Champion's
Finisce con un sofferto 1-1 la trasferta in Russia dell'Inter per la sfida di Champions League contro il Rubin Kazan. In svantaggio dpo 12', i nerazzurri sono riusciti a replicare al gol di Dominguez con la rete di Stankovic. Colpita anche una traversa con Balotelli che poi è stato espulso nella ripresa. I russi hanno colpito un palo e sfiorato il raddoppio in più di un'occasione, ma l'Inter ha tenuto riuscendo a limitare i danni. Sorpresa, forse, dalla maggiore vivacità del Rubi, la squadra di Mourinho non ha brillato, e non è riuscita del tutto a riscattare il ko in campionato con la Sampdoria. Assente Milito per affaticamento, Mourinho ha schierato Mancini con Eto'o e Balotelli, ma sia il brasiliano, sia Quaresma entrato al suo posto, non hanno convinto.
STANKOVIC RISPONDE A DOMINGUEZ - Ci vuole una sberla e mezzo prima che l'Inter reagisca al veemente avvio dei russi. Il Rubin, infatti, sorprende i nerazzurri con rapidi scambi in velocità che mettono in difficoltà la retoguardia interista. L'Inter fatica, mentre il Rubin insiste e trova il vantaggio al 12' con una bella azione di Dominguez che se ne va a Lucio e trafigge Julio Cesar con un sinistro potente e preciso. La squadra di Mourinho accusa il colpo e rischia di capitolare poco dopo, ma viene 'graziata' da Cesar che fallisce un gol fatto. Il pericolo scampato questa volta rivitalizza i nerazzurri che cominciano a macinare gioco, proponendosi in avanti con maggiore continuità. Il Rubin manifesta delle lacune difensive sugli attacchi interisti, e Stankovic ne approfitta facendosi trovare pronto (e clamorosamente non marcato), per il gol del pareggio al 28'. I padroni di casa restano, comunque, pericolosi in contropiede, ma l'Inter riesce a chiudere bene gli spazi.
BALOTELLI ROSSO - Rubin veloce e pericoloso anche in avvio di ripresa. I russi sono ben messi in campo e riescono spesso a saltare il centrocampo nerazzurro. L'Inter prova a ragionare, ma il Rubin è una spina nel fianco, e i padroni di casa protestano per un contatto in area tra Samuel e Bukharov. Dopo appena 15' poi, Balotelli rimedia il secondo giallo e i nerazzurri restano in dieci. Mourinho decide di cambiare con Quaresma che entra al posto di uno spento Mancini. Con l'uomo in meno aumenta la sofferenza dell'Inter, ma Samuel e Lucio concedono pochissimo dietro. Il Rubin resta in pressione, e costruisce almeno tre buone occasioni per il raddoppio, con i nerazzurri costretti a chiudersi in difesa e salvati prima da Julio Cesar e poi dal palo, sul quale si stampa la palla calciata da Semak a colpo sicuro.
FIORENTINA-LIVERPOOL - Il genio (e i gol) di Jovetic, il sacrificio di Mutu, la grinta di Zanetti e le parate di Frey. Questi, e non solo, gli elementi dietro la bella e importante vittoria della Fiorentina, che al 'Franchi' supera 2-0 il Liverpool nella sfida di Champions League. Una vittoria costruita nel primo tempo con la doppietta di uno scatenato Jovetic, e preservata nella ripresa con una partita praticamente perfetta anche in fase difensiva che ha annullato il ritorno dei 'reds' di Rafa Benitez.
JO-JO JOVETIC - Buon avvio di gara da parte di una Fiorentina corta e attenta, che affronta a viso aperto il Liverpool. Più macchinosi gli inglesi, che accusano la vivacità di Jovetic e Mutu in avanti. Nei primi 20 minuti è la squadra di Prandelli a fare la partita e a costruire le occasioni migliori. I viola sfruttano la velocità di Vargas e Marchionni, e i guizzi di Jovetic, che mettono in affanno la difesa dei 'reds'. Anche dietro la Fiorentina è attenta, e per Torres è difficile trovare spazio per colpire. Il Liverpool non riesce a trovare le misure ai viola e, al 28', è costretto a capitolare sul gol di Jovetic che si invola sul filo del fuorigioco servito da Zanetti e buca Reina. Galvanizzata dal vantaggio la Fiorentina insiste e sfiora il raddoppio poco dopo con Vargas. Il Liverpool è in sofferenza, e la Fiorentina non deve aspettare troppo per il 2-0 che arriva al 37' nuovamente sull'asse Vargas-Jovetic, con il montenegrino in stato di grazia che trova la doppietta con un tocco d'autore.
GARA PERFETTA - Tutto un altro Liverpool nella ripresa, e Fiorentina costretta a ringraziare Frey, attento sulle conclusioni degli uomini di Benitez. I 'reds' spingono alla ricerca del gol che potrebbe riaprire la partita, e i viola devono inevitabilmente abbassare il baricentro. Jovetic e compagni restano comunque pericolosi in contropiede, e riescono a tenere sulla pressione degli inglesi. Dainelli e Gamberini sono chiamati agli straordinari su Torres, che si lamenta per un presunto rigore. In avanti, invece, Jovetic continua a seminare il panico nella difesa di Benitez, che tenta le carte Babel e Voronin al posto di Insua e Kuyt. Niente da fare però, perché la Fiorentina conclude la sua gara perfetta con i tre punti e senza subire i gol. In classifica i viola salgono a quota tre insieme al Liverpool e alle spalle del Lione (6) che ha travolto 4-0 il Debrecen.
tuttosport.com
STANKOVIC RISPONDE A DOMINGUEZ - Ci vuole una sberla e mezzo prima che l'Inter reagisca al veemente avvio dei russi. Il Rubin, infatti, sorprende i nerazzurri con rapidi scambi in velocità che mettono in difficoltà la retoguardia interista. L'Inter fatica, mentre il Rubin insiste e trova il vantaggio al 12' con una bella azione di Dominguez che se ne va a Lucio e trafigge Julio Cesar con un sinistro potente e preciso. La squadra di Mourinho accusa il colpo e rischia di capitolare poco dopo, ma viene 'graziata' da Cesar che fallisce un gol fatto. Il pericolo scampato questa volta rivitalizza i nerazzurri che cominciano a macinare gioco, proponendosi in avanti con maggiore continuità. Il Rubin manifesta delle lacune difensive sugli attacchi interisti, e Stankovic ne approfitta facendosi trovare pronto (e clamorosamente non marcato), per il gol del pareggio al 28'. I padroni di casa restano, comunque, pericolosi in contropiede, ma l'Inter riesce a chiudere bene gli spazi.
BALOTELLI ROSSO - Rubin veloce e pericoloso anche in avvio di ripresa. I russi sono ben messi in campo e riescono spesso a saltare il centrocampo nerazzurro. L'Inter prova a ragionare, ma il Rubin è una spina nel fianco, e i padroni di casa protestano per un contatto in area tra Samuel e Bukharov. Dopo appena 15' poi, Balotelli rimedia il secondo giallo e i nerazzurri restano in dieci. Mourinho decide di cambiare con Quaresma che entra al posto di uno spento Mancini. Con l'uomo in meno aumenta la sofferenza dell'Inter, ma Samuel e Lucio concedono pochissimo dietro. Il Rubin resta in pressione, e costruisce almeno tre buone occasioni per il raddoppio, con i nerazzurri costretti a chiudersi in difesa e salvati prima da Julio Cesar e poi dal palo, sul quale si stampa la palla calciata da Semak a colpo sicuro.
FIORENTINA-LIVERPOOL - Il genio (e i gol) di Jovetic, il sacrificio di Mutu, la grinta di Zanetti e le parate di Frey. Questi, e non solo, gli elementi dietro la bella e importante vittoria della Fiorentina, che al 'Franchi' supera 2-0 il Liverpool nella sfida di Champions League. Una vittoria costruita nel primo tempo con la doppietta di uno scatenato Jovetic, e preservata nella ripresa con una partita praticamente perfetta anche in fase difensiva che ha annullato il ritorno dei 'reds' di Rafa Benitez.
JO-JO JOVETIC - Buon avvio di gara da parte di una Fiorentina corta e attenta, che affronta a viso aperto il Liverpool. Più macchinosi gli inglesi, che accusano la vivacità di Jovetic e Mutu in avanti. Nei primi 20 minuti è la squadra di Prandelli a fare la partita e a costruire le occasioni migliori. I viola sfruttano la velocità di Vargas e Marchionni, e i guizzi di Jovetic, che mettono in affanno la difesa dei 'reds'. Anche dietro la Fiorentina è attenta, e per Torres è difficile trovare spazio per colpire. Il Liverpool non riesce a trovare le misure ai viola e, al 28', è costretto a capitolare sul gol di Jovetic che si invola sul filo del fuorigioco servito da Zanetti e buca Reina. Galvanizzata dal vantaggio la Fiorentina insiste e sfiora il raddoppio poco dopo con Vargas. Il Liverpool è in sofferenza, e la Fiorentina non deve aspettare troppo per il 2-0 che arriva al 37' nuovamente sull'asse Vargas-Jovetic, con il montenegrino in stato di grazia che trova la doppietta con un tocco d'autore.
GARA PERFETTA - Tutto un altro Liverpool nella ripresa, e Fiorentina costretta a ringraziare Frey, attento sulle conclusioni degli uomini di Benitez. I 'reds' spingono alla ricerca del gol che potrebbe riaprire la partita, e i viola devono inevitabilmente abbassare il baricentro. Jovetic e compagni restano comunque pericolosi in contropiede, e riescono a tenere sulla pressione degli inglesi. Dainelli e Gamberini sono chiamati agli straordinari su Torres, che si lamenta per un presunto rigore. In avanti, invece, Jovetic continua a seminare il panico nella difesa di Benitez, che tenta le carte Babel e Voronin al posto di Insua e Kuyt. Niente da fare però, perché la Fiorentina conclude la sua gara perfetta con i tre punti e senza subire i gol. In classifica i viola salgono a quota tre insieme al Liverpool e alle spalle del Lione (6) che ha travolto 4-0 il Debrecen.
tuttosport.com
Serie A
Dei soli 17 gol messi a segno in questa giornata, i più pesanti sono indubbiamente il primo e l'ultimo. Il primo, segnato da Pazzini all'Inter, perché aveva non solo segnato la prima sconfitta stagionale nerazzurra ma soprattutto proiettato la Sampdoria al comando della classifica. L'ultimo, firmato dal bolognese Adailton a Torino allo spirare del recupero, perché ha non solo certificato il secondo pareggio consecutivo bianconero, ma soprattutto annullato il sorpasso juventino in classifica. Che resta così comandata dalla splendida Samp di Delneri, sino a qui vera rivelazione di stagione. Proprio i due risultati di Genova e Torino rappresentano indubbiamente le sorprese di giornata. La sconfitta dell'Inter è arrivata proprio quando i campioni d'Italia sembravano aver trovato, con il Napoli, il passo giusto. Lo stop della Juve è persino più grave, perché preceduto da ripetuti campanelli d'allarme per l'intera ripresa dominata dal Bologna. E se il problema dell'Inter sembra essere quello della continuità, la Juve denuncia invece una netta differenza di rendimento tra partite in casa e in trasferta. Fuori ha già vinto le due partite dell'Olimpico e pareggiato, largo, a Genova. In casa aveva già balbettato, vincendo, con il Livorno e si è ripetuta con i bolognesi pur avendo trovato per tempo il gol del vantaggio.
Tra le due grandi rivali, destinate a giocarsi il campionato, cè dunque un punto di distanza, a vantaggio della Juventus. Ma un gradino più su c'è come si è visto la Sampdoria, e sullo stesso occupato dall'Inter è salita anche la Fiorentina. Segue l'Udinese, che nel giro di quattro giorni ha battuto Milan e Genoa grazie al sempre più irresistibile Di Natale (8 gol in sei partite), mentre il Genoa di Gasperini ha pagato cara la settimana di straordinari rimediando due secche sconfitte e un solo punticino contro la Juve.
Sempre più folto il centroclassifica, quattro squadre si sono staccate verso il fondo. Sono Siena, Catania, Atalanta e Livorno. Respira il Napoli, ma i suoi guai tecnici e ambientali sembrano ancora lontani da una soluzione.
ilsole24ore.com
Tra le due grandi rivali, destinate a giocarsi il campionato, cè dunque un punto di distanza, a vantaggio della Juventus. Ma un gradino più su c'è come si è visto la Sampdoria, e sullo stesso occupato dall'Inter è salita anche la Fiorentina. Segue l'Udinese, che nel giro di quattro giorni ha battuto Milan e Genoa grazie al sempre più irresistibile Di Natale (8 gol in sei partite), mentre il Genoa di Gasperini ha pagato cara la settimana di straordinari rimediando due secche sconfitte e un solo punticino contro la Juve.
Sempre più folto il centroclassifica, quattro squadre si sono staccate verso il fondo. Sono Siena, Catania, Atalanta e Livorno. Respira il Napoli, ma i suoi guai tecnici e ambientali sembrano ancora lontani da una soluzione.
ilsole24ore.com
Serie A
I blucerchiati piegano gli uomini di Mourinho con un gol nella ripresa del centravanti, ma è decisivo lo svarione di Santon. Fin lì la partita era stata equlibrata. Cassano e compagni per ora soli in testa alla classifica, mentre per i nerazzurri è il primo k.o. in campionato. "Non esistono partite senza storia", aveva detto Del Neri alla vigilia. E quella del Ferraris ne racconta una bellissima: la Samp c'è e abbatte la corazzata Inter con una partita tanto cuore, ma anche tanto cervello. Certo, il gol è un dono della distratta retroguardia nerazzurra, ma i liguri non rubano nulla. Con questa vittoria, i padroni di casa - in attesa della Juve - riconquistano la vetta della classifica e rinverdiscono la favola blucerchiata dopo la sconfitta di Firenze.
SUPERMARIO & BROS — Con Muntari lasciato addirittura alla Pinetina, e Sneijder alle prese con i postumi di una botta all'anca, Mourinho rispolvera Vieira al fianco di Zanetti e Cambiasso a centrocampo (Stankovic si accomoda in panchina); davanti spazio al tridente, con Balotelli, Eto'o e Milito a mettere a dura prova la tenuta della difesa blucerchiata. A sinistra, Santon vince il ballottaggio con Chivu nell'unico dubbio di formazione della vigilia. Dell'ipotetica Samp titolare, invece, mancherebbe solo Semioli sulla destra, ma Del Neri si diverte a stupire: rispetto allo schieramento previsto, dentro Lucchini, Ziegler, Poli, Bellucci e fuori Marco Rossi, Zauri, Tissone e Padalino; davanti, ovviamente, i "nuovi gemelli del gol" Pazzini e Cassano.
BATTAGLIA NAVALE — Visto che - come dice Cassano - l'Inter e' una portaerei, Del Neri s'inventa un incrociatore: Bellucci, infatti, in fase di non possesso palla si posiziona appena dietro Pazzini, nel tentativo di schermare Cambiasso e bloccare il gioco nerazzurro. Per dare un po' i numeri, la Samp si schiera con un 4-2-3-1, anche se Cassano largo a sinistra ci sta solo quando ne ha voglia, poi scorazza ovunque e, soprattutto, non torna mai. Ed è proprio sulla fascia mancina, dunque, che la retroguardia blucerchiata soffre, perché il duo Balotelli-Maicon mette in mezzo il povero Ziegler: il giovane Poli, ottima e di personalità la sua prova, tenta anche di sdoppiarsi, ma il suo stato di forma non è pari alla sua generosità, visto che dopo mezz'ora ha già le mani sui fianchi.
POCHE MA BUONE — In un primo tempo tutto sommato gradevole, poche però le opportunità da rete: un rigore in movimento di Cambiasso respinto da Castellazzi e Palombo che - libero a centro area - buca una doppia conclusione con tutto lo specchio della porta a disposizione. Non è una vera e propria occasione, ma merita la citazione, il doppio tunnel in area avversaria di Milito (sommerso ad ogni tocco di palla dai fischi del pubblico del Ferraris che non gli perdona i quattro gol in rossoblu della passata stagione), che viene però stoppato al momento della conclusione.
A MARE APERTO — Nel secondo tempo la partita si accende definitivamente, le squadre si allungano e Cassano a sinistra si nasconde sempre dietro a Maicon, che lo soffre maledettamente. Mou, allora, cerca di mettere un po' d'ordine: dentro Stankovic e Chivu, fuori Balotelli e Vieira. L'Inter si trasforma in un 4-3-1-2 con il serbo dietro le punte. Del Neri risponde con Tissone al posto di uno stanchissimo - ma applauditissimo - Poli e con Zauri per Bellucci. Anche il tecnico friulano ridisegna la sua squadra, che passa ad un più classico 4-4-2.
