Abbiamo fatto una partita, si può anche pareggiare, ci sono sempre tre risultati in ballo - dice il nerazzurro ai microfoni di Sky Sport -. Abbiamo affrontato una Roma che nel primo tempo era molto corta e faceva bene le ripartenze. Il gol di Vucinic è spettacolare ma è stato anche un po' fortunato. Nel secondo tempo abbiamo creato qualcosa in più, eravamo più alti e più grintosi ma si può anche pareggiare, non è la fine del mondo! La Roma qui a San Siro ha fatto sempre bene. E' una grandissima squadra che sta attraversando un periodo così e così. Anche stasera, senza grandi giocatori, ha fatto un'ottima gara".
Spr
Spr
Mourinho × Serie A
Mourinho non è soddisfatto dell'Inter vista con la Roma: "Partita deludente, salvo solo il risultato". Il tecnico non usa giri di parole"E' stata una partita vicina al pessimo - dice il tecnico nerazzurro - anche l'arbitro ha fischiato troppo, spezzettando il gioco. La partita non mi è piaciuta, l'unica casa che mi è piaciuta è il risultato, perché un punto in casa contro una squadra di qualità come la Roma va bene".
Bocciatura per Balotelli: "A mio avviso Balotelli stasera è stato vicino allo zero. Non mi è piaciuto. Ha 19 anni e poteva fare molto di più".
AGM-DS
Bocciatura per Balotelli: "A mio avviso Balotelli stasera è stato vicino allo zero. Non mi è piaciuto. Ha 19 anni e poteva fare molto di più".
AGM-DS
Serie A
Cliente peggiore per la Roma di Claudio Ranieri non ci poteva davvero essere. Non tanto, o almeno non solo ormai per la forza oggettiva e il dominio in campionato, quanto per la carica con la quale l' Inter di Mourinho si presenterà domenica sera a San Siro. Per concludere al meglio il tour de force che tra campionato e Champions nelle ultime settimane le ha regalato soltanto gioie: dal Catania al Palermo, a Livorno e soprattutto a Kiev, al termine della miglior prestazione nerazzurra dai tempi di Bayern Monaco-Inter 0-2, col Trap in panchina, Berti che fa un gol correndo per 75 metri palla al piede, e la solita beffa finale con l'eliminazione nel ritorno di una coppa Campioni, si chiamava ancora così, di vent'anni fa. Anni che raddoppiano se si vuol pensare a un successo nella massima competizione europea, che risale proprio all'epoca del presidente Angelo Moratti, festeggiatissimo ieri per quelli che sarebbero stati i suoi cent'anni.
Ricordato in prima persona dal figlio e successore Massimo, ancora eccitato per le emozioni della partita contro la Dinamo. «È stata una vittoria maturata nel modo giusto, in maniera entusiasmante, dopo una partita disputata così bene e un secondo tempo spettacolare». Entusiasmante/spettacolare: in una sola frase, riferita all'Inter di Champions, non si sentivano tanti squilli di tromba davvero da un bel po'. Da quando, di fatto, non si vedeva una prova di carattere del genere. Premiata dall'incredibile vena realizzativa di un Milito che da quando è rientrato dal secondo infortunio in due mesi è andato a segno tre volte su tre, e guarda caso tutte decisive, e di quel Wesley Sneijder che dopo la gara con l'Udinese decide ancora una volta una partita, e che partita, nel tempo di recupero. Per forza poi Mourinho fa diventare matti tutti, medici in primis, per recuperarlo a tutti i costi.
O per accelerare i tempi del visto, come in occasione del derby d'agosto, poi dominato 4 a 0. Vista la forma, e considerata la sosta bi-settimanale che segue la prossima di campionato per gli spareggi mondiali, con ogni probabilità Mourinho schiererà la formazione tipo nel posticipo contro i giallorossi. Che in campionato a San Siro coi nerazzurri non perdono dal 2005. Ma si apprestano a sfidare una squadra che, almeno in Europa, non brillava così da almeno vent'anni.
iltempo.ilsole24ore.com
Ricordato in prima persona dal figlio e successore Massimo, ancora eccitato per le emozioni della partita contro la Dinamo. «È stata una vittoria maturata nel modo giusto, in maniera entusiasmante, dopo una partita disputata così bene e un secondo tempo spettacolare». Entusiasmante/spettacolare: in una sola frase, riferita all'Inter di Champions, non si sentivano tanti squilli di tromba davvero da un bel po'. Da quando, di fatto, non si vedeva una prova di carattere del genere. Premiata dall'incredibile vena realizzativa di un Milito che da quando è rientrato dal secondo infortunio in due mesi è andato a segno tre volte su tre, e guarda caso tutte decisive, e di quel Wesley Sneijder che dopo la gara con l'Udinese decide ancora una volta una partita, e che partita, nel tempo di recupero. Per forza poi Mourinho fa diventare matti tutti, medici in primis, per recuperarlo a tutti i costi.
O per accelerare i tempi del visto, come in occasione del derby d'agosto, poi dominato 4 a 0. Vista la forma, e considerata la sosta bi-settimanale che segue la prossima di campionato per gli spareggi mondiali, con ogni probabilità Mourinho schiererà la formazione tipo nel posticipo contro i giallorossi. Che in campionato a San Siro coi nerazzurri non perdono dal 2005. Ma si apprestano a sfidare una squadra che, almeno in Europa, non brillava così da almeno vent'anni.
iltempo.ilsole24ore.com
Serie A
D'accordo che da un lato si parla di Champions League, di trasferta a Kiev, di gara clamorosamente ribaltata negli ultimi minuti, di destino del girone mutato in un breve lasso di tempo, e dall'altro di una gara di Europa League, vinta in casa con l'avversario in 9 uomini e uno svantaggio iniziale rimontato ben prima del novantesimo minuto, che vale ormai mezza qualificazione alla fase successiva. Ma il risultato, a prescindere da tutte le varianti specifiche, è uguale per entrambe. Inter e Roma escono dai loro impegni europei con due successi per 2-1, ottenuti dopo essere state entrambe in svantaggio di una rete, e con questi successi si avvicinano con grande ottimismo alla partita di campionato di domenica sera.
