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"Per il momento abbiamo confermato che tutte le partite delle coppe europee si giocheranno. Siamo in contatto con le autoritá e la federazione ucraina". Robert Faulkner, portavoce della Uefa, commenta così a Sky Sport24 le notizie provenienti dall'Ucraina. L'epidemia di influenza suina potrebbe mettere in pericolo il regolare svolgimento di Dinamo Kiev-Inter, gara di Champions League in programma il 4 novembre. «Le autorità ucraine ci terranno informati nel weekend, l'epidemia di influenza è concentrata soprattutto nella zona occidentale del paese", dice Faulkner, secondo cui eventuali provvedimenti verrebbero adottati "48 ore prima della partita". L'eventuale rinvio di uno o più match creerebbe "un problema di date, il calendario è molto fitto".
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allenatori
Una telefonata e la situazione si è fatta immediatamente fluida: «Presidente sono Roberto Mancini, vorrei rescindere il contratto». Massimo Moratti non ha battuto ciglio, in pochi istanti l’Fc Internazionale ha risparmiato 14 milioni.
Roberto Mancini aveva ancora due anni e mezzo di contratto a sei milioni netti a stagione per un totale di 15, ha trovato un accordo con Massimo Moratti per otto e da ieri pomeriggio è un allenatore libero: «C’è il Real dietro? No - ha risposto il Mancio -, per il momento no. Ma ci spero».
Sembra impossibile che un allenatore rinunci a sette milioni per una probabilità, ma Roberto Mancini ha fatto i suoi calcoli, ha raggiunto un accordo per la metà ma ha preso più di quanto avrebbe percepito per questa stagione ed è sicuro del fatto suo, se non sarà il Real, a giugno comunque una squadra la trova: «Non ne posso più di stare a casa, mi manca il campo», ha confidato.
Paradossalmente potrebbe essere proprio il Milan a esaudire il suo desiderio, una sconfitta del Real martedì a San Siro pregiudicherebbe il cammino madridista in Champions e chiuderebbe la gestione di Manuel Pellegrini sulla panchina dei Galacticos. Il cileno è un protetto di Jorge Valdano, braccio destro di Florentino Perez. Solo questo ferreo sodalizio gli ha consentito di sopravvivere al terrificante 4-0 contro i dilettanti dell’Alcorcon. In un recentissimo sondaggio fra i tifosi madridisti, Roberto Mancini non era certo nelle posizioni di rilievo. Prima scelta Laudrup, poi il ct Aragones, quindi Valdano.
Mancini con il 3 per cento delle preferenze era davanti solo a Roberto Donadoni. E andare al Real ad allenare è come aver comprato un biglietto vincente, sempre che un allenatore non abbia grandi ambizioni e accetti un congruo ingaggio in cambio di zero poteri. Florentino Perez tratta gli allenatori peggio dei suoi difensori, non sa neppure chi siano. Inoltre la presenza di Jorge Valdano e Zinedine Zidane che a breve dovrebbe entrare nell’organigramma dei blancos, non garantisce neppure quel minimo di autonomia che un allenatore, anche il più modesto, si attende di ricevere. «Chi è l’allenatore più fortunato del Mondo? È quello del Madrid», rispose José Mourinho che questa estate disse di avvertire una tentazione Real che mandò di traverso l’estate a Forte di Moratti. È proprio opinione comune che a Madrid, con Florentino Perez in particolare, ci sia solo una pioggia di euro ad attenderti. Proprio in relazione all’avvilente momento di Pellegrini, è stato chiesto nuovamente a José Mourinho se avvertiva ancora quella sensazione e se il Real poteva anticipare il suo distacco da Moratti: «Impossibile», ha risposto José. Ma Moratti non poteva immaginare che era l’altro suo allenatore a busta paga a finire nel mirino di Perez.
Chi è vicino a Roberto Mancini assicura che il tecnico di Jesi, tre scudetti in panchina con l’Inter, è perfettamente al corrente della situazione. Ma è anche vero che comunque vada, dopo una esperienza sulla panchina del Real gira il tuo nome e porte che sembravano blindate diventano girevoli.
Risolto un caso, eccone un altro: le autorità di Kiev hanno chiuso le scuole come misura precauzionale contro l’epidemia di influenza suina, la partita di Champions di mercoledì è a rischio, più della qualificazione dell’Inter. La Uefa sta valutando la situazione: «Per il momento abbiamo confermato tutte le partite», ha dichiarato il portavoce Robert Faulkner.
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Roberto Mancini aveva ancora due anni e mezzo di contratto a sei milioni netti a stagione per un totale di 15, ha trovato un accordo con Massimo Moratti per otto e da ieri pomeriggio è un allenatore libero: «C’è il Real dietro? No - ha risposto il Mancio -, per il momento no. Ma ci spero».
Sembra impossibile che un allenatore rinunci a sette milioni per una probabilità, ma Roberto Mancini ha fatto i suoi calcoli, ha raggiunto un accordo per la metà ma ha preso più di quanto avrebbe percepito per questa stagione ed è sicuro del fatto suo, se non sarà il Real, a giugno comunque una squadra la trova: «Non ne posso più di stare a casa, mi manca il campo», ha confidato.
Paradossalmente potrebbe essere proprio il Milan a esaudire il suo desiderio, una sconfitta del Real martedì a San Siro pregiudicherebbe il cammino madridista in Champions e chiuderebbe la gestione di Manuel Pellegrini sulla panchina dei Galacticos. Il cileno è un protetto di Jorge Valdano, braccio destro di Florentino Perez. Solo questo ferreo sodalizio gli ha consentito di sopravvivere al terrificante 4-0 contro i dilettanti dell’Alcorcon. In un recentissimo sondaggio fra i tifosi madridisti, Roberto Mancini non era certo nelle posizioni di rilievo. Prima scelta Laudrup, poi il ct Aragones, quindi Valdano.
Mancini con il 3 per cento delle preferenze era davanti solo a Roberto Donadoni. E andare al Real ad allenare è come aver comprato un biglietto vincente, sempre che un allenatore non abbia grandi ambizioni e accetti un congruo ingaggio in cambio di zero poteri. Florentino Perez tratta gli allenatori peggio dei suoi difensori, non sa neppure chi siano. Inoltre la presenza di Jorge Valdano e Zinedine Zidane che a breve dovrebbe entrare nell’organigramma dei blancos, non garantisce neppure quel minimo di autonomia che un allenatore, anche il più modesto, si attende di ricevere. «Chi è l’allenatore più fortunato del Mondo? È quello del Madrid», rispose José Mourinho che questa estate disse di avvertire una tentazione Real che mandò di traverso l’estate a Forte di Moratti. È proprio opinione comune che a Madrid, con Florentino Perez in particolare, ci sia solo una pioggia di euro ad attenderti. Proprio in relazione all’avvilente momento di Pellegrini, è stato chiesto nuovamente a José Mourinho se avvertiva ancora quella sensazione e se il Real poteva anticipare il suo distacco da Moratti: «Impossibile», ha risposto José. Ma Moratti non poteva immaginare che era l’altro suo allenatore a busta paga a finire nel mirino di Perez.
Chi è vicino a Roberto Mancini assicura che il tecnico di Jesi, tre scudetti in panchina con l’Inter, è perfettamente al corrente della situazione. Ma è anche vero che comunque vada, dopo una esperienza sulla panchina del Real gira il tuo nome e porte che sembravano blindate diventano girevoli.
Risolto un caso, eccone un altro: le autorità di Kiev hanno chiuso le scuole come misura precauzionale contro l’epidemia di influenza suina, la partita di Champions di mercoledì è a rischio, più della qualificazione dell’Inter. La Uefa sta valutando la situazione: «Per il momento abbiamo confermato tutte le partite», ha dichiarato il portavoce Robert Faulkner.
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pronostici × scommesse
SIENA-LAZIO: 2 A 2,75 — Partiamo da Roma, sede Matchpoint, parla Dario Iannelli: “E’ una delle partite più indecise del weekend, e scegliamo la Lazio sia perché la migliore qualità rispetto al Siena dovrebbe essere stimolata dalle contestazioni che hanno ricevuto, e sia perché il 2,75 biancoceleste è una quota altissima per il tipo di scommessa”.
LIVORNO-INTER: 2 A 1,60 — Rimbalziamo a Milano negli uffici di Gioco Digitale, voce di Alessandro Allara: “Proponiamo la vittoria dell’Inter a Livorno, e in generale Livorno-Inter come partita. Nel senso che il 2 a 1,60 può essere vantaggioso per una vittoria fuori casa dei nerazzurri contro una squadra così in basso in classifica. Ma visto il turnover dell’Inter pensando a Kiev, chi vuole dare fiducia al Livorno troverà un’ottima doppia chance 1X a 2,30.
CARIFE-LOTTOMATICA, FERRARA PERCHÈ NO? — Da Roma la gentile voce di Lucia Laudando, esponente di casa Better: “Vi offriamo il Basket, Carife Ferrara contro Lottomatica Roma. Noi pronostichiamo Ferrara, che nelle quote è sfavorita, a 2,05. Ci siamo chiesti in riunione se fosse il caso di rischiare, ma ecco perché ci sembra un rischio calcolato: Ferrara ha perso malissimo in casa contro Cremona, ma il suo inizio di stagione era stato promettente, perdendo per un soffio a Milano. La Carife dovrebbe recuperare al meglio giocatori importanti, su tutti Farabello e Jamison. Roma è reduce da una vittoria epica a Mosca, che però l’ha stancata, e già contro Avellino le è capitato di perdere dopo la partita di Eurolega. Chiaro, è favorita a 1,65: ma visto l’ottimo 2,05 di Ferrara, vale la pena rischiare.
LIVORNO-INTER: X A 3,50 — Rimaniamo a Roma. Sede Eurobet, parla Vittorino Corrà, cervello in fuga all’estero, carriera con i bookmakers irlandesi e svedesi di stanza in Inghilterra, “dove quotano di tutto, e peraltro rispetto all’Italia danno molto più peso alla statistica nel produrre le quote”. Da pochi mesi è tornato in patria a Eurobet: “Noi abbiamo convenuto sulla non vittoria dell’Inter. Tre motivi: 2 pareggi negli ultimi precedenti tra Livorno e Inter; il Livorno è galvanizzato; e ovviamente l’Inter deve pensare a Kiev. Scegliamo dunque l’X a 3,50, magari un pareggio da Under, ovvero 0-0 o 1-1”.
ROMA-BOLOGNA: X A 3,40 — Chiude da Lucca uno dei veterani italiani, Antonio Saikali per Snai: “Per noi agenzie è un turno molto delicato. Rischiamo di andare sotto, perché ci sono ben 6 partite con squadra marcatamente favorite: cinque sono intorno all’1,55 e la Fiorentina arriva a 1,82. Tutte assieme danno 15 volte la posta. Noi però consigliamo l’X del Bologna a Roma, a 3,40. La squadra di Colomba è in ascesa dopo la prima vittoria con il nuovo tecnico, e può sfruttare sia le carenze di condizione della Roma sia le numerose assenze”.
gazzetta.it
LIVORNO-INTER: 2 A 1,60 — Rimbalziamo a Milano negli uffici di Gioco Digitale, voce di Alessandro Allara: “Proponiamo la vittoria dell’Inter a Livorno, e in generale Livorno-Inter come partita. Nel senso che il 2 a 1,60 può essere vantaggioso per una vittoria fuori casa dei nerazzurri contro una squadra così in basso in classifica. Ma visto il turnover dell’Inter pensando a Kiev, chi vuole dare fiducia al Livorno troverà un’ottima doppia chance 1X a 2,30.
CARIFE-LOTTOMATICA, FERRARA PERCHÈ NO? — Da Roma la gentile voce di Lucia Laudando, esponente di casa Better: “Vi offriamo il Basket, Carife Ferrara contro Lottomatica Roma. Noi pronostichiamo Ferrara, che nelle quote è sfavorita, a 2,05. Ci siamo chiesti in riunione se fosse il caso di rischiare, ma ecco perché ci sembra un rischio calcolato: Ferrara ha perso malissimo in casa contro Cremona, ma il suo inizio di stagione era stato promettente, perdendo per un soffio a Milano. La Carife dovrebbe recuperare al meglio giocatori importanti, su tutti Farabello e Jamison. Roma è reduce da una vittoria epica a Mosca, che però l’ha stancata, e già contro Avellino le è capitato di perdere dopo la partita di Eurolega. Chiaro, è favorita a 1,65: ma visto l’ottimo 2,05 di Ferrara, vale la pena rischiare.
LIVORNO-INTER: X A 3,50 — Rimaniamo a Roma. Sede Eurobet, parla Vittorino Corrà, cervello in fuga all’estero, carriera con i bookmakers irlandesi e svedesi di stanza in Inghilterra, “dove quotano di tutto, e peraltro rispetto all’Italia danno molto più peso alla statistica nel produrre le quote”. Da pochi mesi è tornato in patria a Eurobet: “Noi abbiamo convenuto sulla non vittoria dell’Inter. Tre motivi: 2 pareggi negli ultimi precedenti tra Livorno e Inter; il Livorno è galvanizzato; e ovviamente l’Inter deve pensare a Kiev. Scegliamo dunque l’X a 3,50, magari un pareggio da Under, ovvero 0-0 o 1-1”.
ROMA-BOLOGNA: X A 3,40 — Chiude da Lucca uno dei veterani italiani, Antonio Saikali per Snai: “Per noi agenzie è un turno molto delicato. Rischiamo di andare sotto, perché ci sono ben 6 partite con squadra marcatamente favorite: cinque sono intorno all’1,55 e la Fiorentina arriva a 1,82. Tutte assieme danno 15 volte la posta. Noi però consigliamo l’X del Bologna a Roma, a 3,40. La squadra di Colomba è in ascesa dopo la prima vittoria con il nuovo tecnico, e può sfruttare sia le carenze di condizione della Roma sia le numerose assenze”.
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allenatori
Real Madrid? Mai dire mai. "Si è sempre parlato di tante squadre. Vediamo cosa accadrà nelle prossime settimane". Roberto Mancini risponde così alla domanda sulle voci di un suo possibile approdo sulla panchina del club spagnolo. L'ex tecnico dell'Inter, interpellato da Sky, aggiunge: "Vediamo, i campionati sono iniziati da poco, Vedremo cosa succederà nei prossimi mesi. L'ho detto una volta, a volte si pensa di non allenare mai una squadra poi, magari, si va proprio in quella squadra. Credo che per me un'esperienza all'estero possa essere molto utile, visto che, credo, sia il momento giusto. Poi, dopo, vediamo".
INTER PIU' DI TUTTE — Mancini, quindi, parlando dell'andamento del campionato, aggiunge: "Credo che l'Inter sia ancora la più forte, ma la Juve ha le qualità per lottare anche con l'Inter, e spero che la Sampdoria ci rimanga a lungo". Sulla sfida di domenica prossimo dell'Olimpico tra Juve e Napoli, non ha dubbi: "Sarà sicuramente una bella partita, perché la Juve viene da una partita importante contro la Samp, il Napoli si è ripreso e, quindi, sarà sicuramente una buona gara. Credo che il Napoli possa anche mettere in difficoltà la Juve. Ha le caratteristiche della squadra che fuori casa può mettere in difficoltà, magari, anche una squadra superiore. L'importante è che sia una bella partita, per noi che la viviamo da fuori, per loro, invece, ognuno penserà a vincere".
CRISI LAZIO — Infine un'opinione sulla crisi della Lazio: "Sinceramente, non ne ho idea. A volte capita che una squadra possa attraversare un momento di difficoltà. Poi, piano, piano ne esce perchè la Lazio ha giocatori di qualità per uscirne".
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INTER PIU' DI TUTTE — Mancini, quindi, parlando dell'andamento del campionato, aggiunge: "Credo che l'Inter sia ancora la più forte, ma la Juve ha le qualità per lottare anche con l'Inter, e spero che la Sampdoria ci rimanga a lungo". Sulla sfida di domenica prossimo dell'Olimpico tra Juve e Napoli, non ha dubbi: "Sarà sicuramente una bella partita, perché la Juve viene da una partita importante contro la Samp, il Napoli si è ripreso e, quindi, sarà sicuramente una buona gara. Credo che il Napoli possa anche mettere in difficoltà la Juve. Ha le caratteristiche della squadra che fuori casa può mettere in difficoltà, magari, anche una squadra superiore. L'importante è che sia una bella partita, per noi che la viviamo da fuori, per loro, invece, ognuno penserà a vincere".
CRISI LAZIO — Infine un'opinione sulla crisi della Lazio: "Sinceramente, non ne ho idea. A volte capita che una squadra possa attraversare un momento di difficoltà. Poi, piano, piano ne esce perchè la Lazio ha giocatori di qualità per uscirne".
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Mourinho
Josè Mourinho non finisce mai di sorprendere. Nel primo tempo della partita con il Palermo, subito dopo il quarto gol di Eto'o, il tecnico dell'Inter è stato sorpreso dalle telecamere di Sky facendo uno strano gesto, come se avesse in mano una siringa.
Al termine della partita, ai microfoni sempre di Sky, alla domanda a cosa volesse alludere il tecnico nerazzurro ha risposto: "Sangue nuovo...".
sport.repubblica.it
Al termine della partita, ai microfoni sempre di Sky, alla domanda a cosa volesse alludere il tecnico nerazzurro ha risposto: "Sangue nuovo...".
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Serie A
Alla fine del 1º tempo, il successo dell’Inter pareva adatto a incarnare, anche nei numeri, la risposta alle ambizioni rinnovate dalla Juve contro la Sampdoria. «Siamo capaci anche noi di dominare», era il messaggio implicito di Mourinho, persino incredulo di fronte alla goleada che stava spazzando il Palermo. Al 4-0, il portoghese si era girato verso uno della panchina nerazzurra e aveva fatto il gesto, immortalato dalle telecamere, di chi si inietta una «pera», come a dire che i suoi giocatori sembravano drogati: un doping virtuale, fatto di convinzione e senso pratico, di bella qualità e di follia quasi fanciullesca.
Se era droga, l’effetto finiva nella ripresa. Fuori Balotelli, a causa di una reazione allergica ai farmaci assunti contro l’influenza e la febbre che lo avevano colto in mattinata, e dentro Milito al rientro dall’infortunio. Soprattutto entrava Santon in difesa al posto di Chivu e l’Inter smarriva l’inossidabilità mostrata per 45 minuti. Franava Cordoba, si impappinava persino Samuel. Uno, due, tre. Miccoli, Hernandez e ancora Miccoli. In 20 minuti il Palermo segnava 3 reti sfruttando le azioni dalla destra dove appunto si era assestato Santon: la ragnatela di passaggi fine a se stessi che non aveva prodotto guasti nel primo tempo (solo una parata di Julio Cesar su punizione di Miccoli) lasciava il posto ad assist più verticali e incisivi.
Zenga, l’amico di Mourinho, finalmente se la giocava a San Siro, dove i tifosi l’avevano accolto con grandi ovazioni e prove di affetto pensando al portiere del loro passato più che all’allenatore di un possibile futuro. Era un Palermo senza il pericoloso (per sè) Melinte e a 4 punte con Hernandez: rischiava in difesa per lo sbilanciamento, però allarmava in attacco e finché al 38’ Milito non metteva il piede sul cross di Maicon, siglando pure lui la partita dorata delle punte (e l’argentino sprecava un altro paio di occasioni), l’Inter vedeva lo spettro di un pareggio che sarebbe stato ancora più colpevole e beffardo di quello patito dal Milan a Napoli. Il Palermo comunque aveva ottenuto il proprio riscatto. Che squadra strana. Cerca il palleggio come un piccolo Barcellona, alterna prestazioni da grande (con la Juve e ieri nella ripresa) a esibizioni sconcertanti, come nel primo tempo a San Siro quando ha patito a ogni occasione l’affacciarsi dell’Inter in area di rigore.
Balotelli è stato il miglior artefice e il simbolo di quei 45 minuti che, dopo la sua uscita al 3’ della ripresa, i suoi compagni hanno fatto molto per rovinare. Ha segnato due reti e ha permesso a Eto’o di tornare al gol come non gli succedeva dal 23 settembre, e di farlo due volte. Balotelli è un bambinone nero e azzurro. Come i cioccolatini evocati da Forrest Gump non sai mai in quale versione ti capita. Brillante contro il Genoa, fastidiosamente sfavato con il Catania, irresistibile con il Palermo. Può piacere o risultare odioso, però è uno dei rarissimi giocatori italiani che quando decide di giocare cambia la squadra e la partita, l’ispirazione e il raptus lo possono accompagnare ovunque.