PAZZA SAMP — Le mosse dei due tecnici hanno l'effetto di ribloccare la partita. Come spesso accade in questi casi, serve un episodio per rompere l'equilibrio: ci pensa Santon, al 27' del secondo tempo, a fare quello che qualsiasi allenatore della terra vieta - un passaggio laterale al limite dell'area con la squadra in salita - Mannini si butta in area e pesca Pazzini, l'attaccante blucerchiato scarta il regalino e lascia immobile Julio Cesar. Con tutta l'Inter sulle ginocchia, bellissimo il gesto di Eto'o che si fa 100 metri di campo per andare a consolare Santon.
INTER TRIVELA — A questo punto, con niente da perdere, Mou inserisce anche Quaresma al posto di uno spento - e ben controllato - Cambiasso. I nerazzurri assaltano il fortino blucerchiato, cercando di attaccarlo in ampiezza. Al 39' gli ospiti troverebbero anche la via della rete, con una deviazione di Lucio su tiro sbilenco di Quaresma, ma il guardalinee spegne l'esultanza del brasiliano segnalando fuorigioco. A due minuti dalla fine, poi, un'altra protesta di Maicon per presunto fallo di mano in area, ma Rizzoli fa proseguire. Proprio al 90', infine, Castellazzi respinge un missile di Lucio su punizione. Altri quattro minuti di recupero servono solo a mettere a dura prova le coronarie dei tifosi della Samp che, però, quando Rizzoli fischia la fine, abbracciano la vittoria all'urlo di "Salutate la capolista".
Sergio Stanco - gazzetta.it
SUPERMARIO & BROS — Con Muntari lasciato addirittura alla Pinetina, e Sneijder alle prese con i postumi di una botta all'anca, Mourinho rispolvera Vieira al fianco di Zanetti e Cambiasso a centrocampo (Stankovic si accomoda in panchina); davanti spazio al tridente, con Balotelli, Eto'o e Milito a mettere a dura prova la tenuta della difesa blucerchiata. A sinistra, Santon vince il ballottaggio con Chivu nell'unico dubbio di formazione della vigilia. Dell'ipotetica Samp titolare, invece, mancherebbe solo Semioli sulla destra, ma Del Neri si diverte a stupire: rispetto allo schieramento previsto, dentro Lucchini, Ziegler, Poli, Bellucci e fuori Marco Rossi, Zauri, Tissone e Padalino; davanti, ovviamente, i "nuovi gemelli del gol" Pazzini e Cassano.
BATTAGLIA NAVALE — Visto che - come dice Cassano - l'Inter e' una portaerei, Del Neri s'inventa un incrociatore: Bellucci, infatti, in fase di non possesso palla si posiziona appena dietro Pazzini, nel tentativo di schermare Cambiasso e bloccare il gioco nerazzurro. Per dare un po' i numeri, la Samp si schiera con un 4-2-3-1, anche se Cassano largo a sinistra ci sta solo quando ne ha voglia, poi scorazza ovunque e, soprattutto, non torna mai. Ed è proprio sulla fascia mancina, dunque, che la retroguardia blucerchiata soffre, perché il duo Balotelli-Maicon mette in mezzo il povero Ziegler: il giovane Poli, ottima e di personalità la sua prova, tenta anche di sdoppiarsi, ma il suo stato di forma non è pari alla sua generosità, visto che dopo mezz'ora ha già le mani sui fianchi.
POCHE MA BUONE — In un primo tempo tutto sommato gradevole, poche però le opportunità da rete: un rigore in movimento di Cambiasso respinto da Castellazzi e Palombo che - libero a centro area - buca una doppia conclusione con tutto lo specchio della porta a disposizione. Non è una vera e propria occasione, ma merita la citazione, il doppio tunnel in area avversaria di Milito (sommerso ad ogni tocco di palla dai fischi del pubblico del Ferraris che non gli perdona i quattro gol in rossoblu della passata stagione), che viene però stoppato al momento della conclusione.
A MARE APERTO — Nel secondo tempo la partita si accende definitivamente, le squadre si allungano e Cassano a sinistra si nasconde sempre dietro a Maicon, che lo soffre maledettamente. Mou, allora, cerca di mettere un po' d'ordine: dentro Stankovic e Chivu, fuori Balotelli e Vieira. L'Inter si trasforma in un 4-3-1-2 con il serbo dietro le punte. Del Neri risponde con Tissone al posto di uno stanchissimo - ma applauditissimo - Poli e con Zauri per Bellucci. Anche il tecnico friulano ridisegna la sua squadra, che passa ad un più classico 4-4-2.
PAZZA SAMP — Le mosse dei due tecnici hanno l'effetto di ribloccare la partita. Come spesso accade in questi casi, serve un episodio per rompere l'equilibrio: ci pensa Santon, al 27' del secondo tempo, a fare quello che qualsiasi allenatore della terra vieta - un passaggio laterale al limite dell'area con la squadra in salita - Mannini si butta in area e pesca Pazzini, l'attaccante blucerchiato scarta il regalino e lascia immobile Julio Cesar. Con tutta l'Inter sulle ginocchia, bellissimo il gesto di Eto'o che si fa 100 metri di campo per andare a consolare Santon.
INTER TRIVELA — A questo punto, con niente da perdere, Mou inserisce anche Quaresma al posto di uno spento - e ben controllato - Cambiasso. I nerazzurri assaltano il fortino blucerchiato, cercando di attaccarlo in ampiezza. Al 39' gli ospiti troverebbero anche la via della rete, con una deviazione di Lucio su tiro sbilenco di Quaresma, ma il guardalinee spegne l'esultanza del brasiliano segnalando fuorigioco. A due minuti dalla fine, poi, un'altra protesta di Maicon per presunto fallo di mano in area, ma Rizzoli fa proseguire. Proprio al 90', infine, Castellazzi respinge un missile di Lucio su punizione. Altri quattro minuti di recupero servono solo a mettere a dura prova le coronarie dei tifosi della Samp che, però, quando Rizzoli fischia la fine, abbracciano la vittoria all'urlo di "Salutate la capolista".
Sergio Stanco - gazzetta.it
Serie A
In attesa del posticipo di oggi fra Genoa e Juventus, l' Inter torna lì dove tutti i pronostici l'accreditavano, ovvero sola in vetta. La squadra di Mourinho regola infatti alla svelta la pratica-Napoli (ora la panchina di Donadoni è davvero sotto esame), squadra a cui non può certo bastare il primo gol, a giochi fatti, di Lavezzi per raddrizzare una stagione per ora nata storta. Non era certo facile prendere punti sul campo dell'Inter, ma quella partenopea è stata un'autentica resa. In campo nerazzurro nel giorno della squalifica a Mourinho va invece di nuovo sottolineato che Etò e Milito non stanno facendo rimpiangere Ibrahimovic, così la Beneamata continua a non essere il massimo dal punto di vista della spettacolarità del gioco ma anche terribilmente concreta, come negli anni scorsi.
A facilitare il compito ai nerazzurri si è messa una Fiorentina, irriconoscibile in senso positivo rispetto a quella che, appena tre sere fa, si era fatta strapazzare dalla Roma e capace di battere una Sampdoria che finora aveva sempre vinto. Prandelli ha dato spazio a Jovetic, e il montenegrino ha risposto alla fiducia dell'allenatore con un gol (facilitato dalla disattenzione della difesa doriana). In più Gilardino continua a timbrare il cartellino, così i viola hanno mostrato, se non una manovra irresistibile, almeno spirito di reazione.
La Roma ha raddrizzato nel finale, con un rigore realizzato da Totti (ora a due sole lunghezze da Batistuta nella classifica dei goleador 'all time' del campionato), una partita che sulla risaia di Palermo avrebbe dovuto essere sospesa, essendo più pallanuoto che calcio. Alcuni dei gol di stasera, sei in tutto, sono nati da situazioni che su un campo regolamentare non si sarebbero verificate. I rosanero hanno segnato anche stasera tre gol, mantenendo la media-partita delle loro ultime dieci esibizioni casalinghe. Quanto al loro vulcanico presidente Zamparini, evidentemente il dossier che ha preparato sui torti arbitrali subiti dai siciliani in queste prime giornate non è servito, visto che per il Palermo il pareggio di stasera è stato di rigore.
Brutto ko per il Milan, con l'Udinese vincitrice grazie a un gol un po' fortunoso del capocannoniere Di Natale. Ronaldinho è rimasto ancora fuori, poi quando è entrato al posto dell'evanescente Pato non è riuscito a lasciare traccia. Se a ciò si aggiunge che Gattuso a centrocampo e Inzaghi (e poi Huntelaar) in attacco erano in serata-no, si capisce il perché del risultato e anche il fatto che per Leonardo il lavoro è ancora molto.
Al quarto posto è salito il sorprendente Parma di Guidolin, corsaro all'Olimpico contro una brutta Lazio, che non sa più come si vince e sembra più debole di quella della scorsa stagione. Alla squadra di Ballardini non è bastato neppure il primo gol stagionale di Zarate, arrivato su rigore. La partita é stata comunque caratterizzata anche dall'incerta direzione di gara da parte di Velotto. In Atalanta-Catania e Siena-Chievo ha prevalso la paura di perdere, e quindi ha vinto la noia, mentre Di Vaio si è riscoperto trascinatore e ha trascinato al successo il Bologna.
ANSA
A facilitare il compito ai nerazzurri si è messa una Fiorentina, irriconoscibile in senso positivo rispetto a quella che, appena tre sere fa, si era fatta strapazzare dalla Roma e capace di battere una Sampdoria che finora aveva sempre vinto. Prandelli ha dato spazio a Jovetic, e il montenegrino ha risposto alla fiducia dell'allenatore con un gol (facilitato dalla disattenzione della difesa doriana). In più Gilardino continua a timbrare il cartellino, così i viola hanno mostrato, se non una manovra irresistibile, almeno spirito di reazione.
La Roma ha raddrizzato nel finale, con un rigore realizzato da Totti (ora a due sole lunghezze da Batistuta nella classifica dei goleador 'all time' del campionato), una partita che sulla risaia di Palermo avrebbe dovuto essere sospesa, essendo più pallanuoto che calcio. Alcuni dei gol di stasera, sei in tutto, sono nati da situazioni che su un campo regolamentare non si sarebbero verificate. I rosanero hanno segnato anche stasera tre gol, mantenendo la media-partita delle loro ultime dieci esibizioni casalinghe. Quanto al loro vulcanico presidente Zamparini, evidentemente il dossier che ha preparato sui torti arbitrali subiti dai siciliani in queste prime giornate non è servito, visto che per il Palermo il pareggio di stasera è stato di rigore.
Brutto ko per il Milan, con l'Udinese vincitrice grazie a un gol un po' fortunoso del capocannoniere Di Natale. Ronaldinho è rimasto ancora fuori, poi quando è entrato al posto dell'evanescente Pato non è riuscito a lasciare traccia. Se a ciò si aggiunge che Gattuso a centrocampo e Inzaghi (e poi Huntelaar) in attacco erano in serata-no, si capisce il perché del risultato e anche il fatto che per Leonardo il lavoro è ancora molto.
Al quarto posto è salito il sorprendente Parma di Guidolin, corsaro all'Olimpico contro una brutta Lazio, che non sa più come si vince e sembra più debole di quella della scorsa stagione. Alla squadra di Ballardini non è bastato neppure il primo gol stagionale di Zarate, arrivato su rigore. La partita é stata comunque caratterizzata anche dall'incerta direzione di gara da parte di Velotto. In Atalanta-Catania e Siena-Chievo ha prevalso la paura di perdere, e quindi ha vinto la noia, mentre Di Vaio si è riscoperto trascinatore e ha trascinato al successo il Bologna.
ANSA
Calciatori
Per un ragazzo di diciannove anni giocare in un club come l' Inter è già qualcosa di straordinario, ma per Mario Balotelli il ruolo riservatogli da Mourinho non è sufficiente a soddisfare le sue ambizioni.
Superate le divergenze della stagione scorsa , a suon di rimproveri e punizioni, ora il rapporto fra lo "Special one" e il talentino bresciano è migliorato, ma lo spazio per lui resta poco.
Bisogna ammettere che campioni affermati come Eto'o e Milito non sono i compagni di reparto ideali per un giovane in cerca della consacrazione. In molte altre formazioni di serie A" Supermario" avrebbe il posto assicurato, e anche per questo a gennaio aveva chiesto all'Inter di essere ceduto in prestito, ottenendo solo un rifiuto insindacabile da Moratti.
La concorrenza non basta però a spiegare le difficoltà incontrate fino ad ora dal bomber in erba. Quando è stato chiamato in causa si è impegnato, ha fatto sentire la sua presenza, ha collaborato con la squadra, ma da lui ci si aspetta di più. Al grande pubblico si è manifestato con una doppietta d'autore segnata alla Juve, ma poi i fatti hanno dimostrato che il suo percorso di crescita era ancora lungo.
L'Inter crede in lui, e lo ha dimostrato trattenendolo anche controvoglia. Durante la stagione di occasioni per lui ce ne saranno ancora tante, le partite sono numerose, gli attaccanti pochi, e di mezzo c'è anche la Coppa d'Africa. Serve pazienza e dedizione, oggi è una riserva di lusso, ma per un vero fuoriclasse niente è impossibile, a lui il compito di dimostrare di esserlo.
tuttomercatoweb.com
Superate le divergenze della stagione scorsa , a suon di rimproveri e punizioni, ora il rapporto fra lo "Special one" e il talentino bresciano è migliorato, ma lo spazio per lui resta poco.
Bisogna ammettere che campioni affermati come Eto'o e Milito non sono i compagni di reparto ideali per un giovane in cerca della consacrazione. In molte altre formazioni di serie A" Supermario" avrebbe il posto assicurato, e anche per questo a gennaio aveva chiesto all'Inter di essere ceduto in prestito, ottenendo solo un rifiuto insindacabile da Moratti.
La concorrenza non basta però a spiegare le difficoltà incontrate fino ad ora dal bomber in erba. Quando è stato chiamato in causa si è impegnato, ha fatto sentire la sua presenza, ha collaborato con la squadra, ma da lui ci si aspetta di più. Al grande pubblico si è manifestato con una doppietta d'autore segnata alla Juve, ma poi i fatti hanno dimostrato che il suo percorso di crescita era ancora lungo.
L'Inter crede in lui, e lo ha dimostrato trattenendolo anche controvoglia. Durante la stagione di occasioni per lui ce ne saranno ancora tante, le partite sono numerose, gli attaccanti pochi, e di mezzo c'è anche la Coppa d'Africa. Serve pazienza e dedizione, oggi è una riserva di lusso, ma per un vero fuoriclasse niente è impossibile, a lui il compito di dimostrare di esserlo.
tuttomercatoweb.com
Serie A
Le probabili formazioni di Inter - Napoli, in campo domani sera alle 20.45.
Inter (4-3-1-2) ): 12 Julio Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu, 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 14 Vieira, 10 Sneijder, 22 Milito, 9 Eto'o. (1 Toldo, 39 Santon, 2 Cordoba, 5 Stankovic, 11 Muntari, 30 Mancini, 45 Balotelli). All.: Baresi.
Napoli (3-5-2) ): 26 De Sanctis, 13 Santacroce, 28 Cannavaro, 96 Contini, 11 Maggio, 23 Gargano, 21 Cigarini, 17 Hamsik, 15 Datolo, 27 Quagliarella, 7 Lavezzi. (1 Iezzo, 16 Zuniga, 2 Grava, 6 Aronica, 18 Bogliacino, 19 Denis, 9 Hoffer). All.: Donadoni.
datasport.it
Inter (4-3-1-2) ): 12 Julio Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu, 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 14 Vieira, 10 Sneijder, 22 Milito, 9 Eto'o. (1 Toldo, 39 Santon, 2 Cordoba, 5 Stankovic, 11 Muntari, 30 Mancini, 45 Balotelli). All.: Baresi.