Ottimismo che si sente nell'aria ad Appiano Gentile: dopo aver preso il largo in campionato, la squadra di Mourinho ha spezzato, grazie alle reti di Milito e Sneijder, quel tabù europeo che sembrava più duro a morire di Bruce Willis, e nello spazio di pochi minuti ha completamente ribaltato le proprie prospettive in Champions League. L'Europa, adesso, non sembra più un mostro che turba i sonni dei nerazzurri, anzi dalla vittoria di Kiev può certamente avere inizio una pagina nuova, dove l'Inter può finalmente affondare le proprie unghiate così come da anni fa in campionato. Ibra e il Barcellona fanno ad oggi meno paura, lo stesso presidente Moratti non vede un successo al Camp Nou come qualcosa di irrealizzabile. Adesso, però, l'euforia va trasportata in campionato, tutta la carica ricavata dalla vittoria in Ucraina dovrà servire per affrontare al meglio la Roma.
Il successo della formazione di Ranieri contro il Fulham, comunque, ha altri parallelismi con quello ottenuto dall'Inter: non solo per la sequenza dei gol, con Riise e Okaka che nella ripresa hanno portato avanti i capitolini dopo la rete iniziale del Fulham dell'ex modenese Kamara. Ma questa vittoria, che come detto vale un'ipoteca sul passaggio del turno, unito a quello in casa col Bologna, è servito a De Rossi e compagni per dare una risposta concreta nei confronti dell'ambiente. I malumori della tifoseria giallorossa sono ben noti, proprio domenica scorsa è andata in scena l'ennesima protesta nei confronti di Rosella Sensi; eppure, la squadra ha offerto segnali positivi di ripresa, superando il Fulham nonostante una rosa decimata (e ieri si è fatto di nuovo male Doni) e un inizio di partita così così. Indicazioni molto, molto confortanti per Ranieri, che malgrado i problemi di formazione può guardare sorridendo alla gara di San Siro e al nuovo incontro con José Mourinho.
Insomma, le premesse per vedere ancora una volta un Inter-Roma pirotecnico, come è sempre stato negli ultimi anni, ci sono tutte. La speranza è che il tutto avvenga col minor numero possibile di polemiche...
tuttomercatoweb.com
Ottimismo che si sente nell'aria ad Appiano Gentile: dopo aver preso il largo in campionato, la squadra di Mourinho ha spezzato, grazie alle reti di Milito e Sneijder, quel tabù europeo che sembrava più duro a morire di Bruce Willis, e nello spazio di pochi minuti ha completamente ribaltato le proprie prospettive in Champions League. L'Europa, adesso, non sembra più un mostro che turba i sonni dei nerazzurri, anzi dalla vittoria di Kiev può certamente avere inizio una pagina nuova, dove l'Inter può finalmente affondare le proprie unghiate così come da anni fa in campionato. Ibra e il Barcellona fanno ad oggi meno paura, lo stesso presidente Moratti non vede un successo al Camp Nou come qualcosa di irrealizzabile. Adesso, però, l'euforia va trasportata in campionato, tutta la carica ricavata dalla vittoria in Ucraina dovrà servire per affrontare al meglio la Roma.
Il successo della formazione di Ranieri contro il Fulham, comunque, ha altri parallelismi con quello ottenuto dall'Inter: non solo per la sequenza dei gol, con Riise e Okaka che nella ripresa hanno portato avanti i capitolini dopo la rete iniziale del Fulham dell'ex modenese Kamara. Ma questa vittoria, che come detto vale un'ipoteca sul passaggio del turno, unito a quello in casa col Bologna, è servito a De Rossi e compagni per dare una risposta concreta nei confronti dell'ambiente. I malumori della tifoseria giallorossa sono ben noti, proprio domenica scorsa è andata in scena l'ennesima protesta nei confronti di Rosella Sensi; eppure, la squadra ha offerto segnali positivi di ripresa, superando il Fulham nonostante una rosa decimata (e ieri si è fatto di nuovo male Doni) e un inizio di partita così così. Indicazioni molto, molto confortanti per Ranieri, che malgrado i problemi di formazione può guardare sorridendo alla gara di San Siro e al nuovo incontro con José Mourinho.
Insomma, le premesse per vedere ancora una volta un Inter-Roma pirotecnico, come è sempre stato negli ultimi anni, ci sono tutte. La speranza è che il tutto avvenga col minor numero possibile di polemiche...
tuttomercatoweb.com
Champion's
Nell'hotel di Kazan dove il Barcellona ha visto Inter-Dinamo Kiev dopo aver pareggiato 1-1 contro il Rubin, Zlatan Ibrahimovic probabilmente ha scaldato solo la temperatura corporea, dopo il gelo patito in campo: in realtà al doppio colpo Milito-Sneijder, deve aver sentito un altro gran brivido di freddo. Ora l'Inter vincendo al Camp Nou il 24 novembre in contemporanea con un successo del Rubin sulla Dinamo, può gettare il Barça nel baratro dell'eliminazione. Può succedere anche il contrario ovvio. E qualcuno nei suoi tre anni a Milano avrà raccontato di sicuro la storia di quell'attaccante - si chiama Bobo Vieri - che digiunò sei anni con l'Inter e iniziò a vederla vincere da lontano, dopo averle detto addio. Ibra con l'Inter ha vinto tanto, però mai quella Champions in nome della quale l'ha lasciata...
Gazzetta dello sport
Gazzetta dello sport
Calciatori × Moratti
E allora di Quaresma ce n’è uno solo. Mourinho era l’unico a esserne così sicuro tanto da passare l’estate a menare il torrone a Moratti perché gli comprasse Sneijder. Un anno dopo aver costretto il presidente a scucire venti milioni per il bidone portoghese, ci sono voluti argomenti convincenti per chiudere un’operazione dall’esito non proprio scontato. L’uomo che ha impallinato la Dynamo Kiev e sgranato il gruppo F della Champions è arrivato a Milano per 13 milioni, più altri 3 di bonus da dirottare nelle casse di Florentino Perez. Dopo aver costruito Disneyland, il Real non sapeva dove mettere uno per cui la gente non sta in coda al parco dei divertimenti. Buon per l’Inter: Cambiasso nel 2004, Samuel nel 2005, Sneijder quest’anno: facessero sapere se avanza altra roba.