Ieri la fiamma gli si è accesa al momento dei capricci, dopo sette minuti. Balotelli aveva sfruttato per primo la voragine del Palermo sul fianco sinistro, presidiato dall’esordiente Melinte e Migliaccio, che in due non ne facevano uno. Il romeno metteva una gamba tra quelle dell’interista, ruzzolone in area, rigore e Balotelli, convinto di tirarlo, si fermava a guardare come un intruso Eto’o già piazzato sul dischetto. Zanetti portava via il giovanotto che si allontanava a centrocampo, a testa bassa, senza la minima esultanza al boato che accompagnava la rete di Eto’o. Dovevano intervenire i fratelli maggiori a spiegargli di non fare il ragazzino. Zanetti, Cordoba, Cambiasso e Stankovic trovavano le parole giuste per spingerlo ad abbracciare Eto’o e concludere tra gli applausi un siparietto che avrebbe potuto creargli dei problemi, non tanto con il centravanti camerunese quanto con Mourinho e il pubblico. Da quel momento il bambinone diventava il protagonista, quasi volesse riconquistare quanto pensava gli avessero tolto. Ci riusciva.
Nell’ultimo quarto d’ora prima del riposo, Balotelli segnava il 2-0 di testa su angolo di Maicon, realizzava il 3-0 sfruttando sottoporta un pasticcio tra il portiere Sirigu e Kjaer, penetrava in area come nell’azione del rigore porgendo a Eto’o l’assist del quarto gol. Cammei collegati da azioni veloci e di senso pratico. Il mezzo suicidio dell’Inter lo coglieva sotto la doccia.
lastampa.it
Se era droga, l’effetto finiva nella ripresa. Fuori Balotelli, a causa di una reazione allergica ai farmaci assunti contro l’influenza e la febbre che lo avevano colto in mattinata, e dentro Milito al rientro dall’infortunio. Soprattutto entrava Santon in difesa al posto di Chivu e l’Inter smarriva l’inossidabilità mostrata per 45 minuti. Franava Cordoba, si impappinava persino Samuel. Uno, due, tre. Miccoli, Hernandez e ancora Miccoli. In 20 minuti il Palermo segnava 3 reti sfruttando le azioni dalla destra dove appunto si era assestato Santon: la ragnatela di passaggi fine a se stessi che non aveva prodotto guasti nel primo tempo (solo una parata di Julio Cesar su punizione di Miccoli) lasciava il posto ad assist più verticali e incisivi.
Zenga, l’amico di Mourinho, finalmente se la giocava a San Siro, dove i tifosi l’avevano accolto con grandi ovazioni e prove di affetto pensando al portiere del loro passato più che all’allenatore di un possibile futuro. Era un Palermo senza il pericoloso (per sè) Melinte e a 4 punte con Hernandez: rischiava in difesa per lo sbilanciamento, però allarmava in attacco e finché al 38’ Milito non metteva il piede sul cross di Maicon, siglando pure lui la partita dorata delle punte (e l’argentino sprecava un altro paio di occasioni), l’Inter vedeva lo spettro di un pareggio che sarebbe stato ancora più colpevole e beffardo di quello patito dal Milan a Napoli. Il Palermo comunque aveva ottenuto il proprio riscatto. Che squadra strana. Cerca il palleggio come un piccolo Barcellona, alterna prestazioni da grande (con la Juve e ieri nella ripresa) a esibizioni sconcertanti, come nel primo tempo a San Siro quando ha patito a ogni occasione l’affacciarsi dell’Inter in area di rigore.
Balotelli è stato il miglior artefice e il simbolo di quei 45 minuti che, dopo la sua uscita al 3’ della ripresa, i suoi compagni hanno fatto molto per rovinare. Ha segnato due reti e ha permesso a Eto’o di tornare al gol come non gli succedeva dal 23 settembre, e di farlo due volte. Balotelli è un bambinone nero e azzurro. Come i cioccolatini evocati da Forrest Gump non sai mai in quale versione ti capita. Brillante contro il Genoa, fastidiosamente sfavato con il Catania, irresistibile con il Palermo. Può piacere o risultare odioso, però è uno dei rarissimi giocatori italiani che quando decide di giocare cambia la squadra e la partita, l’ispirazione e il raptus lo possono accompagnare ovunque.
Ieri la fiamma gli si è accesa al momento dei capricci, dopo sette minuti. Balotelli aveva sfruttato per primo la voragine del Palermo sul fianco sinistro, presidiato dall’esordiente Melinte e Migliaccio, che in due non ne facevano uno. Il romeno metteva una gamba tra quelle dell’interista, ruzzolone in area, rigore e Balotelli, convinto di tirarlo, si fermava a guardare come un intruso Eto’o già piazzato sul dischetto. Zanetti portava via il giovanotto che si allontanava a centrocampo, a testa bassa, senza la minima esultanza al boato che accompagnava la rete di Eto’o. Dovevano intervenire i fratelli maggiori a spiegargli di non fare il ragazzino. Zanetti, Cordoba, Cambiasso e Stankovic trovavano le parole giuste per spingerlo ad abbracciare Eto’o e concludere tra gli applausi un siparietto che avrebbe potuto creargli dei problemi, non tanto con il centravanti camerunese quanto con Mourinho e il pubblico. Da quel momento il bambinone diventava il protagonista, quasi volesse riconquistare quanto pensava gli avessero tolto. Ci riusciva.
Nell’ultimo quarto d’ora prima del riposo, Balotelli segnava il 2-0 di testa su angolo di Maicon, realizzava il 3-0 sfruttando sottoporta un pasticcio tra il portiere Sirigu e Kjaer, penetrava in area come nell’azione del rigore porgendo a Eto’o l’assist del quarto gol. Cammei collegati da azioni veloci e di senso pratico. Il mezzo suicidio dell’Inter lo coglieva sotto la doccia.
lastampa.it
dici la tua
Ciao,
mi chiamo Guido e ho letto sulla Gazzetta e su altri siti del concorso di Gillette che si chiama Future Champion per il miglior giocatore dell'anno. Partecipano Santon, Pozzi e Paloschi.
Vedendo i video della domenica scorsa su Youtube ho trovato anche un loro video dove giocano un monotriangolare. questo il video: http://www.youtube.com/watch?v=26gurU1SBWc
Bè spero che la notizia faccia sapere.. secondo me è una bella iniziativa e hanno scelto dei bei campioncini :) fate girare e facciamo vincere Santon!!!
peace
Guido
PS - la fonte da dove è iniziato tutto è questa: http://www.gazzetta.it/Calcio/gilettefuturechampion/13-10-2009/nuovo-talento-501599257799.shtml
mi chiamo Guido e ho letto sulla Gazzetta e su altri siti del concorso di Gillette che si chiama Future Champion per il miglior giocatore dell'anno. Partecipano Santon, Pozzi e Paloschi.
Vedendo i video della domenica scorsa su Youtube ho trovato anche un loro video dove giocano un monotriangolare. questo il video: http://www.youtube.com/watch?v=26gurU1SBWc
Bè spero che la notizia faccia sapere.. secondo me è una bella iniziativa e hanno scelto dei bei campioncini :) fate girare e facciamo vincere Santon!!!
peace
Guido
PS - la fonte da dove è iniziato tutto è questa: http://www.gazzetta.it/Calcio/gilettefuturechampion/13-10-2009/nuovo-talento-501599257799.shtml
dici la tua
Ciao,
Non so se le avete già viste su internet ma da qualche giorno stanno girando su internet alcune foto di campi da calcio con degli strani triangoli..
probabilmente sono dei montaggi con photoshop ma la cosa strana è che stanno girando davvero un pò...
questi due dei forum dove ho incontrato le foto:
http://forum.sky.it/quegli-strani-segni-sui-campi-da-calcio-t225789.html
http://calciofreestyle.forumcommunity.net/?t=32262684&st=0#lastpost
sarebbe interessante sapere che ne pensano anche gli utenti del blog no?
LOL
Luca
Non so se le avete già viste su internet ma da qualche giorno stanno girando su internet alcune foto di campi da calcio con degli strani triangoli..
probabilmente sono dei montaggi con photoshop ma la cosa strana è che stanno girando davvero un pò...
questi due dei forum dove ho incontrato le foto:
http://forum.sky.it/quegli-strani-segni-sui-campi-da-calcio-t225789.html
http://calciofreestyle.forumcommunity.net/?t=32262684&st=0#lastpost
sarebbe interessante sapere che ne pensano anche gli utenti del blog no?
LOL
Luca
Bandiere
E' sempre più vicino l'accordo per portare Christian Vieri a giocare in Brasile, al Botafogo-SP. Con le valigie pronte anche l'amico Francesco Coco, che Vieri potrebbe ritrovare al suo fianco anche nel campionato paulista. A confermare il tutto è proprio lo stesso 'Bobo', intervistato dal sito brasiliano globoesporte. com: "Non voglio giocare più in Italia né in Europa - ha dichiarato Vieri, che di recente aveva detto di voler lasciare definitivamente il calcio - ma mi piacerebbe un'esperienza in Brasile. Stiamo parlando col Botafogo, credo che l'accordo sia possibile. Non posso dire che sia tutto fatto al 100% ma manca qualche dettaglio".
ALLENAMENTO NECESSARIO - "Del Botafogo so che è un'ottima squadra, con uno stadio enorme e una splendida tifoseria - ha proseguito l'ex nazionale azzurro - vi militano calciatori molto bravi. Io voglio giocare ancora e soprattutto voglio divertirmi, penso che il Brasile possa essere la destinazione ideale. Di certo avrò bisogno di un lungo periodo di allenamento per essere pronto, come qualunque calciatore che non scenda in campo da molto: per giocare ho bisogno di essere al 100%. Le motivazioni non sono legate alla squadra da affrontare, ho bisogno di stimoli, di allenarmi e di fare gol. Ronaldo? Non l'ho sentito a riguardo".
SU DI GIRI IL TECNICO - Il possibile arrivo di Christian Vieri entusiasma l'ambiente vicino al Botafogo e soprattutto il tecnico Roberto Fonseca: "È un giocatore di grandissima esperienza internazionale - ammette l'allenatore - e il suo arrivo potrebbe motivare molto la squadra. È un grande
SI PUNTA IN ALTO - Secondo quanto riportato dal sito del club, a convincere Vieri e Coco ad accettare il trasferimento in Brasile sarebbero stati un libro sulla storia del club e un dvd riguardante la città paulista. "A Vieri e Coco è piaciuta la proposta e hanno deciso di giocare per il Botafogo - ha dichiarato l'intermediario Franck Assunçao, che si sta occupando della trattativa - inutile dire che ora il team punterebbe al titolo paulista con questi due innesti".
SFORZO SOVRUMANO - Il Presidente del club di Ribeirao Prato, Luiz Pereira, dà per quasi fatto l'arrivo dei due ex giocatori di Inter e Milan a vestire la maglia paulista: "Stiamo facendo uno sforzo sovrumano - ha dichiarato il n.1 del Botafogo - per ingaggiare i due calciatori. Sta andando tutto per il verso giusto, abbiamo già trovato un preaccordo riguardante tutti gli aspetti di natura finanziaria. Penso che la trattativa
repubblica.it
ALLENAMENTO NECESSARIO - "Del Botafogo so che è un'ottima squadra, con uno stadio enorme e una splendida tifoseria - ha proseguito l'ex nazionale azzurro - vi militano calciatori molto bravi. Io voglio giocare ancora e soprattutto voglio divertirmi, penso che il Brasile possa essere la destinazione ideale. Di certo avrò bisogno di un lungo periodo di allenamento per essere pronto, come qualunque calciatore che non scenda in campo da molto: per giocare ho bisogno di essere al 100%. Le motivazioni non sono legate alla squadra da affrontare, ho bisogno di stimoli, di allenarmi e di fare gol. Ronaldo? Non l'ho sentito a riguardo".
SU DI GIRI IL TECNICO - Il possibile arrivo di Christian Vieri entusiasma l'ambiente vicino al Botafogo e soprattutto il tecnico Roberto Fonseca: "È un giocatore di grandissima esperienza internazionale - ammette l'allenatore - e il suo arrivo potrebbe motivare molto la squadra. È un grande
SI PUNTA IN ALTO - Secondo quanto riportato dal sito del club, a convincere Vieri e Coco ad accettare il trasferimento in Brasile sarebbero stati un libro sulla storia del club e un dvd riguardante la città paulista. "A Vieri e Coco è piaciuta la proposta e hanno deciso di giocare per il Botafogo - ha dichiarato l'intermediario Franck Assunçao, che si sta occupando della trattativa - inutile dire che ora il team punterebbe al titolo paulista con questi due innesti".
SFORZO SOVRUMANO - Il Presidente del club di Ribeirao Prato, Luiz Pereira, dà per quasi fatto l'arrivo dei due ex giocatori di Inter e Milan a vestire la maglia paulista: "Stiamo facendo uno sforzo sovrumano - ha dichiarato il n.1 del Botafogo - per ingaggiare i due calciatori. Sta andando tutto per il verso giusto, abbiamo già trovato un preaccordo riguardante tutti gli aspetti di natura finanziaria. Penso che la trattativa
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Bandiere × Mourinho
Zenga, ami l'Inter? Allora fammi vincere». José Mourinho mantiene la sua originalità ma non fa sconti neppure quando incontra degli amici, «merce rara» visto che con la maggior parte dei colleghi italiani non ha grande feeling. Oggi a San Siro arriva Walter Zenga, il suo clone in fatto di sparate giornalistiche e personalità, e allora c’è spazio anche per qualche frase scherzosa. Dopo una serie di conferenze stampa contrassegnate da musi lungi, lo Special One finalmente torna a sorridere e c’è anche chi pensa che sul suo umore abbia influito il ko del Real Madrid in Coppa del Re. Lui ovviamente nega e dice di essere solidale col collega Pellegrini.
Del resto l’erede in caso di addio all’Inter a fine stagione l’ha già individuato ed è proprio l’alter ego Zenga: «Non sono certo io che decido, però mi piacerebbe tanto che un giorno Walter prendesse il mio posto. Lo considero un grande amico, mi piace anche perché non si preoccupa della propria immagine, è se stesso e difende la propria squadra. E non è stata una pazzia la sua quando ha detto che voleva vincere lo scudetto, ma una motivazione grande per i suoi giocatori. Zenga è un trascinatore oltre che un vero interista». Poi da grande cabarettista Mou ha messo in scena un siparietto: «Se fossi Moratti non prenderei ad allenare l’Inter un tecnico che ha battuto la squadra nerazzurra. Quindi Zenga devi farci vincere se vuoi prendere il mio posto!».
Chissà se Moratti accetterà il consiglio, di sicuro spera di non ritrovarsi a gestire altre brutte sorprese come è successo quest’estate quando fu costretto ad adeguare il contratto a Mourinho perché credeva che avesse davvero un’offerta dalla Spagna. Una storia bizzarra che non può essere dimenticata ma è stata necessariamente archiviata. I compiti di Mourinho sono già stati assegnati: vincere lo scudetto e arrivare alle fasi finali della Champions League. Oggi contro il Palermo di Zenga inizierà un ciclo di partite che culminerà con la delicata sfida alla Dinamo Kiev. Il tecnico portoghese ieri non ha voluto dare vantaggi all’avversario: «Non so come gioca il Palermo, quindi a differenza di altre volte non darò indicazioni». I dubbi si sprecano: Eto’o non è al 100%, Balotelli e Milito in ballottaggio, a centrocampo potrebbe esserci spazio per Vieira anche se Cambiasso è favorito, in difesa Lucio si gioca il posto con Cordoba. Un vero rebus.
Mourinho e Zenga si abbracceranno prima della partita e poi penseranno alle rispettive squadre. L’allenatore interista ammira le persone che hanno il coraggio di dire quello che pensano e che in carriera hanno sudato per raggiungere una posizione: «Rispetto Zenga - ha aggiunto Mou - perché la sua storia come allenatore non è simile a quella di altri grandi giocatori: di solito i grandi giocatori, quando finiscono la carriera, hanno subito la possibilità di iniziarne una come allenatori mentre lui, per arrivare dove è adesso, cioè in una squadra importante della serie A italiana, ha fatto il giro del mondo. Ha lavorato in Usa, Arabia, Romania, Turchia, Serbia: ha fatto di tutto e si è fatto da solo».
A San Siro Zenga troverà il calore del pubblico ma anche un’Inter che ha recuperato tutti i suoi uomini ad eccezione di Sneijder. Motta e Milito, infatti, tornano nella lista dei convocati e dovrebbero giocare almeno uno spicchio di partita. Mourinho sembra intenzionato a fare un po’ di turnover ma la rotazione non coinvolgerà tutti i suoi elementi: «Un giocatore di altissimo livello deve essere preparato fisicamente e mentalmente per disputare tre partite alla settimana» ha spiegato. Poi ha sottolineato: «L’anno scorso si diceva che non facevo turnover, ma vi siete resi conto quanto stanno giocando quelli che quest’estate se ne sono andati via ed erano le mie riserve?». Si risponde da solo: «L’unico titolare, se escludiamo Ibra, è Burdisso».
lastampa.it
Del resto l’erede in caso di addio all’Inter a fine stagione l’ha già individuato ed è proprio l’alter ego Zenga: «Non sono certo io che decido, però mi piacerebbe tanto che un giorno Walter prendesse il mio posto. Lo considero un grande amico, mi piace anche perché non si preoccupa della propria immagine, è se stesso e difende la propria squadra. E non è stata una pazzia la sua quando ha detto che voleva vincere lo scudetto, ma una motivazione grande per i suoi giocatori. Zenga è un trascinatore oltre che un vero interista». Poi da grande cabarettista Mou ha messo in scena un siparietto: «Se fossi Moratti non prenderei ad allenare l’Inter un tecnico che ha battuto la squadra nerazzurra. Quindi Zenga devi farci vincere se vuoi prendere il mio posto!».
Chissà se Moratti accetterà il consiglio, di sicuro spera di non ritrovarsi a gestire altre brutte sorprese come è successo quest’estate quando fu costretto ad adeguare il contratto a Mourinho perché credeva che avesse davvero un’offerta dalla Spagna. Una storia bizzarra che non può essere dimenticata ma è stata necessariamente archiviata. I compiti di Mourinho sono già stati assegnati: vincere lo scudetto e arrivare alle fasi finali della Champions League. Oggi contro il Palermo di Zenga inizierà un ciclo di partite che culminerà con la delicata sfida alla Dinamo Kiev. Il tecnico portoghese ieri non ha voluto dare vantaggi all’avversario: «Non so come gioca il Palermo, quindi a differenza di altre volte non darò indicazioni». I dubbi si sprecano: Eto’o non è al 100%, Balotelli e Milito in ballottaggio, a centrocampo potrebbe esserci spazio per Vieira anche se Cambiasso è favorito, in difesa Lucio si gioca il posto con Cordoba. Un vero rebus.
Mourinho e Zenga si abbracceranno prima della partita e poi penseranno alle rispettive squadre. L’allenatore interista ammira le persone che hanno il coraggio di dire quello che pensano e che in carriera hanno sudato per raggiungere una posizione: «Rispetto Zenga - ha aggiunto Mou - perché la sua storia come allenatore non è simile a quella di altri grandi giocatori: di solito i grandi giocatori, quando finiscono la carriera, hanno subito la possibilità di iniziarne una come allenatori mentre lui, per arrivare dove è adesso, cioè in una squadra importante della serie A italiana, ha fatto il giro del mondo. Ha lavorato in Usa, Arabia, Romania, Turchia, Serbia: ha fatto di tutto e si è fatto da solo».
A San Siro Zenga troverà il calore del pubblico ma anche un’Inter che ha recuperato tutti i suoi uomini ad eccezione di Sneijder. Motta e Milito, infatti, tornano nella lista dei convocati e dovrebbero giocare almeno uno spicchio di partita. Mourinho sembra intenzionato a fare un po’ di turnover ma la rotazione non coinvolgerà tutti i suoi elementi: «Un giocatore di altissimo livello deve essere preparato fisicamente e mentalmente per disputare tre partite alla settimana» ha spiegato. Poi ha sottolineato: «L’anno scorso si diceva che non facevo turnover, ma vi siete resi conto quanto stanno giocando quelli che quest’estate se ne sono andati via ed erano le mie riserve?». Si risponde da solo: «L’unico titolare, se escludiamo Ibra, è Burdisso».
lastampa.it
Bandiere
Giovedì sera, Walter Zenga varcherà ancora una volta i cancelli di San Siro. L' "Uomo Ragno" entrerà così nel tempio del calcio per sfidare l'Inter, squadra della quale ha difeso la porta per 12 stagioni.