Napoli (3-5-2) ): 26 De Sanctis, 13 Santacroce, 28 Cannavaro, 96 Contini, 11 Maggio, 23 Gargano, 21 Cigarini, 17 Hamsik, 15 Datolo, 27 Quagliarella, 7 Lavezzi. (1 Iezzo, 16 Zuniga, 2 Grava, 6 Aronica, 18 Bogliacino, 19 Denis, 9 Hoffer). All.: Donadoni.
datasport.it
Serie A
Il Direttore Tecnico dell' Inter, Marco Branca, si presenta ai microfoni al posto di José Mourinho: "L'allenatore non parla perché è dispiaciuto per l'espulsione. Non ha detto nulla di particolare ma ha protestato in maniera plateale dal punta di vista fisico - osserva Branca - ed è stato punito il suo atteggiamento". Sulla partita, Branca vede il bicchiere mezzo pieno: "Come risultati ci siamo: siamo stati cinici? Sì - ammette il dirigente nerazzurro - e va bene così. Contro il Milan abbiamo fatto tutt'altra partita ma non si può sempre essere belli. Non dimentichiamo che tra campionato, nazionali e Champions i nostri giocatori giocano tanto. Questi comunque sono tre punti fondamentali per la nostra corsa".
sport.repubblica.it
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Serie A
Se l' Inter di oggi evita di salire sul banco degli imputati deve ringraziare soprattutto Diego Milito. Una doppietta del Principe al Sant'Elia regala un'importante vittoria ai nerazzurri che possono così continuare a tenere nel mirino la vetta della classifica, occupata da Juve e Samp. A Cagliari i campioni d'Italia soffrono oltremodo e dimostrano di non aver risolto gli interrogativi emersi nella sfida di Champions col Barça. Tre punti d'oro per gli uomini di Mourinho ma il risultato non rispecchia quanto visto in campo. Il Cagliari di Allegri avrebbe meritato almeno il pareggio e i rossoblù devono mangiarsi le mani per il 2-0 sfiorato e per le disattenzioni (le uniche forse in tutta la partita) che hanno portato ai gol di Milito.
INTER, SI SALVA L'ATTACCO - L'Inter si salva grazie ai suoi campioni ma ora è attesa da un ciclo molto impegnativo. Si inizia mercoledì con il Napoli a San Siro, quindi è la volta di Samp e Udinese. E dopo la sosta ci sarà il Genoa. Mourinho, oggi particolarmente nervoso ed espulso da Orsato per proteste, dovrà capire cosa non ha funzionato. Cambiasso è sembrato ancora non al meglio e Maicon è stato l'ombra di sé stesso. Bocciati i cambi in difesa. Da verificare le condizioni di Thiago Motta, uscito dal campo per un dolore alla coscia destra. Le certezze arrivano dal tandem offensivo con Milito spietato ed Eto'o insostituibile. Per Allegri un solo punto in quattro partite (nella 'primà a Livorno) ma la prestazione di questo pomeriggio è incoraggiante. Ora comincia una serie di sfide con dirette concorrenti per la salvezza. E già a Bari sarà obbligatorio far risultato.
INTER, SI SALVA L'ATTACCO - L'Inter si salva grazie ai suoi campioni ma ora è attesa da un ciclo molto impegnativo. Si inizia mercoledì con il Napoli a San Siro, quindi è la volta di Samp e Udinese. E dopo la sosta ci sarà il Genoa. Mourinho, oggi particolarmente nervoso ed espulso da Orsato per proteste, dovrà capire cosa non ha funzionato. Cambiasso è sembrato ancora non al meglio e Maicon è stato l'ombra di sé stesso. Bocciati i cambi in difesa. Da verificare le condizioni di Thiago Motta, uscito dal campo per un dolore alla coscia destra. Le certezze arrivano dal tandem offensivo con Milito spietato ed Eto'o insostituibile. Per Allegri un solo punto in quattro partite (nella 'primà a Livorno) ma la prestazione di questo pomeriggio è incoraggiante. Ora comincia una serie di sfide con dirette concorrenti per la salvezza. E già a Bari sarà obbligatorio far risultato.
CAMBIASSO DAL PRIMO MINUTO - Per la sfida al Sant'Elia Mourinho spiazza tutti e propone Esteban Cambiasso dal primo minuto. L'argentino, recuperato dopo l'infortunio dello scorso agosto, sostituisce Thiago Motta e affianca a centrocampo Zanetti e Stankovic. Nemmeno in panchina Muntari. Novità anche in difesa con Cordoba che prende il posto di Samuel al centro e con Santon preferito a Chivu. In attacco il tandem Eto'o - Milito con Snejder a suggerire. Nessuna sorpresa nel Cagliari che deve fare a meno in difesa dei titolari Lopez e Pisano. Coppia centrale Canini-Astori. In avanti Cossu dietro le punte Jeda e Matri con quest'ultimo che vince il ballottaggio con Larrivey.
JEDA SOPRENDE L'INTER - Il Cagliari controlla l'avvio aggressivo degli ospiti e dimostra di non avere nessun timore reverenziale nei confronti dei campioni d'Italia. Allegri è l'unico allenatore che lo scorso anno è riuscito a ottenere quattro punti contro i nerazzurri e anche stavolta vuol fare uno scherzetto allo Special One. I rossoblù vanno in vantaggio grazie a un rigore di Jeda al 16', provocato da un fallo di Maicon su Matri. Poco dopo è lo stesso Matri ad avere l'occasione del raddoppio ma il suo sinistro si spegne sull'esterno della rete. La reazione dell'Inter passa soprattutto per vie centrali ma la coppia Astori-Canini regge benissimo. Marchetti è impegnato soltanto su conclusioni dalla distanza.
MILITO NON PERDONA - Nella ripresa Mourinho dà uno scossone alla squadra. Fuori Cambiasso e Santon, al loro posto Thiago Motta e Balotelli. I nerazzurri non fanno in tempo a sistemare i nuovi assetti che il Cagliari va vicinissimo a chiudere la partita. Prima con un clamoroso palo di Dessena e poi con un colpo di testa di Canini, fuori di poco. Ma come spesso accade arriva la beffa su uno dei pochi errori dei rossoblù. Conti perde la palla e Milito ne approfitta per involarsi in area e infilare Marchetti. Siamo al 6'.
IL PRINCIPE FA IL BIS - Altri quattro minuti e il Principe si ripete. Ancora una palla persa da Conti a centrocampo, lancio lungo per l'argentino che si presenta davanti al portiere e lo supera con un preciso colpo sotto. L'Inter è in vantaggio ma il Cagliari non molla. Mou è nervoso e si fa espellere quando chiede con troppa veemenza un 'rossò ad Astori. L'ingresso di Nené nel Cagliari vivacizza l'attacco rossoblù che si rende pericoloso più volte e sfiora il pareggio nel finale con Jeda. Allegri mette dentro anche Larrivey, ma la mossa della disperazione non produce effetti e neanche i cinque minuti di recupero evitano ai sardi un'ingiusta sconfitta.
Cagliari Inter 1-2 (1-0)
Cagliari (4-3-1-2): Marchetti 6, Marzoratti 6, Astori 6,
Canini 6,5, Agostini 6, Dessena 6,5, Conti 5,5, Biondini 6 (21' st Lazzari 6), Cossu 6.5 (46' st Larrivey sv), Matri 6 (30' st Nenè 6), Jeda 6. (24 Lupatelli, 18 Parola, 16 Sivakov, 20 Barone). All.: Allegri 6.
Inter (4-3-1-2): Julio Cesar 6, Maicon 5.5, Cordoba 6,
Lucio 6, Santon 5.5 (1' st Balotelli 5,5), J. Zanetti 6, Stankovic 6, Cambiasso 5,5 (1' st Thiago Motta 6; 20' st Chivu 6), Sneijder 6, Milito 7, Etòo 6,5. (1 Toldo, 25 Samuel, 14 Viera, 7 Quaresma). All.: Mourinho 5,5.
Arbitro: Orsato di Schio 7.
Reti: nel pt 16' Jeda (rig); nel st 6' e 10' Milito.
Angoli: 4-4.
Recupero: 1' e 5'.
Ammoniti: Cambiasso, Maicon, Astori, Conti, Etòo per gioco scorretto.
Note: al 12' st espulso per proteste l'allenatore dell'Inter Mourihno.
Spettatori: 22 mila circa.
repubblica.it
JEDA SOPRENDE L'INTER - Il Cagliari controlla l'avvio aggressivo degli ospiti e dimostra di non avere nessun timore reverenziale nei confronti dei campioni d'Italia. Allegri è l'unico allenatore che lo scorso anno è riuscito a ottenere quattro punti contro i nerazzurri e anche stavolta vuol fare uno scherzetto allo Special One. I rossoblù vanno in vantaggio grazie a un rigore di Jeda al 16', provocato da un fallo di Maicon su Matri. Poco dopo è lo stesso Matri ad avere l'occasione del raddoppio ma il suo sinistro si spegne sull'esterno della rete. La reazione dell'Inter passa soprattutto per vie centrali ma la coppia Astori-Canini regge benissimo. Marchetti è impegnato soltanto su conclusioni dalla distanza.
MILITO NON PERDONA - Nella ripresa Mourinho dà uno scossone alla squadra. Fuori Cambiasso e Santon, al loro posto Thiago Motta e Balotelli. I nerazzurri non fanno in tempo a sistemare i nuovi assetti che il Cagliari va vicinissimo a chiudere la partita. Prima con un clamoroso palo di Dessena e poi con un colpo di testa di Canini, fuori di poco. Ma come spesso accade arriva la beffa su uno dei pochi errori dei rossoblù. Conti perde la palla e Milito ne approfitta per involarsi in area e infilare Marchetti. Siamo al 6'.
IL PRINCIPE FA IL BIS - Altri quattro minuti e il Principe si ripete. Ancora una palla persa da Conti a centrocampo, lancio lungo per l'argentino che si presenta davanti al portiere e lo supera con un preciso colpo sotto. L'Inter è in vantaggio ma il Cagliari non molla. Mou è nervoso e si fa espellere quando chiede con troppa veemenza un 'rossò ad Astori. L'ingresso di Nené nel Cagliari vivacizza l'attacco rossoblù che si rende pericoloso più volte e sfiora il pareggio nel finale con Jeda. Allegri mette dentro anche Larrivey, ma la mossa della disperazione non produce effetti e neanche i cinque minuti di recupero evitano ai sardi un'ingiusta sconfitta.
Cagliari Inter 1-2 (1-0)
Cagliari (4-3-1-2): Marchetti 6, Marzoratti 6, Astori 6,
Canini 6,5, Agostini 6, Dessena 6,5, Conti 5,5, Biondini 6 (21' st Lazzari 6), Cossu 6.5 (46' st Larrivey sv), Matri 6 (30' st Nenè 6), Jeda 6. (24 Lupatelli, 18 Parola, 16 Sivakov, 20 Barone). All.: Allegri 6.
Inter (4-3-1-2): Julio Cesar 6, Maicon 5.5, Cordoba 6,
Lucio 6, Santon 5.5 (1' st Balotelli 5,5), J. Zanetti 6, Stankovic 6, Cambiasso 5,5 (1' st Thiago Motta 6; 20' st Chivu 6), Sneijder 6, Milito 7, Etòo 6,5. (1 Toldo, 25 Samuel, 14 Viera, 7 Quaresma). All.: Mourinho 5,5.
Arbitro: Orsato di Schio 7.
Reti: nel pt 16' Jeda (rig); nel st 6' e 10' Milito.
Angoli: 4-4.
Recupero: 1' e 5'.
Ammoniti: Cambiasso, Maicon, Astori, Conti, Etòo per gioco scorretto.
Note: al 12' st espulso per proteste l'allenatore dell'Inter Mourihno.
Spettatori: 22 mila circa.
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Champion's
"L'Inter e' una squadra forte, i nuovi giocatori sono molto bravi, devono ancora entrare al 100 per cento nei meccanismi della squadra, ma sono piu' forti dell'anno scorso". I complimenti ai nerazzurri arrivano proprio dal grande ex, Zlatan Ibrahimovic, rimasto pero' a secco questa sera. In merito alla sua accoglienza: "Non mi aspettavo niente, sono stati calmi i tifosi, ho sentito qualche fischio, lo capisco, la vita va avanti". Parlando invece dlela partita: "Abbiamo giocato meglio dell'Inter e alla fine abbiamo preso entrambe un punto. Abbraccio a Moratti? Si' ho abbracciato tutti, sono stati contenti di vedermi e la stessa cosa io. Avevo avuto l'occasione per segnare, con un po' di fortuna la palla entrava ma se facevo gol dopo 1' era troppo".
agi.it
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Champion's
Il Barcellona e l’Inter si sono chiesti perché giocare a San Siro la partita velenosa che molti aspettavano, soprattutto da parte dei nerazzurri per via del tradimento di Ibrahimovic e perché tutti vorrebbero battere la squadra più ammirata del mondo. Riposti i coltelli, quasi non si sono visti i temperini. E se il Barcellona sul piano del gioco non ha fatto scendere in campo gli interisti, davanti alla porta non ha avuto la cattiveria per infierire e portare a casa un vittoria reale, anziché ai punti. Zero a zero. Mourinho può ringraziare. L’Inter ha preso alcune cose dal suo allenatore. Non la sfrontatezza.
Se Mou si sente il migliore di tutti, la squadra avverte quando chi le sta davanti ha più qualità o, come nel caso del Barcellona, si comporta con padronanza al limite della presunzione. Allora l’Inter rimpicciolisce. In Italia non le succede mai, in Europa qualche volta. Non è che tra i catalani ci siano soltanto fuoriclasse. Abidal è un terzino quasi normale; a centrocampo, finché Iniesta è usato con il contagocce, quelli come Touré e Keita li trovate a buon peso in altre formazioni, e Thierry Henry vaga come un Amleto nero alla ricerca del fantasma di se stesso: irriconoscibile. Tuttavia il Barça è superiore alle miserie dei punti deboli tanto che sembra non averne. Basta che si accendano l’immenso Xavi e Messi (molto impegnato da regista aggiunto) che l’orchestra suona, meno bene che nella stagione scorsa ma con la sicurezza per mettere in soggezione l’avversario e procurargli l’emicrania con la ragnatela di passaggi che ipnotizzano.
Le partite del Barcellona sono un "torello" lungo un’eternità. In quei momenti, cioè nel primo quarto d’ora, negli ultimi 10 minuti del primo tempo e per l’intera ripresa ai nerazzurri è venuta la gambetta corta, graziati all’8’ da una pallonata folle di Ibra, libero sotto la curva cui da interista rivolse dei gestacci, e al 41’ dal piede marmoreo di Keita, che non centrava la porta vuota sul tocco di Alves. Nei dintorni, le parate di Julio Cesar sulle conclusioni di Messi, straordinario per come si libera al tiro con tre passi. Al ballo mancava Ibra. Da Rodomonte a pulcino bagnato come diceva l’Avvocato di Robi Baggio, seduto in tribuna su invito di Pep Guardiola, suo compagno nel Brescia. L’Ibra che in Italia mandava volentieri a quel paese compagni, allenatori e pubblico pareva un’educanda a occhi bassi e strigliata da Messi al minimo errore: chissà se era l’effetto del ritorno a San Siro o la sindrome di Coppa che non gli ha mai fatto decidere una partita nè alla Juve nè all’Inter.
Mourinho, in piedi sotto la pioggia, protetto dall’impermeabile che fa tanto Philip Marlowe, ha cercato la quadratura perché i suoi non fossero del tutto in balia dei catalani, vestiti come cantonieri dell’Anas. Senza illudersi di fare il gioco, l’ordine di Mou era di stare coperti e innescare le punte con lanci improvvisi dietro la difesa spagnola. L’opera si infrangeva contro la quantità monumentale di fuorigioco di Milito e contro le incertezze di Eto’o, in gara con Ibra su chi fosse l’ex meno ingrato della serata. Restava troppo fuori dal gioco Snijder, che avrebbe dovuto fare da catapulta offensiva. Insomma l’Inter viveva una fase apprezzabile nel cuore del primo tempo, in cui Milito arrivava al tiro (29’) che provocava l’unica parata degna di Victor Valdes.
Tuttavia gli stranguglioni presi prima dell’intervallo, con l’apporto di Muntari che non ne azzeccava una e consegnava palla a Dani Alves, consigliavano di rientrare nella tana dove i nerazzurri sono rimasti per tutta la ripresa, a farsi toreare ma non battere perché a questo Barça vincitutto è svanita l’umile concretezza nel buttare la palla in porta. Con un compagno sempre da smarcare, i cantonieri di Barcellona si consumavano di passaggi più che di tiri e quando ci provava Dani Alves (30’) la mano di Stankovic rinviava, non vista da Stark, un arbitro così attento a non mettersi nei guai che in Italia sarebbe considerato un fenomeno.
lastampa.it
Se Mou si sente il migliore di tutti, la squadra avverte quando chi le sta davanti ha più qualità o, come nel caso del Barcellona, si comporta con padronanza al limite della presunzione. Allora l’Inter rimpicciolisce. In Italia non le succede mai, in Europa qualche volta. Non è che tra i catalani ci siano soltanto fuoriclasse. Abidal è un terzino quasi normale; a centrocampo, finché Iniesta è usato con il contagocce, quelli come Touré e Keita li trovate a buon peso in altre formazioni, e Thierry Henry vaga come un Amleto nero alla ricerca del fantasma di se stesso: irriconoscibile. Tuttavia il Barça è superiore alle miserie dei punti deboli tanto che sembra non averne. Basta che si accendano l’immenso Xavi e Messi (molto impegnato da regista aggiunto) che l’orchestra suona, meno bene che nella stagione scorsa ma con la sicurezza per mettere in soggezione l’avversario e procurargli l’emicrania con la ragnatela di passaggi che ipnotizzano.