Mourinho il trequartista lo voleva più di ogni altro giocatore: riciclare Stankovic sapeva di minestra riscaldata, ma nella sua testa, l’Inter non aveva forma senza l’uomo da far ballare tra le linee. Poteva prendere, o far prendere, Deco: sarebbe stato il suo uomo di fiducia (portoghesi e insieme al Porto), in più a costo zero. Dettaglio mai andato di gran moda all’Inter, ma per una volta si sarebbe anche fatta un’eccezione. E invece Wesley Sneijder. L’uomo dell’ultimo minuto: arrivato il 28 agosto (a 3 giorni dalla fine del mercato), il 29 stava già in campo. C’era il derby. L’ha giocato, come ha detto Mourinho, «senza conoscere nome e cognome dei suoi compagni». L’ha vinto. Un segnale. Prima dell’artigliata di Kiev, quella ancora più a luci rosse contro l’Udinese, quattro minuti dopo il novantesimo.
Insomma, il ragazzo viaggia nella stessa direzione del destino. Già dove è venuto al mondo non è un posto qualsiasi: Utrecht, 25 anni fa. Prima di lui, Marco Van Basten. L’Ajax lo ha pescato che era ancora un bimbo da un club di dilettanti, il Dos, capace di vincere l’Eredivisie nel ’58 ma finito poi ad allevare talenti per il più forte settore giovanile del mondo. Dicono che già a cinque anni usasse destro e sinistro come gli girava, e se anche non è così, lo fa adesso, che è quello che interessa a Mourinho.
Il suo Ajax valeva un quarto di quello di Van Basten, ma quando nel 2003-2004 ha infilato 30 partite e nove gol allenato da Koeman, il suo visino da bravo ragazzo ha cominciato a fare il giro dell’Europa. Tre anni e 27 milioni dopo se n’è innamorato il Real, ma troppi galli hanno trasformato Sneijder nel pulcino da far penare. Guti e Raul: se non gli hanno fatto la guerra, certo non gli hanno aperto la saletta vip delle Merengue. Il primo cartellino timbrato col 23 lasciato da Beckham, poi il dieci liberato da Robinho. Il dieci. Numero perfetto e insieme chimera. Ognuno insegue la propria, ognuno è convinto di averla trovata.
La Juve con Diego e siamo ancora alle prove; il Milan che a giorni alterni lucida i dentoni di Ronaldinho. L’Inter, delicatezze muscolari permettendo, si è affidata a questo olandese dal sedere basso, come tutti quelli che hanno sulla schiena la doppia cifra(deve essere per quanto pesa), ma capace di dare rigore alla fantasia. Un inventore calvinista. Che con il senso mercantile degli olandesi ha fatto zero fatica ad adattarsi a Milano: «Se sto bene posso giocare anche dieci partite al giorno, Mourinho mi ha voluto a tutti i costi e ho capito che all’Inter non sarò uno qualunque», il suo approccio con il nerazzurro. «Non avrei mai pensato di fare il gol decisivo a Kiev, ora a Barcellona potremo giocare con molta meno pressione»: la firma dopo la notte ucraina.
Di italiano sa ancora poco, lo studia e per ora scambia pensieri e parole con Stankovic, prima spalla di Appiano. Una Volvo per auto e una top per compagna dal nome multicolor: Yolanthe Cabau Van Kasbergen, olandese di origine spagnola, che tra posare per una linea di lingerie e fare la madrina del prossimo Giro d’Italia, sta pensando di mettere su famiglia con Wesley. Hanno due figli, nessuno dalla loro unione. Se dà retta a lui, decideranno all’ultimo minuto.
lastampa.it
Mourinho il trequartista lo voleva più di ogni altro giocatore: riciclare Stankovic sapeva di minestra riscaldata, ma nella sua testa, l’Inter non aveva forma senza l’uomo da far ballare tra le linee. Poteva prendere, o far prendere, Deco: sarebbe stato il suo uomo di fiducia (portoghesi e insieme al Porto), in più a costo zero. Dettaglio mai andato di gran moda all’Inter, ma per una volta si sarebbe anche fatta un’eccezione. E invece Wesley Sneijder. L’uomo dell’ultimo minuto: arrivato il 28 agosto (a 3 giorni dalla fine del mercato), il 29 stava già in campo. C’era il derby. L’ha giocato, come ha detto Mourinho, «senza conoscere nome e cognome dei suoi compagni». L’ha vinto. Un segnale. Prima dell’artigliata di Kiev, quella ancora più a luci rosse contro l’Udinese, quattro minuti dopo il novantesimo.
Insomma, il ragazzo viaggia nella stessa direzione del destino. Già dove è venuto al mondo non è un posto qualsiasi: Utrecht, 25 anni fa. Prima di lui, Marco Van Basten. L’Ajax lo ha pescato che era ancora un bimbo da un club di dilettanti, il Dos, capace di vincere l’Eredivisie nel ’58 ma finito poi ad allevare talenti per il più forte settore giovanile del mondo. Dicono che già a cinque anni usasse destro e sinistro come gli girava, e se anche non è così, lo fa adesso, che è quello che interessa a Mourinho.
Il suo Ajax valeva un quarto di quello di Van Basten, ma quando nel 2003-2004 ha infilato 30 partite e nove gol allenato da Koeman, il suo visino da bravo ragazzo ha cominciato a fare il giro dell’Europa. Tre anni e 27 milioni dopo se n’è innamorato il Real, ma troppi galli hanno trasformato Sneijder nel pulcino da far penare. Guti e Raul: se non gli hanno fatto la guerra, certo non gli hanno aperto la saletta vip delle Merengue. Il primo cartellino timbrato col 23 lasciato da Beckham, poi il dieci liberato da Robinho. Il dieci. Numero perfetto e insieme chimera. Ognuno insegue la propria, ognuno è convinto di averla trovata.
La Juve con Diego e siamo ancora alle prove; il Milan che a giorni alterni lucida i dentoni di Ronaldinho. L’Inter, delicatezze muscolari permettendo, si è affidata a questo olandese dal sedere basso, come tutti quelli che hanno sulla schiena la doppia cifra(deve essere per quanto pesa), ma capace di dare rigore alla fantasia. Un inventore calvinista. Che con il senso mercantile degli olandesi ha fatto zero fatica ad adattarsi a Milano: «Se sto bene posso giocare anche dieci partite al giorno, Mourinho mi ha voluto a tutti i costi e ho capito che all’Inter non sarò uno qualunque», il suo approccio con il nerazzurro. «Non avrei mai pensato di fare il gol decisivo a Kiev, ora a Barcellona potremo giocare con molta meno pressione»: la firma dopo la notte ucraina.