Alla guida del Palermo, Zenga proverà a dimostrare di poter, in futuro, ambire alla panchina che tanto anela, ma che oggi è occupata da Josè Mourinho.
"E' vero, sogno di allenare l'Inter - ha detto Zenga in esclusiva alla 'Gazzetta dello Sport' - ma so che per realizzare questo sogno dovrò lavorare con grande impegno e dedizio ne. Mourinho è il numero 1 al mondo".
E giovedì, se lo ritroverà 'di fronte': "Guiderò il mio Palermo - ha detto Zenga - così come Mourinho guarderà la sua Inter. Io voglio andare in Champions. ".
C'è chi, come Leonardo o Ferrara, ha avuto immediatamente la chance di cominciare da panchine celebri di A, a differenza di Zenga... "La mia esperienza non la cambierei con nessuno. Non è scritto da nessuna parte che uno debba andare al l’estero, ma è una strada. Ho l’orgoglio di aver allenato la Stella Rossa e la Steaua Bucarest o di aver disputato la Champions Le ague asiatica. Ho oltre 250 panchine ufficiali, solo con l’esperienza puoi correggere gli erro ri".
Da quando allena, Zenga è stato reso 'celebre' dal suo famoso proclama relativo allo Scudetto, frase sulla quale il tecnico del Palermo è tornato ancora: "E' stata una frase che hanno capito in pochi, ma io ho ottenuto il mio scopo e cioè far parlare del Palermo".
Pastore, al di là dell'ottimo match contro la Juve, non ha invece ancora ingranato: "E' un giocatore fortissimo, ma fi no a quando non capirà appieno il calcio italiano, io lo sostituirò. Giovedì sera giocherà, ma nel momento in cui regalerà un nu mero X di palloni all’avversario io lo cambierò".
Più determinato di così...
goal.com
Alla guida del Palermo, Zenga proverà a dimostrare di poter, in futuro, ambire alla panchina che tanto anela, ma che oggi è occupata da Josè Mourinho.
"E' vero, sogno di allenare l'Inter - ha detto Zenga in esclusiva alla 'Gazzetta dello Sport' - ma so che per realizzare questo sogno dovrò lavorare con grande impegno e dedizio ne. Mourinho è il numero 1 al mondo".
E giovedì, se lo ritroverà 'di fronte': "Guiderò il mio Palermo - ha detto Zenga - così come Mourinho guarderà la sua Inter. Io voglio andare in Champions. ".
C'è chi, come Leonardo o Ferrara, ha avuto immediatamente la chance di cominciare da panchine celebri di A, a differenza di Zenga... "La mia esperienza non la cambierei con nessuno. Non è scritto da nessuna parte che uno debba andare al l’estero, ma è una strada. Ho l’orgoglio di aver allenato la Stella Rossa e la Steaua Bucarest o di aver disputato la Champions Le ague asiatica. Ho oltre 250 panchine ufficiali, solo con l’esperienza puoi correggere gli erro ri".
Da quando allena, Zenga è stato reso 'celebre' dal suo famoso proclama relativo allo Scudetto, frase sulla quale il tecnico del Palermo è tornato ancora: "E' stata una frase che hanno capito in pochi, ma io ho ottenuto il mio scopo e cioè far parlare del Palermo".
Pastore, al di là dell'ottimo match contro la Juve, non ha invece ancora ingranato: "E' un giocatore fortissimo, ma fi no a quando non capirà appieno il calcio italiano, io lo sostituirò. Giovedì sera giocherà, ma nel momento in cui regalerà un nu mero X di palloni all’avversario io lo cambierò".
Più determinato di così...
goal.com
Calciatori × calciomercato
L'Inter non vuole privarsi di Davide Santon, Santon non vuole privarsi dell'Inter. Il bambino, come affettuosamente chiamato da José Mourinho, non si muoverà da San Siro.
Dunque, smentito il possibile passaggio in prestito, a gennaio, al Genoa. Lo ha ammesso l'agente del ragazzo, Renzo Contratto, che ha anche precisato come non vi siano stati proprio contatti con nessuno e come il giocatore abbia piacere a restare all'Inter e la società abbia piena fiducia nelle sue qualità. Smentito anche qualsiasi contrasto con l'allenatore José Mourinho. Come dire: caro Davide, prosegui nella tua crescita professionale e umana.
L.T.
calciomercato.com
Dunque, smentito il possibile passaggio in prestito, a gennaio, al Genoa. Lo ha ammesso l'agente del ragazzo, Renzo Contratto, che ha anche precisato come non vi siano stati proprio contatti con nessuno e come il giocatore abbia piacere a restare all'Inter e la società abbia piena fiducia nelle sue qualità. Smentito anche qualsiasi contrasto con l'allenatore José Mourinho. Come dire: caro Davide, prosegui nella tua crescita professionale e umana.
L.T.
calciomercato.com
Moratti
"E' un piacere ricordare una persona meravigliosa, tutti dovremmo ritrovare lo spirito e il carattere che aveva lui". Cosi' il presidente dell'Inter Massimo Moratti ricorda la figura di Giacinto Facchetti in occasione del premio assegnato a Cesare Prandelli. "Bisogna trovare il segreto per avere il miglior turn over possibile e avere sempre giocatori freschi visto che si gioca ogni 3 giorni - continua Moratti -. Arrabbiato dopo la Dinamo? No, vi confondete con lo scorso anno, la partita e' anche andate bene.
Non era decisiva, ci sono altri punti in palio, possiamo passare il turno". Moratti parla anche delle parole di Mourinho nei confronti di Balotelli alla vigilia del match con il Catania, quando lo ha accusato di non essersi allenato al meglio: "Dice sempre le cose con uno scopo specifico, cosi' dicendo ha fatto capire quanto ci tiene al ragazzo. Bisogna essere sempre seri e professionali".
agi.it
Non era decisiva, ci sono altri punti in palio, possiamo passare il turno". Moratti parla anche delle parole di Mourinho nei confronti di Balotelli alla vigilia del match con il Catania, quando lo ha accusato di non essersi allenato al meglio: "Dice sempre le cose con uno scopo specifico, cosi' dicendo ha fatto capire quanto ci tiene al ragazzo. Bisogna essere sempre seri e professionali".
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Calciatori
L'esito degli esami strumentali, cui è stato sottoposto ieri mattina Wesley Sneijder ha confermato lo stiramento al bicipite femorale della gamba destra subito sabato sera nell'anticipo vittorioso contro il Catania. Il trequartista olandese dovrà star fermo per circa 15 giorni che presumibilmente aumenteranno almeno a 20 anche se la sensazione è l'ex madridista potrebbe tornare in campo non prima di un mese. Salterà quindi sicuramente la decisiva sfida di champions fuori casa contro la Dinamo Kiev del 4 novembre ed a questo punto è difficile che si possa rivedere in campo contro la Roma l'8 novembre. L'idea e la speranza è che il trequartista olandese possa tornare a disposizione il prossimo 24 novembre nella sfida di Champions contro il Barcellona, ovviamente a pieno regime, questo significa che potrebbe rientrare per uno scampolo di partita nella sfida di campionato contro il Bologna il 21 novembre a San Siro. Per fortuna che Motta e Milito sono ormai pronti per il rientro in squadra, certo che il bilancio nerazzurro dell'Inter senza Sneijder non è beneaugurante, infatti l'Inter di Mourinho ha giocato 4 partite senza l'olandese, tra campionato, champions e supercoppa, con un bilancio deficitario: due sconfitte ed altrettanti pareggi.
sport.virgilio.it
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Interisti famosi
Rossi diventa campione del mondo ed i complimenti arrivano anche dall'Inter, la sua squadra del cuore. Il sito del club nerazzurro, infatti, ha riportato la notizia della conquista del titolo da parte del Dottore: 'Ha dovuto attendere la fine di un violento temporale che si è abbatuto sulla pista di Sepang e che ha rimandato il Gp della Malaysia di 40 minuti circa, ma Valentino Rossi non ha cambiato le sue abitudini e con il 3° posto davanti a Lorenzo, il Dottore ha conquistato il 9° titolo Mondiale della carriera con una gara di anticipo - si legge - A Valentino i complimenti di tutta l'Inter e di tutti i tifosi interisti proprio come lui'.
iltempo.ilsole24ore.com
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Serie A
Se l'Europa sembra la malattia dell'Inter l'aria di casa e dell'Italia puo' essere la medicina giusta per la squadra di Mourinho. Dopo il pareggio contro la Dinamo per i campioni nazionali arriva subito l'occasione per riscattarsi. Domani sera a San Siro contro il Catania l'Inter avra' la possibilita' di tornare quella vista a Genova sabato scorso: "E' importante vincere e continuare a vincere. Siamo in testa alla classifica - ha precisato Mourinho - manca ancora tanto alla fine del campionato, ma essere in questa posizione e' sempre meglio".Jose' Mourinho non ha dubbi e vuole ricominciare conquistando i tre punti nella prossima gara contro il Catania: "Che partita sara'? Sara' come tutte le gare che l'Inter ha disputato al 'Meazza' contro questo tipo di squadre che vogliono andar via da Milano avendo conquistato qualcosa. Sara' una gara difficile, come tutte le altre volte, una gara che giocheremo essendo stati concentrati fino martedi' su una partita di Champions. Mi piacerebbe sapere come gioca il Catania, ma il Catania non sapra' come gioco dopo questo mio incontro con la stampa.
Posso solo dire che ho studiato i nostri avversari". Contro la squadra di Atzori il tecnico portoghese non potra' contare su Cambiasso, Milito, Motta e Samuel. I quattro nerazzurri non sono stati convocati, Mourinho spiega il perche': "Preferisco far riposare Walter in vista dei prossimi impegni, ma gli altri tre sono tutti infortunati.
Questo e' il calcio, non posso piangere, ma solo giocare con i calciatori che ho a disposizione. Speravo di avere Diego per oggi, ma il medico mi ha detto che e' meglio non rischiarlo".
agi.it
Posso solo dire che ho studiato i nostri avversari". Contro la squadra di Atzori il tecnico portoghese non potra' contare su Cambiasso, Milito, Motta e Samuel. I quattro nerazzurri non sono stati convocati, Mourinho spiega il perche': "Preferisco far riposare Walter in vista dei prossimi impegni, ma gli altri tre sono tutti infortunati.
Questo e' il calcio, non posso piangere, ma solo giocare con i calciatori che ho a disposizione. Speravo di avere Diego per oggi, ma il medico mi ha detto che e' meglio non rischiarlo".
agi.it
Serie A
Altri punti conquistati contro il Catania, primo posto consolidato e cambio in vista per la formazione nerazzurra. Visto i prossimi impegni in Champions League e in campionato, il tecnico interista Josè Mourinho starebbe pensando di ricorrere al turn over.
Sono diversi gli uomini fermi a causa degli infortuni, in particolare Milito, Cambiasso e Thiago Motta, a cui potrebbe aggiungersi Sneijder, uscito per un guaio muscolare nel secondo tempo del match contro i siciliani. Un Inter troppo diversa delle squadra già allenate dal tecnico, come il Porto "che poteva giocare tre partite alla settimana con gli stessi titolari" o il suo Chelsea, "la squadra più forte del mondo da punto di vista fisico".
"Noi abbiamo giocatori di un altro profilo, e qualcuno fatica quando deve affrontare più gare di seguito con alta intensità – ha detto Mourinho - per questo nei prossimi impegni di campionato penso di tenere a riposo tre o quattro titolari, tanto in serie A ci sono 38 giornate, e qualche rischio si può prendere". Inoltre il tecnico ha osservato: "in 13 partite ufficiali abbiamo dovuto schierare altrettante formazioni", con il camerunese che non è stato più così incisivo senza Milito.
"Mi trovo bene con tutti, ma Diego mi manca molto" ha affermato Eto’o, che di Balotelli non parla anche come ha ammesso "l'Inter non mi paga per questo". Una questione che riguarda il giovane attaccante nerazzurro: "Diciamo che ha giocato meglio di come si è allenato in settimana - ha affermato in modo secco il tecnico interista, che non accetta la solidarietà dei colleghi Leonardo e Ciro Ferrara - Non voglio né critiche né solidarietà, ognuno parla delle proprie esperienze", parlando bene del gioavnissimo Krhin di cui ha affermato che "a 18 anni ha una mentalità da uomo" e indica la strada all’azzurro dell’under 21 che "deve solo lavorare ogni giorno, come un professionista".
Buone notizie, comunque arrivano dall’infermeria, col recupero di Cordoba, Vieira e Chivu, che ritorneranno in campo anche prima della nuova sfida con la Dinamo Kiev, ottimista sulla qualificazione della propria squadra al prossimo turno di Champions.
Diverso il discorso di Gianluca Atzori, che vedeva la gara con i nerazzurri in maniera diversa rispetta all’esito del campo: "Forse non sarebbe bastata nemmeno la gara perfetta per fare punti al Meazza, ma noi – ha detto sconsolato il tecnico rossoblu - abbiamo sbagliato l'approccio e concesso all'Inter favori di cui non ha proprio bisogno".
sportitalia.com
Sono diversi gli uomini fermi a causa degli infortuni, in particolare Milito, Cambiasso e Thiago Motta, a cui potrebbe aggiungersi Sneijder, uscito per un guaio muscolare nel secondo tempo del match contro i siciliani. Un Inter troppo diversa delle squadra già allenate dal tecnico, come il Porto "che poteva giocare tre partite alla settimana con gli stessi titolari" o il suo Chelsea, "la squadra più forte del mondo da punto di vista fisico".
"Noi abbiamo giocatori di un altro profilo, e qualcuno fatica quando deve affrontare più gare di seguito con alta intensità – ha detto Mourinho - per questo nei prossimi impegni di campionato penso di tenere a riposo tre o quattro titolari, tanto in serie A ci sono 38 giornate, e qualche rischio si può prendere". Inoltre il tecnico ha osservato: "in 13 partite ufficiali abbiamo dovuto schierare altrettante formazioni", con il camerunese che non è stato più così incisivo senza Milito.
"Mi trovo bene con tutti, ma Diego mi manca molto" ha affermato Eto’o, che di Balotelli non parla anche come ha ammesso "l'Inter non mi paga per questo". Una questione che riguarda il giovane attaccante nerazzurro: "Diciamo che ha giocato meglio di come si è allenato in settimana - ha affermato in modo secco il tecnico interista, che non accetta la solidarietà dei colleghi Leonardo e Ciro Ferrara - Non voglio né critiche né solidarietà, ognuno parla delle proprie esperienze", parlando bene del gioavnissimo Krhin di cui ha affermato che "a 18 anni ha una mentalità da uomo" e indica la strada all’azzurro dell’under 21 che "deve solo lavorare ogni giorno, come un professionista".
Buone notizie, comunque arrivano dall’infermeria, col recupero di Cordoba, Vieira e Chivu, che ritorneranno in campo anche prima della nuova sfida con la Dinamo Kiev, ottimista sulla qualificazione della propria squadra al prossimo turno di Champions.
Diverso il discorso di Gianluca Atzori, che vedeva la gara con i nerazzurri in maniera diversa rispetta all’esito del campo: "Forse non sarebbe bastata nemmeno la gara perfetta per fare punti al Meazza, ma noi – ha detto sconsolato il tecnico rossoblu - abbiamo sbagliato l'approccio e concesso all'Inter favori di cui non ha proprio bisogno".
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Serie A
Era tutto troppo facile così l’Inter ha messo il pepe sulla coda di una partita che fino a sei minuti dalla fine non le aveva dato preoccupazioni, con un solido vantaggio per 2-0. Il dubbio rigore concesso al Catania per l’entrata di Julio Cesar su Plasmati, e realizzato da Mascara, ha avuto almeno il pregio di risvegliare gli animi assopiti e di insinuare un brividino nella scorza superba di Mourinho: come un qualsiasi stratega di paese, il multipolemico portoghese toglieva Eto’o, il primo attaccante, e aggiungeva Materazzi in copertura. Come doveva sembrargli realistico lo spettro del pareggio e quanto devono averlo temuto i suoi giocatori, che all’improvviso pareva danzassero sulle bucce di banana, soprattutto in difesa, e perdevano tempo a palla ferma. Un epilogo imprevisto per un match senza storia. Tra l’Inter e il Catania esiste, in condizioni normali, la differenza che c’è tra un barolo e un vino nel tetrapak: se poi i siciliani salgono a Milano con l’intenzione di fare almeno per un tempo un allenamento in vista del Chievo finisce che il loro prodotto non può stare neppure sugli scaffali del supermercato.
Mourinho, a parte la strizzata finale, ha riassaporato le dolcezze del campionato italiano. Ha fatto rifiatare un po’ di gente, lui che può, e ha vinto l’anticipo che lo riporta in testa alla classifica, dalla quale la Sampdoria l’aveva scalzato per un paio d’ore. Lo ha fatto senza l’apporto delle punte. Eto’o non segna dalla partita contro il Napoli del 23 settembre e ieri si è sbattuto assai per interrompere il digiuno, senza riuscirci. Il camerunese non ha approfittato di una buona occasione all’inizio, nella ripresa ha alzato la mira con un tuffo di testa sulla ribattuta del portiere e ha sfiorato il palo su punizione prima di essere sostituito ma si vede che l’assenza di Milito lo priva della sponda giusta. L’altra punta era Balotelli e con lui si è sempre spiazzati: quando potrebbe fare sfracelli, come con il Catania imbottito di mediocri argentini, il ragazzo si comporta come se facesse shopping sul corso, senza carica se non per cercare il rigore o la punizione buttandosi a terra. Per fortuna di Mourinho non c’era bisogno di obici ben oliati. Due a zero dopo trenta minuti, la serie A sembra una passeggiata di salute paragonata alle asperità della Champions League dove proprio non vogliono capire che l’Inter è una grande squadra e la prendono spesso a buffetti, se non a ceffoni. L’esempio più recente è il risicato pareggio con la Dinamo Kiev.
Qui è un’altra storia. Dopo 4’ Silvestre si faceva rubare palla da Eto’o, il cui insolito difetto era di appoggiare a Sneijder invece di tirare: l’olandese provava a ricambiargli la cortesia e nello scambio di gentilezze davanti alla porta spalancata si perdeva un’occasione facile con il recupero di Spolli. Non c’era da dannarsi l’anima. Passavano pochi minuti e Muntari buttava un pallone in area verso Eto’o che non la raggiungeva ma distraeva Campagnaro. Al posto del portiere catanese non avremmo fatto di più: osservava con immobilità olimpica il rimbalzo e la palla entrare in porta. Muntari festeggiava il "gollonzo", per una volta felice a San Siro. Campagnaro, riserva di Andujar, era una delle "new entry" per avere uomini freschi mercoledì, in un match ben più importante per chi ha come unico obiettivo la salvezza. Per lui una serata indimenticabile nel senso che al 31’(dopo che la traversa l’aveva salvato su tiro di Vieira) lo beffava pure Sneijder con una punizione dal limite, palla sopra la barriera e via sul 2-0 ma era curiosa la disposizione della "maginot" piazzata da Campagnaro con tre giocatori dell’Inter davanti a lui. L’anno scorso, con Zenga in panchina, il Catania aveva elaborato alcuni trucchi per segnare su punizione, compreso quello di far calare le braghe a chi si piazzava davanti alla barriera avversaria. Adesso sembra che i trucchi li crei contro se stesso. Mentre la partita perdeva interesse e i tifosi inventavano un gemellaggio canoro (gli interisti a insultare il Palermo, i catanesi il Milan), l’Inter gestiva il successo senza schiacciare con rabbia l’acceleratore per arrivare al terzo gol. Intanto il redivivo Cordoba e Lucio maltrattavano il giapponese Morimoto, punta unica, e il Catania si affacciava verso Julio Cesar con i tiri fuori quadro di Delvecchio e Biagianti. Insomma fino al rigore non c’era brivido neppure nella ripresa che i siciliani impostavano con più "verve". Giovedì prossimo contro il Palermo, per l’Inter i tranelli siciliani potrebbero arrivare molto prima.