Le partite del Barcellona sono un "torello" lungo un’eternità. In quei momenti, cioè nel primo quarto d’ora, negli ultimi 10 minuti del primo tempo e per l’intera ripresa ai nerazzurri è venuta la gambetta corta, graziati all’8’ da una pallonata folle di Ibra, libero sotto la curva cui da interista rivolse dei gestacci, e al 41’ dal piede marmoreo di Keita, che non centrava la porta vuota sul tocco di Alves. Nei dintorni, le parate di Julio Cesar sulle conclusioni di Messi, straordinario per come si libera al tiro con tre passi. Al ballo mancava Ibra. Da Rodomonte a pulcino bagnato come diceva l’Avvocato di Robi Baggio, seduto in tribuna su invito di Pep Guardiola, suo compagno nel Brescia. L’Ibra che in Italia mandava volentieri a quel paese compagni, allenatori e pubblico pareva un’educanda a occhi bassi e strigliata da Messi al minimo errore: chissà se era l’effetto del ritorno a San Siro o la sindrome di Coppa che non gli ha mai fatto decidere una partita nè alla Juve nè all’Inter.
Mourinho, in piedi sotto la pioggia, protetto dall’impermeabile che fa tanto Philip Marlowe, ha cercato la quadratura perché i suoi non fossero del tutto in balia dei catalani, vestiti come cantonieri dell’Anas. Senza illudersi di fare il gioco, l’ordine di Mou era di stare coperti e innescare le punte con lanci improvvisi dietro la difesa spagnola. L’opera si infrangeva contro la quantità monumentale di fuorigioco di Milito e contro le incertezze di Eto’o, in gara con Ibra su chi fosse l’ex meno ingrato della serata. Restava troppo fuori dal gioco Snijder, che avrebbe dovuto fare da catapulta offensiva. Insomma l’Inter viveva una fase apprezzabile nel cuore del primo tempo, in cui Milito arrivava al tiro (29’) che provocava l’unica parata degna di Victor Valdes.
Tuttavia gli stranguglioni presi prima dell’intervallo, con l’apporto di Muntari che non ne azzeccava una e consegnava palla a Dani Alves, consigliavano di rientrare nella tana dove i nerazzurri sono rimasti per tutta la ripresa, a farsi toreare ma non battere perché a questo Barça vincitutto è svanita l’umile concretezza nel buttare la palla in porta. Con un compagno sempre da smarcare, i cantonieri di Barcellona si consumavano di passaggi più che di tiri e quando ci provava Dani Alves (30’) la mano di Stankovic rinviava, non vista da Stark, un arbitro così attento a non mettersi nei guai che in Italia sarebbe considerato un fenomeno.
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Champion's
Il tecnico dell' Inter José Mourinho ha diramato, subito dopo la conferenza stampa, la lista dei convocati per il match di domani sera contro il Barcellona. Ecco l'elenco completo:
Portieri - 1 Francesco Toldo, 12 Julio Cesar, 21 Paolo Orlandoni.
Difensori - 2 Ivan Ramiro Cordoba, 4 Javier Zanetti, 6 Lucio, 13 Maicon, 25 Walter Samuel, 26 Cristian Chivu, 39 Davide Santon.
Centrocampisti - 5 Dejan Stankovic, 7 Ricardo Quaresma, 8 Thiago Motta, 10 Wesley Sneijder, 11 Sulley Muntari, 14 Patrick Vieira, 15 René Krhin, 19 Esteban Cambiasso.
Attaccanti - 9 Samuel Eto'o, 18 David Suazo, 22 Diego Milito, 45 Mario Balotelli.
tuttomercatoweb.com
Portieri - 1 Francesco Toldo, 12 Julio Cesar, 21 Paolo Orlandoni.
Difensori - 2 Ivan Ramiro Cordoba, 4 Javier Zanetti, 6 Lucio, 13 Maicon, 25 Walter Samuel, 26 Cristian Chivu, 39 Davide Santon.
Centrocampisti - 5 Dejan Stankovic, 7 Ricardo Quaresma, 8 Thiago Motta, 10 Wesley Sneijder, 11 Sulley Muntari, 14 Patrick Vieira, 15 René Krhin, 19 Esteban Cambiasso.
Attaccanti - 9 Samuel Eto'o, 18 David Suazo, 22 Diego Milito, 45 Mario Balotelli.
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Champion's
Primo allenamento dell' Inter in vista dell'esordio stagionale in Champions League contro il Barcellona, in programma mercoledì sera al Meazza. Lunedì mattina José Mourinho e lo staff tecnico nerazzurro hanno suddiviso la squadra in due gruppi. Nel primo i giocatori maggiormente impegnati in campionato contro il Parma: per tutti, recupero attivo sul campo. Nel secondo gruppo, invece, tutti gli altri calciatori, compresi Esteban Cambiasso, Cristian Chivu e Dejan Stankovic: per loro, dopo il riscaldamento, velocità, esercitazioni sul possesso palla, finalizzazioni e partitelle.
Sedute differenziate per Amantino Mancini (tre blocchi di lavoro aerobico da 10' e tre blocchi di mobilità articolare da 10') e per Marco Materazzi (lavoro aerobico a media intensità, esercitazioni tecnico-coordinativi, potenziamento specifico).
sportal.it
Sedute differenziate per Amantino Mancini (tre blocchi di lavoro aerobico da 10' e tre blocchi di mobilità articolare da 10') e per Marco Materazzi (lavoro aerobico a media intensità, esercitazioni tecnico-coordinativi, potenziamento specifico).
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Gossip
Milano La parola di Maria Lopez è come la sua tetta, un po’ troppo ballerina. Un giorno dice di essere stata cacciata dalla trasmissione «Controcampo», e il successivo smentisce e dice che è stata una sua scelta. Vabbè, se a qualcuno interessa, prima o poi verrà fuori la verità. Per quel che è stato dichiarato su siti e giornali, riportiamo che Sorrisi e canzoni, in uscita oggi, avrebbe raccolto queste sue parole: «Non ho lasciato la trasmissione per motivi di cuore come dicono a Mediaset - ha detto in un’intervista a Sorrisi e canzoni in uscita oggi - L’allontanamento dal programma è una questione che ancora devo capire, ma smentisco che c’entrino questioni sentimentali». Ieri pomeriggio a TgCom, ha invece dichiarato: «Nessuno da Controcampo mi ha cacciata, è stata una mia scelta». Nei giorni scorsi erano state insistenti le voci che volevano la Lopez «epurata» perché troppo esuberante: al suo esordio in trasmissione si era presentata in veste molto sexy, mostrando più o meno accidentalmente il seno. «C’era un po’ di premeditazione, ma mi sembra di non aver ucciso nessuno.
Nemmeno in Cile sono così morbosi - continua -. Ora tornerò a vivere in Cile. Possiedo una catena di ristoranti e riesco a mantenermi senza lavorare nella tv italiana». Alberto Brandi, conduttore del talk sportivo in onda la domenica sera su Retequattro, aveva sostenuto che la Lopez aveva voluto seguire il marito Luis Jimenez, giocatore di calcio del West Ham, ma di proprietà dell’Inter che si è trasferito a Londra e non tornerà in Italia, almeno per questa stagione.
Per sostituire la Lopez è stata scelta Melissa Satta, altra soubrettina fidanzata di un calciatore, nel caso specifico Bobo Vieri. Ha debuttato domenica scorsa, rientrando frettolosamente da New York. L’ex velina così ripercorre, professionalmente e nella vita privata, la stessa strada di Elisabetta Canalis.
ilgiornale.it
Ecco il balletto incriminato:
Nemmeno in Cile sono così morbosi - continua -. Ora tornerò a vivere in Cile. Possiedo una catena di ristoranti e riesco a mantenermi senza lavorare nella tv italiana». Alberto Brandi, conduttore del talk sportivo in onda la domenica sera su Retequattro, aveva sostenuto che la Lopez aveva voluto seguire il marito Luis Jimenez, giocatore di calcio del West Ham, ma di proprietà dell’Inter che si è trasferito a Londra e non tornerà in Italia, almeno per questa stagione.
Per sostituire la Lopez è stata scelta Melissa Satta, altra soubrettina fidanzata di un calciatore, nel caso specifico Bobo Vieri. Ha debuttato domenica scorsa, rientrando frettolosamente da New York. L’ex velina così ripercorre, professionalmente e nella vita privata, la stessa strada di Elisabetta Canalis.
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Ecco il balletto incriminato:
sondaggi
La grande vittoria dell'Inter nel Derby ha dato grande entusiasmo a tutto l'ambiente nerazzurro, ma i tifosi interisti sanno bene che "bisogna stare e calmi e
lavorare..". E' proprio questa la risposta che ha dato la maggioranza dei tifosi nerazzurri che hanno votato all'ultimo sondaggio di Inter ...issima F.C.. L'ultima partita dimostra che bisogna ancora lavorare tanto! L'Inter gioca bene ma spreca troppo, serve maggiore concretezza. E' questo il segreto delle grandi squadre.
L'euforia dei tifosi nerazzurri dell'Inter emerge in ogni occasione, e allora ci ricordano che l'Inter è Campione d'Italia e le altre squadre si sono tutte accodate in fila indiana....
Siamo noi, siamo noi, i campioni dell'Italia siamo noi...
Una parte dei tifosi nerazzurri non ha voluto mancare di sottolineare con un pizzico di ironia il timore che incute la Juve e Diego!
Alla prossima ragazzi.
L'euforia dei tifosi nerazzurri dell'Inter emerge in ogni occasione, e allora ci ricordano che l'Inter è Campione d'Italia e le altre squadre si sono tutte accodate in fila indiana....
Siamo noi, siamo noi, i campioni dell'Italia siamo noi...
Una parte dei tifosi nerazzurri non ha voluto mancare di sottolineare con un pizzico di ironia il timore che incute la Juve e Diego!
Alla prossima ragazzi.
Mourinho
Il sempre tagliente José Mourinho si produce in uno slancio d'affetto nei confronti del più atteso tra i tanti campioni blaugrana che solcheranno il terreno di San Siro mercoledì prossimo: «Non so come i tifosi dell'Inter accoglieranno Ibra, da me certamente riceverà un super-abbraccio prima che la gara inizi. Ma per i successivi 90 minuti saremo avversari, non voglio neanche sapere come si chiama». Lo Special One commenta poi brevemente la gara contro il Parma: «Mi aspettavo di trovarli schierati molto bene, ma nei primi 45' noi abbiamo peccato di scarsa intensità. A me piace rischiare, così ho messo in campo Balotelli dal 1' della ripresa, infatti il suo ingresso è stato importantissimo. La Juve? Basta polemiche, ho guardato la partita fino al gol di Mauri, poi ho spento e sono andato a cena con lo staff tecnico».
TUTTOMERCATOWEB.COM
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Serie A
Inter - Parma. Se l'aspetto più importante erano i 3 punti, allora l'Inter ha di che essere soddisfatta. Ma il successo sul Parma (2-0) non è certo arrivato dopo una prestazione da applausi dei campioni d'Italia, a lungo imbrigliati e irretiti dagli avversari, attenti a non concedere varchi agli uomini di Josè Mourinho, peraltro poco brillanti. La mossa di inserire Balotelli nell'intervallo si rivela dunque determinante, per cambiare l'inerzia di un match sofferto per i nerazzurri (come del resto quello della Juve ieri sera all'Olimpico), che devono comunque ringraziare gli uomini gol, ovvero Eto'o e Milito, capaci negli ultimi venti minuti di far saltare il fortino allestito da Francesco Guidolin e riaccendere San Siro dopo i mugugni dei primi 45 minuti. Ma lo Special One ha da lavorare, tenendo conto anche dell'imminente testa a testa Champions con il Barca di Ibra e Messi.
SANTON SI', BALOTELLI NO - Anche se ha ritrovato i tanti nazionali solo sul finire della settimana, Mourinho non ricorre al turn over in vista della sfida di Champions con il Barcellona. Spazio quindi a Santon sulla sinistra e in mezzo, dove manca Stankovic (rientrato febbricitante dagli impegni con la Serbia), a Vieira, mentre Balotelli attende in panchina (sin qui mai titolare in campionato). Dal canto suo al 4-3-1-2 dei nerazzurri il Parma risponde con un prudente 5-4-1, con il debutto di Zaccardo, che si piazza davanti alla coppia centrale di difesa per prendere in consegna Snejder.
MIRANTE DICE NO A SNEJDER - L'avvio dei tricolori è positivo, con una palla gol già dopo una decina di minuti, quando dai 15 metri è Snejder a cercare di destro l'angolo basso, trovando pronto Mirante alla deviazione decisiva. E sugli sviluppi del corner, in mischia, da due passi Eto'o manda alto. Però con il passare dei minuti l'Inter si va spegnendo, non riuscendo ad alimentare con continuità e intensità l'azione, anche per via della disposizione molto accorta dei ducali, sempre pronti a raddoppiare e con nove uomini sempre dietro alla linea della palla. E così, quando sul finire del primo tempo, Milito sbaglia l'ennesimo appoggio a Maicon, il pubblico di fede nerazzurra rumoreggia un po' e il brasiliano stizzito risponde per le rime, a parole e con gesti, mentre Mou rientra negli spogliatoi ancora prima del fischio di chiusura del primo tempo.
BALOTELLI CAMBIA VOLTO ALLA GARA - Al rientro dal tunnel l'Inter si presenta con Balotelli al posto di un Thiago Motta tutt'altro che pimpante. Una mossa che è la svolta della gara, visto che "SuperMario" ha un impatto notevole sul match, mettendo in crisi il Parma con i suoi affondi sia a destra che a sinistra. Anzi, è proprio lui ad avere dopo pochi minuti una nitida occasione, con pallone alle stelle perché colpito con il peso del corpo all'indietro. Zanetti e compagni ci provano con caparbietà, ma sui contrattacchi avversari rischiano anche, specie quando Biabiany si invola palla al piede in velocità, seminando vari avversari, ma dopo 60 metri di corsa davanti a Julio Cesar pecca di lucidità, non inquadrando lo specchio. Senza dimenticare un colpo di testa di Zaccardo, su angolo, di poco alto.
PERLA DI ETO'O, MILITO CHIUDE I GIOCHI - A scacciare i timori e le preoccupazioni (in tribuna anche Moratti era un po' accigliato) ci pensa allora Samuel Eto'o, poco dopo metà ripresa: su appoggio di Balotelli (guarda caso...), si sistema palla sul destro al limite e pennella un tiro a giro che muore nell'angolo più lontano, facendo esplodere il 'Meazza'. Il vantaggio scioglie la tensione e regala spazi all'Inter, con i gialloblù sbilanciati alla ricerca del pari. Così nel finale anche Diego Milito trova la rete che chiude il discorso, dopo un perfetto stop. E in extremis Balotelli potrebbe anche calare il tris, ma sarebbe stato troppo. Insomma, l'Inter resta a 2 lunghezze dalla Juventus e può ora mettere nel mirino i campioni d'Europa del Barcellona. Servirà, però, un mercoledì da leoni.
INTER-PARMA 2-0 (0-0)
INTER (4-3-1-2): Julio Cesar 6, Maicon 6, Lucio 5.5 Samuel 6, Santon 5.5, Zanetti 6.5, Vieira 5.5 (25' st Muntari sv), Thiago Motta 5 (1' st Balotelli 6.5), Sneider 6 (33' st Krhin sv), Milito 6, Etòo 6.5. A disp. Toldo, Cordoba, Quaresma, Suazo. All.: Mourinho.
PARMA (5-4-1): Mirante 7, Zenoni 5.5, Paci 6, Panucci 6, Zaccardo 6 (31' Amoruso sv), Lucarelli 5.5, Morrone 6, Galloppa 6 (10' st Lanzafame 5.5), Biabiany 6.5, Mariga 6, Zenoni 5.5, Paloschi 5.5 (35' st Bojinov sv). A disp. Pavarini, Castellini, Dellafiore, Dzemaili. All.: Guidolin.