Di italiano sa ancora poco, lo studia e per ora scambia pensieri e parole con Stankovic, prima spalla di Appiano. Una Volvo per auto e una top per compagna dal nome multicolor: Yolanthe Cabau Van Kasbergen, olandese di origine spagnola, che tra posare per una linea di lingerie e fare la madrina del prossimo Giro d’Italia, sta pensando di mettere su famiglia con Wesley. Hanno due figli, nessuno dalla loro unione. Se dà retta a lui, decideranno all’ultimo minuto.
lastampa.it
Champion's
Papà Angelo deve aver apprezzato: la sua vera grande Inter non avrebbe mai mancato un'occasione come quella di Kiev, al freddo e al gelo. E tutta la famiglia Moratti si è ritrovata circondata, improvvisamente, da un affetto che non è solo legato alla ricorrenza del presidentissimo ma s'intreccia con la prima vera impresa europea dell'epopea Mourinho. Anche qui le analogie con Helenio Herrera sono state spesso sottolineate senza mai catturare l'attenzione della grande folla. La nuova generazione interista era troppo preoccupata di colmare lacune e cancellare figuracce per soffermarsi sui tratti del portoghese che hanno richiamato alla memoria l'arrivo del mago ad Appiano Gentile, le sue scritte sui muri, i suoi allenamenti inconsueti, le sue scelte tecniche discutibili, i suoi duelli rusticani con Allodi per cedere Corso che considerava estraneo al progetto di grande squadra.
L'Inter dei nostri giorni allora si è ripresa anche l'Europa che era diventato il suo tallone d'Achille. L'ha fatto con una rimonta che ha del miracoloso e dello spettacolare e che è stata scandita da una serie di eccellenti perfomances oltre che dal talento e dall'abilità balistica di Sneijder e Milito, due dei cinque gioielli garantiti dal generoso Massimo Moratti nell'aspettativa di potersi sedere, finalmente, dopo anni di delusioni a raffica, al tavolo dei grandi. Primo punto: nella ripresa, mollati gli ormeggi, la squadra si è lanciata testa bassa all'assalto della Dinamo.
L'ha fatto con la forza fisica del gruppo e la rabbia di alcuni esponenti, Lucio il trascinatore, Sneijder e Milito gli esecutori materiali dell'uno-due in 4 minuti. Secondo punto: è stato decisivo l'ingresso di Balotelli che ha squadernato la difesa ordinata e geometrica degli ucraini, vinto alcuni duelli, schiacciato Sheva i suoi fratelli dentro il fortino dell'area di rigore. Forse è il caso di prendere atto delle condizioni di forma del ragazzone di colore invece di continuare a metterlo nell'angolo con una serie di ceffoni pubblici che non devono cementare la sua auto-stima. Ultima riflessione: si è capito a Kiev che in Champions certi canoni tattici possono essere cestinati senza provocare sconquassi. Mourinho ha chiuso la sua serata senza Samuel e Chivu, due difensori, e con un trio d'attacco costituito da Eto'o, Milito e Balotelli sostenuto dal piedino agile di Sneijder, con Thiago Motta e Muntari intervenuti alla fine per consentire a Lucio di lanciarsi in avanti, tipo lancieri del Bengala. Chissà se finalmente, dalle parti di Appiano, capiranno che in Europa non sono sufficienti le prove di forza date in campionato!
L'impresa dell'Inter, alla sua migliore prestazione nel girone, ha forse oscurato quel che è accaduto altrove e in particolare a Firenze dove si sono ritrovati confinati in un angolino della notte televisiva a causa del noto metodo Rai, vale il bacino d'utenza invece che lo spessore di taluni risultati. E invece dalle parti di Prandelli è accaduto qualcosa che dev'essere soppesato con un pizzico di maggiore attenzione. Ha ceduto un suo pezzo pregiato Corvino, Felipe Melo, con quella cifra ha rimpolpato l'organico con Marchionni e Cristiano Zanetti che sono diventati due pilastri della nuova impalcatura. Ma non è questo il solo aspetto esaltante del comportamento viola. Sono i progressi compiuti rispetto all'anno precedente ad esaltare Prandelli e a renderlo orgoglioso della vicina qualificazione agli ottavi che può diventare una sorta di trofeo da esibire sotto gli occhi di quei facinorosi che avevano contestato i fratelli Della Valle e criticato in modo aspro il mercato del club realizzato al ribasso. Fosse capitato da qualche altra parte, magari a Roma, oppure a Napoli, quel che è accaduto all'ultimo Milan nel corso delle due recenti sfide col Real Madrid, avremmo letto titoli tipo "rapina a San Siro" o cose del genere? Il Milan ha marcato, sia all'andata che al ritorno, due gol uno meglio dell'altro, uno più bello e spettacolare dell'altro, sempre con Pato senza che uscisse, da allenatore o dirigenti, una sola parola che suonasse come una critica dell'operato dell'arbitro. Ha sbagliato, punto. É vero, bisogna avere l'abitudine a frequentare certi salotti buoni, per tenere al guinzaglio il dispetto ma un pizzico di maturità servirebbe al nostro torneo domestico, per renderlo meno tossico rispetto all'aria pura che si respira in Champions.
Bisognerà inoltre attendere i prossimi mesi per decifrare, attraverso il cammino di Real e Milan, la portata dell'affare Kakà. Per ora il rendiconto è il seguente: i berlusconiani, a fatica, si sono rimessi sulla strada e hanno cominciato a metabolizzare la partenza del loro asso brasiliano, i madridisti non sono ancora riusciti a trasformare la collezione di figurine in un'armata calcistica, specie in assenza del vero decisivo fuoriclasse, Cristiano Ronaldo. Ne discuteremo tra qualche mese, diciamo tra marzo ed aprile quando sarà più delineato lo scenario della stessa Champions.