Mourinho, a parte la strizzata finale, ha riassaporato le dolcezze del campionato italiano. Ha fatto rifiatare un po’ di gente, lui che può, e ha vinto l’anticipo che lo riporta in testa alla classifica, dalla quale la Sampdoria l’aveva scalzato per un paio d’ore. Lo ha fatto senza l’apporto delle punte. Eto’o non segna dalla partita contro il Napoli del 23 settembre e ieri si è sbattuto assai per interrompere il digiuno, senza riuscirci. Il camerunese non ha approfittato di una buona occasione all’inizio, nella ripresa ha alzato la mira con un tuffo di testa sulla ribattuta del portiere e ha sfiorato il palo su punizione prima di essere sostituito ma si vede che l’assenza di Milito lo priva della sponda giusta. L’altra punta era Balotelli e con lui si è sempre spiazzati: quando potrebbe fare sfracelli, come con il Catania imbottito di mediocri argentini, il ragazzo si comporta come se facesse shopping sul corso, senza carica se non per cercare il rigore o la punizione buttandosi a terra. Per fortuna di Mourinho non c’era bisogno di obici ben oliati. Due a zero dopo trenta minuti, la serie A sembra una passeggiata di salute paragonata alle asperità della Champions League dove proprio non vogliono capire che l’Inter è una grande squadra e la prendono spesso a buffetti, se non a ceffoni. L’esempio più recente è il risicato pareggio con la Dinamo Kiev.
Qui è un’altra storia. Dopo 4’ Silvestre si faceva rubare palla da Eto’o, il cui insolito difetto era di appoggiare a Sneijder invece di tirare: l’olandese provava a ricambiargli la cortesia e nello scambio di gentilezze davanti alla porta spalancata si perdeva un’occasione facile con il recupero di Spolli. Non c’era da dannarsi l’anima. Passavano pochi minuti e Muntari buttava un pallone in area verso Eto’o che non la raggiungeva ma distraeva Campagnaro. Al posto del portiere catanese non avremmo fatto di più: osservava con immobilità olimpica il rimbalzo e la palla entrare in porta. Muntari festeggiava il "gollonzo", per una volta felice a San Siro. Campagnaro, riserva di Andujar, era una delle "new entry" per avere uomini freschi mercoledì, in un match ben più importante per chi ha come unico obiettivo la salvezza. Per lui una serata indimenticabile nel senso che al 31’(dopo che la traversa l’aveva salvato su tiro di Vieira) lo beffava pure Sneijder con una punizione dal limite, palla sopra la barriera e via sul 2-0 ma era curiosa la disposizione della "maginot" piazzata da Campagnaro con tre giocatori dell’Inter davanti a lui. L’anno scorso, con Zenga in panchina, il Catania aveva elaborato alcuni trucchi per segnare su punizione, compreso quello di far calare le braghe a chi si piazzava davanti alla barriera avversaria. Adesso sembra che i trucchi li crei contro se stesso. Mentre la partita perdeva interesse e i tifosi inventavano un gemellaggio canoro (gli interisti a insultare il Palermo, i catanesi il Milan), l’Inter gestiva il successo senza schiacciare con rabbia l’acceleratore per arrivare al terzo gol. Intanto il redivivo Cordoba e Lucio maltrattavano il giapponese Morimoto, punta unica, e il Catania si affacciava verso Julio Cesar con i tiri fuori quadro di Delvecchio e Biagianti. Insomma fino al rigore non c’era brivido neppure nella ripresa che i siciliani impostavano con più "verve". Giovedì prossimo contro il Palermo, per l’Inter i tranelli siciliani potrebbero arrivare molto prima.
Mourinho
"Sono contento - dice Mourinho - per come la squadra ha giocato nel primo tempo e per come ha lottato nella ripresa". Il tecnico dell’Inter analizza ai microfoni di Sky il successo conseguito nell’anticipo serale del Meazza contro il Catania: " Abbiamo avuto l’opportunità per chiudere la gara anticipatamente con la traversa colpita da Vieira e con altre giocate ma non ci siamo riusciti. Dopo il gol del 2-1 il Catania ha preso fiducia e nelle nostre fila si è creata un po’ di tensione ". Mourinho si sofferma sul turn-over: " Oggi abbiamo concesso un po’ di riposo a Samuel e Stankovic perché sapevamo di poter contare su Cordoba e su un Viera che, sostenuto da una buon condizione fisica, sta vivendo un momento molto positivo. Abbiamo fatto questi 2-3 cambi. Non so se farò lo stesso contro il Palermo: in questo momento non siamo nelle condizioni di poter fare un super turn-over ".
it.eurosport.yahoo.com
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Calciatori
Samuel Etòo sente molto la mancanza in campo del suo compagno d'attacco Diego Milito, ancora infortunato. "Mi manca tantissimo", ha detto il camerunense al termine della partita con il Catania, in cui non è riuscito a segnare, ma ha ricevuto l'applauso del pubblico interista quando è stato sostituito a pochi minuti dalla fine. Etòo non ha voluto giudicare la prestazione di Mario Balotelli nè il suo comportamento in allenamento. "Non sono pagato dall'Inter per giudicare Balotelli", ha tagliato corto.
sport.repubblica.it
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allenatori
"Che gli arbitri siano un po' condizionati, se arbitrano una squadra grande, questo è normale". Roberto Mancini torna a parlare, lo fa in una lunga intervista concessa per la trasmissione "I Signori del calcio", che andrà in onda domani sera su Sky Sport. "È sempre stato così - continua l'ex tecnico di Inter, Fiorentina e Lazio -. Questo può anche essere, non dico giusto, però si può anche capire. L'importante è che non ci sia quello che c'era prima". E' il solito Mancini: sincero, senza peli sulla lingua. Convinto che il calcio, dopo calciopoli del 2006, "sicuramente è un po' migliorato". Poi precisa che non ha lottato mai contro Galliani "Non c'è mai stata simpatia tra noi, ma questo può accadere. Poi magari due si conoscono e diventano amici. La vita è fatta così".
CONTRO MOGGI — Diverso il discorso per Moggi "perchè a me non piaceva il suo modo di operare, ma io sono sempre stato contro le cose fatte così. Al di là di questo, poi ognuno si comporta come crede e io ho pensato di comportarmi così per il mio carattere. Sono sempre stato abbastanza libero". E libero lo è anche adesso Mancini, visto che dopo il suo divorzio con l'Inter non è riuscito a trovare ancora una squadra da allenare. "Sto abbastanza bene. Penso alla domenica che uno non deve andare in sala stampa a fare le interviste per un'ora e mezza. Questo è il mio lavoro e quindi è chiaro che poi manca, però non ho fretta, perchè devo trovare qualcosa che mi dia lo stimolo giusto". Non c'è la Nazionale nei suoi pensieri, anche se vincere sulla panchina azzurra lo aiuterebbe a cancellare il cruccio di non avere avuto una carriera esaltante con l'Italia. "Se uno un giorno allena la Nazionale e vince, allora sì. Potrebbe cancellare magari gli anni da calciatore in cui non sono riuscito ad essere decisivo per l'Italia".
FORZA ANTONIO — Dici Nazionale e pensi ad Antonio Cassano: "Io penso che in Nazionale debbano giocare giocatori di talento, non tanto nelle qualificazioni perchè quelle l'Italia le supera sempre, però in un Mondiale secondo me conta molto la classe, il talento e quindi la partita può essere decisa anche da un giocatore che magari per un allenatore ha altri limiti. La qualità e la classe credo siano indispensabili. Io non sono l'allenatore dell'Italia, ma mi dispiace che Cassano non ci sia. Questo da tifoso italiano lo posso dire". Gli chiedono dove si è visto il Mancini più bravo in panchina: "Credo che un allenatore alle prime esperienze faccia degli errori. Un allenatore vive anche di intuizioni e di situazioni che magari uno non vede e un altro sì. E quindi credo che questo a volte faccia la differenza. È chiaro che poi un allenatore col tempo migliora".
EVOLUZIONE — "Come sono cambiato da giocatore ad allenatore? Non lo so. Da giocatore sei in campo e sei decisivo dal primo al '95, perchè comunque dipende da te. Quando sei allenatore devi essere decisivo durante la settimana. E poi essere credibile per il lavoro che fai". Dopo aver ribadito che Mantovani è stato il suo presidente "simbolo" ("Era di un'altra categoria, in tutto"), Mancini ricorda le sue vittorie con due aspiranti grandi, Samp e Lazio, e l'Inter. "L'Inter è stata la più faticosa in assoluto, ma è stata però una grande cosa. Sono stato 4 anni, ho costruito qualcosa di molto importante, con molta fatica, con tutti i collaboratori, col presidente, con Oriali, persone che all'Inter tenevano molto. Se senti tutti quelli che hanno allenato l'Inter prima di me, ammettono che ci fossero delle grandi difficoltà ed è la verità, per la pressione che c'era sulla squadra, perchè non vinceva da tanti anni, perchè ogni sconfitta o pareggio era un dramma. E quindi - conclude - c'erano tanti problemi da risolvere e noi ci siamo riusciti. Questo fa molto piacere".
gazzetta.it
CONTRO MOGGI — Diverso il discorso per Moggi "perchè a me non piaceva il suo modo di operare, ma io sono sempre stato contro le cose fatte così. Al di là di questo, poi ognuno si comporta come crede e io ho pensato di comportarmi così per il mio carattere. Sono sempre stato abbastanza libero". E libero lo è anche adesso Mancini, visto che dopo il suo divorzio con l'Inter non è riuscito a trovare ancora una squadra da allenare. "Sto abbastanza bene. Penso alla domenica che uno non deve andare in sala stampa a fare le interviste per un'ora e mezza. Questo è il mio lavoro e quindi è chiaro che poi manca, però non ho fretta, perchè devo trovare qualcosa che mi dia lo stimolo giusto". Non c'è la Nazionale nei suoi pensieri, anche se vincere sulla panchina azzurra lo aiuterebbe a cancellare il cruccio di non avere avuto una carriera esaltante con l'Italia. "Se uno un giorno allena la Nazionale e vince, allora sì. Potrebbe cancellare magari gli anni da calciatore in cui non sono riuscito ad essere decisivo per l'Italia".
FORZA ANTONIO — Dici Nazionale e pensi ad Antonio Cassano: "Io penso che in Nazionale debbano giocare giocatori di talento, non tanto nelle qualificazioni perchè quelle l'Italia le supera sempre, però in un Mondiale secondo me conta molto la classe, il talento e quindi la partita può essere decisa anche da un giocatore che magari per un allenatore ha altri limiti. La qualità e la classe credo siano indispensabili. Io non sono l'allenatore dell'Italia, ma mi dispiace che Cassano non ci sia. Questo da tifoso italiano lo posso dire". Gli chiedono dove si è visto il Mancini più bravo in panchina: "Credo che un allenatore alle prime esperienze faccia degli errori. Un allenatore vive anche di intuizioni e di situazioni che magari uno non vede e un altro sì. E quindi credo che questo a volte faccia la differenza. È chiaro che poi un allenatore col tempo migliora".
EVOLUZIONE — "Come sono cambiato da giocatore ad allenatore? Non lo so. Da giocatore sei in campo e sei decisivo dal primo al '95, perchè comunque dipende da te. Quando sei allenatore devi essere decisivo durante la settimana. E poi essere credibile per il lavoro che fai". Dopo aver ribadito che Mantovani è stato il suo presidente "simbolo" ("Era di un'altra categoria, in tutto"), Mancini ricorda le sue vittorie con due aspiranti grandi, Samp e Lazio, e l'Inter. "L'Inter è stata la più faticosa in assoluto, ma è stata però una grande cosa. Sono stato 4 anni, ho costruito qualcosa di molto importante, con molta fatica, con tutti i collaboratori, col presidente, con Oriali, persone che all'Inter tenevano molto. Se senti tutti quelli che hanno allenato l'Inter prima di me, ammettono che ci fossero delle grandi difficoltà ed è la verità, per la pressione che c'era sulla squadra, perchè non vinceva da tanti anni, perchè ogni sconfitta o pareggio era un dramma. E quindi - conclude - c'erano tanti problemi da risolvere e noi ci siamo riusciti. Questo fa molto piacere".
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Serie A
Per fortuna c'è il campionato. Mourinho non lo dice, forse neanche lo pensa, ma i risultati parlano chiaro: in Serie A l'Inter è un rullo compressore e ha addirittura più punti dello scorso anno, in Europa invece è un disastro. Ora però, prima di volare a Kiev per la gara decisiva di Champions, ci sono tre partite di campionato in otto giorni e la possibilità di prendere il largo, a partire dal match casalingo di stasera (ore 20.45) contro il Catania (arbitrerà Giannoccaro e non più Pierpaoli). «Non dobbiamo pensare a Kiev - spiega Mourinho - ma battere il Catania.
In casa abbiamo perso due punti contro il Bari, ma li abbiamo recuperati in trasferta vincendo contro Milan e Genoa: ora non dobbiamo commettere passi falsi». Il tecnico portoghese vorrebbe «conoscere la formazione degli avversari», ma non svela quella nerazzurra. Mancheranno sicuramente Cambiasso, ancora alle prese con un problema alla coscia sinistra, Samuel (sostituito da Cordoba) e i lungodegenti Milito e Motta. Ci saranno invece Eto'o e Javier Zanetti, terzo calciatore per numero di presenze in Serie A nella storia dell'Inter: stasera il capitano timbrerà il cartellino numero 476 affiancando al secondo posto il mito Giacinto Facchetti.
Dubbi invece sulla presenza di Mario Balotelli, che secondo Mourinho ha giocato «una partita eccezionale» contro il Genoa, ma «ha poi fatto una pessima settimana di allenamento». Interrogato sulla differenza nel rendimento europeo tra Milan e Inter, il tecnico di Setubal non ha risparmiato una battuta ai cugini rossoneri: «Non ho visto la partita di Madrid, ma faccio i complimenti a Leonardo e sono felice per il calcio italiano. Certo, se espugnare il campo del Real è stata un'impresa storica, altrettanto può dirsi della sconfitta casalinga contro lo Zurigo. Voi parlate sempre di mentalità diverse tra Inter e Milan, io non credo: l'unica differenza sta nei punti in classifica».
Oggi pomeriggio (ore 18) torna in campo anche la Sampdoria, impegnata al Ferraris contro il Bologna. Dopo il mezzo passo falso dell'Olimpico, frutto anche degli errori arbitrali, la squadra di Del Neri vuol tornare subito alla vittoria per restare nella scia dell'Inter capolista. «Dobbiamo stare attenti e non fidarci della loro classifica - spiega il tecnico - a Napoli fino a venti minuti dalla fine stavano vincendo». Pazzini sembra recuperato e dovrebbe giocare con la mascherina: «O parte dal primo minuto o sta fuori - dice Del Neri - Non avrebbe senso rischiarlo per mezz'ora». Tra i convocati c'è anche Gastaldello: solo oggi il tecnico friulano deciderà se impiegarlo. Lo squalificato Padalino sarà invece sostituito da Franceschini, Ziegler o Bellucci: in quest'ultimo caso si passerebbe dal classico 4-4-2 al 4-3-3.
iltempo.ilsole24ore.com
In casa abbiamo perso due punti contro il Bari, ma li abbiamo recuperati in trasferta vincendo contro Milan e Genoa: ora non dobbiamo commettere passi falsi». Il tecnico portoghese vorrebbe «conoscere la formazione degli avversari», ma non svela quella nerazzurra. Mancheranno sicuramente Cambiasso, ancora alle prese con un problema alla coscia sinistra, Samuel (sostituito da Cordoba) e i lungodegenti Milito e Motta. Ci saranno invece Eto'o e Javier Zanetti, terzo calciatore per numero di presenze in Serie A nella storia dell'Inter: stasera il capitano timbrerà il cartellino numero 476 affiancando al secondo posto il mito Giacinto Facchetti.
Dubbi invece sulla presenza di Mario Balotelli, che secondo Mourinho ha giocato «una partita eccezionale» contro il Genoa, ma «ha poi fatto una pessima settimana di allenamento». Interrogato sulla differenza nel rendimento europeo tra Milan e Inter, il tecnico di Setubal non ha risparmiato una battuta ai cugini rossoneri: «Non ho visto la partita di Madrid, ma faccio i complimenti a Leonardo e sono felice per il calcio italiano. Certo, se espugnare il campo del Real è stata un'impresa storica, altrettanto può dirsi della sconfitta casalinga contro lo Zurigo. Voi parlate sempre di mentalità diverse tra Inter e Milan, io non credo: l'unica differenza sta nei punti in classifica».
Oggi pomeriggio (ore 18) torna in campo anche la Sampdoria, impegnata al Ferraris contro il Bologna. Dopo il mezzo passo falso dell'Olimpico, frutto anche degli errori arbitrali, la squadra di Del Neri vuol tornare subito alla vittoria per restare nella scia dell'Inter capolista. «Dobbiamo stare attenti e non fidarci della loro classifica - spiega il tecnico - a Napoli fino a venti minuti dalla fine stavano vincendo». Pazzini sembra recuperato e dovrebbe giocare con la mascherina: «O parte dal primo minuto o sta fuori - dice Del Neri - Non avrebbe senso rischiarlo per mezz'ora». Tra i convocati c'è anche Gastaldello: solo oggi il tecnico friulano deciderà se impiegarlo. Lo squalificato Padalino sarà invece sostituito da Franceschini, Ziegler o Bellucci: in quest'ultimo caso si passerebbe dal classico 4-4-2 al 4-3-3.
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Serie A
Diego Milito, Estaban Cambiasso, Thiago Motta e Walter Samuel non sono tra i 19 giocatori che Josè Mourinho, allenatore dell'Inter, ha convocato per la gara in programma domani al Meazza contro il Catania. L'elenco: Portieri: 1 Francesco Toldo, 12 Julio Cesar, 21 Paolo Orlandoni; Difensori: 2 Ivan Ramiro Cordoba, 4 Javier Zanetti, 6 Lucio, 13 Maicon, 23 Marco Materazzi, 26 Cristian Chivu, 39 Davide Santon; Centrocampisti: 5 Dejan Stankovic, 10 Wesley Sneijder, 11 Sulley Muntari, 14 Patrick Vieira, 15 Rene Krhin, 30 Mancini; Attaccanti: 9 Samuel Etòo, 45 Mario Balotelli, 89 Marko Arnautovic.
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Calciatori
Seduta mattutina per l'Inter in vista della sfida di sabato sera contro il Catania. Josè Mourinho ha diviso la squadra in due gruppi. Il primo, composto dai giocatori scesi in campo contro la Dinamo Kiev martedì sera, ha svolto una seduta defatigante per il recupero delle energie spese. Per il secondo gruppo allenamento iniziato con il classico riscaldamento, poi tattica, possesso palla, tiri in porta e partitella finale.
Buone notizie per Milito e Motta, entrambi si sono allenati con la squadra evidenziando un notevole miglioramento delle proprie condizioni fisiche. E' probabile che i due ex genoani vengano convocati per la partita di sabato. Mourinho aspetta di capire anche le condizioni di Etòo ancora dolorante per la botta al piede destro. Santon dovrebbe giocare dall'inizio al posto di uno stanco Chivu.
sport.repubblica.it
Buone notizie per Milito e Motta, entrambi si sono allenati con la squadra evidenziando un notevole miglioramento delle proprie condizioni fisiche. E' probabile che i due ex genoani vengano convocati per la partita di sabato. Mourinho aspetta di capire anche le condizioni di Etòo ancora dolorante per la botta al piede destro. Santon dovrebbe giocare dall'inizio al posto di uno stanco Chivu.
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Mourinho
Non c'è più tempo da perdere. Ora anche Mourinho vuole un cambio di passo in Europa, perché il terzo pari consecutivo, nonostante la difficoltà del girone continuamente invocata dal tecnico portoghese, mette in condizione l'Inter di non poter fallire i prossimi appuntamenti con la vittoria. A partire dalla trasferta di Kiev, come rivela il tecnico a Sky Sport 24.
Quanto è soddisfatto della partita di stasera? C’è stato un passo indietro rispetto alla partita contro il Genoa? È stato sbagliato l’approccio?
«Sono competizioni completamente diverse, avversari completamente diversi, stili di gioco completamente diversi. Ovviamente è diverso arrivare a Genova e segnare al quinto minuto e oggi subire il gol del nostro avversario. Ho detto che nel calcio la distanza tra Paradiso e Inferno è molto molto molto corta; non è un Inferno perché la competizione è ancora aperta per noi, però siamo in difficoltà in questo girone. È obbligatorio vincere a Kiev. Con tutto il rispetto per questo nostro avversario, che ha fatto una partita molto positiva qui oggi, penso che sarà più facile per noi la partita di Kiev che questa di oggi».