ARBITRO: Rosetti di Torino 6.
RETI: nel st 26' Etòo, 44' Milito.
AMMONITI: Motta, Vieira, Galloppa, Eto'o.
repubblica.it
SANTON SI', BALOTELLI NO - Anche se ha ritrovato i tanti nazionali solo sul finire della settimana, Mourinho non ricorre al turn over in vista della sfida di Champions con il Barcellona. Spazio quindi a Santon sulla sinistra e in mezzo, dove manca Stankovic (rientrato febbricitante dagli impegni con la Serbia), a Vieira, mentre Balotelli attende in panchina (sin qui mai titolare in campionato). Dal canto suo al 4-3-1-2 dei nerazzurri il Parma risponde con un prudente 5-4-1, con il debutto di Zaccardo, che si piazza davanti alla coppia centrale di difesa per prendere in consegna Snejder.
MIRANTE DICE NO A SNEJDER - L'avvio dei tricolori è positivo, con una palla gol già dopo una decina di minuti, quando dai 15 metri è Snejder a cercare di destro l'angolo basso, trovando pronto Mirante alla deviazione decisiva. E sugli sviluppi del corner, in mischia, da due passi Eto'o manda alto. Però con il passare dei minuti l'Inter si va spegnendo, non riuscendo ad alimentare con continuità e intensità l'azione, anche per via della disposizione molto accorta dei ducali, sempre pronti a raddoppiare e con nove uomini sempre dietro alla linea della palla. E così, quando sul finire del primo tempo, Milito sbaglia l'ennesimo appoggio a Maicon, il pubblico di fede nerazzurra rumoreggia un po' e il brasiliano stizzito risponde per le rime, a parole e con gesti, mentre Mou rientra negli spogliatoi ancora prima del fischio di chiusura del primo tempo.
BALOTELLI CAMBIA VOLTO ALLA GARA - Al rientro dal tunnel l'Inter si presenta con Balotelli al posto di un Thiago Motta tutt'altro che pimpante. Una mossa che è la svolta della gara, visto che "SuperMario" ha un impatto notevole sul match, mettendo in crisi il Parma con i suoi affondi sia a destra che a sinistra. Anzi, è proprio lui ad avere dopo pochi minuti una nitida occasione, con pallone alle stelle perché colpito con il peso del corpo all'indietro. Zanetti e compagni ci provano con caparbietà, ma sui contrattacchi avversari rischiano anche, specie quando Biabiany si invola palla al piede in velocità, seminando vari avversari, ma dopo 60 metri di corsa davanti a Julio Cesar pecca di lucidità, non inquadrando lo specchio. Senza dimenticare un colpo di testa di Zaccardo, su angolo, di poco alto.
PERLA DI ETO'O, MILITO CHIUDE I GIOCHI - A scacciare i timori e le preoccupazioni (in tribuna anche Moratti era un po' accigliato) ci pensa allora Samuel Eto'o, poco dopo metà ripresa: su appoggio di Balotelli (guarda caso...), si sistema palla sul destro al limite e pennella un tiro a giro che muore nell'angolo più lontano, facendo esplodere il 'Meazza'. Il vantaggio scioglie la tensione e regala spazi all'Inter, con i gialloblù sbilanciati alla ricerca del pari. Così nel finale anche Diego Milito trova la rete che chiude il discorso, dopo un perfetto stop. E in extremis Balotelli potrebbe anche calare il tris, ma sarebbe stato troppo. Insomma, l'Inter resta a 2 lunghezze dalla Juventus e può ora mettere nel mirino i campioni d'Europa del Barcellona. Servirà, però, un mercoledì da leoni.
INTER-PARMA 2-0 (0-0)
INTER (4-3-1-2): Julio Cesar 6, Maicon 6, Lucio 5.5 Samuel 6, Santon 5.5, Zanetti 6.5, Vieira 5.5 (25' st Muntari sv), Thiago Motta 5 (1' st Balotelli 6.5), Sneider 6 (33' st Krhin sv), Milito 6, Etòo 6.5. A disp. Toldo, Cordoba, Quaresma, Suazo. All.: Mourinho.
PARMA (5-4-1): Mirante 7, Zenoni 5.5, Paci 6, Panucci 6, Zaccardo 6 (31' Amoruso sv), Lucarelli 5.5, Morrone 6, Galloppa 6 (10' st Lanzafame 5.5), Biabiany 6.5, Mariga 6, Zenoni 5.5, Paloschi 5.5 (35' st Bojinov sv). A disp. Pavarini, Castellini, Dellafiore, Dzemaili. All.: Guidolin.
ARBITRO: Rosetti di Torino 6.
RETI: nel st 26' Etòo, 44' Milito.
AMMONITI: Motta, Vieira, Galloppa, Eto'o.
repubblica.it
Serie A
Serie A: le probabili formazioni di Inter-Parma, in programma domenica alle 15 allo stadio Meazza. 
Inter (4-3-1-2) : 12 J. Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 39 Santon, 14 Vieira, 30 Mancini, 8 Thiago Motta, 11 Muntari, 45 Balotelli, 9 Eto'o. (1 Toldo, 2 Cordoba, 4 Zanetti, 26 Chivu, 5 Stankovic, 10 Sneijder, 22 Milito). All.: Mourinho.
Parma (4-4-2) : 83 Mirante, 5 Zaccardo, 2 Panucci, 24 Paci, 6 Lucarelli, 17 Mariga, 10 Dzemaili, 4 Morrone, 14 Galloppa, 9 Lanzafame, 43 Paloschi. (1 Pavarini, 15 Dellafiore, 7 Castellini, 2 Zenoni, 8 Lunardini, 23 Amoruso, 86 Boijnov). All.: Guidolin
datasport.it
Inter (4-3-1-2) : 12 J. Cesar, 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 39 Santon, 14 Vieira, 30 Mancini, 8 Thiago Motta, 11 Muntari, 45 Balotelli, 9 Eto'o. (1 Toldo, 2 Cordoba, 4 Zanetti, 26 Chivu, 5 Stankovic, 10 Sneijder, 22 Milito). All.: Mourinho.
Parma (4-4-2) : 83 Mirante, 5 Zaccardo, 2 Panucci, 24 Paci, 6 Lucarelli, 17 Mariga, 10 Dzemaili, 4 Morrone, 14 Galloppa, 9 Lanzafame, 43 Paloschi. (1 Pavarini, 15 Dellafiore, 7 Castellini, 2 Zenoni, 8 Lunardini, 23 Amoruso, 86 Boijnov). All.: Guidolin
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Inter Campus
C'è un Mondiale di calcio in cui non ci saranno sconfitti, ma 20 coppe per 20 squadre. Ci sono delle squadre in cui i giocatori non sono stati scelti scartando i più deboli, ma premiando chi, nella vita, aveva dovuto faticare di più. Ci sono giocatori che non sono star viziate e abituate alla business class, ma bambini che non avevano mai abbandonato il proprio campetto, e che mai erano saliti su un aereo. C'è un altro calcio, dal 18 al 29 settembre in Toscana: è quello di " Toscana 2009 - Coppa del Mondo Inter Campus".
PRIMA EDIZIONE — E' alla prima edizione, si terrà fra Firenze, Siena e Milano: sarà un campionato mondiale, un raduno di delegazioni provenienti da tutti i Paesi in cui opera Inter Campus, un programma lanciato nel 1997 che ha creato scuole calcio nei luoghi più "difficili" del pianeta. Non per recrutare nuovi talenti, ma usando il pallone come come strumento educativo per restituire a 10.000 bambini bisognosi (tra gli 8 e i 14 anni) il diritto al gioco. Di questi 10mila, 300 (tutti fra gli 11 e i 12 anni) passeranno una decina di giorni in Italia, vivranno insieme a Figline Valdarno, giocheranno sui campi di Coverciano, visiteranno Milano e faranno un giro d'onore a San Siro prima di Inter-Napoli. Partita che vedranno da vicino, conoscendo gli idoli visti, al massimo, in tivù.
VENTI DELEGAZIONI, 300 BAMBINI — Le delegazioni arrivano dai 20 paesi in cui opera Inter Campus: Angola, Argentina, Bolivia, Bosnia Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Camerun, Cina, Colombia, Cuba, Iran, Libano, Marocco, Messico, Paraguay, Polonia, Romania, Slovenia, Uganda, a cui si aggiunge una congiunta Israele-Palestina, segnale forte di unione in un'area drammaticamente divisa. Ogni "squadra" è composta da quattordici bambini, scelti favorendo chi vive in situazioni di abbandono (perché ha perso i genitori) o di grande disagio. Saranno accompagnati da operatori, istruttori, psicologi ed educatori e saranno accolti in Italia dai loro coetanei delle scuole medie di Firenze e Siena. Ogni classe "adotterà" una o più squadre, da tempo lavora per studiare cultura, tradizioni e folklore del loro paese, attraverso lezioni e giochi.
LE PAROLE DI MORATTI — Massimo Moratti, presidente dell'Inter, è intervenuto oggi ala presentazione dell'iniziativa. Ha così descritto Inter Campus: "Inter Campus non nasce da cose complicate, ma dal fatto che se conosci situazioni di grande povertà, viene istintivo voler fare qualcosa. Il calcio in questo ha la possibilità di fare molto di più degli altri: è amato, offre un contatto diretto con grand club, attraverso il calcio si fanno cose bellissime. Siamo partiti con le favelas in Brasile, siamo intervenuti durante la guerra in Kosovo, siamo stati in Israele e poi siamo andati in tanti Paesi, con la stessa, bellissima risposta da parte dei bambini, che hanno vissuto e vivono questa esperienza come una cosa che gli arrivava inaspettata. Si sentivano considerati, avevano trovato un 'amico', si sentivano importanti, con la maglia. Da qui l'idea di Massimo Moretti (presidente di Inter Campus ndr) di vivere un sogno non sognato, con la Coppa del Mondo. L'Italia per loro era un Paese spettacolare, ma anche per noi è spettacolare vedere questi bambini felici. Questa Coppa del Mondo è un premio, per i bambini, e anche per noi"
AMBASCIATORI E PREMIATI — Una fusione totale fra ragazzi italiani e stranieri, provenienti da zone "difficili" del Mondo, che ha, nelle intenzioni di Inter Campus e dei partner (la Fondazione Monte dei Paschi e la Regione Toscana), un doppio intento: far passare giorni felici giocando a pallone, e portare da noi ambasciatori di mondi lontani e talvolta soggetti a pregiudizi. Poi, ci sarebbe anche il torneo di calcio: partite sui campi di Coverciano, e alla fine anche dei vincitori. Che saranno preiati nella serata del 25, quando sarà proiettato il documentario di Gabriele Salvatores “Viaggio nel mondo di Inter Campus”, già presentato al Festival Internazionale del film di Locarno 2008. Le coppe delle prime tre classificate si distingueranno dalle altre per una targhetta sul piazzamento. Ma stavolta, davvero, i risultati e i fattori tecnici sono marginali.
Valerio Clari
gazzetta.it
PRIMA EDIZIONE — E' alla prima edizione, si terrà fra Firenze, Siena e Milano: sarà un campionato mondiale, un raduno di delegazioni provenienti da tutti i Paesi in cui opera Inter Campus, un programma lanciato nel 1997 che ha creato scuole calcio nei luoghi più "difficili" del pianeta. Non per recrutare nuovi talenti, ma usando il pallone come come strumento educativo per restituire a 10.000 bambini bisognosi (tra gli 8 e i 14 anni) il diritto al gioco. Di questi 10mila, 300 (tutti fra gli 11 e i 12 anni) passeranno una decina di giorni in Italia, vivranno insieme a Figline Valdarno, giocheranno sui campi di Coverciano, visiteranno Milano e faranno un giro d'onore a San Siro prima di Inter-Napoli. Partita che vedranno da vicino, conoscendo gli idoli visti, al massimo, in tivù.
VENTI DELEGAZIONI, 300 BAMBINI — Le delegazioni arrivano dai 20 paesi in cui opera Inter Campus: Angola, Argentina, Bolivia, Bosnia Herzegovina, Brasile, Bulgaria, Camerun, Cina, Colombia, Cuba, Iran, Libano, Marocco, Messico, Paraguay, Polonia, Romania, Slovenia, Uganda, a cui si aggiunge una congiunta Israele-Palestina, segnale forte di unione in un'area drammaticamente divisa. Ogni "squadra" è composta da quattordici bambini, scelti favorendo chi vive in situazioni di abbandono (perché ha perso i genitori) o di grande disagio. Saranno accompagnati da operatori, istruttori, psicologi ed educatori e saranno accolti in Italia dai loro coetanei delle scuole medie di Firenze e Siena. Ogni classe "adotterà" una o più squadre, da tempo lavora per studiare cultura, tradizioni e folklore del loro paese, attraverso lezioni e giochi.
LE PAROLE DI MORATTI — Massimo Moratti, presidente dell'Inter, è intervenuto oggi ala presentazione dell'iniziativa. Ha così descritto Inter Campus: "Inter Campus non nasce da cose complicate, ma dal fatto che se conosci situazioni di grande povertà, viene istintivo voler fare qualcosa. Il calcio in questo ha la possibilità di fare molto di più degli altri: è amato, offre un contatto diretto con grand club, attraverso il calcio si fanno cose bellissime. Siamo partiti con le favelas in Brasile, siamo intervenuti durante la guerra in Kosovo, siamo stati in Israele e poi siamo andati in tanti Paesi, con la stessa, bellissima risposta da parte dei bambini, che hanno vissuto e vivono questa esperienza come una cosa che gli arrivava inaspettata. Si sentivano considerati, avevano trovato un 'amico', si sentivano importanti, con la maglia. Da qui l'idea di Massimo Moretti (presidente di Inter Campus ndr) di vivere un sogno non sognato, con la Coppa del Mondo. L'Italia per loro era un Paese spettacolare, ma anche per noi è spettacolare vedere questi bambini felici. Questa Coppa del Mondo è un premio, per i bambini, e anche per noi"
AMBASCIATORI E PREMIATI — Una fusione totale fra ragazzi italiani e stranieri, provenienti da zone "difficili" del Mondo, che ha, nelle intenzioni di Inter Campus e dei partner (la Fondazione Monte dei Paschi e la Regione Toscana), un doppio intento: far passare giorni felici giocando a pallone, e portare da noi ambasciatori di mondi lontani e talvolta soggetti a pregiudizi. Poi, ci sarebbe anche il torneo di calcio: partite sui campi di Coverciano, e alla fine anche dei vincitori. Che saranno preiati nella serata del 25, quando sarà proiettato il documentario di Gabriele Salvatores “Viaggio nel mondo di Inter Campus”, già presentato al Festival Internazionale del film di Locarno 2008. Le coppe delle prime tre classificate si distingueranno dalle altre per una targhetta sul piazzamento. Ma stavolta, davvero, i risultati e i fattori tecnici sono marginali.
Valerio Clari
gazzetta.it
Calciatori × Moratti
Il Presidente dell'Inter Massimo Moratti non appare infastidito dalle provocazioni di Zlatan Ibrahimovic: "Fa parte delle sue caratteristiche, le stesse che hanno contribuito a farci vincere tre scudetti: mi sarei sorpreso se le stesse frasi le avesse dette un altro, non lui. Non considero ingenerose le sue parole - ha proseguito il n.1 nerazzurro - perchè ora lui è un calciatore del Barcellona. Non covo antipatie, spero solo che la mia squadra batta la sua. Ci può stare che i tifosi lo fischino a San Siro ma penso che anche loro conservino un buon ricordo di Ibra".
sport.repubblica.it
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Calciatori × Champion's
Thiago Motta si prepara ad affrontare il Barcellona da ex in Champions League. Il centrocampista brasiliano dell'Inter ha dichiarato: "Avremo dalla nostra parte il pubblico di San Siro, siamo pronti a disputare un match tosto e intelligente. Serve una grande Inter per avere la meglio su di loro. Eto'o è un arma in più, ma ci sono molti giocatori che possono decidere una partita così sentita. Io resto fiducioso. Non potevo mancare questa importante partita, ho avuto un leggero infortunio nel derby, ma per fortuna la paura è passata e contro il Barça ci sarò".
calciomercato.com
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Serie A
Gigi Simoni, ex allenatore dell' Inter, si accoda ai pronostici che danno i nerazzurri favoriti per la conquista dello scudetto. Intervenuto quest'oggi a Radio Kiss Kiss, Simoni a proposito della lotta per il titolo ha detto: "Vedo un bel duello tra Inter e Juve, con i nerazzurri ovviamente favoriti. Milan al terzo posto, mentre per la quarta piazza vedo un gruppone con Roma, Fiorentina, Napoli, Genoa, Lazio ed Udinese".