La Juve è tornata a casa con i 3 punti ma senza alcuna risoluzione dei suoi gravi affanni. Segno che lunga è la strada per Ciro Ferrara e ancora più complicato il suo lavoro teso a cementare una difesa che deve puntare sui prodigi di Gigi Buffon per tenere in pugno un successo di stretta misura.
ilgiornale.it
L'Inter dei nostri giorni allora si è ripresa anche l'Europa che era diventato il suo tallone d'Achille. L'ha fatto con una rimonta che ha del miracoloso e dello spettacolare e che è stata scandita da una serie di eccellenti perfomances oltre che dal talento e dall'abilità balistica di Sneijder e Milito, due dei cinque gioielli garantiti dal generoso Massimo Moratti nell'aspettativa di potersi sedere, finalmente, dopo anni di delusioni a raffica, al tavolo dei grandi. Primo punto: nella ripresa, mollati gli ormeggi, la squadra si è lanciata testa bassa all'assalto della Dinamo.
L'ha fatto con la forza fisica del gruppo e la rabbia di alcuni esponenti, Lucio il trascinatore, Sneijder e Milito gli esecutori materiali dell'uno-due in 4 minuti. Secondo punto: è stato decisivo l'ingresso di Balotelli che ha squadernato la difesa ordinata e geometrica degli ucraini, vinto alcuni duelli, schiacciato Sheva i suoi fratelli dentro il fortino dell'area di rigore. Forse è il caso di prendere atto delle condizioni di forma del ragazzone di colore invece di continuare a metterlo nell'angolo con una serie di ceffoni pubblici che non devono cementare la sua auto-stima. Ultima riflessione: si è capito a Kiev che in Champions certi canoni tattici possono essere cestinati senza provocare sconquassi. Mourinho ha chiuso la sua serata senza Samuel e Chivu, due difensori, e con un trio d'attacco costituito da Eto'o, Milito e Balotelli sostenuto dal piedino agile di Sneijder, con Thiago Motta e Muntari intervenuti alla fine per consentire a Lucio di lanciarsi in avanti, tipo lancieri del Bengala. Chissà se finalmente, dalle parti di Appiano, capiranno che in Europa non sono sufficienti le prove di forza date in campionato!
L'impresa dell'Inter, alla sua migliore prestazione nel girone, ha forse oscurato quel che è accaduto altrove e in particolare a Firenze dove si sono ritrovati confinati in un angolino della notte televisiva a causa del noto metodo Rai, vale il bacino d'utenza invece che lo spessore di taluni risultati. E invece dalle parti di Prandelli è accaduto qualcosa che dev'essere soppesato con un pizzico di maggiore attenzione. Ha ceduto un suo pezzo pregiato Corvino, Felipe Melo, con quella cifra ha rimpolpato l'organico con Marchionni e Cristiano Zanetti che sono diventati due pilastri della nuova impalcatura. Ma non è questo il solo aspetto esaltante del comportamento viola. Sono i progressi compiuti rispetto all'anno precedente ad esaltare Prandelli e a renderlo orgoglioso della vicina qualificazione agli ottavi che può diventare una sorta di trofeo da esibire sotto gli occhi di quei facinorosi che avevano contestato i fratelli Della Valle e criticato in modo aspro il mercato del club realizzato al ribasso. Fosse capitato da qualche altra parte, magari a Roma, oppure a Napoli, quel che è accaduto all'ultimo Milan nel corso delle due recenti sfide col Real Madrid, avremmo letto titoli tipo "rapina a San Siro" o cose del genere? Il Milan ha marcato, sia all'andata che al ritorno, due gol uno meglio dell'altro, uno più bello e spettacolare dell'altro, sempre con Pato senza che uscisse, da allenatore o dirigenti, una sola parola che suonasse come una critica dell'operato dell'arbitro. Ha sbagliato, punto. É vero, bisogna avere l'abitudine a frequentare certi salotti buoni, per tenere al guinzaglio il dispetto ma un pizzico di maturità servirebbe al nostro torneo domestico, per renderlo meno tossico rispetto all'aria pura che si respira in Champions.
Bisognerà inoltre attendere i prossimi mesi per decifrare, attraverso il cammino di Real e Milan, la portata dell'affare Kakà. Per ora il rendiconto è il seguente: i berlusconiani, a fatica, si sono rimessi sulla strada e hanno cominciato a metabolizzare la partenza del loro asso brasiliano, i madridisti non sono ancora riusciti a trasformare la collezione di figurine in un'armata calcistica, specie in assenza del vero decisivo fuoriclasse, Cristiano Ronaldo. Ne discuteremo tra qualche mese, diciamo tra marzo ed aprile quando sarà più delineato lo scenario della stessa Champions.
La Juve è tornata a casa con i 3 punti ma senza alcuna risoluzione dei suoi gravi affanni. Segno che lunga è la strada per Ciro Ferrara e ancora più complicato il suo lavoro teso a cementare una difesa che deve puntare sui prodigi di Gigi Buffon per tenere in pugno un successo di stretta misura.
ilgiornale.it
news
La squadra da battere in campionato per Carlo Ancelotti, tecnico del Chelsea, resta l'Inter: è "competitiva e completa", e soprattutto trascinata "da un grande allenatore, che qui al Chelsea è ricordato con tanto affetto. Ha lasciato un bel segno". L'Inter della Champions League - continua Ancelotti - ha incontrato difficoltà, perchè "il calcio è cresciuto dappertutto, lo dimostrano le squadre dell'Est, lo dimostrano tanti piccoli Paesi che sono cresciuti. In Europa è aumentata la competitività, rispetto ai campionati nazionali".
sport.repubblica.it
sport.repubblica.it
Champion's
Pep Guardiola avverte l'Inter: "Sappiamo che dobbiamo fare sei punti nelle prossime due partite. Se non facciamo sei punti significa che non meritiamo di andare agli ottavi". Sulla partita col Rubin, il tecnico del Barca precisa che "non è facile segnare con dieci giocatori che si difendono. Le squadre dell'est Europa, come Rubin, Zenit e Shaktar, sono molto ben organizzate".
sport.virgilio.it
sport.virgilio.it
Champion's × Mourinho
Jose' Mourinho e' soddisfatto per il 2-1 di Kiev: 'Vittoria meritata. Ora conquistiamo la qualificazione e San Siro'. Il tecnico portoghese puo' tirare un bel sospiro di sollievo perche' nella ripresa l'Inter e' riuscita a ribaltare lo svantaggio iniziale e dopo il successo nel gelo ucraino conquista addirittura la testa del girone F. 'Penso che nel secondo tempo sia cambiato il carattere e la personalita' della squadra. Nell'intervallo - dice lo Special One -, ho fatto qualche cambio tattico, ma la squadra ha ricevuto il messaggio che volevo dire, cioe' di dare tutto in campo. Nel primo tempo non l'abbiamo fatto, nella ripresa si'. E' un risultato con le unghie, i denti e il cuore, abbiamo meritato di vincere'. La lotta per la qualificazione e' piu' che mai aperta. 'E' un girone con molto equilibrio, e' incredibile questa situazione con quattro squadre che, alla quinta giornata, possono arrivare prime come quarte. Questa gara e' un punto di partenza questa vittoria per una Champions di qualita'. Io penso che con una vittoria ci possiamo qualificare: ora voglio San Siro pieno per la prossima gara in Europa'.