Cosa le è piaciuto e cosa c’è invece da migliorare?
«L’atteggiamento mi è piaciuto, ovviamente, però c’è stata poca concentrazione sulle palle inattive. Noi avevamo studiato bene l’avversario, come facciamo sempre, in qualche momento la squadra ha perso la posizione in campo, contro un avversario che è velocissimo in contropiede e che ha le caratteristiche fisiche che noi non abbiamo. Io non sono l’allenatore che cerca scuse, però mi sembra che è stato ovvio per tutti che Samuel (Eto’o) era in grande difficoltà, che se noi nella scorsa partita abbiamo avuto Mario al massimo del suo potenziale, oggi abbiamo avuto un Samuel in difficoltà, che ha fatto un grande sforzo per giocare. L’opzione di Suazo era obbligatoria, però purtroppo anche lui non è stato fortunato. La squadra ha lottato, ha lavorato tanto, ma non è stato sufficiente per vincere. Loro sono sempre stati molto pericolosi in contropiede e mi sembra che il risultato si adatti. Posso parlare un po’ di sfortuna alla fine».
La difesa.
«Penso che loro siano bravi e noi ce lo aspettavamo. Ho detto ai giocatori che Sheva è forte, fiducioso, loro in contropiede sono fisicamente molto forti. Lucio, che è un bravissimo ragazzo e un bravissimo giocatore, è stato sfortunato. Anche Samuel, un altro bravissimo ragazzo e giocatore, ha sbagliato qualche volta. Abbiamo avuto qualche errore individuale che a questo livello di solito si paga. In attacco abbiamo bisogno di un giocatore al top della sua condizione: Balotelli ha fatto questo per noi a Genova, oggi Eto’o non era in condizione purtroppo. Io non critico, al contrario, parlo bene di lui perché ha fatto uno sforzo, però il suo rendimento purtroppo non è stato grande».
C’è un problema psicologico oppure no?
«Non mi sembra, veramente. Abbiamo pareggiato con il Barcellona in casa e non mi sembra un risultato drammatico, abbiamo avuto difficoltà a Kazan e oggi è stata una partita molto difficile. È un girone molto equilibrato, non è una scusa per noi perché abbiamo l’obbligo di finire in uno dei due primi posti, però è veramente un girone di grande difficoltà. Secondo me questo e l’altro girone con Fiorentina, Lione e Liverpool, in cui si può dire che sono tre per due posti».
La sconfitta del Barcellona complica le cose?
«Non lo so, magari lo lascia aperto fino all’ultima partita, chissà. Abbiamo 3 punti e per forza dobbiamo farne un minimo di 6. Mi sembra che la partita di Kiev sia quella della vita, perché se pareggiamo siamo in difficoltà e se perdiamo non ci qualifichiamo. Dobbiamo andare a Kiev per vincere e molto onestamente ho più fiducia in questa partita che in quella di oggi. Mi auguro di avere tutti i giocatori a disposizione, al massimo del potenziale».
Sulla sconfitta del Barça.
«Non ho visto la partita. Che il Rubin sia una squadra di qualità lo sappiamo, ma il Barcellona è il Barcellona, è la squadra campione d’Europa e che sta meglio in Europa in questo momento, però sono anche loro in un girone di grande difficoltà. Le prossime partite potrebbero lasciare qualcuno fuori dalla competizione».
corrieredellosport.it
Quanto è soddisfatto della partita di stasera? C’è stato un passo indietro rispetto alla partita contro il Genoa? È stato sbagliato l’approccio?
«Sono competizioni completamente diverse, avversari completamente diversi, stili di gioco completamente diversi. Ovviamente è diverso arrivare a Genova e segnare al quinto minuto e oggi subire il gol del nostro avversario. Ho detto che nel calcio la distanza tra Paradiso e Inferno è molto molto molto corta; non è un Inferno perché la competizione è ancora aperta per noi, però siamo in difficoltà in questo girone. È obbligatorio vincere a Kiev. Con tutto il rispetto per questo nostro avversario, che ha fatto una partita molto positiva qui oggi, penso che sarà più facile per noi la partita di Kiev che questa di oggi».
Cosa le è piaciuto e cosa c’è invece da migliorare?
«L’atteggiamento mi è piaciuto, ovviamente, però c’è stata poca concentrazione sulle palle inattive. Noi avevamo studiato bene l’avversario, come facciamo sempre, in qualche momento la squadra ha perso la posizione in campo, contro un avversario che è velocissimo in contropiede e che ha le caratteristiche fisiche che noi non abbiamo. Io non sono l’allenatore che cerca scuse, però mi sembra che è stato ovvio per tutti che Samuel (Eto’o) era in grande difficoltà, che se noi nella scorsa partita abbiamo avuto Mario al massimo del suo potenziale, oggi abbiamo avuto un Samuel in difficoltà, che ha fatto un grande sforzo per giocare. L’opzione di Suazo era obbligatoria, però purtroppo anche lui non è stato fortunato. La squadra ha lottato, ha lavorato tanto, ma non è stato sufficiente per vincere. Loro sono sempre stati molto pericolosi in contropiede e mi sembra che il risultato si adatti. Posso parlare un po’ di sfortuna alla fine».
La difesa.
«Penso che loro siano bravi e noi ce lo aspettavamo. Ho detto ai giocatori che Sheva è forte, fiducioso, loro in contropiede sono fisicamente molto forti. Lucio, che è un bravissimo ragazzo e un bravissimo giocatore, è stato sfortunato. Anche Samuel, un altro bravissimo ragazzo e giocatore, ha sbagliato qualche volta. Abbiamo avuto qualche errore individuale che a questo livello di solito si paga. In attacco abbiamo bisogno di un giocatore al top della sua condizione: Balotelli ha fatto questo per noi a Genova, oggi Eto’o non era in condizione purtroppo. Io non critico, al contrario, parlo bene di lui perché ha fatto uno sforzo, però il suo rendimento purtroppo non è stato grande».
C’è un problema psicologico oppure no?
«Non mi sembra, veramente. Abbiamo pareggiato con il Barcellona in casa e non mi sembra un risultato drammatico, abbiamo avuto difficoltà a Kazan e oggi è stata una partita molto difficile. È un girone molto equilibrato, non è una scusa per noi perché abbiamo l’obbligo di finire in uno dei due primi posti, però è veramente un girone di grande difficoltà. Secondo me questo e l’altro girone con Fiorentina, Lione e Liverpool, in cui si può dire che sono tre per due posti».
La sconfitta del Barcellona complica le cose?
«Non lo so, magari lo lascia aperto fino all’ultima partita, chissà. Abbiamo 3 punti e per forza dobbiamo farne un minimo di 6. Mi sembra che la partita di Kiev sia quella della vita, perché se pareggiamo siamo in difficoltà e se perdiamo non ci qualifichiamo. Dobbiamo andare a Kiev per vincere e molto onestamente ho più fiducia in questa partita che in quella di oggi. Mi auguro di avere tutti i giocatori a disposizione, al massimo del potenziale».
Sulla sconfitta del Barça.
«Non ho visto la partita. Che il Rubin sia una squadra di qualità lo sappiamo, ma il Barcellona è il Barcellona, è la squadra campione d’Europa e che sta meglio in Europa in questo momento, però sono anche loro in un girone di grande difficoltà. Le prossime partite potrebbero lasciare qualcuno fuori dalla competizione».
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Champion's
"A volte, nel calcio, i miracoli accadono", aveva detto il tecnico del Debrecen alla vigilia della sua partita. Purtroppo per lui, la sua massima si è concretizzata al Camp Nou e a beneficiarne è il Rubin, che vince contro pronostico - ma senza rubare nulla - sul campo dei Campioni d'Europa.
FRATELLI FISCHIETTI — Un paio di cambi per Guardiola rispetto alla formazione ipotizzata alla vigilia: solo panchina per capitan Puyol, c'è Marquez al suo posto, neanche quella per Keita, che lascia spazio a Pedro Rodriguez, già decisivo in Europa in Supercoppa; c'è Ibra, che stringe i denti e cerca la prima affermazione in Champions. Rubin Kazan in "teorica" formazione a trazione anteriore: 4-2-3-1 con il solo Dominguez di punta. Curiosità per quanto riguarda la terna: dirige Laurent Duhamel, il fratello Stephan lo assiste in qualità di guardalinee.
C'E' SEMPRE LA PRIMA VOLTA — L'arbitro francese non fa in tempo a dare il via alla gara che il Barcellona si dismipegna nella più classica delle sue "azioni alla mano", Iniesta cerca la meta, ma difensore e portiere lo mettono in mezzo: sembrerebbe rigore solare, ma si prosegue. Capovolgimento di fronte, Ryazantsev si traveste da cecchino e da 30 metri punta e spara un missile all'incrocio che Valdes può solo ammirare detonare alle sue spalle. Il Rubin è clamorosamente in vantaggio, la squadra di Guardiola è sotto per la prima volta in stagione e dà l'impressione di aver accusato il colpo: le gambe non girano e l'approccio alla partita non sembra quello delle grandi occasioni.
IBRA-GODOT — Lo svedese è nella sua classica versione Champions: svogliato, caracolla per il campo, cerca la giocata, ma quasi sempre la sbaglia. Messi, viceversa, è un diesel e carbura alla distanza, ma le sue invenzioni a 50 metri dalla porta difficilmente possono creare pericoli al Rubin. Il più attivo e continuo, invece, è proprio Pedrito, che sfonda sulla fascia e mette in mezzo traversoni interessanti, sui quali, però, Ibrahimovic è costantemente in ritardo. Il giovane della "cantera" azulgrana, allora, prova a risolvere da solo, dilettandosi nel colpo di testa, non proprio la specialità della casa, ma Ryzhikov è attento e sventa.
LAMPO SVEDESE — Il secondo tempo sembra cominciare sulla stessa falsariga del primo, ma al 3' si sveglia Ibra, che scatta sul filo del fuorigioco, controlla di petto e spolvera il palo alla destra del portiere avversario con uno splendido diagonale. Primo gol in Champions con la nuova maglia per l'ex attaccante dell'Inter. A questo punto ci si aspetterebbe il forcing dei padroni di casa e invece la partita scivola via a ritmi troppo bassi per le abitudini azulgrana: il Rubin controlla senza sudare, ma non riesce più a replicare.
FORTINO RUSSO — Il Barcellona, però, sembra la brutta copia dell'originale: lento, prevedibile, svogliato e impreciso. Ed infatti, come una cambiale, ecco l'ennesimo errore dei ragazzi di Guardiola: pasticcio in compartecipazione Krkic-Tourè, Dominguez s'invola e serve la sovrapposizione di Karadeniz, il cui diagonale lascia di sasso Valdes. Primo tiro in porta del secondo tempo, secondo della partita nello specchio, e il Rubin è di nuovo incredibilmente in vantaggio. Il Barcellona di oggi è incapace di reagire, ma nonostante questo va vicinissimo al pari in almeno due occasiono: con Ibra - traversa in mezza rovesciata - e Touré - palo di testa su corner - proprio nell'ultima azione della partita. Incredibile epilogo della terza giornata: Rubin in testa alla classifica nel gruppo F con Barcellona e Dinamo Kiev, Inter ultima, anche se ad un solo punto dalla vetta.
gazzetta.it
FRATELLI FISCHIETTI — Un paio di cambi per Guardiola rispetto alla formazione ipotizzata alla vigilia: solo panchina per capitan Puyol, c'è Marquez al suo posto, neanche quella per Keita, che lascia spazio a Pedro Rodriguez, già decisivo in Europa in Supercoppa; c'è Ibra, che stringe i denti e cerca la prima affermazione in Champions. Rubin Kazan in "teorica" formazione a trazione anteriore: 4-2-3-1 con il solo Dominguez di punta. Curiosità per quanto riguarda la terna: dirige Laurent Duhamel, il fratello Stephan lo assiste in qualità di guardalinee.
C'E' SEMPRE LA PRIMA VOLTA — L'arbitro francese non fa in tempo a dare il via alla gara che il Barcellona si dismipegna nella più classica delle sue "azioni alla mano", Iniesta cerca la meta, ma difensore e portiere lo mettono in mezzo: sembrerebbe rigore solare, ma si prosegue. Capovolgimento di fronte, Ryazantsev si traveste da cecchino e da 30 metri punta e spara un missile all'incrocio che Valdes può solo ammirare detonare alle sue spalle. Il Rubin è clamorosamente in vantaggio, la squadra di Guardiola è sotto per la prima volta in stagione e dà l'impressione di aver accusato il colpo: le gambe non girano e l'approccio alla partita non sembra quello delle grandi occasioni.
IBRA-GODOT — Lo svedese è nella sua classica versione Champions: svogliato, caracolla per il campo, cerca la giocata, ma quasi sempre la sbaglia. Messi, viceversa, è un diesel e carbura alla distanza, ma le sue invenzioni a 50 metri dalla porta difficilmente possono creare pericoli al Rubin. Il più attivo e continuo, invece, è proprio Pedrito, che sfonda sulla fascia e mette in mezzo traversoni interessanti, sui quali, però, Ibrahimovic è costantemente in ritardo. Il giovane della "cantera" azulgrana, allora, prova a risolvere da solo, dilettandosi nel colpo di testa, non proprio la specialità della casa, ma Ryzhikov è attento e sventa.
LAMPO SVEDESE — Il secondo tempo sembra cominciare sulla stessa falsariga del primo, ma al 3' si sveglia Ibra, che scatta sul filo del fuorigioco, controlla di petto e spolvera il palo alla destra del portiere avversario con uno splendido diagonale. Primo gol in Champions con la nuova maglia per l'ex attaccante dell'Inter. A questo punto ci si aspetterebbe il forcing dei padroni di casa e invece la partita scivola via a ritmi troppo bassi per le abitudini azulgrana: il Rubin controlla senza sudare, ma non riesce più a replicare.
FORTINO RUSSO — Il Barcellona, però, sembra la brutta copia dell'originale: lento, prevedibile, svogliato e impreciso. Ed infatti, come una cambiale, ecco l'ennesimo errore dei ragazzi di Guardiola: pasticcio in compartecipazione Krkic-Tourè, Dominguez s'invola e serve la sovrapposizione di Karadeniz, il cui diagonale lascia di sasso Valdes. Primo tiro in porta del secondo tempo, secondo della partita nello specchio, e il Rubin è di nuovo incredibilmente in vantaggio. Il Barcellona di oggi è incapace di reagire, ma nonostante questo va vicinissimo al pari in almeno due occasiono: con Ibra - traversa in mezza rovesciata - e Touré - palo di testa su corner - proprio nell'ultima azione della partita. Incredibile epilogo della terza giornata: Rubin in testa alla classifica nel gruppo F con Barcellona e Dinamo Kiev, Inter ultima, anche se ad un solo punto dalla vetta.
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Champion's
A furia di pareggi, anche ieri 2-2 contro la Dinamo Kiev di Shevchenko, l’Inter è affondata all’ultimo posto nel girone e pensando che dovrà andare in Ucraina e a Barcellona, contro i catalani sorprendentemente frenati dalla sconfitta interna con il Kazan perciò belli caldi, l’avventura internazionale di Mourinho rischia di finire anche prima di quanto successe a Mancini, che per i naufragi in Champions perse la panchina concessa al Messia di Setubal. Forte nel cortiletto italiano e fragile in Europa: non c’è niente di nuovo sotto l’ombrello interista. Siamo convinti che in trasferta l’Inter possa ancora fare il colpo con gli ucraini, più deboli, ma l’esperienza per il momento è disperante. Per quante se ne provino (ieri, negli ultimi 10’ abbiamo visto addirittura Materazzi centravanti) l’esito è una fatica terribile nell’affrontare avversari meno attrezzati della miliardaria multinazionale nerazzurra.
Sarà soltanto un’impressione ma sembra che in Europa qualsiasi squadra straniera sviluppi un gioco più armonioso e incisivo delle compagini italiane. La Dinamo ha mostrato un fraseggio migliore dell’Inter. Gli ucraini scambiavano palla con fluidità, avanzavano compatti, non sparacchiavano lanci per mancanza di alternative. Eppure hanno un allenatore, Valeri Gazzaev, che ricorda gli impiegati postali nelle novelle di Gogol. In squadra ci sono slavi di secondo piano, brasiliani di terzo livello e il vecchio Sheva che a casa sua accetta un ruolo da comprimario, schiacciato sulla fascia destra con compiti di copertura (veniva addirittura ammonito per un’entrata su Zanetti a centrocampo) che nel Milan rifiutava con disprezzo. Più che l’amor di patria, sono le bastonate degli ultimi anni ad averne smussato le pretese: anche i suoi compagni meno conosciuti non lo trattano con la reverenza di chi ha vinto un Pallone d’Oro. Nella ripresa Shevchenko ha provato a battere gli antichi rivali e il nemico giurato Mourinho: ha sulla coscienza la palla del 3-2 al 28’, un errore non da lui, però più degli altri ha capito come reggere l’urto finale.
L’Inter in avvio era ancora con la testa a Genova, provincia d’Italia e non d’Europa. Bastava alla Dinamo per colpire a freddo sui calci da fermo: al 4’ Yarmolenko graziava Julio Cesar da due passi ma il minuto successivo portava l’1-0. Zanetti e Stankovic mancavano la respinta su una punizione e Mikhailik calciava a fil di palo. L’Inter ci metteva un po’ a organizzarsi. Eto’o, unica punta, mancava dell’energia del Balotelli visto in quel compito contro il Genoa. Stankovic e Sneijder, dietro al camerunense, non lo sapevano servire. Muntari era un caso umano: San Siro aveva deciso di non fischiarlo, colto da compassione per le lacrime del match con l’Udinese, ma era una fatica non mandarlo al diavolo. Insomma la difesa della Dinamo, seppure penalizzata dal centrale Almeida e dall’esterno Magrao (perché pure a Kiev pescano i difensori in Brasile?), era uno scrigno aperto di cui l’Inter non sapeva approfittare. Anzi gli ucraini impaurivano con le trame in velocità e Sheva, di testa, su cross dell’interessante terzino Eremenko, sbagliava di un palmo il raddoppio.
Le squadre straniere sono belle e pericolose ma a volte terribilmente ingenue. Così al 35’ la Dinamo si sbilanciava al punto da subire, a San Siro e in vantaggio di un gol, il pareggio su un contropiede lanciato da Lucio e concluso da Stankovic sul quale usciva fuori area come un principiante il portiere Bogush. Il tempo di rallegrarsi per la rotta ritrovata e la scialuppa nerazzurra imbarcava nuova acqua. Lucio colpiva malamente di testa su un calcio d’angolo: autogol, tutto da rifare e Mourinho nella ripresa capiva di non poter lasciare Eto’o ancora solo. Aggiungeva Suazo, levando l’inutile Muntari, l’atteggiamento più aggressivo dei nerazzurri determinava la momentanea risalita. Samuel pareggiava subito di testa, c’era la sensazione della rinascita. Invece la Dinamo riequilibrava il conto delle occasioni da gol, ne sprecava e ne faceva sprecare. L’ultimo urlo si strozzava in gola a San Siro nel recupero: gol di Suazo ma in fuorigioco.
lastampa.it
Sarà soltanto un’impressione ma sembra che in Europa qualsiasi squadra straniera sviluppi un gioco più armonioso e incisivo delle compagini italiane. La Dinamo ha mostrato un fraseggio migliore dell’Inter. Gli ucraini scambiavano palla con fluidità, avanzavano compatti, non sparacchiavano lanci per mancanza di alternative. Eppure hanno un allenatore, Valeri Gazzaev, che ricorda gli impiegati postali nelle novelle di Gogol. In squadra ci sono slavi di secondo piano, brasiliani di terzo livello e il vecchio Sheva che a casa sua accetta un ruolo da comprimario, schiacciato sulla fascia destra con compiti di copertura (veniva addirittura ammonito per un’entrata su Zanetti a centrocampo) che nel Milan rifiutava con disprezzo. Più che l’amor di patria, sono le bastonate degli ultimi anni ad averne smussato le pretese: anche i suoi compagni meno conosciuti non lo trattano con la reverenza di chi ha vinto un Pallone d’Oro. Nella ripresa Shevchenko ha provato a battere gli antichi rivali e il nemico giurato Mourinho: ha sulla coscienza la palla del 3-2 al 28’, un errore non da lui, però più degli altri ha capito come reggere l’urto finale.