Simoni ha anche detto la sua in merito alla mancata convocazione di Antonio Cassano, usando toni abbastanza critici nei confronti di Marcello Lippi: "Cassano è il miglior giocatore italiano, io lo convocherei sempre. Evidentemente c'é qualcosa sotto, perché non credo che Lippi non lo consideri, dopo Baggio, il miglior talento italiano. Guardando anche il gioco della
nostra Nazionale, poi, uno come Cassano farebbe proprio comodo. Lippi dovrebbe dire perché non lo convoca, così facendo si prende tante critiche".
tuttomercatoweb.com
Simoni ha anche detto la sua in merito alla mancata convocazione di Antonio Cassano, usando toni abbastanza critici nei confronti di Marcello Lippi: "Cassano è il miglior giocatore italiano, io lo convocherei sempre. Evidentemente c'é qualcosa sotto, perché non credo che Lippi non lo consideri, dopo Baggio, il miglior talento italiano. Guardando anche il gioco della
nostra Nazionale, poi, uno come Cassano farebbe proprio comodo. Lippi dovrebbe dire perché non lo convoca, così facendo si prende tante critiche".
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calciomercato
«Al Barcellona sono un giocatore nuovo. Questa è una squadra più aggressiva dell’Inter». È una delle ultime dichiarazioni di Zlatan Ibrahimovic, atteso il 16 settembre a San Siro per la sfida di Champions. E per lui tira una brutta aria. Il gesto durante Inter-Lazio rivolto al tifo organizzato non è stato digerito, il trasferimento al Barça l’ultimo schiaffo. In un clima di estrema tensione vengono letti al rovescio e non piacciono certi suoi messaggi, come quando alla vigilia di quest’ultimo derby disse: «Vinciamo noi, siamo molto più forti». Un significato di appartenenza che non gli viene riconosciuto e che lui dopo la vittoria per 4-0 ha inopportunamente avvalorato: «Il Milan? È incredibile che si sia ridotto così!». Interpretato come un giudizio non troppo benevolo nei confronti dei suoi ex compagni.
Mancano sei giorni alla partita, biglietti esauriti, popolo nerazzurro che sente la sfida come la madre di tutta la stagione e lui fa Zlatan Ibrahimovic: «San Siro? Sarà bellissimo tornarci con un'altra maglia. I tifosi? Quelli intelligenti mi applaudiranno». È incolpato d'ingratitudine perché non pronuncia mai il nome della sua ex squadra, non ha mai pubblicamente ringraziato un presidente che lo ha ricoperto di denaro, neppure un allenatore che gli ha azzerato i compagni di attacco, spedendo in Brasile Adriano, e prima ancora Suazo in Portogallo, cancellando Crespo e Cruz dai tabellini. Tutto per lasciarlo al centro della scena, che per altro gli spettava per meriti calcistici. Ibra non cambia, resta lo Zlatan che ha fatto impazzire San Siro e se la ride: «Li ho fatti vincere dopo 17 anni...».
Chi se lo prende? Probabilmente spetterà a Samuel con cui l'amicizia non è mai sbocciata. Dalla Spagna poi nuove indiscrezioni.
Ibrahimovic vuole entrare nella storia del Barcellona e per farlo è disposto a sacrificare molte cose. Secondo quanto riporta il Mundo Deportivo pur di arrivare a primeggiare in Europa è disposto anche a dire addio alla nazionale svedese che potrebbe lasciare dopo i Mondiali in Sudafrica per potersi attestare su uno stato di forma ottimale in un club che gioca mediamente tre partite a settimana. Una dichiarazione d'intenti che peggiora la situazione. Il direttivo della curva Nord di San Siro si trova questa sera per decidere quale atteggiamento assumere. Nessun fischio, ma nemmeno troppe dimostrazioni di affetto, sta prevalendo questa accoglienza: «Non merita la nostra considerazione. Uno striscione, ma niente fischi», ha dichiarato uno dei capi storici della Nord che ricorda anche il bacio alla maglia blaugrana: «Se lo poteva risparmiare. Ci è sembrato un comportamento da mercenario...». Il presidente Moratti ha chiesto educazione. «Zero fischi» sembra la soluzione più saggia, e la meno probabile. Una squadra che ha vinto gli ultimi quattro campionati, tre con lui, non può avere rimpianti del passato.
ilgiornale.it
Mancano sei giorni alla partita, biglietti esauriti, popolo nerazzurro che sente la sfida come la madre di tutta la stagione e lui fa Zlatan Ibrahimovic: «San Siro? Sarà bellissimo tornarci con un'altra maglia. I tifosi? Quelli intelligenti mi applaudiranno». È incolpato d'ingratitudine perché non pronuncia mai il nome della sua ex squadra, non ha mai pubblicamente ringraziato un presidente che lo ha ricoperto di denaro, neppure un allenatore che gli ha azzerato i compagni di attacco, spedendo in Brasile Adriano, e prima ancora Suazo in Portogallo, cancellando Crespo e Cruz dai tabellini. Tutto per lasciarlo al centro della scena, che per altro gli spettava per meriti calcistici. Ibra non cambia, resta lo Zlatan che ha fatto impazzire San Siro e se la ride: «Li ho fatti vincere dopo 17 anni...».
Chi se lo prende? Probabilmente spetterà a Samuel con cui l'amicizia non è mai sbocciata. Dalla Spagna poi nuove indiscrezioni.
Ibrahimovic vuole entrare nella storia del Barcellona e per farlo è disposto a sacrificare molte cose. Secondo quanto riporta il Mundo Deportivo pur di arrivare a primeggiare in Europa è disposto anche a dire addio alla nazionale svedese che potrebbe lasciare dopo i Mondiali in Sudafrica per potersi attestare su uno stato di forma ottimale in un club che gioca mediamente tre partite a settimana. Una dichiarazione d'intenti che peggiora la situazione. Il direttivo della curva Nord di San Siro si trova questa sera per decidere quale atteggiamento assumere. Nessun fischio, ma nemmeno troppe dimostrazioni di affetto, sta prevalendo questa accoglienza: «Non merita la nostra considerazione. Uno striscione, ma niente fischi», ha dichiarato uno dei capi storici della Nord che ricorda anche il bacio alla maglia blaugrana: «Se lo poteva risparmiare. Ci è sembrato un comportamento da mercenario...». Il presidente Moratti ha chiesto educazione. «Zero fischi» sembra la soluzione più saggia, e la meno probabile. Una squadra che ha vinto gli ultimi quattro campionati, tre con lui, non può avere rimpianti del passato.
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Calciatori
Domani si giocherà con la Svezia una buona fetta di qualificazione ai Mondiali ma il pensiero di Zlatan Ibrahimovic corre già alla sfida di mercoledì prossimo che lo vedrà tornare a San Siro per il debutto in Champions League con il Barcellona.
Di fronte i suoi ex compagni, ma soprattutto i suoi ex tifosi. "Che accoglienza mi aspetto? Non ne ho idea, non ci ho pensato - ha detto Ibra nella conferenza stampa di oggi - Ma penso che i veri tifosi sanno cosa ho fatto per l'Inter e prima che arrivassi io non avevano vinto per 17 anni. Quando sono arrivato io abbiamo vinto per tre anni fila. E sono stato lì solo tre anni...".
Ma prima c'è la sfida con Malta e lo svedese, a chi gli chiede cosa dirà ai suoi compagni, risponde: "Non sono la Gestapo che va in giro a dire a tutti cosa devono fare". Tra l'altro l'avventura in nazionale potrebbe essere agli sgoccioli. Ibrahimovic non esclude un addio anticipato, "ma della possibilità di lasciare la nazionale ne riparleremo dopo i Mondiali - avverte - Per un giocatore del mio livello è importante giocare la coppa del Mondo ma ho già fatto due Mondiali e due Europei. Vorrei comunque giocare un'altra coppa del Mondo e farò di tutto per riuscirci".
gazzetta.it
Ma prima c'è la sfida con Malta e lo svedese, a chi gli chiede cosa dirà ai suoi compagni, risponde: "Non sono la Gestapo che va in giro a dire a tutti cosa devono fare". Tra l'altro l'avventura in nazionale potrebbe essere agli sgoccioli. Ibrahimovic non esclude un addio anticipato, "ma della possibilità di lasciare la nazionale ne riparleremo dopo i Mondiali - avverte - Per un giocatore del mio livello è importante giocare la coppa del Mondo ma ho già fatto due Mondiali e due Europei. Vorrei comunque giocare un'altra coppa del Mondo e farò di tutto per riuscirci".
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calciomercato
Cinque buoni, anzi, ottimi motivi hanno convinto l’Inter ad accelerare le grandi manovre su Goran Pandev. L’idea di ba se è quella di realizzare uno scambio di prestiti utile per mantenere i bilanci immacolati. L’Inter riscatterà - come da accordi - Marko Arnautovic dal Twente (9 mi lioni il costo dell’operazione) e lo girerà alla Lazio per Pandev. L’operazione, soltanto in apparenza low cost, verrà perfezionata in estate, quando l’Inter, tramite un contro diritto di riscatto a una cifra pattuita (5-6 mi lioni cash), riporterà alla base Arnautovic e consentirà alla Lazio di incassare dei soldi per la cessione di Pandev.

Il tutto per la felicità di Mou rinho che, oltre ad acquisire un giocatore in grado di es sere schierato tanto come seconda punta, quanto co me trequartista (giocatore peraltro buono da inserire in lista Uefa tra i calciatori di scuola italiana), potrà vi vere la separazione da Eto’o senza traumi. Il Re Leone, qualora il Camerun dovesse qualificarsi per la coppa d’Africa (decisiva quest’og gi la partita col Gabon) po trebbe addirittura saltare cinque gare di campionato compreso il derby in calen dario il 24 gennaio.
Ma c’è dell’al tro, perché tanto Milito, quanto Balotelli per ragioni differenti possono essere considerati due incognite. Il Principe, nonostante col Ge noa l’anno scorso abbia di sputato un campionato da urlo (31 presenze, 24 gol), ha saltato quattro partite consecutive proprio tra fine dicembre e metà gennaio causa una fastidiosissima pubalgia. E’ un punto interrogativo pure Mario Balo telli i cui rapporti con Mou rinho continuano a essere alquanto ondivaghi: Super Mario quest’anno non ha ancora giocato una partita da titolare, ha tantissimi estimatori in Premier e non ci sarebbe da stupirsi se tornasse alla carica per chiedere di vivere un’espe rienza di sei mesi in presti to. Con un Pandev in più nel motore, sarebbe facile (e for se pure utile) accontentarlo.
TuttoSport
Il tutto per la felicità di Mou rinho che, oltre ad acquisire un giocatore in grado di es sere schierato tanto come seconda punta, quanto co me trequartista (giocatore peraltro buono da inserire in lista Uefa tra i calciatori di scuola italiana), potrà vi vere la separazione da Eto’o senza traumi. Il Re Leone, qualora il Camerun dovesse qualificarsi per la coppa d’Africa (decisiva quest’og gi la partita col Gabon) po trebbe addirittura saltare cinque gare di campionato compreso il derby in calen dario il 24 gennaio.
Ma c’è dell’al tro, perché tanto Milito, quanto Balotelli per ragioni differenti possono essere considerati due incognite. Il Principe, nonostante col Ge noa l’anno scorso abbia di sputato un campionato da urlo (31 presenze, 24 gol), ha saltato quattro partite consecutive proprio tra fine dicembre e metà gennaio causa una fastidiosissima pubalgia. E’ un punto interrogativo pure Mario Balo telli i cui rapporti con Mou rinho continuano a essere alquanto ondivaghi: Super Mario quest’anno non ha ancora giocato una partita da titolare, ha tantissimi estimatori in Premier e non ci sarebbe da stupirsi se tornasse alla carica per chiedere di vivere un’espe rienza di sei mesi in presti to. Con un Pandev in più nel motore, sarebbe facile (e for se pure utile) accontentarlo.
TuttoSport
Calciatori × calciomercato
La chiave per portare Goran Pandev all’Inter ha un no me e un cognome: Marko Arnauto vic. Nonostante il mercato abbia appena chiuso le serrande, a Palaz zo Saras già si lavora per il primo botto del 2010. Un’operazione, quel la per (ri)portare l’attaccante della Lazio in nerazzurro, che ha subìto una brusca accelerazione essenzial mente per tre motivi: il primo è la concorrenza, agguerrita e assai qualificata di Juventus (che tra un anno perderà David Trezeguet) e Fiorentina ( alle prese con l’affare Mutu).
In secondo luogo perché - a meno di cataclismi - José Mou rinho a gennaio dovrà perdere Sa muel Eto’o per un mesetto buono causa coppa d’Africa. Ultimo fattore che ha convinto l’In ter a passare all’azione è legato al le perplessità su Mario Balotelli: il ragazzo, cui nessuno mette in di scussione il valore, sta attraversan do un periodaccio e a gennaio, qua lora si sentisse schiacciato dalla pe santissima concorrenza che c’è in nerazzurro, potrebbe nuovamente chiedere di essere ceduto in presti to per sei mesi in Premier League.
Formal mente l’operazione che porterebbe l’austriaco a Roma e Pandev in ne razzurro avrebbe la parvenza di uno scambio di prestiti. Avrebbe, poiché l’Inter non sarebbe per nul la intenzionata a mollare Arnauto vic che a Lugano ha dimostrato co me, tirato a lucido, possa diventare un giocatore di primissimo livello. Il club nerazzurro si riser verebbe un diritto di contro riscat to che - di fatto - potrebbe dare una doppia garanzia a Lotito e a Morat ti: nel caso in cui Arnautovic non dovesse più rientrare nei piani di Mourinho, la Lazio guadagnerebbe un giocatore di sicuro futuro; in ca so contrario, l’Inter, riprendendosi Arnautovic, dovrebbe versare una cifra pattuita (5-6 milioni) che sa rebbe una ricompensa per la cessio ne di Pandev a gennaio.
TuttoSport
In secondo luogo perché - a meno di cataclismi - José Mou rinho a gennaio dovrà perdere Sa muel Eto’o per un mesetto buono causa coppa d’Africa. Ultimo fattore che ha convinto l’In ter a passare all’azione è legato al le perplessità su Mario Balotelli: il ragazzo, cui nessuno mette in di scussione il valore, sta attraversan do un periodaccio e a gennaio, qua lora si sentisse schiacciato dalla pe santissima concorrenza che c’è in nerazzurro, potrebbe nuovamente chiedere di essere ceduto in presti to per sei mesi in Premier League.
Formal mente l’operazione che porterebbe l’austriaco a Roma e Pandev in ne razzurro avrebbe la parvenza di uno scambio di prestiti. Avrebbe, poiché l’Inter non sarebbe per nul la intenzionata a mollare Arnauto vic che a Lugano ha dimostrato co me, tirato a lucido, possa diventare un giocatore di primissimo livello. Il club nerazzurro si riser verebbe un diritto di contro riscat to che - di fatto - potrebbe dare una doppia garanzia a Lotito e a Morat ti: nel caso in cui Arnautovic non dovesse più rientrare nei piani di Mourinho, la Lazio guadagnerebbe un giocatore di sicuro futuro; in ca so contrario, l’Inter, riprendendosi Arnautovic, dovrebbe versare una cifra pattuita (5-6 milioni) che sa rebbe una ricompensa per la cessio ne di Pandev a gennaio.
TuttoSport
Champion's
Code nelle banche che ieri mattina avevano i biglietti, stadio quasi esaurito e, nell’aria, il record d’incasso di tutti i tempi per San Siro: a 8 giorni dalla grande sfida la febbre per Inter-Barcellona è alta, anzi altissima. Per capirlo è bastato fare un giro ieri mattina a Milano, nelle filiali della Banca Popolare di Milano e della Banca di Legnano che hanno iniziato la vendita libera dei tagliandi. A fine serata numeri da record: 72.000 biglietti già acquistati e ultimi 8.000 destinati ad essere “bruciati” tra oggi e domani. Festeggia il cassiere che certificherà un incasso record superiore ai 3,5 milioni di euro.
Nella sola giornata di ieri sono stati venduti più di 30.000 tagliandi che si aggiungono ai 27.700 “staccati” durante la prevendita agli abbonati, ai 4.000 inviati a Barcellona e ai circa 10.000 destinati ai 100.000 so ci degli Inter Club (saranno ritirabili da oggi; sono attesi rappresentanti da mezzo mondo, da Pechino a New York, da Dubai a tutta l’Europa).