ilsole24ore.com
ilsole24ore.com
Serie A
Inter-Roma partita a rischio. E' quanto ritenuto dal prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, che in accordo con la questura ha adottato alcune misure di sicurezza. Ecco, allora, che per il match in programma a San Siro domenica 8 sara' possibile acquistare un solo tagliando per ciascun spettatore ospite, il biglietto sara' inoltre incedibile e se relativo al settore ospiti sara' disponibile soltanto presso le rivendite individuate d'intesa tra la Questura e la Societa' Sportiva e gestite sotto al diretta responsabilita' della Societa' stessa, che dovra' garantire il riscontro dei documenti di identita' degli acquirenti e fornire l'elenco degli stessi. Tutte le prescizioni formalizzate dal prefetto non valgono per i possessori della tessera del tifoso.
agi.it
agi.it
Moratti
L'Inter replica subito a Platini, il numero 1 del calcio europeo che in un'intervista a un quotidiano inglese si chiede, retoricamente, chi possa essere così stupido da comprare club con debiti alti come Inter, Manchester United e Chelsea.
Il club nerazzurro non ci sta e in una nota sul suo sito "risponde con chiarezza al presidente Uefa". "L'Inter non è una società indebitata", si legge. "Comprendiamo le sue preoccupazioni istituzionali per l'economia del calcio europeo, ma citando l'Inter nei suoi ragionamenti dimentica che il nostro club non ha debiti con le banche. L'Inter non rientra nell'ambito di quei club che, da questo punto di vista, possono preoccupare il presidente Uefa".
repubblica.it
Il club nerazzurro non ci sta e in una nota sul suo sito "risponde con chiarezza al presidente Uefa". "L'Inter non è una società indebitata", si legge. "Comprendiamo le sue preoccupazioni istituzionali per l'economia del calcio europeo, ma citando l'Inter nei suoi ragionamenti dimentica che il nostro club non ha debiti con le banche. L'Inter non rientra nell'ambito di quei club che, da questo punto di vista, possono preoccupare il presidente Uefa".
repubblica.it
Champion's × Moratti
Chi sarebbe così stupido da comprare l’ Inter?». Oddio, detta così, alla vigilia di una partita che rischia di far saltare il banco (e chi lo occupa) e a proposito di una squadra che non vince in Champions da otto partite (22 ottobre 2008, Inter-Anorthosis 1-0, l’ultima rullata) la domanda non suona nemmeno retorica. Ma viene da Michel Platini, presidente dell’Uefa, e allora fine degli equivoci, l’interrogativo nasconde altri dubbi perché da illo tempore Platini guarda meno al calcio giocato e più a quello scandito dai bilanci.
E allora nel giorno in cui Mourinho prima esorcizza la Dynamo Kiev («Faremo una grande partita e la vinceremo») e poi si tiene una via di fuga («sono tutti incontri della vita e se anche si pareggia non siamo fuori»), si abbatte sulla società nerazzurra la scure di monsieur Le President. Che sceglie il «Daily Telegraph» per menare scudisciate ai club meno virtuosi d’Europa. Si parlava del modello Uefa da adottare nei prossimi anni, suo preferito cavallo di battaglia: «Chi vorrà partecipare alle nostre competizioni non potrà spendere più di quanto incassa. Con le nuove regole proteggeremo gli investimenti di Abramovich, Moratti e Glazer». Spiegazione, e qui parte il cazzotto: «So che vorrebbero vendere, ma chi mai sarebbe così stupido da acquistare club così indebitati?».
Tre nomi ha fatto il presidente dell’Uefa e li ha buttati nello stesso calderone. Massimo Moratti, diciamo così, non l’ha presa bene, si è trattenuto dal rispondere in prima persona a Platini, ma al sito societario ha affidato una replica che malcela l’arrabbiatura. «L’Inter non ha debiti con le banche - si legge -. Comprendiamo le preoccupazioni di Platini, ma il club non rientra tra quelli che possono impensierire il presidente dell’Uefa». Che è come dire: guardi in casa d’altri prima di mettere becco da noi. A ben vedere, lo sprofondo dell’ultimo esercizio di bilancio nerazzurro, 154,4 milioni di passivo per il 2008-2009, è dato difficile da criptare, ma a casa Moratti funziona in un modo un po’ speciale: quando si va sotto, e si va sotto tanto, ci pensa Pantalone a ripianare i debiti. Cioè, lui. Pescando nel suo forziere e aumentando contemporaneamente il capitale: di 70 milioni l’ultimo ritocco.
In più, ragiona il Petroliere, Platini dimentica che l’anno prossimo entreranno in contabilità i novanta milioni incassati vendendo Ibrahimovic al Barcellona. Che poi anche questo sia un modo di drogare il mercato, è cosa discutibile, ma il presidente Uefa ha toccato un nervo che l’Inter non ha scoperto. Abramovich e il Chelsea sono un caso ancora a parte: in sostanza, i debiti dei Blues, circa 500 milioni di euro, sono proprio con lo Zar. Abramovich deve dei soldi ad Abramovich: è bastata un stretta di mano davanti allo specchio e finché l’oligarca non si stufa del giocattolo a Stamford Bridge se la godono. Poi si vedrà.
Quanto invece a Glazer, beh qui Platini ha fatto strike: il Manchester United ha sfiorato quota mille milioni di debiti, nel sottosuolo i Red Devils ci sono finiti quando il boss americano ha trasformato i pounds in verdi bigliettoni per coprire squarci di altri bilanci. E da lì non si sono più sollevati. Anzi, hanno continuato a scavare. Anche per questo a Moratti, che potrebbe anche presentarsi a Kiev, gli sono girate e non poco quando ha letto la compagnia di giro in cui Platini l’ha infilato. Il fatto che i soldi ce li metta lui non autorizza però l’Inter a dilapidare la fortuna per l’ennesima volta. Intanto, per stare in tema, è una questione di danee: la Champions è una slot machine, solo il passaggio agli ottavi vale 3 milioni, sentire la musichetta al Bernabeu sabato 22 maggio altri 16.