L’Inter in avvio era ancora con la testa a Genova, provincia d’Italia e non d’Europa. Bastava alla Dinamo per colpire a freddo sui calci da fermo: al 4’ Yarmolenko graziava Julio Cesar da due passi ma il minuto successivo portava l’1-0. Zanetti e Stankovic mancavano la respinta su una punizione e Mikhailik calciava a fil di palo. L’Inter ci metteva un po’ a organizzarsi. Eto’o, unica punta, mancava dell’energia del Balotelli visto in quel compito contro il Genoa. Stankovic e Sneijder, dietro al camerunense, non lo sapevano servire. Muntari era un caso umano: San Siro aveva deciso di non fischiarlo, colto da compassione per le lacrime del match con l’Udinese, ma era una fatica non mandarlo al diavolo. Insomma la difesa della Dinamo, seppure penalizzata dal centrale Almeida e dall’esterno Magrao (perché pure a Kiev pescano i difensori in Brasile?), era uno scrigno aperto di cui l’Inter non sapeva approfittare. Anzi gli ucraini impaurivano con le trame in velocità e Sheva, di testa, su cross dell’interessante terzino Eremenko, sbagliava di un palmo il raddoppio.
Le squadre straniere sono belle e pericolose ma a volte terribilmente ingenue. Così al 35’ la Dinamo si sbilanciava al punto da subire, a San Siro e in vantaggio di un gol, il pareggio su un contropiede lanciato da Lucio e concluso da Stankovic sul quale usciva fuori area come un principiante il portiere Bogush. Il tempo di rallegrarsi per la rotta ritrovata e la scialuppa nerazzurra imbarcava nuova acqua. Lucio colpiva malamente di testa su un calcio d’angolo: autogol, tutto da rifare e Mourinho nella ripresa capiva di non poter lasciare Eto’o ancora solo. Aggiungeva Suazo, levando l’inutile Muntari, l’atteggiamento più aggressivo dei nerazzurri determinava la momentanea risalita. Samuel pareggiava subito di testa, c’era la sensazione della rinascita. Invece la Dinamo riequilibrava il conto delle occasioni da gol, ne sprecava e ne faceva sprecare. L’ultimo urlo si strozzava in gola a San Siro nel recupero: gol di Suazo ma in fuorigioco.
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Champion's
Andriy Shevchenko, dopo sei mesi dalla sua ultima apparizione con la maglia del Milan, torna a San Siro e l’Inter si vede costretta a non pensare alle statistiche. Sono troppi i numeri negativi che animano questa vigilia di Champions, a partire dalle giornate senza una vittoria. Mourinho è arrivato a quota sette e trovarsi di fronte un attaccante che in carriera ha segnato ben 14 gol ai nerazzurri non è certo di buon auspicio per sperare in un cambiamento di rotta.
Mourinho e Shevchenko hanno alle spalle un passato tormentato. Gli anni trascorsi in coabitazione al Chelsea sono stati burrascosi. I tabloid inglesi prendendo spunto dal loro rapporto hanno costruito una sorta di telenovela dove Sheva faceva la parte del cocco del presidente (situazione già vissuta al Milan) e Mourinho dell’intransigente allenatore. Gli scambi verbali, per di più smentiti soltanto dall’attaccante in questi anni sono stati innumerevoli. L’ucraino ha voluto ritrattare la frase: «È colpa sua se ho fatto male in Inghilterra» mentre Mou ha affermato a chiare lettere che Sheva era stato abituato come un principe dal Milan e che per lui invece era un giocatore come tutti gli altri. Non c’è dubbio: non si sono mai amati e non si amano neppure adesso nonostante le parole buone di questi giorni. «Sheva? Ho visto le sue ultime tre partite e sta molto bene, è un leader - ha dichiarato il tecnico nerazzurro - Io lo considero un grande giocatore ed è il marcatore dopo Raul più prolifico della Champions».
L’attaccante non è stato da meno: «Con Mou ha funzionato tutto. Con lui ho fatto un’ottima stagione segnando 14 reti e creando 10 assist. Poi, sono arrivati gli infortuni e mi sono dovuto fermare». Miele anche per i nerazzurri: «L’Inter è un’ottima squadra e lo dicono i risultati. Ha vinto con un grande distacco gli ultimi campionati e con Mou sta facendo bene». Inter-Dinamo Kiev è una gara troppo importante per essere macchiata con delle recriminazioni. Mourinho vuole dimostrare che non esiste una doppia Inter, bella in campionato e terrorizzata in Champions, Sheva invece continua ad illudersi che esista l’elisir di lunga giovinezza.
L’esperienza al Chelsea e la parentesi al Milan gli hanno tolto anni di vita calcistica, in Russia invece ha ripreso a volare e adesso non vuole più fermarsi. Sulla carta l’Inter è favorita ma considerati i suoi trascorsi in Europa tutto è possibile. Mourinho ieri ha fatto sapere di non considerare decisiva questa sfida, ma appare evidente che sia un modo per alleggerire la tensione visto che l’Inter ha soltanto due punti in classifica e deve andare a giocare a Barcellona. Ecco perché è riuscito addirittura a scherzarci su: «Non mi piace perpetuare i problemi (testuale ndr), la vittoria arriverà già domani, ma se non arriva domani c’è sempre Kiev, altrimenti c’è la sfida contro il Barcellona, altrimenti andremo in Europa League e se neanche lì andrà bene... ci manderanno a casa tutti».
La bella prestazione fatta contro il Genoa deve servire da un punto di vista psicologico. Ancora una volta Mourinho ha dovuto spiegare ai suoi che le sfide di Champions si affrontano con entusiasmo non certo con la paura. La presenza di Shevchenko in campo non aiuta perché rievoca ricordi spiacevoli come la sfida in semifinale di Champions League nel 2003 contrassegnata da un gol dell’ucraino. «Sono veramente felice di giocare in uno dei miei stadi preferiti - ha detto ieri l’ex punta rossonera - Ho bellissimi ricordi, spero di poter avere una reazione positiva. Quando torno in questa città non mi sento un ospite, mi sento a casa. Il derby tra Milan e Inter è sempre stato un classico, stavolta avrò una maglia diversa ma per me sarà sempre un derby». I fatti testimoniano che il feeling con il club rossonero continua ad essere ottimo, ieri infatti Sheva ha sentito al telefono molti ex compagni e anche alcuni tifosi della Curva Sud che gli hanno fatto una richiesta singolare: «Se segni puoi esultare ancora dalla nostra parte?».
Rientra Eto'o, c'è anche Cambiasso
L’allenamento di questa mattina servirà a José Mourinho per chiarire gli ultimi dubbi di formazione. Sono tre i giocatori sott’osservazione a causa di differenti infortuni: Eto’o, Cambiasso e Milito. Il camerunese ieri in partitella ha segnato tre gol e dovrebbe aver recuperato dal problema al piede destro, stesso discorso vale per Cambiasso alle prese con un affaticamento al flessore. Milito, a sorpresa, ha svolto buona parte della seduta di ieri con i compagni ed è stato convocato mentre sarà indisponibile Thiago Motta. Contro la Dinamo Kiev verrà riproposta la stessa formazione che ha schiantato il Genoa per cinque a zero, con l’unica eccezione di Eto’o al posto dello squalificato Balotelli.
lastampa.it
Mourinho e Shevchenko hanno alle spalle un passato tormentato. Gli anni trascorsi in coabitazione al Chelsea sono stati burrascosi. I tabloid inglesi prendendo spunto dal loro rapporto hanno costruito una sorta di telenovela dove Sheva faceva la parte del cocco del presidente (situazione già vissuta al Milan) e Mourinho dell’intransigente allenatore. Gli scambi verbali, per di più smentiti soltanto dall’attaccante in questi anni sono stati innumerevoli. L’ucraino ha voluto ritrattare la frase: «È colpa sua se ho fatto male in Inghilterra» mentre Mou ha affermato a chiare lettere che Sheva era stato abituato come un principe dal Milan e che per lui invece era un giocatore come tutti gli altri. Non c’è dubbio: non si sono mai amati e non si amano neppure adesso nonostante le parole buone di questi giorni. «Sheva? Ho visto le sue ultime tre partite e sta molto bene, è un leader - ha dichiarato il tecnico nerazzurro - Io lo considero un grande giocatore ed è il marcatore dopo Raul più prolifico della Champions».
L’attaccante non è stato da meno: «Con Mou ha funzionato tutto. Con lui ho fatto un’ottima stagione segnando 14 reti e creando 10 assist. Poi, sono arrivati gli infortuni e mi sono dovuto fermare». Miele anche per i nerazzurri: «L’Inter è un’ottima squadra e lo dicono i risultati. Ha vinto con un grande distacco gli ultimi campionati e con Mou sta facendo bene». Inter-Dinamo Kiev è una gara troppo importante per essere macchiata con delle recriminazioni. Mourinho vuole dimostrare che non esiste una doppia Inter, bella in campionato e terrorizzata in Champions, Sheva invece continua ad illudersi che esista l’elisir di lunga giovinezza.
L’esperienza al Chelsea e la parentesi al Milan gli hanno tolto anni di vita calcistica, in Russia invece ha ripreso a volare e adesso non vuole più fermarsi. Sulla carta l’Inter è favorita ma considerati i suoi trascorsi in Europa tutto è possibile. Mourinho ieri ha fatto sapere di non considerare decisiva questa sfida, ma appare evidente che sia un modo per alleggerire la tensione visto che l’Inter ha soltanto due punti in classifica e deve andare a giocare a Barcellona. Ecco perché è riuscito addirittura a scherzarci su: «Non mi piace perpetuare i problemi (testuale ndr), la vittoria arriverà già domani, ma se non arriva domani c’è sempre Kiev, altrimenti c’è la sfida contro il Barcellona, altrimenti andremo in Europa League e se neanche lì andrà bene... ci manderanno a casa tutti».
La bella prestazione fatta contro il Genoa deve servire da un punto di vista psicologico. Ancora una volta Mourinho ha dovuto spiegare ai suoi che le sfide di Champions si affrontano con entusiasmo non certo con la paura. La presenza di Shevchenko in campo non aiuta perché rievoca ricordi spiacevoli come la sfida in semifinale di Champions League nel 2003 contrassegnata da un gol dell’ucraino. «Sono veramente felice di giocare in uno dei miei stadi preferiti - ha detto ieri l’ex punta rossonera - Ho bellissimi ricordi, spero di poter avere una reazione positiva. Quando torno in questa città non mi sento un ospite, mi sento a casa. Il derby tra Milan e Inter è sempre stato un classico, stavolta avrò una maglia diversa ma per me sarà sempre un derby». I fatti testimoniano che il feeling con il club rossonero continua ad essere ottimo, ieri infatti Sheva ha sentito al telefono molti ex compagni e anche alcuni tifosi della Curva Sud che gli hanno fatto una richiesta singolare: «Se segni puoi esultare ancora dalla nostra parte?».
Rientra Eto'o, c'è anche Cambiasso
L’allenamento di questa mattina servirà a José Mourinho per chiarire gli ultimi dubbi di formazione. Sono tre i giocatori sott’osservazione a causa di differenti infortuni: Eto’o, Cambiasso e Milito. Il camerunese ieri in partitella ha segnato tre gol e dovrebbe aver recuperato dal problema al piede destro, stesso discorso vale per Cambiasso alle prese con un affaticamento al flessore. Milito, a sorpresa, ha svolto buona parte della seduta di ieri con i compagni ed è stato convocato mentre sarà indisponibile Thiago Motta. Contro la Dinamo Kiev verrà riproposta la stessa formazione che ha schiantato il Genoa per cinque a zero, con l’unica eccezione di Eto’o al posto dello squalificato Balotelli.
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Serie A
Dopo l'8/a giornata di Serie A l'Inter e' sola in vetta a 19 punti con la Sampdoria che insegue a due lunghezze. Stasera Milan-Roma.
La classifica: Inter 19; Sampdoria 17; Juventus e Fiorentina 15; Parma 14; Genoa 13; Palermo 12; Bari, Chievo, Roma e Udinese 11; Lazio e Napoli 10; Milan 9; Catania e Cagliari 7; Atalanta e Bologna 6; Siena 5, Livorno 3.
ansa.it
La classifica: Inter 19; Sampdoria 17; Juventus e Fiorentina 15; Parma 14; Genoa 13; Palermo 12; Bari, Chievo, Roma e Udinese 11; Lazio e Napoli 10; Milan 9; Catania e Cagliari 7; Atalanta e Bologna 6; Siena 5, Livorno 3.
ansa.it
Calciatori
L'Inter è già scappata? Non secondo Dejan Stankovic. All'indomani della goleada nerazzurra a Genova, il centrocampista serbo frena gli entusiasmi e predica prudenza: "E' ancora presto per parlare di fuga, non è ancora cominciato il vero campionato. Quando inizi a giocare sia la domenica sia durante la settimana arriva la stanchezza. Vedremo a febbraio come saranno le distanze".
CHE GOL — Ieri sera, a Marassi, Stankovic ha segnato da metà campo la rete del momentaneo 0-3, sorprendendo Amelia dopo un rinvio dle portiere rossoblù. "E' stato il gol più pazzo di tutti, un gol che potrò raccontare ai miei bambini fra 10 o 15 anni", ricorda con un sorriso Dejan.
Ma Stankovic è già proiettato alla sfida di martedì con la Dinamo Kiev, l'occasione giusta per la prima vittoria dopo due pareggi in questa Champions League. "Dopo la partita bellissima di Genova - spiega il serbo ai microfoni di Sky -, insieme ai nostri tifosi che chiamo affinché vengano a darci una mano, dobbiamo interrompere questo digiuno di vittorie (che in Europa dura, guarda caso, dalla terza giornata della fase a gironi dello scorso anno, ndr). È il momento giusto. Dopo la prestazione di ieri sera, è fondamentale portare a casa tre punti. Le assenze di Eto'o e Milito sono pesantissime, però è importante vincere anche senza di loro. Possono recuperare in pace e tornare più forti di prima. Noi li aspettiamo»"
gazzetta.it
CHE GOL — Ieri sera, a Marassi, Stankovic ha segnato da metà campo la rete del momentaneo 0-3, sorprendendo Amelia dopo un rinvio dle portiere rossoblù. "E' stato il gol più pazzo di tutti, un gol che potrò raccontare ai miei bambini fra 10 o 15 anni", ricorda con un sorriso Dejan.
Ma Stankovic è già proiettato alla sfida di martedì con la Dinamo Kiev, l'occasione giusta per la prima vittoria dopo due pareggi in questa Champions League. "Dopo la partita bellissima di Genova - spiega il serbo ai microfoni di Sky -, insieme ai nostri tifosi che chiamo affinché vengano a darci una mano, dobbiamo interrompere questo digiuno di vittorie (che in Europa dura, guarda caso, dalla terza giornata della fase a gironi dello scorso anno, ndr). È il momento giusto. Dopo la prestazione di ieri sera, è fondamentale portare a casa tre punti. Le assenze di Eto'o e Milito sono pesantissime, però è importante vincere anche senza di loro. Possono recuperare in pace e tornare più forti di prima. Noi li aspettiamo»"
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Calciatori
Dopo la splendida cinquina di Marassi, Inter subito in campo con in testa la Champions League (martedì c'è la Dinamo Kiev di Shevchenko a San Siro). Questa mattina la squadra si è allenata alla Pinetina. Mourinho ha diviso i suoi in vari gruppi. Per i giocatori scesi in campo ieri al Ferraris, lavoro di scarico tra campo, palestra e piscina. Con questo gruppo ha svolto alcune prove di lavoro Samuel Etòo, che ha poi proseguito individualmente il recupero (terapie e fisioterapie) per la contusione al piede rimediata nella gara con la nazionale camerunense. Il dolore, seppur diminuito rispetto ai giorni precedenti, non è ancora del tutto scomparso. Etòo, molto probabilmente, sarà costretto a stringere i denti, visto che Milito (differenziato oggi per l'argentino) è indisponibile e che Balotelli è squalificato.
sport.repubblica.it
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Serie A
Stravince e allunga, l’Inter capolista. Lo fa proprio nella serata sulla carta più delicata del suo avvio di campionato. Sul campo di un Genoa che aveva segnato 9 gol nelle sue prime 3 partite interne. Giocando senza Milito ed Eto’o, 8 reti lasciate in infermeria. Poteva essere un problema, è stato un trionfo clamoroso: 5-0, con un 3-0 definitivo già dopo il 1º tempo. Privo del suo micidiale tandem di finalizzatori, Mourinho si reinventa l’Inter e i campioni d’Italia improvvisamente decollano. Facendo a pezzi il Genoa con la spada e con il fioretto. Pressando in mezzo, chiudendo le corsie laterali sulle quali Gasperini ha saputo costruito le sue fortune, infliggendo i colpi decisivi per volare a +4 sulla Juve con un inedito ma efficace fronte offensivo: Stankovic e Sneijder, imprendibili fin da subito per Bocchetti e Papastathopoulos, alle spalle di Balotelli.
Del serbo il gol più spettacolare della vendemmiata: una volée maradoniana da centrocampo su scriteriato passaggio di Amelia, colto poi fuori dai pali. Dell’olandese le giocate più raffinate. A SuperMario la palma di protagonista assoluto della serata. Nel bene e nel male, come ci ha ormai abituato il talento meno gestibile del calcio italiano. Era la sua grande occasione: titolare in questo campionato per la seconda volta sullo stesso campo della prima. Contro la Samp non era andata benissimo: sostituito dopo 62’ nell’unico ko nerazzurro. Anche ieri Balotelli ha cominciato male. Due interventi da bullo nei primi 13’, sempre su Moretti. Morganti gli ha perdonato una ginocchiatina a gioco fermo, per poi mostrargli il giallo quando si è scaraventato sul difensore già in volo, facendolo cadere male.
Ammonito in fretta, con tutto lo stadio contro, persino con un cerottone in faccia a causa di una botta presa in un contrasto aereo con Bocchetti, Balotelli stavolta è riuscito a cambiare il segno della sua partita e a non deludere Mou. Attorno aveva una squadra in gran salute, in vantaggio già dopo 6’ con un’innocua rovesciata in area di Cambiasso, fatta diventare imprendibile per Amelia da una deviazione di Modesto. Col Genoa involuto, imballato e incapace di inquadrare la porta di Julio Cesar, era sempre l’Inter a tenere il pallino in mano. Stankovic sfiorava il raddoppio tre volte fra il 13’ e il 18’, Balotelli lo firmava al 31’ con un diagonale preciso sul lancio di Sneijder che aveva ricevuto un pallone sradicato a centrocampo da Zanetti a Zapater.
A chiudere il conto ci pensava poi la meraviglia di Stankovic da 50 metri, un colpo che è ormai diventato una moda. Bravissimo il serbo, pollo Amelia, da censurare Maicon che negli interminabili festeggiamenti per il 3-0 pensava bene di indirizzare gestacci al già infuriato pubblico genoano. Quando Morganti ha fischiato l’intervallo, dalla panchina rossoblù sono schizzati verso il brasiliano Scarpi e Rossi: parole grosse, spintoni, scintille spente a fatica. Il «rosso» al portiere di riserva ha chiuso il fuori programma e reso ancora più censurabile la serata storta del Grifone che nella ripresa veniva castigato anche dal neoentrato Vieira e dallo stesso Maicon.
Irriconoscibile fin dall’inizio, il Genoa. Con Papastathopoulos e Bocchetti messi da Gasperini a seguire larghi Sneijder e Stankovic in un’inconsueta difesa a quattro ma subito presi d’infilata dal passo e dalla fantasia dei trequartisti interisti. Fumosissimo Palladino, senza idee Milanetto e Zapater, i rossoblù possono aggrapparsi solo all’episodio che al 4’ poteva fruttare un rigore (Stankovic tira per un braccio Floccari). Troppo poco, specie se si considera che il primo tiro in porta è stato il gol giustamente annullato al 40’ a Milanetto, in fuorigioco sulla scucchiaiata di Palladino.
In giacchetta dal primo all’ultimo minuto nonostante l’aria frizzate di Marassi, Mourinho può far festa doppia. Non s’è nemmeno spremuta troppo la sua Inter. Energie preziose da spendere martedì, in casa contro la Dinamo Kiev, nel primo snodo cruciale per la Champions. E se Eto’o non recupera, se giocano così possono bastare Stankovic e Sneijder.
lastampa.it
Del serbo il gol più spettacolare della vendemmiata: una volée maradoniana da centrocampo su scriteriato passaggio di Amelia, colto poi fuori dai pali. Dell’olandese le giocate più raffinate. A SuperMario la palma di protagonista assoluto della serata. Nel bene e nel male, come ci ha ormai abituato il talento meno gestibile del calcio italiano. Era la sua grande occasione: titolare in questo campionato per la seconda volta sullo stesso campo della prima. Contro la Samp non era andata benissimo: sostituito dopo 62’ nell’unico ko nerazzurro. Anche ieri Balotelli ha cominciato male. Due interventi da bullo nei primi 13’, sempre su Moretti. Morganti gli ha perdonato una ginocchiatina a gioco fermo, per poi mostrargli il giallo quando si è scaraventato sul difensore già in volo, facendolo cadere male.