I 3,5 milioni incassati per la gara d’andata degli ottavi di finale di Champions contro il Manchester dello scorso 24 febbraio potrebbero essere superati. Rispetto ad allora i prezzi sono leggermente più alti e soprattutto il primo anello blu è stato totalmente venduto e non lasciato in parte vuoto per ospitare la tifoseria avversaria. Verrà così stabilito un autentico record per San Siro che avrà una capienza di 80.018 spettatori.
Fonte: Corriere dello Sport
Nella sola giornata di ieri sono stati venduti più di 30.000 tagliandi che si aggiungono ai 27.700 “staccati” durante la prevendita agli abbonati, ai 4.000 inviati a Barcellona e ai circa 10.000 destinati ai 100.000 so ci degli Inter Club (saranno ritirabili da oggi; sono attesi rappresentanti da mezzo mondo, da Pechino a New York, da Dubai a tutta l’Europa).
I 3,5 milioni incassati per la gara d’andata degli ottavi di finale di Champions contro il Manchester dello scorso 24 febbraio potrebbero essere superati. Rispetto ad allora i prezzi sono leggermente più alti e soprattutto il primo anello blu è stato totalmente venduto e non lasciato in parte vuoto per ospitare la tifoseria avversaria. Verrà così stabilito un autentico record per San Siro che avrà una capienza di 80.018 spettatori.
Fonte: Corriere dello Sport
calciomercato
Molti affari che coinvolgevano Inter, Milan e Juventus sono falliti nelle ultime ore di mercato. Da Oddo a Mancini a Quaresma, senza contare Ariaudo al Cagliari e Canini alla Lazio. Abbiamo chiesto a Nando Sanvito, giornalista sportivo di Mediaset, di raccontare, in esclusiva per ilsussidiario.net, lo sprint finale del calciomercato estivo.
L'ultimo giorno di mercato sono successe cose strane…
Diciamo che hanno fatto notizia le mancate cessioni da parte dei grandi club.
Per esempio quella di Oddo...
In effetti per tutta l'estate il Milan ha tentato di liberarsene, ma Blackburn, Stoke City, Panathinaikos e anche West Ham erano state ritenute dal giocatore abruzzese destinazioni non gradite. Invece l'ultimo giorno è arrivata l'offerta giusta: l'Atletico Madrid – ceduto in extremis Heitinga all'Everton per 8 milioni – lo ha ha chiesto in prestito e lui sarebbe stato felice di trasferirsi sulle rive del Manzanares. L'iniziale disponibilità del club rossonero però nelle ultime ore si è trasformata in un No.
Perché?
Troppo tardi - sostengono in via Turati - per trovare alternative. Zaccardo si era ormai accasato con il Parma e i margini di tempo troppo stretti impedivano altre soluzioni. Eppure il Milan ha in rosa altri 4-5 giocatori che possono occupare la fascia destra, cioè Zambrotta, Antonini, Bonera (pubalgia permettendo) e Abate, all'occorrenza persino Flamini può giocare lì. Si deve dedurre che ci sia poca fiducia in questi nomi, al punto che Oddo è stato addirittura iscritto nella lista di Champions league a scapito di Favalli, sebbene sull'altra fascia l'alternativa a Jankulovski sia limitata ai soli Zambrotta e Antonini. Ora Kaladze si dice disponibile a tornare lì, ma che abbia ancora il passo per farlo dopo tanto tempo è tutto da dimostrare
Perché Mourinho si è opposto alla cessione di Mancini al Genoa?
L'ex romanista nelle 3 gare ufficiali della stagione è stato convocato una sola volta e non ha avuto neanche un minuto sul campo. Mourinho però ha spiegato che dopo le partenze di Maxwell, Burdisso e Rivas nel ruolo di laterale può contare solo su 4 giocatori e in precampionato ha provato a schierare Mancini proprio da terzino destro. L'altro argomento è che se dovesse passare al 4-3-3 Mancini sarebbe uno dei 4 possibili attaccanti esterni in rosa.
Ti convince come spiegazione?
La società non è apparsa molto convinta. A Genova poi raccontano un'altra storia, non so quanto fondata, e cioè che il procuratore di Mourinho, Jorge Mendes, durante lo scorso mercato invernale avrebbe strappato a Preziosi la promessa di ingaggiare un suo assistito, cioè l'ex interista Pelé (valutato allora 7 milioni). C'erano state anche le visite mediche ma poi l'accordo era sfumato (Preziosi aveva rimandato l'operazione a giugno) e il portoghese era finito al Portsmouth. Quando Preziosi è tornato alla carica nelle scorse settimane per Quaresma, Mendes avrebbe (il condizionale è d'obbligo) fatto ostruzione per ripicca, trincerandosi dietro il rifiuto del giocatore. Si è allora andati su Mancini (anche lui controllato da Mendes attraverso il socio italiano Roberto Calenda) ma a questo punto al Genoa è stato offerto un giocatore svincolato dall'Atletico Madrid e anch'esso della scuderia di Mendes dai tempi del Porto, cioè il greco Georgios Seitaridis. E' finita come a gennaio per Pelé, "No grazie" la risposta di Preziosi.
Sembra poi che la Juve abbia mandato in tilt altri club…
Cagliari e Lazio di sicuro. Lì è stata una questione di tempistica. L'accordo di trasferimento dal Lione alla Juve di Grosso, firmato dai francesi, è arrivato via fax quando mancava poco alla chiusura del mercato. Andava depositato e senza prima la conferma di accettazione della Lega, i dirigenti bianconeri non se la sono sentita di cedere Ariaudo al Cagliari finendo per bloccare così anche la cessione di Canini dal club sardo alla Lazio.
tuttomercatoweb.com
L'ultimo giorno di mercato sono successe cose strane…
Diciamo che hanno fatto notizia le mancate cessioni da parte dei grandi club.
Per esempio quella di Oddo...
In effetti per tutta l'estate il Milan ha tentato di liberarsene, ma Blackburn, Stoke City, Panathinaikos e anche West Ham erano state ritenute dal giocatore abruzzese destinazioni non gradite. Invece l'ultimo giorno è arrivata l'offerta giusta: l'Atletico Madrid – ceduto in extremis Heitinga all'Everton per 8 milioni – lo ha ha chiesto in prestito e lui sarebbe stato felice di trasferirsi sulle rive del Manzanares. L'iniziale disponibilità del club rossonero però nelle ultime ore si è trasformata in un No.
Perché?
Troppo tardi - sostengono in via Turati - per trovare alternative. Zaccardo si era ormai accasato con il Parma e i margini di tempo troppo stretti impedivano altre soluzioni. Eppure il Milan ha in rosa altri 4-5 giocatori che possono occupare la fascia destra, cioè Zambrotta, Antonini, Bonera (pubalgia permettendo) e Abate, all'occorrenza persino Flamini può giocare lì. Si deve dedurre che ci sia poca fiducia in questi nomi, al punto che Oddo è stato addirittura iscritto nella lista di Champions league a scapito di Favalli, sebbene sull'altra fascia l'alternativa a Jankulovski sia limitata ai soli Zambrotta e Antonini. Ora Kaladze si dice disponibile a tornare lì, ma che abbia ancora il passo per farlo dopo tanto tempo è tutto da dimostrare
Perché Mourinho si è opposto alla cessione di Mancini al Genoa?
L'ex romanista nelle 3 gare ufficiali della stagione è stato convocato una sola volta e non ha avuto neanche un minuto sul campo. Mourinho però ha spiegato che dopo le partenze di Maxwell, Burdisso e Rivas nel ruolo di laterale può contare solo su 4 giocatori e in precampionato ha provato a schierare Mancini proprio da terzino destro. L'altro argomento è che se dovesse passare al 4-3-3 Mancini sarebbe uno dei 4 possibili attaccanti esterni in rosa.
Ti convince come spiegazione?
La società non è apparsa molto convinta. A Genova poi raccontano un'altra storia, non so quanto fondata, e cioè che il procuratore di Mourinho, Jorge Mendes, durante lo scorso mercato invernale avrebbe strappato a Preziosi la promessa di ingaggiare un suo assistito, cioè l'ex interista Pelé (valutato allora 7 milioni). C'erano state anche le visite mediche ma poi l'accordo era sfumato (Preziosi aveva rimandato l'operazione a giugno) e il portoghese era finito al Portsmouth. Quando Preziosi è tornato alla carica nelle scorse settimane per Quaresma, Mendes avrebbe (il condizionale è d'obbligo) fatto ostruzione per ripicca, trincerandosi dietro il rifiuto del giocatore. Si è allora andati su Mancini (anche lui controllato da Mendes attraverso il socio italiano Roberto Calenda) ma a questo punto al Genoa è stato offerto un giocatore svincolato dall'Atletico Madrid e anch'esso della scuderia di Mendes dai tempi del Porto, cioè il greco Georgios Seitaridis. E' finita come a gennaio per Pelé, "No grazie" la risposta di Preziosi.
Sembra poi che la Juve abbia mandato in tilt altri club…
Cagliari e Lazio di sicuro. Lì è stata una questione di tempistica. L'accordo di trasferimento dal Lione alla Juve di Grosso, firmato dai francesi, è arrivato via fax quando mancava poco alla chiusura del mercato. Andava depositato e senza prima la conferma di accettazione della Lega, i dirigenti bianconeri non se la sono sentita di cedere Ariaudo al Cagliari finendo per bloccare così anche la cessione di Canini dal club sardo alla Lazio.
tuttomercatoweb.com
Calciatori × calciomercato
"Massimo Moratti sogna Messi". A confermare questa voce che gira da tempo è il capitano dell'Inter Javier Zanetti intervistato dal Mundo Deportivo. "Il presidente è pazzo di Leo - ha confessato l'argentino nerazzurro -. Ha tentato di prenderlo ma ora è impossibile. Non vuole muoversi da Barcellona, mi ha detto che in blaugrana è felice, si diverte, ama il club e i tifosi. Il mio desiderio è diventare dirigente ed essere l'uomo che porterà Messi a Milano".
Il difensore sudamericano, che vorrebbe "imitare" Leonardo che a suo tempo fu un uomo chiave per far approdare al Milan Kakà e Pato, ha un debole per il campione ventiduenne di Rosario: "E' un genio. È straordinario, devastante e imprevedibile. Io ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni come Baggio, Vieri, Ronaldo, Adriano, Ibra, però lui ha qualcosa di speciale. È bello giocare con uno così in squadra".
sportal.it
Il difensore sudamericano, che vorrebbe "imitare" Leonardo che a suo tempo fu un uomo chiave per far approdare al Milan Kakà e Pato, ha un debole per il campione ventiduenne di Rosario: "E' un genio. È straordinario, devastante e imprevedibile. Io ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni come Baggio, Vieri, Ronaldo, Adriano, Ibra, però lui ha qualcosa di speciale. È bello giocare con uno così in squadra".
sportal.it
Calciatori × calciomercato
L'amichevole contro il Lugano (3-3) era stata voluta fortemente da Josè Mourinho per testare le condizioni di Arnautovic, scommessa degli osservatori interisti, che il tecnico portoghese è stato ben felice di avere in squadra pur ammettendo di conoscere poco.
L'allenatore nerazzurro davanti ai taccuini ha lasciato spazio al suo secondo Beppe Baresi, che non è voluto entrare in polemica con Cannavaro, ma a proposito di Santon ha aggiunto: "Resta qui e spero che lo faccia per altri 25 anni".
sport.repubblica.it
L'allenatore nerazzurro davanti ai taccuini ha lasciato spazio al suo secondo Beppe Baresi, che non è voluto entrare in polemica con Cannavaro, ma a proposito di Santon ha aggiunto: "Resta qui e spero che lo faccia per altri 25 anni".
sport.repubblica.it
Calciatori
Spavento per l'Inter oggi. Nel corso dell'amichevole tra gli Oranje e il Giappone il neoacquisto nerazzurro Wesley Sneijder è stato costretto ad uscire per infortunio nel corso del secondo tempo. Il centrocampista era stato, fino a quel momento, uno dei migliori in campo ed aveva siglato anche il secondo gol della sua nazionale (3-0 il risultato finale, in gol anche Van Persie e Huntelaar). Poi un brutto intervento di un avversario lo ha costretto ad uscire in barella, sostituito da Van der Vaart.
ACCERTAMENTI IN OSPEDALE - La caviglia destra dell'olandese è stata subito analizzata con una radiografia che ha escluso qualsiasi frattura ossea. Una bella notizia, vista la smorfia di dolore del giocatore sulla barella che aveva fatto temere il peggio. L'Inter ha ricevuto la comunicazione da parte dello staff medico della nazionale olandese, che resta in contatto con lo staff nerazzurro. Per il momento il giocatore resta in Olanda, nel centro tecnico della nazionale, e tra domani sera e lunedi ci saranno nuovi esami per capire se c'è un interessamento dei legamenti. Trapela ottimismo, comunque, perché gli Oranje vorrebbero recuperare il giocatore già per la partita di mercoledi contro la Scozia.
IL CT: «HA SENTITO ROMPERSI QUALCOSA» - Il ct degli Arancioni, Bert van Marwijk, ha detto subito dopo la partita: «Wesley mi ha detto di aver sentito qualcosa rompersi, sembrava un infortunio serio».
Corriere dello Sport
IL CT: «HA SENTITO ROMPERSI QUALCOSA» - Il ct degli Arancioni, Bert van Marwijk, ha detto subito dopo la partita: «Wesley mi ha detto di aver sentito qualcosa rompersi, sembrava un infortunio serio».
Corriere dello Sport
nazionale
Questa la lista dei 23 convocati azzurri dal c.t. Marcello Lippi per le due partite
di qualificazione ai Mondiali 2010, Georgia-Italia (sabato 5 settembre a Tbilisi) e Italia-Bulgaria (mercoledì 9 settembre a Torino).
PORTIERI — Gigi Buffon (Juventus), Morgan De Sanctis (Napoli), Federico Marchetti (Cagliari).
DIFENSORI — Fabio Cannavaro (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Domenico Criscito (Genoa), Fabio Grosso (Lione), Nicola Legrottaglie (Juventus), Davide Santon (Inter), Gianluca Zambrotta (Milan).
CENTROCAMPISTI — Mauro German Camoranesi (Juventus), Gaetano D'Agostino (Udinese), Daniele De Rossi (Roma), Marco Marchionni (Fiorentina), Claudio Marchisio (Juventus), Angelo Palombo (Sampdoria), Simone Pepe (Udinese), Andrea Pirlo (Milan).
ATTACCANTI — Antonio Di Natale (Udinese), Alberto Gilardino (Fiorentina), Vincenzo Iaquinta (Juventus), Fabio Quagliarella (Napoli), Giuseppe Rossi (Villarreal).
SCELTE — In porta - come vice Buffon - resta ancora fuori Amelia, come contro la Svizzera. In difesa rientra Legrottaglie, preferito a Gamberini. Confermato Criscito, protagonista di un brillante avvio di stagione con il Genoa. In mezzo ancora fuori Montolivo, la novità è un suo compagno di squadra nella Fiorentina, Marchionni, a tre anni dall’ultima chiamata per le qualificazioni europee contro la Francia. Gattuso, infortunatosi nel derby milanese alla caviglia sinistra, è costretto al forfeit. Marchisio, dopo la buona prova al debutto, resta nel gruppo azzurro, ma non è certo di potersi aggregare alla spedizione dopo l'infortunio patito contro la Roma. In avanti non è ancora tempo di Amauri. Di nuovo escluso Toni, Di Natale ha ripreso il suo posto. De Rossi, squalificato per una gara, si aggregherà ai compagni domenica prossima a Torino.
gazzetta.it
PORTIERI — Gigi Buffon (Juventus), Morgan De Sanctis (Napoli), Federico Marchetti (Cagliari).
DIFENSORI — Fabio Cannavaro (Juventus), Giorgio Chiellini (Juventus), Domenico Criscito (Genoa), Fabio Grosso (Lione), Nicola Legrottaglie (Juventus), Davide Santon (Inter), Gianluca Zambrotta (Milan).
CENTROCAMPISTI — Mauro German Camoranesi (Juventus), Gaetano D'Agostino (Udinese), Daniele De Rossi (Roma), Marco Marchionni (Fiorentina), Claudio Marchisio (Juventus), Angelo Palombo (Sampdoria), Simone Pepe (Udinese), Andrea Pirlo (Milan).
ATTACCANTI — Antonio Di Natale (Udinese), Alberto Gilardino (Fiorentina), Vincenzo Iaquinta (Juventus), Fabio Quagliarella (Napoli), Giuseppe Rossi (Villarreal).