E poi la storia dell’Inter a due facce ha ormai stufato. Dice Stankovic: «È vero, abbiamo questa etichetta, lo dicono i risultati. Ora le cose si sono messe male, ma è presto per dire che siamo fuori. Vedremo di dar ragione a Platini che ci vedeva come favoriti». Platini? Ma non era quello dell’Uefa?
lastampa.it
E allora nel giorno in cui Mourinho prima esorcizza la Dynamo Kiev («Faremo una grande partita e la vinceremo») e poi si tiene una via di fuga («sono tutti incontri della vita e se anche si pareggia non siamo fuori»), si abbatte sulla società nerazzurra la scure di monsieur Le President. Che sceglie il «Daily Telegraph» per menare scudisciate ai club meno virtuosi d’Europa. Si parlava del modello Uefa da adottare nei prossimi anni, suo preferito cavallo di battaglia: «Chi vorrà partecipare alle nostre competizioni non potrà spendere più di quanto incassa. Con le nuove regole proteggeremo gli investimenti di Abramovich, Moratti e Glazer». Spiegazione, e qui parte il cazzotto: «So che vorrebbero vendere, ma chi mai sarebbe così stupido da acquistare club così indebitati?».
Tre nomi ha fatto il presidente dell’Uefa e li ha buttati nello stesso calderone. Massimo Moratti, diciamo così, non l’ha presa bene, si è trattenuto dal rispondere in prima persona a Platini, ma al sito societario ha affidato una replica che malcela l’arrabbiatura. «L’Inter non ha debiti con le banche - si legge -. Comprendiamo le preoccupazioni di Platini, ma il club non rientra tra quelli che possono impensierire il presidente dell’Uefa». Che è come dire: guardi in casa d’altri prima di mettere becco da noi. A ben vedere, lo sprofondo dell’ultimo esercizio di bilancio nerazzurro, 154,4 milioni di passivo per il 2008-2009, è dato difficile da criptare, ma a casa Moratti funziona in un modo un po’ speciale: quando si va sotto, e si va sotto tanto, ci pensa Pantalone a ripianare i debiti. Cioè, lui. Pescando nel suo forziere e aumentando contemporaneamente il capitale: di 70 milioni l’ultimo ritocco.
In più, ragiona il Petroliere, Platini dimentica che l’anno prossimo entreranno in contabilità i novanta milioni incassati vendendo Ibrahimovic al Barcellona. Che poi anche questo sia un modo di drogare il mercato, è cosa discutibile, ma il presidente Uefa ha toccato un nervo che l’Inter non ha scoperto. Abramovich e il Chelsea sono un caso ancora a parte: in sostanza, i debiti dei Blues, circa 500 milioni di euro, sono proprio con lo Zar. Abramovich deve dei soldi ad Abramovich: è bastata un stretta di mano davanti allo specchio e finché l’oligarca non si stufa del giocattolo a Stamford Bridge se la godono. Poi si vedrà.
Quanto invece a Glazer, beh qui Platini ha fatto strike: il Manchester United ha sfiorato quota mille milioni di debiti, nel sottosuolo i Red Devils ci sono finiti quando il boss americano ha trasformato i pounds in verdi bigliettoni per coprire squarci di altri bilanci. E da lì non si sono più sollevati. Anzi, hanno continuato a scavare. Anche per questo a Moratti, che potrebbe anche presentarsi a Kiev, gli sono girate e non poco quando ha letto la compagnia di giro in cui Platini l’ha infilato. Il fatto che i soldi ce li metta lui non autorizza però l’Inter a dilapidare la fortuna per l’ennesima volta. Intanto, per stare in tema, è una questione di danee: la Champions è una slot machine, solo il passaggio agli ottavi vale 3 milioni, sentire la musichetta al Bernabeu sabato 22 maggio altri 16.
E poi la storia dell’Inter a due facce ha ormai stufato. Dice Stankovic: «È vero, abbiamo questa etichetta, lo dicono i risultati. Ora le cose si sono messe male, ma è presto per dire che siamo fuori. Vedremo di dar ragione a Platini che ci vedeva come favoriti». Platini? Ma non era quello dell’Uefa?
lastampa.it
Champion's
Mourinho per Kiev ne ha convocati addirittura 25: ci sono proprio tutti, anche Belec, Santon, Materazzi, Muntari, Motta, Sneijder, Quaresma, Balotelli e Suazo. Il motivo di tanta precauzione è dovuto all’emergenza sanitaria in Ucraina legata all’epidemia di influenza A. Nel Paese 67 persone sono già morte per malattie legate a infezioni delle vie respiratorie e 22 erano state contagiate proprio dal virus H1N1. Migliaia sono i ricoverati in ospedale e nei giorni scorsi le autorità hanno disposto il divieto di raduni e assembramenti per minimizzare i rischi di contagio. A Kiev l’emergenza ha spinto il sindaco Leonid Cernovietski a chiedere le porte chiuse per Dinamo-Inter in programma domani sera alle 20,30 ora italiana: «Che si metta a punto un appello alla popolazione - ha detto nella riunione straordinaria indetta per fronteggiare l’emergenza -, per fare in modo che allo stadio non vengano tifosi che potrebbero vedere tranquillamente la partita in televisione, in modo da rispettare il divieto di assembramento e contribuire in tal modo a non appesantire ulteriormente la situazione sanitaria». Anche se è già stato venduto il 90 per cento dei biglietti.
Solo il ministero degli Interni ucraino può prendere provvedimenti in tal senso, non è competenza del sindaco e neppure dell’Uefa che ha già dato il suo assenso per lo svolgimento della partita a porte aperte.
La situazione resta da chiarire, l’Inter comunque è partita alle 17 di ieri pomeriggio per la capitale ucraina dopo l’ultimo allenamento ad Appiano. Sotto una fitta pioggia i nerazzurri hanno svolto un lavoro a gruppi, secondo le esigenze individuali, in campo o in palestra. Programmi di recupero specifici per Mario Balotelli, Thiago Motta, Sulley Muntari e Wesley Sneijder. Sulla presenza dell’olandese stanno avanzando i maggiori dubbi della formazione, ma il suo recupero più che miracoloso, sarebbe azzardato.
ilgiornale.it
Solo il ministero degli Interni ucraino può prendere provvedimenti in tal senso, non è competenza del sindaco e neppure dell’Uefa che ha già dato il suo assenso per lo svolgimento della partita a porte aperte.