Ammonito in fretta, con tutto lo stadio contro, persino con un cerottone in faccia a causa di una botta presa in un contrasto aereo con Bocchetti, Balotelli stavolta è riuscito a cambiare il segno della sua partita e a non deludere Mou. Attorno aveva una squadra in gran salute, in vantaggio già dopo 6’ con un’innocua rovesciata in area di Cambiasso, fatta diventare imprendibile per Amelia da una deviazione di Modesto. Col Genoa involuto, imballato e incapace di inquadrare la porta di Julio Cesar, era sempre l’Inter a tenere il pallino in mano. Stankovic sfiorava il raddoppio tre volte fra il 13’ e il 18’, Balotelli lo firmava al 31’ con un diagonale preciso sul lancio di Sneijder che aveva ricevuto un pallone sradicato a centrocampo da Zanetti a Zapater.
A chiudere il conto ci pensava poi la meraviglia di Stankovic da 50 metri, un colpo che è ormai diventato una moda. Bravissimo il serbo, pollo Amelia, da censurare Maicon che negli interminabili festeggiamenti per il 3-0 pensava bene di indirizzare gestacci al già infuriato pubblico genoano. Quando Morganti ha fischiato l’intervallo, dalla panchina rossoblù sono schizzati verso il brasiliano Scarpi e Rossi: parole grosse, spintoni, scintille spente a fatica. Il «rosso» al portiere di riserva ha chiuso il fuori programma e reso ancora più censurabile la serata storta del Grifone che nella ripresa veniva castigato anche dal neoentrato Vieira e dallo stesso Maicon.
Irriconoscibile fin dall’inizio, il Genoa. Con Papastathopoulos e Bocchetti messi da Gasperini a seguire larghi Sneijder e Stankovic in un’inconsueta difesa a quattro ma subito presi d’infilata dal passo e dalla fantasia dei trequartisti interisti. Fumosissimo Palladino, senza idee Milanetto e Zapater, i rossoblù possono aggrapparsi solo all’episodio che al 4’ poteva fruttare un rigore (Stankovic tira per un braccio Floccari). Troppo poco, specie se si considera che il primo tiro in porta è stato il gol giustamente annullato al 40’ a Milanetto, in fuorigioco sulla scucchiaiata di Palladino.
In giacchetta dal primo all’ultimo minuto nonostante l’aria frizzate di Marassi, Mourinho può far festa doppia. Non s’è nemmeno spremuta troppo la sua Inter. Energie preziose da spendere martedì, in casa contro la Dinamo Kiev, nel primo snodo cruciale per la Champions. E se Eto’o non recupera, se giocano così possono bastare Stankovic e Sneijder.
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calcio internazionale
Maradona dopo il pianto liberatorio, lo sfogo contro la stampa, accusata di aver “gufato” contro la sua gestione. “Siamo dentro, a quel paese i giornalisti”, l’urlo liberatorio del c.t. a bordo campo, prima di rincarare la dose in sala stampa. “Oggi il gruppo mi ha consacrato come allenatore”. Veron: "Non c'è da festeggiare, c'è molto da lavorare". Tensione, trepidazione, gioia sfrenata e commozione, con tanto di pianto liberatorio al fischio finale. Nella gloriosa notte di Montevideo, che ha scacciato le ansie di una nazione intera e consegnato all’albiceleste l’agognato biglietto per il Sudafrica, Maradona è stato attraversato da un tripudio di emozioni e stati d’animo, tra cui ha anche trovato spazio la rabbia, riversata contro quelli che il c.t. pare aver individuato come i suoi principali nemici: i giornalisti argentini. Al fischio finale dell’arbitro Amarella, esplode la festa sugli spalti del Centanario (dove esultano anche i tifosi locali, seppur sconfitti, per aver comunque raggiunto il ripescaggio), con i giocatori argentini che si lasciano andare a balli e canti a centrocampo, e Maradona che scoppia in un lungo pianto mentre, stretto in un forte abbraccio con il suo secondo, Bilardo (dalla stampa dipinto come il suo principale oppositore), celebra a squarciagola il proprio successo. “Siamo dentro, a quel paese i giornalisti”, la prima frase pronunciata dal c.t., che in sala stampa alza i toni.
DEDICA POLEMICA — “Ringrazio tutti i tifosi argentini e dedico questa vittoria a chi ha sempre remato contro e criticato gratuitamente”. Nei primi commenti Maradona non dimentica nessuno, sia nel bene che nel male, con parole di elogio per i giocatori e un’invettiva contro la stampa, trasformando il dopopartita in un'occasione di rivincita. “La squadra ha vinto e si è qualificata senza l’aiuto di nessuno. Adesso è il momento di godersi questo momento, ma io non dimentico chi mi ha voluto male, e a loro dico che possono continuare a rosicare”, il concetto espresso da un risentito Maradona con parole in realtà ben più scurrili (nel caso specifico, "continuare a succhiare..."), tanto da spingere il conduttore di Fox Sports a chiedere scusa al pubblico in ascolto. A spalleggiare il c.t. anche il presidente dell’AFA, Julio Grondona, “curioso di vedere cosa s’inventeranno adesso i giornalisti per destabilizzare la Seleccion”. Allo sdegno della stampa, unanime su tutti i quotidiani, pare però si sia aggiunto anche quello dei tifosi, almeno secondo il risultato del sondaggio immediatamente lanciato da Clarin. L’80% dei circa 22mila votanti ritiene infatti che Maradona meriti una multa per gli insulti pronunciati nel dopo partita. Fatte le dovute proporzioni, un parere condiviso dai tifosi italiani, che al nostro sondaggio sull'invettiva di Lippi, la ritengono ingiustificata.
LA CONSACRAZIONE — Tra attacchi ai giornalisti e ringraziamenti a famiglia e giocatori, nelle parole di Maradona c’è anche spazio per l’autocelebrazione. “Sono profondamente onorato di aver condotto la Seleccion alla qualificazione. Oggi il gruppo mi ha consacrato come allenatore”, ha dichiarato con orgoglio. Tutto perfetto nella magica notte di Montevideo, che scongiura il fantasma di un Mondiale senza una delle principali protagoniste e consegna forse a Maradona quel leader che la squadra ancora cercava (e che erroneamente aveva inizialmente individuato in Messi, ancora una volta la controfigura del fenomeno apprezzato nel Barcellona): Juan Sebastian Veron, esaltato dallo stesso c.t. e vero demiurgo del gioco albiceleste, capace di prendere in mano la squadra, fare ordine e dettare i tempi. “Veron è un fenomeno. Ha resistito tutta la partita con un dobermann costantemente alle costole", ha elogiato Maradona.
Sebastian Veron (sin) si fa coinvolgere dai festeggiamenti. Poi ammetterà che c'è poco da festeggiare e molto da correggere. Reuters
VERON IN CONTROTENDENZA — Se può non sorprendere la reazione risentita della stampa in generale, divisa tra il sollievo per la qualificazione e lo sdegno per gli insulti, a far discutere sono le dichiarazioni a caldo di Veron, poi incensato da un Maradona ancora all'oscuro. In controtendenza rispetto all'euforia generale, la Brujita ha preferito fare autocritica e lasciare da parte i trionfalismi. “Non c’è nulla da festeggiare in una qualificazione ottenuta in questo modo. Non dobbiamo nascondere i problemi sotto il tappeto, ma lavorare parecchio, perché ci sono tantissime cose che non vanno, da Grondona in giù”, ha affermato.
gazzetta.it
DEDICA POLEMICA — “Ringrazio tutti i tifosi argentini e dedico questa vittoria a chi ha sempre remato contro e criticato gratuitamente”. Nei primi commenti Maradona non dimentica nessuno, sia nel bene che nel male, con parole di elogio per i giocatori e un’invettiva contro la stampa, trasformando il dopopartita in un'occasione di rivincita. “La squadra ha vinto e si è qualificata senza l’aiuto di nessuno. Adesso è il momento di godersi questo momento, ma io non dimentico chi mi ha voluto male, e a loro dico che possono continuare a rosicare”, il concetto espresso da un risentito Maradona con parole in realtà ben più scurrili (nel caso specifico, "continuare a succhiare..."), tanto da spingere il conduttore di Fox Sports a chiedere scusa al pubblico in ascolto. A spalleggiare il c.t. anche il presidente dell’AFA, Julio Grondona, “curioso di vedere cosa s’inventeranno adesso i giornalisti per destabilizzare la Seleccion”. Allo sdegno della stampa, unanime su tutti i quotidiani, pare però si sia aggiunto anche quello dei tifosi, almeno secondo il risultato del sondaggio immediatamente lanciato da Clarin. L’80% dei circa 22mila votanti ritiene infatti che Maradona meriti una multa per gli insulti pronunciati nel dopo partita. Fatte le dovute proporzioni, un parere condiviso dai tifosi italiani, che al nostro sondaggio sull'invettiva di Lippi, la ritengono ingiustificata.
LA CONSACRAZIONE — Tra attacchi ai giornalisti e ringraziamenti a famiglia e giocatori, nelle parole di Maradona c’è anche spazio per l’autocelebrazione. “Sono profondamente onorato di aver condotto la Seleccion alla qualificazione. Oggi il gruppo mi ha consacrato come allenatore”, ha dichiarato con orgoglio. Tutto perfetto nella magica notte di Montevideo, che scongiura il fantasma di un Mondiale senza una delle principali protagoniste e consegna forse a Maradona quel leader che la squadra ancora cercava (e che erroneamente aveva inizialmente individuato in Messi, ancora una volta la controfigura del fenomeno apprezzato nel Barcellona): Juan Sebastian Veron, esaltato dallo stesso c.t. e vero demiurgo del gioco albiceleste, capace di prendere in mano la squadra, fare ordine e dettare i tempi. “Veron è un fenomeno. Ha resistito tutta la partita con un dobermann costantemente alle costole", ha elogiato Maradona.
Sebastian Veron (sin) si fa coinvolgere dai festeggiamenti. Poi ammetterà che c'è poco da festeggiare e molto da correggere. Reuters
VERON IN CONTROTENDENZA — Se può non sorprendere la reazione risentita della stampa in generale, divisa tra il sollievo per la qualificazione e lo sdegno per gli insulti, a far discutere sono le dichiarazioni a caldo di Veron, poi incensato da un Maradona ancora all'oscuro. In controtendenza rispetto all'euforia generale, la Brujita ha preferito fare autocritica e lasciare da parte i trionfalismi. “Non c’è nulla da festeggiare in una qualificazione ottenuta in questo modo. Non dobbiamo nascondere i problemi sotto il tappeto, ma lavorare parecchio, perché ci sono tantissime cose che non vanno, da Grondona in giù”, ha affermato.
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Mourinho × Serie A
Josè Mourinho parla a Inter Channel. Il tecnico portoghese risponde, nell'ambito della nuova trasmissione mensile MOURINHO@interchannel.org, alle domande dei lettori e si racconta a 360 gradi. Ecco un estratto delle dichiarazioni più interessanti.
KHRIN — "Ha tutto quello che mi piace in un ragazzo di 18 anni. E' molto serio nel suo lavoro, con talento, disciplina e per questo ha già giocato con noi in prima squadra. Gli auguro un grande futuro perché la sua personalità è come serve a un giovane giocatore".
SOSTEGNO DEL PUBBLICO — "Io non gioco, penso, analizzo e cerco di isolarmi da quel che succede in tribuna. Ho occhi solo per la partita, ma per chi è in campo l'appoggio o meno fa una differenza incredibile: è come giocare in 12 o in 10. E' fondamentale per l'autostima dei giocatori".
MUNTARI — "E' un bravo giocatore, utile alla squadra per le sue caratteristiche. Con noi ha vissuto un periodo meno positivo, ha avuto qualche fragilità a livello psicologico. Ha bisogno dell'aiuto di allenatore, compagni e pubblico e mi sembra che nel suo momento peggiore non abbia avuto l'aiuto di San Siro. Mi piace che in questi 15 giorni abbia lavorato con tranquillità e nella trasferta con il Genoa troverà un ambiente diverso".
GIOVANI — "Santon e Balotelli il futuro dell'Inter? Dipende da loro"
Murinho è alla seconda stagione all'Inter. Ap
DON CHISCIOTTE — "Combattere contro i mulini a vento mi piace perché fa parte un po' della mia storia di allenatore. Dai tempi del Porto, contro il Benfica che gode dell'attenzione popolare, fino al Chelsea che quando sono arrivato era l'unico club in mani straniere. Ora all'Inter dove non è facile essere presidente o allenatore e neanche tifoso".
MENTALITA'" — Difficile, impossibile che Italia, Spagna e Portogallo riescano ad arrivare al livello di sportività dell'Inghilterra. A Londra, dopo le partite, non avevo due ore da fare con la stampa, ma solo 10 minuti di interviste; uscivo in auto coi miei collaboratori e arrivavo a casa in 10-15 minuti. A fianco avevo la gente che lasciava lo stadio, i tifosi dei due club, era spettacolare. Era una vita sociale completamente diversa".
ESTEBAN UBIQUO — Cambiasso più avanti? Due sarebbero perfetti. Uno dieci metri più avanti e uno più indietro. Sarebbe perfetto. ma ne abbiamo uno solo e quando si infortuna nessuno. Se gioca 10 metri davanti ci manca quello che può darci se gioca più indietro".
"Fare qualcosa senza essere uno dei migliori non è per me"
ECCELLENZA — "Ho smesso di giocare a calcio a 21-22 anni, conciliare gli studi con l'attività professionistioca era difficile. Ero intelligente e ho capito che non potevo essere uno dei migliori. E fare qualcosa senza essere uno dei migliori non è per me".
CENTROCAMPISTA O ATTACCANTE? — "Cassano per me è un grande attaccante con grande creatività e dinamica. Non ha le caratteristiche per giocare a centrocampo".
BAUSCIA — "I tifosi dell'Inter hanno un'alta opinione di se stessi e si definiscono Bauscia? Anche io sono un bauscia".
INTER A VITA — "Wenger è da 15 anni allenatore dell'Arsenal e non vince neanche una Carling Cup da sei anni. Benitez non ha mai vinto un campionato in 6 anni e continua a essere allenatore del Liverpool. Non è questa la mentalità italiana, io per rimanere qui devo vincere e fare bene".
INVIDIA — "Mia nonna diceva che il giorno in cui la gente non mi invidia devo preoccuparmi. Forse qualcuno mi critica per invidia".
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KHRIN — "Ha tutto quello che mi piace in un ragazzo di 18 anni. E' molto serio nel suo lavoro, con talento, disciplina e per questo ha già giocato con noi in prima squadra. Gli auguro un grande futuro perché la sua personalità è come serve a un giovane giocatore".
SOSTEGNO DEL PUBBLICO — "Io non gioco, penso, analizzo e cerco di isolarmi da quel che succede in tribuna. Ho occhi solo per la partita, ma per chi è in campo l'appoggio o meno fa una differenza incredibile: è come giocare in 12 o in 10. E' fondamentale per l'autostima dei giocatori".
MUNTARI — "E' un bravo giocatore, utile alla squadra per le sue caratteristiche. Con noi ha vissuto un periodo meno positivo, ha avuto qualche fragilità a livello psicologico. Ha bisogno dell'aiuto di allenatore, compagni e pubblico e mi sembra che nel suo momento peggiore non abbia avuto l'aiuto di San Siro. Mi piace che in questi 15 giorni abbia lavorato con tranquillità e nella trasferta con il Genoa troverà un ambiente diverso".
GIOVANI — "Santon e Balotelli il futuro dell'Inter? Dipende da loro"
Murinho è alla seconda stagione all'Inter. Ap
DON CHISCIOTTE — "Combattere contro i mulini a vento mi piace perché fa parte un po' della mia storia di allenatore. Dai tempi del Porto, contro il Benfica che gode dell'attenzione popolare, fino al Chelsea che quando sono arrivato era l'unico club in mani straniere. Ora all'Inter dove non è facile essere presidente o allenatore e neanche tifoso".
MENTALITA'" — Difficile, impossibile che Italia, Spagna e Portogallo riescano ad arrivare al livello di sportività dell'Inghilterra. A Londra, dopo le partite, non avevo due ore da fare con la stampa, ma solo 10 minuti di interviste; uscivo in auto coi miei collaboratori e arrivavo a casa in 10-15 minuti. A fianco avevo la gente che lasciava lo stadio, i tifosi dei due club, era spettacolare. Era una vita sociale completamente diversa".
ESTEBAN UBIQUO — Cambiasso più avanti? Due sarebbero perfetti. Uno dieci metri più avanti e uno più indietro. Sarebbe perfetto. ma ne abbiamo uno solo e quando si infortuna nessuno. Se gioca 10 metri davanti ci manca quello che può darci se gioca più indietro".
"Fare qualcosa senza essere uno dei migliori non è per me"
ECCELLENZA — "Ho smesso di giocare a calcio a 21-22 anni, conciliare gli studi con l'attività professionistioca era difficile. Ero intelligente e ho capito che non potevo essere uno dei migliori. E fare qualcosa senza essere uno dei migliori non è per me".
CENTROCAMPISTA O ATTACCANTE? — "Cassano per me è un grande attaccante con grande creatività e dinamica. Non ha le caratteristiche per giocare a centrocampo".
BAUSCIA — "I tifosi dell'Inter hanno un'alta opinione di se stessi e si definiscono Bauscia? Anche io sono un bauscia".
INTER A VITA — "Wenger è da 15 anni allenatore dell'Arsenal e non vince neanche una Carling Cup da sei anni. Benitez non ha mai vinto un campionato in 6 anni e continua a essere allenatore del Liverpool. Non è questa la mentalità italiana, io per rimanere qui devo vincere e fare bene".
INVIDIA — "Mia nonna diceva che il giorno in cui la gente non mi invidia devo preoccuparmi. Forse qualcuno mi critica per invidia".
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Serie A
Allenamento pomeridiano per l'Inter al centro sportivo "Angelo Moratti" di Appiano Gentile in vista dell'impegno di sabato a Genova contro i rossoblù di Gasperini. Rientrati dagli impegni con le nazionali, Rene Krhin, Davide Santon e Wesley Sneijder hanno lavorato con il gruppo che, dopo il riscaldamento, ha svolto esercitazioni sullo sviluppo del gioco offensivo-difensivo e sulla costruzione del gioco. La seduta si è conclusa con alcune partitelle a tema. Sono tornati a lavorare con i compagni Dejan Stankovic e Patrick Vieira (che ieri avevano usufruito di un giorno di riposo), Marco Materazzi e Paolo Orlandoni (ieri impegnati allo Stelvio in rappresentanza della squadra per l'evento Pirelli). Anche oggi, cinque ragazzi della Primavera hanno lavorato con Josè Mourinho: sono Mitrovic, Biraghi, Kisela, Jirasek e Stevanovic. Doppio allenamento specifico individuale per Thiago Motta: in mattinata potenziamento settoriale in palestra; nel pomeriggio, invece, seduta sul campo con riscaldamento, esercitazioni tecniche coordinative con e senza palla, rapidità, tecnica in velocità. Terapie e fisioterapia per Samuel Etòo. Terapie per Joel Obi. Per Diego Milito riposo programmato lungo il percorso di recupero. Sono attesi per domani i rientri in Italia di Ivan Ramiro Cordoba, Julio Cesar, Maicon e David Suazo che sono stati impegnati, nelle gare di qualificazione al Mondiale 2010, rispettivamente con Colombia, Brasile e Honduras. Per quanto riguarda la formazione, il dubbio maggiore riguarda le condizioni di Eto'o. "Sento ancora molto dolore al piede destro. Vediamo se i medici dell'Inter riusciranno a farmi sentire meno dolore - ha detto al 'Puma Store' a Milano -. Devo essere in campo sicuramente martedì perchè dobbiamo assolutamente vincere, è una partita importantissima".
L'alternativa è Suazo. Mourinho non sa ancora se potrà utilizzare Lucio: possibile Chivu centrale con Santon a sinistra.
sport.repubblica.it
L'alternativa è Suazo. Mourinho non sa ancora se potrà utilizzare Lucio: possibile Chivu centrale con Santon a sinistra.