SCELTE — In porta - come vice Buffon - resta ancora fuori Amelia, come contro la Svizzera. In difesa rientra Legrottaglie, preferito a Gamberini. Confermato Criscito, protagonista di un brillante avvio di stagione con il Genoa. In mezzo ancora fuori Montolivo, la novità è un suo compagno di squadra nella Fiorentina, Marchionni, a tre anni dall’ultima chiamata per le qualificazioni europee contro la Francia. Gattuso, infortunatosi nel derby milanese alla caviglia sinistra, è costretto al forfeit. Marchisio, dopo la buona prova al debutto, resta nel gruppo azzurro, ma non è certo di potersi aggregare alla spedizione dopo l'infortunio patito contro la Roma. In avanti non è ancora tempo di Amauri. Di nuovo escluso Toni, Di Natale ha ripreso il suo posto. De Rossi, squalificato per una gara, si aggregherà ai compagni domenica prossima a Torino.
gazzetta.it
calciomercato
PAndev: Lotito tiene aperta la porta e l'Inter è pronta a infilarsi. A gennaio o anche a giugno. Dipenderà dalle esigen ze del club nerazzurro: tecniche, nel pri mo caso, economiche nell'altro. Già per ché, dal primo febbraio, Goran Pandev sarà un giocato re libero da vin coli, che potrà scegliere dove accasarsi senza che la sua nuova squadra debba versare un solo euro alla Lazio.
Insomma, stante la situazione, al presidente biancocele ste conviene portare a casa qualcosa il prossimo inverno, piuttosto che rimane re con un pugno di mosche tra un anno.
Ma il club nerazzurro non è disposto a fare beneficenza. Al momento, infatti, al di là delle conferme sul fatto che l'attac cante macedone piaccia, e parecchio (soprattutto a Josè Mourinho), sono sta te poste soltanto le basi per l'affare, men tre nulla è stato stabilito sulla tempisti ca. L'assalto interista scatterà già in inverno soltanto di fron te all'esigenza di rafforzare il reparto of fensivo a stagione in corso, altrimenti si rimanderà l'operazione alla prossima estate. A meno che, naturalmente, Pan dev non decida di lasciare comunque Roma a gennaio. E in questo caso sono da tenere d'occhio le mosse della Fioren tina.
Il nodo, in casa In ter, è rappresentato dalla prossima Cop pa d'Africa, in programma dal 10 al 31 gennaio in Angola. Samuel Eto'o parte ciperà oppure no? Diffi cile che il bomber rinun ci: è la stella più brillan te del Camerun. I dubbi piuttosto riguardano se la sua nazionale riu scirà a qualificarsi. Dopo aver disputa to 2 gare, infatti, la rappresentativa camerunense occupa l'ultimo posto del suo girone. Di fronte alla prospettiva di perdere per almeno un mese il suo attaccante, quindi, l'Inter si muoverà per aggiunge re una pedina al reparto offensivo.
Goal.com
Ma il club nerazzurro non è disposto a fare beneficenza. Al momento, infatti, al di là delle conferme sul fatto che l'attac cante macedone piaccia, e parecchio (soprattutto a Josè Mourinho), sono sta te poste soltanto le basi per l'affare, men tre nulla è stato stabilito sulla tempisti ca. L'assalto interista scatterà già in inverno soltanto di fron te all'esigenza di rafforzare il reparto of fensivo a stagione in corso, altrimenti si rimanderà l'operazione alla prossima estate. A meno che, naturalmente, Pan dev non decida di lasciare comunque Roma a gennaio. E in questo caso sono da tenere d'occhio le mosse della Fioren tina.
Il nodo, in casa In ter, è rappresentato dalla prossima Cop pa d'Africa, in programma dal 10 al 31 gennaio in Angola. Samuel Eto'o parte ciperà oppure no? Diffi cile che il bomber rinun ci: è la stella più brillan te del Camerun. I dubbi piuttosto riguardano se la sua nazionale riu scirà a qualificarsi. Dopo aver disputa to 2 gare, infatti, la rappresentativa camerunense occupa l'ultimo posto del suo girone. Di fronte alla prospettiva di perdere per almeno un mese il suo attaccante, quindi, l'Inter si muoverà per aggiunge re una pedina al reparto offensivo.
Goal.com
Mourinho
La risposta di Josè Mourinho alle frasi proferite da Fabio Cannavaro nel ritiro della nazionale non si è fatta attendere. Il difensore della Juventus aveva consigliato a Davide Santon di lasciare l'Inter per trovare la continuità che in nerazzurro rischia di non avere.
Il tecnico portoghese ha risposto al consiglio di Cannavaro piccatamente: "Cannavaro è ancora un giocatore, ma parla già da allenatore, direttore sportivo o presidente. Così parlando, sbaglia e dimentica qualche particolare che non riguarda l'Inter. Per esempio che, considerato che nella Juve giocano lui e Giorgio Chiellini, anche Nicola Legrottaglie deve valutare di cambiare squadra a gennaio altrimenti perderà il Mondiale. E anche Sebastian Giovinco, giovane di talento, anche prima dell'infortunio ha giocato poco e quindi deve valutare bene le sue scelte per il futuro".
sport.virgilio.it
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calciomercato
Clausola 'anti Inter' per Leo Messi: 250 milioni di euro. Il Barcellona ha deciso di blindare il suo fuoriclasse, che ha un contratto da 10 milioni netti a stagione fino al 2016 con una clausola di rescissione record.

I dirigenti del club catalano hanno scoperto che lo scorso anno l'asso argentino è stato contattato da Moratti e per questo motivo hanno deciso di cautelarsi contro l'attacco che l'Inter avrebbe intenzione di portare nel prossimo mercato. Messi non ha mai nascosto di gradire in futuro un eventuale trasferimento in Italia.
(Repubblica)
I dirigenti del club catalano hanno scoperto che lo scorso anno l'asso argentino è stato contattato da Moratti e per questo motivo hanno deciso di cautelarsi contro l'attacco che l'Inter avrebbe intenzione di portare nel prossimo mercato. Messi non ha mai nascosto di gradire in futuro un eventuale trasferimento in Italia.
(Repubblica)
Champion's
José Mourinho ha approfittato del posticipo della Liga per andare a spiare il Barcellona al debutto contro lo Sporting Gijon. Intervistato da 'El Mundo Deportivo', il tecnico dell'Inter ha parlato della prossima sfida di Champions tra nerazzurri e blaugrana: "Sarà molto di più che una sfida tra Eto'o e Ibrahimovic - ha dichiarato lo 'Special One' - sarà una gara che potrà lasciare il segno su chi perde. Il Barcellona è squadra difficle da affrontare e Guardiola sta facendo un ottimo lavoro, ma abbiamo le armi giuste per battere i catalani. Conteranno la forma e la mentalità giusta. Ibra? Ha bisogno di tempo, deve adattarsi".
Fonte: repubblica.it
Fonte: repubblica.it
Calciatori
La vittoria nel derby ha gasato l'ambiente nerazzurro. Dopo l'avvio stentato con il Bari, infatti, il 4-0 al Milan ha convinto ancor di piu' l'Inter della propria forza, anche se servira' ancora tempo per vedere la squadra di Mourinho al top.
Ne e' convinto Douglas Maicon, che dal ritiro del Brasile spiega che "ci manca un po' di lavoro. Con i nuovi abbiamo lavorato poco per fare una bella squadra". La sosta per le nazionali non facilita il lavoro del tecnico portoghese, che deve assemblare ancora una formazione con tanti volti nuovi.
"In questo momento non c'e' nessuno li' ad allenarsi - prosegue Maicon, anche lui a segno contro il Milan, ai microfoni Sky - ma quando torniamo ci aspettiamo di fare un bel lavoro per fare una grande stagione".
Fonte: agi.it
Ne e' convinto Douglas Maicon, che dal ritiro del Brasile spiega che "ci manca un po' di lavoro. Con i nuovi abbiamo lavorato poco per fare una bella squadra". La sosta per le nazionali non facilita il lavoro del tecnico portoghese, che deve assemblare ancora una formazione con tanti volti nuovi.
"In questo momento non c'e' nessuno li' ad allenarsi - prosegue Maicon, anche lui a segno contro il Milan, ai microfoni Sky - ma quando torniamo ci aspettiamo di fare un bel lavoro per fare una grande stagione".
Fonte: agi.it
Champion's
Nessuna sorpresa nella lista comunicata dall'Inter per la prima fase della Champions League. Tra i giocatori inseriti da Josè Mourinho, in Lista A, ci sono anche Mancini e Quaresma, mentre è rimasto fuori l'attaccante austriaco Arnautovic.
Ecco la lista A: 1 Francesco Toldo, 12 Julio Cesar, 21 Paolo Orlandoni, 2 Ivan Ramiro Cordoba, 4 Javier Zanetti, 6 Lucio, 13 Maicon, 23 Marco Materazzi, 25 Walter Samuel, 26 Cristian Chivu, 39 Davide Santon, 5 Dejan Stankovic, 7 Ricardo Quaresma, 8 Thiago Motta, 10 Wesley Sneijder, 11 Sulley Muntari 14 Patrick Vieira, 19 Esteban Cambiasso, 20 Joel Chukwuma Obi 30 Amantino Mancini, 52 Antonio Esposito, 9 Samuel Etòo, 18 David Suazo, 22 Diego Milito, 45 Mario Balotelli. Della lista B, riservata ai giovani, fanno parte: 51 Vid Belec (portiere), 15 Renè Krhin (centrocampista), 49 Mattia Destro (attaccante), 46 Luca Caldirola (centrocampista), 53 Luca Tremolada (centrocampista).
Fonte: sport.repubblica.it
Fonte: sport.repubblica.it
Serie A
Senza Ibrahimovic l'Inter e' diventata una squadra piu' varia ed imprevedibile'. Lo ha detto l'Ad dell'Inter, Ernesto Paolillo. 'Puntiamo sia al quinto scudetto di fila che alla Champions', ha detto Paolillo secondo cui la squadra non soffrira' la partenza di Ibra. 'Eto'o e Milito sono bravissimi a giocare anche per la squadra. L'argentino sara' davvero il nostro uomo in piu'', ha aggiunto Paolillo che vede nella Juventus la grande antagonista per il titolo.
Fonte: Ansa
Fonte: Ansa
Calciatori × news
Marco Materazzi è sempre stato un personaggio fuori dagli schemi. E proprio per questo, dentro agli schermi. Perché la tv ha ripreso gran parte della sua carriera calcistica dal Marsala all’Inter, ma anche perché l’unicità del personaggio, nel bene e nel male, lo ha reso popolare ben oltre i risultati sul campo (ndr stiamo parlando del calciatore che ha contribuito in maniera più significativa alla conquista del Campionato del Mondo). Ad essere famosi può quindi capitare di uscire catodicamente dal salotto di Controcampo ed entrare nella fiction Rai L’ispettore Coliandro. Materazzi ci è riuscito, senza orgoglio. Non gli è piaciuta la frase «Si è fatto espellere anche stavolta e io ho perso» pronunciata da uno degli attori durante la puntata «Mai rubare a casa dei ladri», deluso perché vedeva svanire i sogni di gloria al fantacalcio. Matrix si è offeso e ha preteso un bel risarcimento: un euro per ogni spettatore che ha visto la puntata incriminata. Le tv accese erano 2.380.000. Fatti due conti, Matrix riceverebbe in un solo colpo circa sette mesi di stipendio. Potrebbero andare in beneficenza, il rischio è che l’amore dei tifosi faccia la stessa fine: «La cosa ironica è che io sono interista infatti nella serie ci sono continui riferimenti alla squadra» ha detto Marco Manetti, uno dei registi dell’Ispettore Coliandro.
Non ce ne voglia Manetti ma Matrix ha rischiato di peggio. 11 maggio 2008, Inter-Siena. San Siro è pieno di tensione, la Roma incalza e la partita è ferma sul 2-2. Gava fischia un rigore per la squadra di Mancini, toccherebbe a Cruz ma... «fermi tutti, tiro io». L’ennesimo colpo di testa di Materazzi che sbaglia il rigore, guadagnandosi insulti di ogni settore. Il più doloroso però Marco non lo sente, arriva dalla tribuna vip. «Ci ha fatto perdere la partita» dice Massimo Moratti alla moglie. Sarà che il Siena, maglie bianconere, è diventato un po’ il crocevia del Materazzi interista. Nel 2007 firma i due rigori dello scudetto ma nel 2004, senza neanche essere convocato, trova il tempo di tirare un pugno a Cirillo nel tunnel prima degli spogliatoi. Cirillo mostra in televisione (ancora lei...) il labbro tumefatto. Risultato: Facchetti con la faccia triste gli commina una multa, la Figc lo punisce con otto giornate di squalifica.
Neanche il Mondiale 2006 da protagonista lo ha cambiato di una virgola. Gli ha regalato un tatuaggio finto (la testata di Zidane), uno vero (in ricordo della vittoria) e la gloria (il gol in finale). Quest’anno ha vissuto un’estate difficile, l’acquisto di Lucio, le voci di un trasferimento alla Lazio. Poi quel furbacchione di Mou lo fa partire titolare al debutto contro il Bari. E che fa Matrix? Stende Alvarez e rischia grosso. L’arbitro Russo chiude un occhio e tira fuori solo il giallo. Chissà, forse ha ragione l’ispettore Coliandro: per il fantacalcio meglio puntare su altri difensori.
Certo, deve essere un incubo giocare quando ogni stadio ti vomita addosso un coro infame che offende la madre scomparsa. E infatti Matrix non ha solamente tifosi contro: l’Organizzazione Mondiale per la Pace due anni fa lo ha scelto come ambasciatore. L’uomo Materazzi è diverso dall’atleta, il problema è il profumo dell’erba. Troppa passione, troppo calcio, troppe tensioni e alla fine troppi falli. Senza essere cattivo, proprio come il grande amico Gattuso.
In tanti anni di serie A Materazzi ha segnato trentacinque gol rimediando anche sette espulsioni. Fortuna e sfortuna, per i fanatici del fantacalcio. Ma è solo un gioco, così come una fiction è solo spettacolo. E può anche diventare l’occasione di rientrare negli schemi, ritirando la querela, per evitare di uscire dagli schermi.
Fonte: ilgiornale.it
Non ce ne voglia Manetti ma Matrix ha rischiato di peggio. 11 maggio 2008, Inter-Siena. San Siro è pieno di tensione, la Roma incalza e la partita è ferma sul 2-2. Gava fischia un rigore per la squadra di Mancini, toccherebbe a Cruz ma... «fermi tutti, tiro io». L’ennesimo colpo di testa di Materazzi che sbaglia il rigore, guadagnandosi insulti di ogni settore. Il più doloroso però Marco non lo sente, arriva dalla tribuna vip. «Ci ha fatto perdere la partita» dice Massimo Moratti alla moglie. Sarà che il Siena, maglie bianconere, è diventato un po’ il crocevia del Materazzi interista. Nel 2007 firma i due rigori dello scudetto ma nel 2004, senza neanche essere convocato, trova il tempo di tirare un pugno a Cirillo nel tunnel prima degli spogliatoi. Cirillo mostra in televisione (ancora lei...) il labbro tumefatto. Risultato: Facchetti con la faccia triste gli commina una multa, la Figc lo punisce con otto giornate di squalifica.
Neanche il Mondiale 2006 da protagonista lo ha cambiato di una virgola. Gli ha regalato un tatuaggio finto (la testata di Zidane), uno vero (in ricordo della vittoria) e la gloria (il gol in finale). Quest’anno ha vissuto un’estate difficile, l’acquisto di Lucio, le voci di un trasferimento alla Lazio. Poi quel furbacchione di Mou lo fa partire titolare al debutto contro il Bari. E che fa Matrix? Stende Alvarez e rischia grosso. L’arbitro Russo chiude un occhio e tira fuori solo il giallo. Chissà, forse ha ragione l’ispettore Coliandro: per il fantacalcio meglio puntare su altri difensori.
Certo, deve essere un incubo giocare quando ogni stadio ti vomita addosso un coro infame che offende la madre scomparsa. E infatti Matrix non ha solamente tifosi contro: l’Organizzazione Mondiale per la Pace due anni fa lo ha scelto come ambasciatore. L’uomo Materazzi è diverso dall’atleta, il problema è il profumo dell’erba. Troppa passione, troppo calcio, troppe tensioni e alla fine troppi falli. Senza essere cattivo, proprio come il grande amico Gattuso.
In tanti anni di serie A Materazzi ha segnato trentacinque gol rimediando anche sette espulsioni. Fortuna e sfortuna, per i fanatici del fantacalcio. Ma è solo un gioco, così come una fiction è solo spettacolo. E può anche diventare l’occasione di rientrare negli schemi, ritirando la querela, per evitare di uscire dagli schermi.
Fonte: ilgiornale.it