La situazione resta da chiarire, l’Inter comunque è partita alle 17 di ieri pomeriggio per la capitale ucraina dopo l’ultimo allenamento ad Appiano. Sotto una fitta pioggia i nerazzurri hanno svolto un lavoro a gruppi, secondo le esigenze individuali, in campo o in palestra. Programmi di recupero specifici per Mario Balotelli, Thiago Motta, Sulley Muntari e Wesley Sneijder. Sulla presenza dell’olandese stanno avanzando i maggiori dubbi della formazione, ma il suo recupero più che miracoloso, sarebbe azzardato.
ilgiornale.it
Calciatori × Champion's
L'Inter si e' allenata questo pomeriggio alla "Pinetina" in preparazione al match di mercoledi sera contro il la Dinamo Kiev. L'allenamento si e' svolto sotto la pioggia. La squadra ha lavorato a gruppi in campo e in palestra. Differenziati per Balotelli, Thiago Motta, Muntari e Sneijder. Sono 25 i giocatori convocati per la trasferta in Ucraina, praticamente tutta la rosa nerazzurra.
Tra questi, ovviamente c'e' anche Santon. Balotelli ha recuperato e per questo Mourinho lo ha inserito nella lista dei convocati. Difficile pero' che l'attaccante possa partire dall'inizio. La sua candidatura e' per un posto in panchina.
Mourinho schierera' un 4-4-2 con Stankovic dietro alle due punte Milito ed Eto'o. In difesa tornano i titolari Lucio e Samuel con Chivu e Maicon sulle fasce. Probabile formazione (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Cambiasso, Vieira; Stankovic; Milito, Eto'o.
agi.it
Tra questi, ovviamente c'e' anche Santon. Balotelli ha recuperato e per questo Mourinho lo ha inserito nella lista dei convocati. Difficile pero' che l'attaccante possa partire dall'inizio. La sua candidatura e' per un posto in panchina.
Mourinho schierera' un 4-4-2 con Stankovic dietro alle due punte Milito ed Eto'o. In difesa tornano i titolari Lucio e Samuel con Chivu e Maicon sulle fasce. Probabile formazione (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu; Zanetti, Cambiasso, Vieira; Stankovic; Milito, Eto'o.
agi.it
Moratti
Il primato in classifica, la prima fuga della stagione, la Champions League e il caso Santon. Massimo Moratti fa il punto sull'Inter il giorno dopo la vittoria di Livorno e il +7 sulle inseguitrici.
DOMENICA PERFETTA - "L'Inter ha vinto ed è stata una bella domenica - dice il presidente nerazzurro -. È andata bene, abbiamo giocato bene, con la calma necessaria e la prudenza giusta". Il modo migliore per preparare la sfida di Champions contro la Dinamo Kiev, decisiva per andare avanti in Europa: "Certamente, un buon modo per avvicinarsi alla gara contro la Dinamo, mi sembra che abbiano potuto riposare anche un po' di giocatori e questo potrebbe essere adatto. Speriamo che la squadra possa esprimersi nella stessa maniera in Champions League così come sta facendo in campionato''.
LA FUGA - Il +7 su Juve e Sampdoria sa tanto di fuga: "Sette punti sono tanti - dice ancora Moratti - Si potrebbe parlare di fuga nel senso che, tentando di vincere lo scudetto, è una buona cosa avere già un po' di punti, perché il campionato mette in condizione di correre ancora molti rischi nel suo svolgimento".
CASO SANTON - Infine, una battuta per tranquillizzare Davide Santon: "Rimane un giocatore sul quale l'Inter punta per il futuro e Mourinho sta lavorando per forgiarlo. Quindi va bene per tutti e due che ci sia questo tipo di rapporto perché è un rapporto di stima".
repubblica.it
DOMENICA PERFETTA - "L'Inter ha vinto ed è stata una bella domenica - dice il presidente nerazzurro -. È andata bene, abbiamo giocato bene, con la calma necessaria e la prudenza giusta". Il modo migliore per preparare la sfida di Champions contro la Dinamo Kiev, decisiva per andare avanti in Europa: "Certamente, un buon modo per avvicinarsi alla gara contro la Dinamo, mi sembra che abbiano potuto riposare anche un po' di giocatori e questo potrebbe essere adatto. Speriamo che la squadra possa esprimersi nella stessa maniera in Champions League così come sta facendo in campionato''.
LA FUGA - Il +7 su Juve e Sampdoria sa tanto di fuga: "Sette punti sono tanti - dice ancora Moratti - Si potrebbe parlare di fuga nel senso che, tentando di vincere lo scudetto, è una buona cosa avere già un po' di punti, perché il campionato mette in condizione di correre ancora molti rischi nel suo svolgimento".
CASO SANTON - Infine, una battuta per tranquillizzare Davide Santon: "Rimane un giocatore sul quale l'Inter punta per il futuro e Mourinho sta lavorando per forgiarlo. Quindi va bene per tutti e due che ci sia questo tipo di rapporto perché è un rapporto di stima".
repubblica.it
Mourinho × news
I giocatori e lo staff tecnico dell'Inter dovrebbero decollare domani sera alla volta di Kiev dove mercoledi è in programma il delicato spareggio-Champions con la Dinamo. Il condizionale è d'obbligo, perché, nonostante ieri si siano regolarmente disputati gli incontri del campionato ucraino, il primo ministro Yulia Tymochenko, di fronte alla crescente epidemia di influenza A nel suo Paese, ha disposto di chiudere per tre settimane scuole, cinema e sale da concerto. Per questo motivo Jose Mourinho ha chiesto, a ragione, maggior chiarezza: "E' giusto sapere in modo definitivo se si gio cherà o no, dunque il governo ucraino e la Uefa devono decide re. Ed è giusto saperlo prima del la nostra partenza: non credo sia il caso che arriviamo a Kiev, ci alleniamo lì martedì e torniamo a Milano mercoledì senza aver giocato".
sport.virgilio.it
sport.virgilio.it