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calciomercato
Goran Pandev è la “certez za”, Miroslav Klose la “sorpresa”. Con due mesi e mezzo d’anticipo sulla ria pertura delle contrattazioni, il mercato invernale dell’Inter ha
già preso una piega nel preci sa: a gennaio in nerazzurro arri verà un attac cante, ma non è escluso che là davanti i nuovi innesti siano ad dirittura due. Dipenderà dagli eventuali infortuni nel reparto avanza to, ma anche dalle risposte in arrivo da parte di Suazo e Arnautovic, finora pra ticamente mai utilizzati perché reduci da seri problemi fisici. Di certo c’è che in corso Vittorio Emanuele le prossime settimane saranno fondamentali per stabilire le strategie, anche se qualcosa si è già mosso perché Eto’o, che parti rà per la Coppa d’Africa, va sostituito. E la sensazione è che Mourinho abbia vinto l’ennesima “battaglia”: avrà altri rinforzi.
Il centravanti del Bayern Mo naco è una new entry tra i possibili ac quisti. Dopo la conclusione dell’affare Lucio, tra i dirigenti interisti e quelli bavaresi i rapporti sono ottimi e non è casuale il fatto che l’attaccante nato in Polonia abbia aperto ad un futuro tra sferimento a Milano. Klose ha premes so di essere felice a Monaco e di voler restare, ma poi a “Kicker” ha aggiunto: «In Europa ci sono altri club di altissi mo livello e tra questi ne seguo due con piacere e curiosità: il Li verpool e l’Inter. Perché l’Inter? Perché c’è Mou rinho, uno che conside ro un grande allenato re». Quello che Klose non ha detto è che lui non è affatto contento della piega che ha preso la sua stagione: Van Ga al lo considera un ripiego e lo ha utiliz zato solo 8 volte tra Bundesliga e coppe varie (una presenza anche in Champions e dunque a febbraio non sarebbe utilizzabile da Mou), meno rispetto a Gomez, Muller e Olic. Solo Toni è stato schierato meno vol te rispetto a Klose che magari non ri schia di perdere il posto in nazionale (è stato lui sabato a segnare il gol vittoria nella trasferta in Russia, quella che ha certificato la qualificazione ai prossimi Mondiali...), ma che comunque non vuole passare la seconda parte della stagione in panchina. Ha un contratto in scadenza nel 2011 e, a quanto sem bra, la volontà di fare una buona avven tura professionale. In Inghilterra o in Italia. I tabloid inglesi hanno già parla to di un’offerta di 13 milioni di sterline da parte di Benitez, ma l’Inter è tutt’al tro che fuorigioco. E anche Beckenba uer, che al programma televisivo 'Fo cus on Sports' lo ha elogiato ( «Non ave va mai lavorato così tanto per la squa dra come que st’anno e non è vero che l’allenatore non lo sti ma»), lo sa bene.
corrieredellosport.it
Il centravanti del Bayern Mo naco è una new entry tra i possibili ac quisti. Dopo la conclusione dell’affare Lucio, tra i dirigenti interisti e quelli bavaresi i rapporti sono ottimi e non è casuale il fatto che l’attaccante nato in Polonia abbia aperto ad un futuro tra sferimento a Milano. Klose ha premes so di essere felice a Monaco e di voler restare, ma poi a “Kicker” ha aggiunto: «In Europa ci sono altri club di altissi mo livello e tra questi ne seguo due con piacere e curiosità: il Li verpool e l’Inter. Perché l’Inter? Perché c’è Mou rinho, uno che conside ro un grande allenato re». Quello che Klose non ha detto è che lui non è affatto contento della piega che ha preso la sua stagione: Van Ga al lo considera un ripiego e lo ha utiliz zato solo 8 volte tra Bundesliga e coppe varie (una presenza anche in Champions e dunque a febbraio non sarebbe utilizzabile da Mou), meno rispetto a Gomez, Muller e Olic. Solo Toni è stato schierato meno vol te rispetto a Klose che magari non ri schia di perdere il posto in nazionale (è stato lui sabato a segnare il gol vittoria nella trasferta in Russia, quella che ha certificato la qualificazione ai prossimi Mondiali...), ma che comunque non vuole passare la seconda parte della stagione in panchina. Ha un contratto in scadenza nel 2011 e, a quanto sem bra, la volontà di fare una buona avven tura professionale. In Inghilterra o in Italia. I tabloid inglesi hanno già parla to di un’offerta di 13 milioni di sterline da parte di Benitez, ma l’Inter è tutt’al tro che fuorigioco. E anche Beckenba uer, che al programma televisivo 'Fo cus on Sports' lo ha elogiato ( «Non ave va mai lavorato così tanto per la squa dra come que st’anno e non è vero che l’allenatore non lo sti ma»), lo sa bene.
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Calciatori
Attraverso il sito dell'Inter il dt nerazzurro, Marco Branca, è intervenuto in merito alle dichiarazioni del procuratore di Maicon secondo cui il brasiliano vorrebbe andar via a Gennaio. "La situazione ventilata oggi da alcuni quotidiani è inesistente. C'è la massima convinzione e soddisfazione, sia da parte nostra che da parte del calciatore, dell'attuale situazione contrattuale. E' comprensibile, in questi giorni di sosta del campionato, che le ipotesi di calciomercato possano trovare spazio nei mezzi d'informazione, ma nello specifico la situazione ventilata oggi da alcuni quotidiani è inesistente".
sport.repubblica.it
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Calciatori
Davide Santon, poco utilizzato da Mourinho in questo inizio di stagione nell'Inter, sa che deve cogliere l'attimo in Nazionale, se vuole avere chance di partecipare la prossima estate ai mondiali in Sudafrica. "Per me questo è un
momento importantissimo, spero di giocare mercoledì e di dare il massimo. So che è una chance importante e voglio dimostrare tutte le mie qualità. Il Ct mi ha dato tanta fiducia, spero di ripagarla presto, al meglio. Mister Lippi, prima della partita contro la Georgia, mi disse che il futuro era mio - ha ricordato Santon -. Mourinho non lo ha mai fatto ma mi ha dato spazio e fiducia nel club, anche se ho avuto qualche difficoltà. Già sapevo che quest'anno sarebbe stato difficile, ma il mister e la squadra nell'Inter mi hanno sempre stimolato a crescere e so che pretendono da me una crescita. Quello che disse Fabio Cannavaro su di me nel precedente ritiro, fu giustissimo: se un giovane non gioca in una squadra importante, deve andare a giocare, per fare esperienza.
Ma io voglio rimanere all'Inter, non voglio andare in prestito. Se non renderò più, l'Inter potrà pensare a questa possibilità, ma non voglio cambiare maglia. Sono tranquillo, sono giovane, ho diciotto anni, ho bisogno di crescere e fare esperienza. All'Inter sto benissimo, mi hanno insegnato tante cose, e lì sono felice e sereno La mia volontà è di avere i miei spazi in maglia nerazzurra, perchè se farò bene, andrò al Mondiale".
sport.repubblica.it
momento importantissimo, spero di giocare mercoledì e di dare il massimo. So che è una chance importante e voglio dimostrare tutte le mie qualità. Il Ct mi ha dato tanta fiducia, spero di ripagarla presto, al meglio. Mister Lippi, prima della partita contro la Georgia, mi disse che il futuro era mio - ha ricordato Santon -. Mourinho non lo ha mai fatto ma mi ha dato spazio e fiducia nel club, anche se ho avuto qualche difficoltà. Già sapevo che quest'anno sarebbe stato difficile, ma il mister e la squadra nell'Inter mi hanno sempre stimolato a crescere e so che pretendono da me una crescita. Quello che disse Fabio Cannavaro su di me nel precedente ritiro, fu giustissimo: se un giovane non gioca in una squadra importante, deve andare a giocare, per fare esperienza.
Ma io voglio rimanere all'Inter, non voglio andare in prestito. Se non renderò più, l'Inter potrà pensare a questa possibilità, ma non voglio cambiare maglia. Sono tranquillo, sono giovane, ho diciotto anni, ho bisogno di crescere e fare esperienza. All'Inter sto benissimo, mi hanno insegnato tante cose, e lì sono felice e sereno La mia volontà è di avere i miei spazi in maglia nerazzurra, perchè se farò bene, andrò al Mondiale".
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calciomercato
Sono sostanzialmente tre i motivi per cui Goran Pandev, con grande probabilità, tornerà a vestire la casacca nerazzurra il prossimo inverno. Il primo motivo riguarda Marko Arnautovic. Il giovane attaccante austriaco è sceso in campo sabato scorso nel test amichevole contro il Piacenza. Il giocatore è apparso ancora indietro dal punto di vista fisico e la luce in fondo al tunnel non si riesce a vedere. Questo fa naturalmente di Arnautovic un’incognita che Mourinho non ha assolutamente intenzione di sorbirsi.
Il secondo motivo sta nell’ormai risaputo viaggio di Samuel Eto’o per la Coppa d’Africa. Il camerunese starà via per circa un mese, un’assenza che lo Special One considera pesantissima. Il terzo motivo riguarda le molte incertezze del reparto avanzato. Al di fuori dell’ex blaugrana, Milito, Balotelli e Suazo, sono giocatori sempre a rischio. Il primo, al di la delle grandissime prestazioni, ha mostrato una condizione fisica preoccupante. L’attaccante argentino soffre di problemi muscolari, fastidi che storicamente si ripresentano ogni tot partite. Balotelli ha invece un problema dal punto di vista caratteriale che non sembra ancora aver risolto, mentre Suazo non sembra essere considerato all’altezza dall’allenatore.
Per queste tre fondamentali ragioni, l’Inter interverrà sul mercato per assicurarsi il bomber della Lazio. Il macedone potrebbe anche rescindere a breve ma la strada sembra in salita. Lotito chiede una somma di 3/4 milioni di euro più qualche giovane in prestito o in comproprietà, proposta che piace moltissimo ai dirigenti della Pinetina.
Il secondo motivo sta nell’ormai risaputo viaggio di Samuel Eto’o per la Coppa d’Africa. Il camerunese starà via per circa un mese, un’assenza che lo Special One considera pesantissima. Il terzo motivo riguarda le molte incertezze del reparto avanzato. Al di fuori dell’ex blaugrana, Milito, Balotelli e Suazo, sono giocatori sempre a rischio. Il primo, al di la delle grandissime prestazioni, ha mostrato una condizione fisica preoccupante. L’attaccante argentino soffre di problemi muscolari, fastidi che storicamente si ripresentano ogni tot partite. Balotelli ha invece un problema dal punto di vista caratteriale che non sembra ancora aver risolto, mentre Suazo non sembra essere considerato all’altezza dall’allenatore.
Per queste tre fondamentali ragioni, l’Inter interverrà sul mercato per assicurarsi il bomber della Lazio. Il macedone potrebbe anche rescindere a breve ma la strada sembra in salita. Lotito chiede una somma di 3/4 milioni di euro più qualche giovane in prestito o in comproprietà, proposta che piace moltissimo ai dirigenti della Pinetina.
Serie A
Dopo aver conquistato il pass per il Sudafrica, mercoledì la nostra nazionale chiuderà il girone di qualificazione mondiale: in campo a Parma (ore 20, diretta Rai1) contro Cipro e Lippi applicherà un ampio turnover. Sabato invece ritorna il campionato di serie A con l’ottava giornata. I succosi anticipi saranno Juventus-Fiorentina (ore 18) e Genoa-Inter (ore 20.45). Il programma domenicale propone invece alle 15 Catania-Cagliari, Chievo-Bari, Lazio-Sampdoria, Livorno-Palermo, Napoli-Bologna, Parma-Siena, Udinese-Atalanta; alle 20.45 posticipo a San Siro tra Milan e Roma. La classifica di serie A dopo sette turni: Inter e Sampdoria 16; Juventus e Fiorentina 14; Genoa 13; Chievo, Udinese, Roma e Parma 11; Palermo, Lazio e Milan 9; Bari 8; Cagliari e Napoli 7; Bologna 6; Siena 5; Catania 4; Atalanta e Livorno 3.
ilgiornale.it
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news
Inter pronta alle vie legali verso l'ex designatore Paolo Bergamo, che ha detto di essere stato spiato e intercettato su incarico del club. 'In merito alle dichiarazioni del signor Bergamo - spiega la societa' nerazzurra - riportate da alcuni quotidiani riprendendo le frasi pronunciate dall'ex designatore arbitrale durante una trasmissione tv, F.C. Internazionale, ove le stesse dichiarazioni fossero confermate, si riserva ogni iniziativa legale per la tutela della propria immagine'.
corrieredellosport.it
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Calciatori × calciomercato
Doveva essere la sua partita. Invece non c'è traccia significativa di Marko Arnautovic nell'amichevole con il Piacenza che l'Inter ha organizzato soprattutto per testare l'austriaco ex Twente. Il ragazzo della leva del 1989 è rimasto in campo 79 minuti senza impressionare. Ci sono tutte le attenuanti del caso. Primo: è reduce da un infortunio e sta lavorando per ritrovare la forma. Secondo: la squadra in cui ha giocato era composta per metà da Primavera attesi domani da un impegno di campionato e per metà da quei giocatori che in prima squadra trovano meno spazio. Terzo: la collocazione tattica in un tridente completato da Quaresma e Mancini. Arnautovic, infatti, è un attaccante che ama svariare allargandosi sulle fasce, ovvio che trovarsi tra altre due ali offensive come il portoghese e il brasiliano non lo mettesse nelle migliori condizioni per esprimersi. Al di là di tutto questo, però, ci si aspettava ben altro. Qualche segnale che potesse in qualche modo ricordare i colpi mostrati nel campionato olandese fruttandogli giudizi positivi da parte di molti talent scout che addirittura rivedevano in lui alcune movenze alla Ibrahimovic.
Poi è arrivata quella frattura da stress al piede destro a complicare le cose. Così ora serve pazienza. Bisogna vedere se l'Inter ne avrà oppure se deciderà di non esercitare il riscatto del giocatore dal club olandese fissato a 9 milioni di euro. Pare infatti che José Mourinho non straveda per l'austriaco. Oltretutto ieri Massimo Moratti, arrivato a Piacenza proprio per vedere qualche giocata del ventenne di Floridsdorf ha lasciato il Garilli prima della fine del match senza rilasciare dichiarazioni. Per ora insomma Arnautovic resta un oggetto non identificato. Per restare in nerazzurro dovrà dimostrare al più presto di saper volare.
sport.virgilio.it
Poi è arrivata quella frattura da stress al piede destro a complicare le cose. Così ora serve pazienza. Bisogna vedere se l'Inter ne avrà oppure se deciderà di non esercitare il riscatto del giocatore dal club olandese fissato a 9 milioni di euro. Pare infatti che José Mourinho non straveda per l'austriaco. Oltretutto ieri Massimo Moratti, arrivato a Piacenza proprio per vedere qualche giocata del ventenne di Floridsdorf ha lasciato il Garilli prima della fine del match senza rilasciare dichiarazioni. Per ora insomma Arnautovic resta un oggetto non identificato. Per restare in nerazzurro dovrà dimostrare al più presto di saper volare.
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news
In un'amichevole giocata al "Garilli" di Piacenza, l'Inter è stata sconfitta per 2-1 dai padroni di casa. In formazione ampiamente rimaneggiata per le assenze dei tanti nazionali (solo cinque nerazzurri della prima squadra, tra questi l'austriaco Arnautovic, vicino al totale recupero dopo l'infortunio al piede, e sei ragazzi della Primavera) e sotto gli occhi di Massimo Moratti, la squadra di Josè Mourinho era passata in vantaggio al 28' del primo tempo con Amantino Mancini. Il brasiliano ha realizzato un calcio di rigore per fallo del portiere piacentino Maurantonio su Vieira. Nella ripresa la rimonta degli uomini di Castori firmata Moscardelli (diagonale di sinistro al 6') e Guerra, che al 38' di testa batte Orlandoni portando il risultato sul 2-1. Vieira sfiora il pareggio al 40', ma il pallone termina di poco alla sinistra di Puggioni.
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calciomercato × news
"Il flop al Chelsea colpa di Mou", parola di Sheva. "Con Mourinho l'anno peggiore vissuto all'Inter", parola di Crespo. Ma c'è qualcuno che va in controtendenza. "José - ha detto Drogba ieri a 'Tuttosport'- è molto preparato tatticamente e specialmente sull’aspetto psicologico, il che è il 90% del calcio. Lui sa come farsi seguire dai giocatori, che danno sempre il massimo. Lo amo perché mi ha fatto crescere e migliorare molto, per lui sarei pronto a rompermi una gamba...". Josè Mourinho o lo si odia o lo si ama. Non esistono vie di mezzo. C'è chi sarebbe pronto a dire 'Il buco nell'ozono? Colpa di Josè, chiaro!', ma c'è anche chi dice che quando lascerà l'Italia tutti ne sentiranno la mancanza. E voi, da che parte state?
eurosport.yahoo.com
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calciomercato × news
Clamorosa scelta di Cesar Aparecido, esterno sinistro brasiliano ex Lazio, Inter e Bologna con due scudetti e due coppe Italia nel suo palmares italiano. Dopo qualche giorno di prova ha infatti firmato un triennale con un club di Prima Divisione, il Pescina Valle del Giovenco. "Una scelta di vita" è stata la motivazione data dallo stesso Cesar che all'età di 35 anni ha scelto di rimettersi in discussione con la promessa di un ruolo dirigenziale una volta appese le scarpette al chiodo.
violanews.com
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calciomercato × Moratti
«Blanc? Gli faccio senz’altro tanti auguri di ren dere forte la sua Juventus ma mai gran de quanto noi...». Il presidente dell'Inter, Massimo Moratti, ai microfoni di
Telelombarida e Settegold, ieri sera, ha salutato così il futuro presidente della Juve, Jean-Claud Blanc. Poi una carezza a Giovanni Cobolli Gigli: «È una bravis sima persona, un signore. È molto tifoso del passato ma molto realista nel pre sente. Mi dispiace molto non vederlo più nelle vesti di presidente della Juventus». Parole dolci anche per Berlusconi: «Cre do che Berlusconi non venderà il Milan e quando avrà più tempo lo ricostruirà».
PANDEV DA VEDERE - Poi largo al mercato. Inanzitutto Pandev: «continuo a leggere sui giornali il suo nome... A me no che ci lavori qualcun altro non ne so nulla. Poi però Pandev è un giocatore che andrei volentieri a vedere il prossimo an no ». Probabilmente, il presidente sarà ac contentato già a gennaio («Non credo però che nessuno andrà via, la rosa va bene così, per questo ad agosto abbiamo tenuto Mancini »).
STOCCATA A LIPPI - Chiusura sull’ar gomento Cassano: «Ne abbiamo parlato tante volte, ma io non rispondo come Lippi, sarebbe antipatico. Il tram ades so è passato, nel futuro non si sa mai. E’ un bravo ragazzo, e se mi dicesse “porta mi all’Inter, sono un tifoso dell’Inter”, gli risponderei che purtroppo non è solo un fatto di cuore... (sms a Mourinho?)». Te legrammi finali per Julio Cesar («Ha già smentito, non occorre che lo faccia an ch’io ») e Adriano: «Se il Milan va su Adriano è libero di farlo, Adriano non è più un giocatore dell’Inter».
tuttosport.com
PANDEV DA VEDERE - Poi largo al mercato. Inanzitutto Pandev: «continuo a leggere sui giornali il suo nome... A me no che ci lavori qualcun altro non ne so nulla. Poi però Pandev è un giocatore che andrei volentieri a vedere il prossimo an no ». Probabilmente, il presidente sarà ac contentato già a gennaio («Non credo però che nessuno andrà via, la rosa va bene così, per questo ad agosto abbiamo tenuto Mancini »).
STOCCATA A LIPPI - Chiusura sull’ar gomento Cassano: «Ne abbiamo parlato tante volte, ma io non rispondo come Lippi, sarebbe antipatico. Il tram ades so è passato, nel futuro non si sa mai. E’ un bravo ragazzo, e se mi dicesse “porta mi all’Inter, sono un tifoso dell’Inter”, gli risponderei che purtroppo non è solo un fatto di cuore... (sms a Mourinho?)». Te legrammi finali per Julio Cesar («Ha già smentito, non occorre che lo faccia an ch’io ») e Adriano: «Se il Milan va su Adriano è libero di farlo, Adriano non è più un giocatore dell’Inter».
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